BUONISTI E CATTIVISTI

La vita di noi buonisti è faticosa. Dispendiosa anche: compriamo Rolex e maglioncini in cachemire; a volte ipotechiamo la casa, perché la barca magari non serve, però è un cliché e dobbiamo averla. Per mantenere lo status di radical chic ci sottoponiamo ad allenamenti sfiancanti, trenta riflessioni al giorno: leggiamo Adorno più che Marx e non guardiamo la televisione. Dobbiamo tenere pulito l’appartamento, perché i profughi che troviamo in strada li portiamo a casa nostra. Paghiamo le tasse, ma solo per un fatto estetico, per carità. Impopolari, ci guardano con disprezzo quando raccogliamo le deiezioni del cane. Emotivamente coinvolti se qualcuno annega in mare, anche se non lo conosciamo; coste libiche o italiche, non fa differenza. Ci esprimiamo confidando in un italiano decoroso, perché c’è una demarcazione tra la parola e il rutto. A volte mi piacerebbe essere un cattivista; deve essere bello parlare alla cazzo di cane, dissertare di tronisti e commuoversi per i casi umani raccontati dalla D’Urso. Deve essere bello informarsi con Studio Aperto. Pronunciare a voce alta la sentenza ricchione o negro, sparare a un clandestino (che tanto lo sappiamo: sono tutti clandestini.) È bello fare i duri coi deboli, spietati e feroci ma col crocifisso in mano. Frequentare i rave party con Salvini; deve essere bello essere Salvini. Non rispondere di cinquanta milioni di euro, trombarsi la Isoardi, difendere la famiglia tradizionale dopo aver figliato altrove. Mi sto allenando però. E come un mantra ogni mattina evoco lo slogan del Capitano: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”. Deve essere bello non demarcare il confine tra un pensiero e una scoreggia.

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DALLA POLITICA CHE FA SPERARE A QUELLA CHE FA SPARARE

Legittima difesa: gli italiani vogliono sparare. Ai disperati però, il delinquente dominicale è sacro, il padrone non si tocca. Se non possiamo istituire il delitto come una regola o una legge, potremmo almeno annoverarlo tra le belle arti, alla maniera di Quincey. Non un omicidio d’impeto o per banali motivi legati al quotidiano. Il delitto non può avere il conformismo del dilettante, ammazzare è una cosa seria. Anche da parte dello Stato; dove è presente la pena di morte dovrebbero ricordare come venne giustiziato il filosofo Zenone, pestato in un enorme mortaio. L’assassino non ispirato dal gusto dà vita agli incubi, dà loro una faccia con cui confrontarsi, identifica un responsabile e punendolo fa in modo che ognuno si riconcili con i propri demoni. Siamo tutti assassini potenziali, non perché ammazziamo le zanzare, ma per quell’insolito piacere che proviamo quando sulla ciabatta vediamo il sangue dell’insetto. Cioran scriveva che appena usciamo per strada, alla vista della gente, sterminio è la prima parola che viene in mente. Celine è andato anche oltre: ha trovato il modo di limitare la disoccupazione, sopprimendo i disoccupati. Sparare a un ladro che entra in casa è al di là di tutto inelegante, esecrabile sul piano etico e esteticamente riprovevole. L’assassinio così com’è concepito da Quincey ha un’altra natura, deve essere un gesto individuale e non un eccidio di massa, senza acredine razziale e privo di ideologia; è una ribellione alla morale, alle regole, alla civiltà e per gli esteti dell’apostasia persino a Dio. Pensate al manager dell’opificio, legalizzato l’omicidio ci penserebbe due volte prima di licenziare, frodare la comunità, delocalizzare, vessare il lavoratore. Il discorso è naturalmente paradossale; doveste avere intenzione di far fuori qualcuno evitate di coinvolgermi. Nascondere i bisogni più intimi e radicali dietro alle idee altrui non ha niente di raffinato, se ammazzate fatelo con dignità. Buon assassinio insomma, dei disperati ovviamente. Quando muore il padrone lo incensate invece con l’elogio funebre. Sui social e nella vita reale.

P. S. Gli italiani vogliono sparare? Depenalizziamo l’omicidio e cominciamo a contarci, quello che sopravvive lo mandiamo al governo. (Poco ci manca.)

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Gli italiani il sesso (la rivoluzione) lo fanno poco e male

QUIZZIAMOCI

Leggo su Facebook di un ristoratore plebeo che stampa scontrini omofobi, avesse fatto il test che segue forse avrebbe desistito. O meglio avrebbe preso atto che il più delle volte gli omofobi sono omosessuali inconfessati.

Il nostro tempo verrà ricordato come quello dei quiz o dei test. Ce n’è di tutti i generi e per le diverse tipologie. Quelli per misurare il QI, la personalità, l’orientamento politico, il Rorschach. I quiz sono semplici, danno risposte immediate e spesso compiacenti, forniscono qualche conferma e ognuno ha l’illusione di aver capito qualcosa di sé o degli altri. I più gettonati sono ovviamente quelli di psicologia: sintetici, inconfutabili, veloci e l’oracolo si esprime in pochi minuti più che in anni di autoanalisi. Quelli che affondano nella sessualità sono parimenti ricercati: ti piace il sesso e quanto ti piace, come lo fai e dove lo fai, quante volte e perché. Con chi sembra irrilevante e sul perché il più delle volte tacciono. L’erotismo è indagato con questo insolito strumento che ha il carattere di soppesare la personalità in un contesto più ampio, socialmente accettato. Qualcuno dopo i test si adegua alla sentenza, ma i più perseverano nelle abitudini; perché un test è solo un test e si fa più per curiosità che per una reale morbosità o interesse. La vita è pur sempre un’altra cosa.

Qualche tempo fa mi sono cimentato coi quiz, scrivendone qualcuno. Uno (dal mio De rerum contronatura) lo riporto qua: sono domande per valutare il grado di omosessualità, latente o meno, nascosta o orgogliosamente palese. A margine ci sono anche le soluzioni.

Giancarlo Buonofiglio

Il nostro tempo verrà ricordato come quello dei quiz (o dei test, per dirla in un modo più professionale). Ce n’è di tutti i generi e per le diverse tipologie. Quelli per misurare il QI, la personalità, l’orientamento politico, il Rorschach; ne ho anche trovato uno che valuta la capacità di sopportazione al pecorino e ‘nduja mangiati a Ferragosto. I quiz sono semplici, danno risposte immediate e spesso compiacenti, forniscono qualche conferma e ognuno ha l’illusione di aver capito qualcosa di sé. I più gettonati sono ovviamente quelli di psicologia, sintetici, inconfutabili, veloci e l’oracolo si esprime in pochi minuti più che in anni di autoanalisi. Quelli che affondano nella sessualità sono parimenti ricercati: ti piace il sesso e quanto ti piace, come lo fai e dove lo fai, quante volte e perché. Con chi sembra irrilevante e sul perché il più delle volte tacciono. L’erotismo è indagato con questo insolito…

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RUTTO LIBERO

BOSSI DI SEPPIA
“Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non rubiamo.”
Ingenuo Montale

 

Da tempo sfoglio la pagina di un noto politico. Su quel profilo il termine ricorrente è invasione o clandestino, segue extracomunitario, in leggera flessione Roma ladrona. Una ragione c’è, non si sputa dove si mangia. I neologismi si sprecano: sinistrato, cattocomunista (il più delle volte con la k), sinistronzo, sinistrotto, piddino, renzino. Buonista. L’uso del neologismo ha una funzione particolare, tende a circoscrivere l’individuo in un gruppo e il gruppo in un luogo comune con una lingua incomprensibile fuori dal recinto. Lo stesso accade con le degenerazioni neuronali o psicotiche; perché di quello si tratta, le mandrie si recintano intorno al capitano che promette ordine e qualche benevolenza. La parola ordine ha una natura apotropaica e curativa quando l’Io perde le sue funzioni. Le parolacce la fanno da padrone: caxxo (con la x), rottinculo, checca, negrodimerda. La grammatica latita, ma si tratta di gente laboriosa, non di sfaccendati che hanno tempo da perdere con i dettagli. I concetti sono ridotti al minimo: gravitano attorno a poche idee, confuse neanche tanto; la prima attorno alla quale ruotano le altre è l’invasione da parte dell’uomo nero. La medicina che gli accoliti propongono è il rimpatrio, la galera, la frusta a volte per gli indesiderati. La dinamica della discussione è pressoché la stessa: il leader scalda gli animi con una domanda retorica e l’esercito infuriato parte in battaglia. Non c’è posto per la discussione, la regola è che a casa nostra facciamo come ci pare e se non vi sta bene fora di ball. Il condottiero commenta poco e quando irrompe lo fa come bulletto di periferia che fomenta la massa inferocita. Non stempera le animosità, istiga piuttosto con un’ironia che a lui sembra sottile, ma che non va al di là della volgarità e del rutto; la mandria fa muro e tutti insieme si riuniscono a mangiare polenta e osei. I luoghi comuni abbondano; un luogo comune è un pensiero che fa riferimento a un’abitudine maturata nel sentire popolare. La realtà è un’altra cosa, ma quando c’è un limite cognitivo la comprensione viene filtrata da un’idea tanto diffusa da sembrare verosimile. La verosimiglianza è però lontana dalla verità, come la demagogia e la retorica dalla politica. Non si tratta solo di una disfunzione semantica indotta dalla mancata padronanza del vocabolario, ma di una profonda degenerazione neuroantropologica. Si sente nell’assenza del senso delle parole e appunto nel prevalere dei luoghi comuni.

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E vengo al punto: la demenza neurolinguistica è caratterizzata dalla perdita del significato e dal deterioramento cognitivo; è una manifestazione clinica della degradazione lobare frontotemporale, associata all’atrofia del giro temporale inferiore e medio. Le persone affette presentano problemi nella denominazione e nella comprensione di parole, nel riconoscimento dei volti, delle cose, delle situazioni, della realtà; la predominanza del verbale o non verbale (e nel nostro caso delle gutturali che dominano sulle articolazioni mature della lingua) riflette l’accentuazione dell’atrofia cerebrale. Alla distruzione del linguaggio si accompagna quella della personalità e a seguire la dimensione sociale dell’individuo. L’aggressività, la violenza, l’odio razziale e sociale verso un fantasma immaginario e minaccioso è uno dei morfemi dello stato paranoico di un poveretto che ha smesso di desiderare in maniera sana e consapevole e ha cominciato a odiare.
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Da Gli italiani il sesso (la rivoluzione) lo fanno poco e male

 

SE NON CI FOSTI, IO TI INVENTAVO

L’amore non ha età

E’ commovente                                             
vederli tra la gente
mano nella mano
a dirsi ti amo
due vecchi alla posta
nella fila scomposta.

E così penso a noi
nel giorno del poi
con le teste canute
e le rughe cresciute.

Uno nell’altro in adorazione?
No, io e te con la pensione

 

Si supera tutto

Si supera tutto
soprattutto il male
quello graffia
e se non graffia non vale.
Si supera tutto
le ferite d’amore
l’ansia, le sciagure, il dolore.
Si supera tutto
il fato, il destino.
Si supera tutto
ma non il Pandino
guidato da un vecchio strano
che viaggia col freno a mano

 

Benedetto sia

Benedetto sia 
il punto, il mese e l’ora
il tramonto e l’aurora
dove t’ho incontrato
e baciato.

Tornare su quei sentieri di parole
mai nuove
sgrammaticate e violate
a lenti passi nella sintassi
a cercare il mio altrove.

Mille volte ancora tornerei.
Poi però mi hai detto “se sarei” …

 

Io, tu e le mensole

Le voci di un mondo a vivere
il rumore dal quale attingere
qualcosa che pare vero
i passi, la luna, il cielo.

E poi ci sei tu, bella come una dea
però col cazzo che ti porto all’Ikea

 

adesso(1)

libro

VIA ALMIGRANTE

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Delle elezioni non ho capito molto. Poi ho anagrammato i nomi e le parole più comuni della tornata elettorale e qualche dubbio è sparito.

Repubblica Italiana
INABITABILE CRAPULA

Consiglio dei ministri
MONGOLICI DISINSERITI
RINCOGLIONITI DIMESSI

Prima gli italiani
PIGLIARMI LITANIA

Camera senatori
ASINATE CAMORRE
AMENITÀ CORSARE

Camera deputati
PATTUMIERA CADE
PATETICA RADUME

Pensioni d’oro
INSEDIO PORNO

Pòrtateli a casa tua
PARACULATA TAOISTE

Paolo Gentiloni
TOPA LONGILINEO

Carlo Calenda
DON CACARELLA

Renato Brunetta
RUTTO TRE BANANE

Giorgia Meloni
OLIO RIMANEGGI

Ministero Economia
MANICOMIO INTESERO

Veto di Mattarella
TALVOLTA MEDITARE

Salvini Di Maio
SALIAMO DIVINI

Contratto di governo
DROGATI CONTROVENTO

Nazionalista
NAZISTA INALO

Salvini chiude i porti
INSELVATICHI RIPUDIO
INCHIODARSI PULITEVI

È finita la pacchia
FATICAI PALANCHI (soldi, in milanese)

Reddito di cittadinanza
CANDIDATA RIDI ZITTENDO

Diritti omosessuali
IDEALISMI, STO IRSUTO

Si chiamava Piersanti!
ESAMINAVA PSICHIATRI
RICHIAMAVATE SINAPSI

Vincoli europei
NOCIVE POLIURIE

Ministro Fontana 
FANTASMI INTORNO
INFAMANTI NOSTRO

Aprire case chiuse
ESASPERERÀ, CIUCHI
SPAURACCHI ERESIE

Massimo D’Alema
DIMESSO AMMALA

Ministro dell’interno
RENDIMENTO STRILLINO

Partito Democratico
COMICA PRODITTATORE

Espulsione clandestini
PENNELLATE DISCUSSIONI

Chiusura frontiere
TRASFERIRÒ EUNUCHI

Salvini al Viminale
AVALLAVI LENINISMI

Giuramento Salvini
STERMINAVANO LUIGI
GALANTUOMINI SERVI
SEMINAVA INTRUGLIO
STREMAVANO LUIGINI
REMAVANO LINGUISTI
MALVAGI INTRUSIONE
LANGUIVANO MISTERI
LANGUIVA STERMINIO
INVOGLIARE TSUNAMI
GENITALI SOVRUMANI
AVULSIONE MIGRANTI

Trombarsi la Isoardi
MOSTRARSI ADORABILI

Salvini presidente
VENTILARE DISPENSI

Bongiorno alla Giustizia
INGARBUGLIONA ILOZOISTA

Ministero della famiglia
MANGIASOLDI METALLIFERI

No ai diritti civili
IDIOTA RINCIVILITI

Famiglia tradizionale
MALGRADITA FILIAZIONE
RIMEDIATA FIGLIOLANZA

Debora Serracchiani
BANCARIA, CHE RODERSI

Giuseppe Conte 
CIPPO SEGUENTE

Opposizione
OPEN OSPIZIO

Matteo Salvini
LESINAVA MOTTI

Toninelli
LITI NEL NO

Alessandro Di Battista
TARTASSANDOLA SDEBITI

Giorgio Napolitano 
ARTIGIANO IPNOLOGO

Matteo Renzi
MENARE ZITTO

PD diciannove per cento
PICCONANDO PRETENDEVI
INTOPPANDO VENDERECCI

Salvini Di Maio Renzi 
NAZIONALISMI RIVIDE
DARVINISMO INIZIALE

Espulsione clandestini
SPINELLANDOSI UTICENSE

Governo del cambiamento
COMMENDABILE GOVERNATO

Silvio Berlusconi
RISIBILE CONVULSO
BORSELLINI USCIVO
ROSSOBLU INCIVILE

Fiducia al governo
ARCIDIAVOLO FUNGE
GLORIFICAVANO DUE
GUADAVO NECROFILI

Isoardi stira camicie
ACARICIDI RESISTIAMO

Bilancio dello Stato
OBLATI SOLLECITANDO

Vincoli europei
NOCIVE POLIURIE

Pòrtateli a casa tua
LAUREATA COSTIPATA

Giornalisti italiani
ALLIGATORI INASINITI

Giornalismo italiano
MALARIOLOGI ONANISTI
LITANIA SOMIGLIARONO

Elisa Isoardi
DOSERAI ASILI
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* Polemiche sulla via di Roma
VIA ALMIGRANTE

LO SFASCISTA

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Adoro quest’uomo, come tutti quelli che si trovano nel posto giusto a dire la cosa sbagliata. Mi piace il suo qualunquismo, la demagogia, persino la sua inconsapevolezza ha qualcosa di poetico. Tre idee in testa, sgrammaticate, sostenute però con la caparbietà di chi non padroneggia i contenuti del pensiero e della lingua. Con la pertinacia di difendere l’indifendibile e tuttavia col candore di chi davvero non capisce. Sguardo spento, non tradisce alcuna articolazione, come coloro che si portano dentro un dolore profondo e non traspare che quello. Un’idea fissa, la rigidità di un pensiero che latita; è come prigioniero della propria identità. Vorrei dire della sua storia, ne avrà pure una al di là quella passata nei palazzi del potere. Limitato il tanto che basta per far carriera, riluttante, violento nel modo corretto per fomentare il rancore nell’elettorato. Razzista, ma pare essere una virtù. Mi piace perché ha l’impudenza di presentarsi come il nuovo; mi piace quel continuo monito alla legalità urlato dai banchi di un partito che qualche problema con la giustizia pure l’ha avuto; mi piace per il tono aggressivo che hanno quelli del popolo e mi piace quella rabbia mai sommersa in un uomo che vive delle istituzioni, con quel che ne consegue sul piano dei privilegi. C’è una strana incoerenza in quest’uomo e mi piace. Mi piace il suo linguaggio elementare, minimo, disartrico per inadeguatezza a una lingua più complessa; quello delle case popolari, della provincia, delle borgate. E dei manicomi.
Mi piace così tanto che copio e incollo alcune delle sue strategiche invenzioni linguistiche:

– Ho scritto al presidente di Atm perché valuti la possibilità di riservare le prime due vetture di ogni convoglio alle donne che non possono sentirsi sicure per l’invadenza e la maleducazioni di molti extracomunitari. E andando avanti così le cose saremo davvero costretti a chiedere dei posti da assegnare ai milanesi: sono davvero una minoranza e come tale va tutelata.

– Il matrimonio è fra un uomo e una donna e i figli nascono da un uomo e da una donna. Senza la famiglia fondata su una mamma e su un papà la società finisce…

– Sapete che la Russia ha scelto di sospendere le adozioni con tutti i paesi stranieri tranne che con l’Italia, perché qui non ci sono coppie gay che possono adottare un bambino. Se è così, viva la Russia.

– Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani. Napoli lebbra, Napoli colera sei la vergogna dell’Italia intera (video https://www.youtube.com/watch?v=5fOaT5PsE4Q)