ME SO’ ROTTO ER CAZZO

Me so’ rotto er cazzo de sentire che è corpa de la disoccupazione, de la miseria e de la panza vuota se la gente se pija un fascio e se lo vota. Come ai tempi de la Weimar antica, cor baffetto antisemita. Me so’ rotto er cazzo de trovà una ragione ar popolo quanno se comporta da cojone. ‘Na vorta quanno la gente nun magnava, pijava er treno da sudde a norde con la valigia de cartone, e invece di scennere in piazza a mendicà er padrone andava in fabbrica, a lavà i piatti, a fare er muratore. Ma era gente con onore. Mi padre piuttosto che chiedere ‘na lira allo stato senza averce lavorato, se tajava un cojone. La palla destra, se nun m’arricordo male. Ma questi no, je frega un cazzo de puntà er dito su questo o quel partito, vojono er reddito garantito (e ce credono pure). Quanno la democrazia se fa demagogia, e la politica parole, er popolo prima la segue ma poi ce more. E me so rotto er cazzo pure de sentir dolore per questa gente che se la cerca e se la vole.

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