Briatore e il turismo

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Il ritratto che Briatore fa dei “ricchi” è più o meno questo: non vogliono pensieri, non amano la cultura se non incorniciata in una bella kermesse, non fanno turismo da musei, sono avulsi da conferenze, libri e altri ripieghi da sfigati. Quella è roba da sventurati che non hanno quattrini da spendere in attività più edificanti. Non offrite loro alberghetti seppure con una decorosa storia enogastronomica, percorsi naturalistici e passeggiate, pietanze locali o vini dozzinali. Per Briatore al turismo di lusso bisogna proporre alberghi sontuosi in cui possano incontrarsi e discurtere di affari, grandi marchi e non la pensione Mariuccia (parole sue); le amministrazioni locali devono attrezzarsi per accogliere gli yacht, perché quel turismo porta ricchezza: “Una barca da 70 metri può spendere fino a 25mila euro al giorno”, afferma il mentore. Niente di nuovo, Briatore conferma quanto sapevamo; i ricchi (quelli di cui parla) sono deficienti, non vogliono rotture di coglioni, cultura compresa, mangiano e vivono secondo un’idea del capitale e della proprietà, divorano denaro e non conoscono il gusto. Per essere chiari: cazzo fai gli proponi Margherita Hack? La figa gli devi dare. Niente di nuovo tra i cliché: vogliono belle ragazze, bottiglie da diecimila euro, desiderano camminare tra le vetrine di via Montenapoleone con le tasche gonfie e senza il lerciume al marciapiede, barboni e disadattati compresi. Il tutto nella sicurezza di non venire minacciati nelle sostanze accumulate in uno stato che svende loro le aziende per quattro soldi. Al convegno in Puglia aggiunge anche che i ricchi sono più educati dei poveri. Non so se sia vero, di certo i disgraziati fanno di tutto per emularli al peggio, sporcizia e maleducazione compresa. Dalle sue parole viene fuori un ritratto misero del nostro paese. Con milionari che spendono 30.000 euro al giorno in sciocchezze, mentre s’industriano per sottrarre quelle stesse risorse alla comunità. Il turismo facoltoso è più educato, ma non si capisce in cosa consista questa educazione; nel mio mondo rurale, quello della pasta e fagioli, dei mosti stagionati nelle cantine, dei racconti popolari significa contestualizzarsi riconoscendosi in un minimo di regole comuni e nello stato: la prima delle quali consiste nel non razziare il pubblico, pagare gli oneri, versare il giusto ai lavoratori. Gli affari loschi resi leciti dalle leggi sottoscritte dagli amici onorevoli, non rientrano nell’ordine della buona educazione. Si chiama etica questa cosa, ma che glielo dico a fare; l’ha anche detto al convegno: ci sono troppi filosofi in parlamento. Gente che non capisce un cazzo e priva di senso pratico, che guarda pure con cattivo occhio un individuo che ha fatto i soldi col malaffare e che spende uno sprosito per una bottiglia di vinaccia adulterata. Perché i maître à penser alla Briatore che non rispettano la cultura (e la cultura non è una cosa astratta, ma proprio un affinamento del gusto) non distinguono un vino dall’altro; il criterio della qualità rimane il prezzo. Più l’hai pagato più vale, come le ragazze con le quali si accompagnano, roba da migliaia di euro a botta. A me sembra una vita miserevole, fatta di nulla, con capitali depositati in Svizzera o chissà dove; denaro col quale di norma ai poveri vengono assicurati i servizi essenziali. A questa gente che compra il Cabernet di Screaming Eagle del 1992 (228.000 euro) e non sa quant’è buono un Dolcetto di Dogliani Sorì Dij But (8 euro a bottiglia), come gliela spiego la differenza tra un uomo e un altro e che se l’altro è costretto a una vita infelice dipende proprio dal cattivo gusto di chi fa carte false per non retribuirlo secondo giustizia e equità?

Da Gli ItaGliani – Tombeur de femmes  alla pagina

gli itaGliani (tombeur de femmes)

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Giancarlo Buonofiglio

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Gli ITAGLIANI

gentiluomini e mascalzoni

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tombeur de femmes

La seconda parte del libro ha un nome sedizioso, Tombeur de femmes. Sono massime e sentenze, uno sfottò per un popolo vittima di luoghi comuni, che tuttavia vive di furbizie e si prende troppo sul serio, difendendo senza vergogna le vicende anche più imbarazzanti della sua storia recente. Da un’altra latitudine le cose si vedono meglio; come i cugini francesi che con qualche ragione ricordano al sussiego degli italiani che les cimetières sont remplis de gens qui se croyaient indispensables. (Dalla prefazione)

Tre anni fa moriva Margherita Hack. Ho amato questa donna che guardava alle stelle senza andare oltre, perché quello che conta è già tutto nelle cose.

Siamo il popolo del “non sono stato io”. Lo diciamo per giustificarci e svincolare dalle responsabilità; da piccoli…

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gli itaGliani (tombeur de femmes)

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Gli ITAGLIANI

gentiluomini e mascalzoni

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tombeur de femmes

La seconda parte del libro ha un nome sedizioso, Tombeur de femmes. Sono massime e sentenze, uno sfottò per un popolo vittima di luoghi comuni, che tuttavia vive di furbizie e si prende troppo sul serio, difendendo senza vergogna le vicende anche più imbarazzanti della sua storia recente. Da un’altra latitudine le cose si vedono meglio; come i cugini francesi che con qualche ragione ricordano al sussiego degli italiani che les cimetières sont remplis de gens qui se croyaient indispensables. (Dalla prefazione)

Tre anni fa moriva Margherita Hack. Ho amato questa donna che guardava alle stelle senza andare oltre, perché quello che conta è già tutto nelle cose.

Siamo il popolo del “non sono stato io”. Lo diciamo per giustificarci e svincolare dalle responsabilità; da piccoli è la regola e un buon sistema per sottrarsi al battipanni. Da grandi un po’ meno, per quel decoro che sopraggiunge a ricordare che siamo pur sempre adulti e che l’utensile di mamma non fa più paura. Ma sempre lo pensiamo, sdoppiandoci come in un riflesso in cui la colpa non è mia, ma di un altro. Quello là, che non mi piace, che non soddisfa gli intimi desideri di perfezione. I bambini sono diretti, si limitato alla negazione, l’altro non completa la relazione e comunque non sottrae alla punizione. Una mamma in guerra non si lascia deviare dai fantasmi inesistenti, riconosce il nemico e lo va a cercare in trincea. Gli adulti imparano la proiezione, sottile e non sempre riconosciuta. Lo spostamento anche, ma è pure quello una forma di proiezione. In sostanza: siamo codardi per un innato istinto alla sopravvivenza, impariamo ad esserlo da piccoli, ma con meno coraggio di un bambino che davanti al plotone si limita a dire “non sono stato Io”. Troppo comodo dare la colpa a un altro e una mamma in assetto bellico non si lascia ingannare. Gli adulti, nella dilatazione del loro Io in un contesto culturale più ampio danno luogo a quella struttura della società che chiamano stato. Non per niente così l’hanno nominato; quando fanno una marachella nessuno sa chi sia realmente e per l’appunto stato. Eccetto le vittime della proiezione. Sempre loro, le donne, i negri (con la “g” che rende meglio); qualche politico di comodo. Gargamella e Amelia si accodano alla lista a ricordare che il bambino è pur sempre sopravvissuto al battipanni di mamma.

SIAMO SEMPRE “IO” AL CITOFONO DI QUALCUNO

Ci sono anche quelli che al telefono dicono “sono Io”, rimanendo delusi quando si sentono rispondere: “Io chi?”. E in effetti il mancato riconoscimento di quel che siamo, della nostra identità fragile ed egocentrica mette di malumore. Mio padre no, lui articolava. Ciao sono io. Io chi? Tuo figlio. E lui: “Quale?”. Il “quale” introduceva un decentramento tra me e lui e metteva il mio Io in un angolo. Andava anche e oltre a dire il vero. Perché (e non ho mai capito se era serio o mi prendeva in giro) quando rispondevo “Gianni!” lui incalzava: “Gianni chi?”. Tuo figlio. E così ad infinitum.

STAI COMPOSTO!

A scuola insegnavano a stare composti. L’educazione cominciava nel disporre il corpo in uno spazio abitato da altri corpi. La postura limita l’Io e lo predispone ad occupare un campo affettivo e relazionale. C’era però qualcosa in più in quei richiami delle maestre, si imparava non solo a non invadere uno spazio comune, ma ad interagire nel vuoto tra un corpo e l’altro. Stare composti voleva dire disporsi con ordine, con misura, avvicinare con leggerezza l’altro riconoscendolo presente. Oggi entri in aula e vedi piedi sui banchi; non stupisce che quegli stessi allievi rispondano male all’insegnante. L’io e le sue funzioni intellettuali si esercitano nel corpo. Un corpo che ha imparato a relazionarsi con lo spazio abitato da altri corpi è ben disposto. Quando una persona ha un carattere ruvido si dice che è indisposta e l’indisposizione rimanda a una rigidità di senso priva di morbidezza. Quella morbidezza è ciò che chiamiamo etica; l’amore dipende da quella prima esperienza che ordina l’Io e le sue passioni.

IL CORPO DELLE DONNE

Meravigliose le donne, ma fanno una gran fatica. Anche oggi che si sono appropriate del corpo e della sessualità. Il piacere svincolato dalla procreazione è qualcosa di banale ma che devono difendere coi denti. Limitare la sessualità vuol dire controllare la libertà. Perché chi si occupa di mettere le catene lo sa bene, la carne è rivoluzionaria e i suoi bisogni hanno un limite oltre il quale deperisce e muore. E allora parlano di anime, di unità o numero piuttosto che di lavoratori, di malattia laddove certo malessere è da ricercare in istituzioni deformate sulla famiglia. Agostino attribuiva un valore sociale alle prostitute, utili a conservare il decoro delle donne domestiche e addomesticate e come sfogo ai bisogni maschili. Uomini che compravano i corpi delle donne. Ma quelli erano in vendita e dunque inflazionati, depoliticizzati, senza tutela giuridica e privi di anima. E’ nel Seicento, ad opera di un tale che si chiamava Colombo, che il piacere entra tra le mura domestiche. La medicina sottopose alle indagini quello casalingo scoprendo che si concentrava in un piccolo organo; non era la penetrazione a soddisfare il corpo delle donne. Kinsey più tardi dimostrò anche la labilità dei confini della sessualità. Il comportamento sessuale può consistere nel contatto fisico come pure si può esprimere con modalità psicologiche (desiderio, attrazione, fantasia). Ma già Freud aveva detto la sua sull’argomento. Il Rapporto che porta il suo nome sollevò oltretutto dubbi sulla distinzione tra eterosessualità, bisessualità e omosessualità. La statistica è la seguente:

il 69% dei maschi americani avevano avuto rapporti con prostitute;
il 37% dei maschi ed il 13% delle donne avevano avuto esperienze omosessuali;

il 50% degli uomini sposati avevano avuto rapporti sessuali extraconiugali;
il 26% delle donne avevano avuto esperienze sessuali extraconiugali entro i 40 anni;

il 14% delle donne in età tra 26 e 50 anni aveva avuto avuto rapporti extraconiugali.

Com’è noto, la reazione è stata forte. Quei corpi diventavano numericamente di interesse politico e il desiderio chiedeva un formale riconoscimento. Le donne si aprivano al lavoro industriale e lo stato di lavoratrici comportò uno sviluppo esponenziale dei diritti, il primo dei quali era il piacere. E allora: laddove il lavoro manca (e per Marx è non a caso antropoietico) troviamo individui mutilati nelle libertà e un abbassamento della coscienza civile. C’è una volontà politica che tende a fare del precariato un modello di vita. Instabile e mutilato, il corpo delle donne diventa mansueto, torna ad essere facilmente addomesticabile.

C’è sempre una croce per il giusto, un tribunale per chi dice il vero, un Dio che assolve il farabutto.

Tdf/6

Un popolo che chiama “coincidenze” la puntualità tra l’arrivo di un treno e la partenza di un altro, può lamentarsi se i convogli arrivano in ritardo?

Tdf/15

Gli italiani non sono un popolo rivoluzionario. Non per convinzione, piuttosto per innata indolenza e scarsa propensione al movimento. Vogliono una ricetta che curi i malanni, un farmaco indolore. Niente a che vedere coi cugini francesi, gli italiani sono per la Presa della Pastiglia. La rivoluzione di cui sono capaci è tutta qua.

Tdf/21

La storia italiana non ha mai avuto così tanti rivoluzionari da quando c’è Facebook. Ho visto gente inferocita giustiziare despoti, autocrati e miserabili anche con tre punti esclamativi. Tdf/33

Una volta la vecchiaia era una garanzia di saggezza; oggi esplode come una rabbia mal contenuta nel pannolone. C’è un detto popolare: pisciare fuori dal vaso. Vuol dire aprire la bocca per dire cose insensate, straparlare, delirare. Con l’allungamento della vita è scomparsa la rilassata placida visione del mondo; non è ideologia quella, si tratta più propriamente di urologia. Lo dico ai vecchietti infervorati pronti a fare le barricate come ai tempi della fulgida giovinezza. Lasciate perdere, il corpo perde colpi e la dentiera costa un patrimonio; riponete il catetere della discordia. Non c’è nessuna guerra per cui combattere, eccetto quella generata dalla vostra geriatrica incontinenza.

Tdf/48

Ciò che mi piace di questo paese è che quando i milionari divorziano vengono spennati dalle mogli. E con quelle non c’è paradiso fiscale che tenga.

Tdf/59

La sindrome dell’arto fantasma procura dolore alla gamba anche quando è stata amputata. Quello che non c’è fa comunque sentire la sua presenza; non si tratta dell’ostinazione a non riconoscere la mutilazione, il fastidio si sente ed è un fatto reale. Ma l’arto non c’è e anche questo è innegabile; dobbiamo allora supporre una memoria che rimane nel corpo al di là di ogni ragionevolezza. E vengo al punto: lo stesso fenomeno si verifica su più piani; Dio è morto da qualche anno ma sembra stia meglio di prima. Almeno in Italia e con quel che comporta sul piano legislativo. Con la politica siamo arrivati a forme paradossali: chiamiamo democrazia e libertà il nostro vivere civile, quando non sono che la memoria storica di un arto fantasma. Un po’ per abitudine e più spesso per indolenza ci siamo accomodati su quelle stampelle. Come nell’apologo di Jung, nel quale un bimbo col sacchetto di ciliegie si incammina dicendo: ne mangio una e conservo le altre a mio papà, ne mangio un’altra e lascio il resto per il papà. Il bambino arriva a casa col sacchetto vuoto, ma con la certezza di avere portato le ciliegie al padre. La democrazia non è un fantasma e il corpo senza la gamba fa comunque fatica a reggersi in piedi; è interesse però di qualcuno continuare a far percepire la presenza di quello che non c’è. Si tratta di un’informazione corrotta; giornalisti lacchè che raccontano al popolo che non manca di nulla. Quel tanto che basta per convincerlo a sentire l’arto anche quando gliel’hanno tagliato.

Tdf/70

L’italiano medio. Che fai nella vita? La passo ad addestrare le persone a non aspettarsi troppo da me.

Tdf/99

L’italiano medio/2. Che fai nella vita? Me la complico. Mi sembra pochino. Complico anche quella degli altri.

Tdf/100

Non esistono le prostitute; ci sono uomini che pagano il prezzo della propria solitudine. La prostituzione non è una categoria antropologica, ma il passaggio di denaro da una miseria all’altra. Tdf/109

L’estate degli italiani. L’Inferno non è nulla paragonato alla Salerno Reggio Calabria. E fa pure meno caldo.

Tdf/111

L’estate più che una stagione è un’emozione; coincide con la chiusura delle scuole, le città deserte, il rumore degli zoccoli sul catrame. Una volta comportava una pausa lunga dal lavoro, ma i tempi si sono ristretti. Ci accorgiamo dell’estate dal numero di uxoricidi, perché il caldo amplifica le insofferenze domestiche, dai furti in casa, le code sull’autostrada, dai piedi che salutano dai finestrini. La pubblicità progresso che ricorda di non abbandonare i cuccioli all’autogrill e di andare a riprendere nonna alla casa di riposo. Giusto per mettere in valigia qualche rimorso.
Totò, la commedia sexy che un moderato eccitamento lo provoca, ma nel modo giusto, gradito dalle signore che si lusingano con qualche inaspettato risveglio estivo; l’abbronzatura rende più belli e una volta che la pelle è color amaranto ci sentiamo insolitamente desiderati. Estate vuol dire palestra, la prova costume, estenuanti sedute dall’estetista che si prende cura delle negligenze, adipe o punti neri. La pancia dentro, aspirata ai limiti del verosimile, perché il confronto coi giovanotti ancora integri nell’anatomia è inevitabile. Le infradito; io le bandirei ma le portano tutti. Costumi sgambati per le donne, che scoprono di essere belle e sempre comunque lo sono, orgogliosamente sfacciate nell’esporre la mercanzia reclusa durante l’anno; pantaloncini per gli uomini con annessa carenza pilifera al polpaccio, che tradisce mesi di fustigazione del pedalino. L’odore della crema, i discorsi da ombrellone, io quella me la farei e io il bagnino me lo sono fatto, la cellulite che pare essere una piaga sociale, le fantasie erotiche mugugnate a bocca stretta mentre le mogli sono distratte da altro. Un libro, le chiacchere con l’amica, il pianto del bambino che strilla il rancore per mamma in una spiaggia affollata. Papà che mette a dura prova il miocardio correndo dietro a una palla, con quel dolore al fianco a ricordargli inesorabile che non ha più l’età. L’estate comporta il sudore, le magliette appiccicate come una seconda pelle, il pesce, l’anguria non più fortunatamente sotterrata ed esumata dalla battigia, le finestre aperte. le zanzare. Quelle sono immancabili ad avvertirci del cambio di stagione. Ma l’estate è soprattutto fantasia, immaginazione, evasione; un sogno e un desiderio non pronunciato. Come un bacio che si dà così, perché ogni tanto è bello rimanere senza fiato.

Tdf/115

Sono talmente in crisi che quando vado a letto spengo la luce in fondo al tunnel.

Tdf/166

Dove c’è amore c’è una famiglia.

Tdf/222

Funziona così in Italia: “ogni mattina un cretino e un furbo si svegliano. Se si incontrano, l’affare è fatto”.

Tdf/223

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I LAMENTI DELL’EDITORE

giudice

Gli editori italiani si lamentano per il dilettantismo dei presunti scrittori. Ho fatto un giochino inviando ad alcuni di loro una parte di Memorie dal sottosuolo. Risposte ricevute:
1) Non rientra nella nostra linea editoriale (lo avevano appena ripubblicato)
2) Contratto con obbligo di acquisto delle copie (l’editore era a pagamento e si è dilungato in una dissertazione su come sia rischioso investire su un autore sconosciuto. Si trattava di Dostoevskij, ma non ho voluto infierire)
3) Nessuna risposta
4) Le auguriamo maggior fortuna.

Leggo da più parti inviti sarcastici a non provarci, a cambiare mestiere, ad andare a zappare. Ma sì, un’ora in camera del commercio, apri la partita iva e il gioco è fatto. Rischi, ti accolli un’impresa, per carità e magari anche i contributi di una segretaria (privilegio degli editori, sperando almeno che abbia due belle gambe). Un libro, bello o brutto richiede mesi di lavoro, e il tempo fa la differenza. Se fate un giro in libreria potete appurare la roba (non li chiamo libri) che pubblicano. Le pretese sono tante e i guadagni rimangono esigui; se volete i capolavori cominciate a cacciare i soldi.

Esistono scrittori improvvisati, legittimi nell’intenzione, apprezzabili a volte; ma ci sono anche editori arrangiati. Perché se è bello dire sono uno scrittore, lo è ancora di più presentarsi come editore (e magari con al seguito le due belle gambe della segretaria). Non tutti scrivono come Dostoevskij, è vero, ma pochi hanno la disposizione di Einaudi.

Il problema è che l’editoria è morta, quella tradizionale almeno; merito o demerito della rete e di un sistema editoriale che si sta ristrutturando, ma è un fatto. La scrittura è rimasta, bella o brutta; gli autori non fanno testo, passano come tutte le cose. La nenia che sento sembra intenzionata a scaricare sull’inettitudine (innegabile, ok, ok) di un sempliciotto ostinato questioni che vanno davvero oltre e non affrontano il problema reale. Ma siamo in Italia e va bene così, c’è sempre uno sfigato su cui riversare i propri limiti e la propria incapacità.

LE RIFORME COSTITUZIONALI (vado a vomitare e torno)

costituzione-igienica

Quanti tra voi che andranno a votare sì al referendum sulle riforme costituzionali hanno letto e conoscono la Costituzione? Dubito fortemente; questo è il popolo che non legge e non vota (dati Ocse), ma che è andato in massa alle urne per abrogare una cosa (all’epoca una legge dello stato) che si chiama fecondazione eterologa. State per mettere le mani in una Carta che dovremmo sentire nel sangue come qualcosa di sacro e inviolabile. Raccontano balle, da un ventennio almeno. L’ultima è che la Costituzione vada riformata; adesso ci prova un bambinone che altrove non sarebbe più di un maestro elementare. Nata dalla penna di Saragat, De Gasperi, Terracini, Benedetto Croce, Einaudi, Ruini, Dossetti, Foa, Iotti, La Malfa, La Pira, Nitti, Pertini, Togliatti, Aldo Moro, ci mettono ora le mani Renzi, Maria Elena Boschi, Verdini (con l’approvazione di Benigni, quello che andava in tv citandola a memoria). Ma in questo paese funziona così, la mediocrità fa da padrone e l’incuria (non da parte della curia, perché sa bene quello che fa) ha raggiunto livelli paradossali. Veniamo alla Costituzione; ci raccontano che sia da cambiare. Niente di più sbagliato, andrebbe piuttosto applicata. Il problema è che così com’è rende difficile la corruzione dello stato in profondità. Hanno cancellato l’articolo 18, il minimo salariale, i contratti nazionali, rubato (più sotto spiego come) risorse alle scuole pubbliche e alla pubblica sanità per riempire le tasche agli amici del privato. Il referendum porta ora a una deriva plebiscitaria. Le democrazie sono un bilanciamento di forze; i poteri nei paesi democratici sono bilanciati; soprattutto nel parlamento, dove una camera controlla e limita le funzioni dell’altra, non fa da ancella. E’ un problema di equilibri. Il fascismo non è un’ideologia, è la mancanza di un contrappeso all’interno delle istituzioni. Con la riforma avremo un senato succube eletto dalle regioni, da sempre ricettacolo di corrotti e mafiosi. Stanno consegnando il potere nelle mani di un uomo che non dovrà più rispondere al Presidente della Repubblica, potrà anzi ricattare veicolandolo il voto dei deputati sciogliendo le Camere. Non è una questione di persone; ora tocca a Renzi che si mantiene (proprio perché la Carta Costituente glielo impone) su un binario democratico o di contrappesi. L’incognita rimane sul successore. Il limite di un uomo di potere è il parlamento; le leggi vengono prima e non si può affidare il destino di un popolo al buon cuore o alla rettitudine dell’uomo al comando. Quello è il fascismo. Non mi dilungo però oltre e entro nello specifico della Carta Costituente.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

(Non mi pare che i cittadini italiani siano uguali davanti alla legge, eppure l’articolo 3 è chiaro; come lo conciliate col fatto che gay e lesbiche non abbiano pari diritti e dignità? L’Italia è uno stato laico o una teocrazia?)

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

(Quante ne dicono sui neri, i musulmani, adesso l’Isis; l’articolo 10 è in vigore e non viene rispettato)

TITOLO I
Rapporti civili

Art. 13

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

(Avete sentito parlare di Pinelli o Cucchi? Storia vecchia di un esercizio anticostituzionale del potere esecutivo)

Art. 14

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 33

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

(La Costituzione è chiarissima su questo punto; vuoi dare un’educazione alternativa ai tuoi figli? Te la paghi di tasca tua. Gli istituti religiosi ringraziano il popolo italiano per il gentile dono anticostituzionale. Il risultato è che non c’è più l’ascensore sociale, il merito è sparito di fatto dall’ordinamento; le università sono a numero chiuso, a cui hanno accesso per corsia preferenziale gli studenti licenziati nei diplomifici privati; i ricchi che escono da quelle scuole col massimo dei voti)

Art. 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

(Niente più articolo 18, niente minimo salariale, niente mediazione dello stato nei rapporti tra lavoratore e datore di lavoro. Il risultato è che i vostri figli plurilaureati lavorano per 400 euro mensili, senza nessuna garanzia e cosa ancora più grave non hanno futuro; possono solo continuare a spendere i vostri risparmi)

Art. 59

E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

(Con la riforma che andate a firmare i 100 senatori non saranno più eletti ma nominati; cinque cittadini che hanno brillato per meriti è accettabile che diventino senatori senza consultazione popolare, ma cento non vi sembrano un po’ troppi? Lo dico con le parole di Gianfranco Pasquino, che ne sa più di noi in materia costituzionale: “Non è credibile che con la cattiva trasformazione del Senato, il governo sarà più forte e funzionerà meglio non dovendo ricevere la fiducia dei Senatori e confrontarsi con loro. Il governo continuerà le sue propensioni alla decretazione per procurata urgenza. Impedirà con ripetute richieste di voti di fiducia persino ai suoi parlamentari di dissentire. Limitazioni dei decreti e delle richieste di fiducia dovevano, debbono costituire l’oggetto di riforme per un buongoverno. L’Italicum non selezionerà una classe politica migliore, ma consentirà ai capi dei partiti di premiare la fedeltà, che non fa quasi mai rima con capacità, e di punire i disobbedienti” fonte).

C’è un signore che spiega bene quello che sto dicendo, Gustavo Zagrebelsky. L’articolo è il seguente Gustavo Zagrebelsky e il referendum. Non so chi lo leggerà, la confusione è tanta e la tv è accesa. Quel che basta per indurre una massa impreparata a votare contro i propri interessi.

Lo dico a quelli che voteranno sì a una riforma voluta da un gruppo di nominati e non di eletti; la priorità era la legge elettorale. Andate pure a cambiare la Costituzione, io vado a vomitare e torno.

PER UNA SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE

carta costituzionale

Una ricerca ha individuato che il popolo italiano non si riproduce e quando prolifica la sua genìa non è in grado di confrontarsi con i popoli più evoluti. Si tratta non di una popolazione in decadenza, ma destinata all’estinzione. Non c’è molto da aspettarsi da un un paese che ammazza i suoi uomini migliori; i corrotti diventano ministri e gli incapaci fanno carriera, mentre i cittadini guardano la De Filippi. Allo scopo di arrestare l’inesorabile declino, rinnoviamo le norme e le leggi secondo i punti seguenti; affinché uomini e donne presenti sul territorio possano maturare una sana e robusta costituzione.

– Abolizione dell’istruzione di stato; non chiediamo la soppressione degli individui già devastati, ma una ghettizzazione, privandoli degli strumenti della comunicazione e della procreazione, fino all’estinzione degli stessi
– Abolizione del titolo di studio; il cretino con la laurea ha rovinato ed è il nemico di questo paese
. Abolizione degli ordini professionali e delle professioni
– Abolizione della tv di stato e di tutte le televisioni presenti nel territorio
– Chiusura delle scuole e abolizione delle leggi
– Abolizione del lavoro. Si lavorerà per piacere, ciascuno secondo capacità, bisogno e creatività
– Abolizione dei sessi, delle razze, dei luoghi comuni
– Abolizione della figa; per legge istituiamo un declassamento dei contenuti culturali e di senso che prevalgono sulla dignità della femmina
– Abolizione dei patrimoni e dei matrimoni
– Abolizione dell’educazione di stato e delle altre coercizioni culturali
– Abolizione dei confini geografici e culturali, di razza, di colore, di sesso, di specie
– Abolizione delle mestruazioni
– Abolizione delle identità, del nome, dell’Io, della volontà
– Scioglimento della famiglia e dei gradi di parentela
– Obbligo alla lettura
– Coloro che non leggono almeno 300 libri all’anno decadono dai diritti politici e civili
– Obbligo all’ozio, chi verrà scoperto anche solo ad appendere un quadro sarà punito severamente
– Ogni cittadino ha diritto alla felicità
– Ogni cittadino ha diritto al piacere
– Ogni cittadino che incontra un altro cittadino è obbligato a sorridergli; i trasgressori verranno inderogabilmente sanzionati
– Ogni cittadino ha il diritto all’orgasmo, anche sul posto di lavoro; il numero verrà stabilito di volta in volta e nel rispetto dei bisogni individuali
– Ogni cittadino ha diritto a vivere senza Salvini
– Ogni cittadino ha diritto a vivere senza ambizione
– Ogni cittadino ha diritto alla follia, lo stato abolisce a aborrisce la normalità
– Ogni cittadino ha diritto a vivere senza idee, fede, valori.

Lo stato si impegna a far rispettare i punti sopra citati; garantisce altresì:
– Il diritto alla disinformazione; coloro i quali avranno esercitato la professione del giornalista saranno privati dei diritti civili e politici, allontanati dalla città e espropriati dei beni
– Il diritto alla deformità; lo stato incentiva e sostiene ciò che è informe in genere
– Diritti e pari dignità per tutte le specie viventi
– Lo stato difende e sollecita il piacere in tutte le sue forme
– Soppressione degli esercizi intellettuali non finalizzati all’edonismo e alla soddisfazione del corpo.

Lo stato protegge i suoi cittadini dalla cultura, dalle fedi, dall’informazione; difende e tutela il cittadino anche da se stesso.

Per una bibliografia alla pagina  https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=giancarlo+buonofiglio

FAVOLE E LUOGHI COMUNI

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A proposito del mio libro uno dei critici più ostinati mi ha scritto: “Allora è un libro di nicchia”. Ma sì, e non rompetemi la nicchia.

Giancarlo Buonofiglio

I luoghi comuni. Non si tratta di modi di dire o di acclarate comunanze di pensieri e idee; sono piuttosto i luoghi del senso che si aprono tra le parole e le cose. Quando parliamo utilizziamo dei nomi, il modo col quale il nome significa la cosa è qualcosa appunto di comune, fa riferimento a un comune modo di vedere. Diciamo ad esempio che il sole è giallo; il problema sfuma un poco se sono presenti due persone, perché vivono una comune esperienza (per quanto anche la percezione sia profondamente individuale) e un referente (il sole). Ma in assenza di quest’ultimo quel convergere sul colore fa riferimento a un’idea del giallo che supponiamo condivisa, indiscussa, inalterabile. Il discorso vale per i colori come per ogni cosa. Non è questo il luogo che aprire una discussione su quanto e come il nome significhi effettivamente la cosa (Περὶ Ἑρμηνείας); mi preme però…

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UOMINI E PROSTITUTE

manuale ppp (2)

Cosa compra un uomo quando paga una prostituta? Il piacere o il diritto alla proprietà su un corpo e a trattarlo come una cosa tra le cose? Tra il cliente e la prostituta c’è però un terzo incomodo che disturba il piacere, la coscienza. Ma la pulsione è forte e il desiderio è incontenibile. Si spoglia perciò la donna del nome e nel nome della sua identità politica, morale, sociale. A quel punto non vediamo che la sua funzione o la sua finzione, l’immagine o la sua rappresentazione. Chiamiamo rapporto ciò che è in realtà un’intima relazione. La parola prostituta priva la donna della sua consistenza umana e giuridica e la mette sul piano delle cose. Allora è facile prevaricare, non sul corpo ma sulla dignità di un altro essere, affine prima che difforme. Il desiderio è finalmente appagato e l’uomo per una volta si sente come un Dio; giuridicamente, socialmente e moralmente legittimato dai soldi, che passano da un corpo all’altro, senza nessuna mediazione.

Da IL MANUALE DELLA PROSTITUTA: CONSIGLI, AMENITA’ E FACEZIE SOPRA L’ESERCIZIO DEL MERETRICIO E DEI LUPANARI

https://www.facebook.com/IL-Manuale-Della-Prostituta-1113484422036839/

manuale della prostituta BookCoverPreview (2)