CHE SI FA DI UN CUORE PIENO? SI SVUOTA.

Jacques Lacan tra il 1960 e il 1961, prima dell’espulsione dalla Società di Psicoanalisi, pubblicò “Il Seminario VIII. Il transfert”. Analizzando il Simposio di Platone, trae alcune interessanti osservazioni.

Alcibiade e gli amici arrivano ubriachi al banchetto; si formula la domanda fondamentale: “a che cosa serve essere sapienti in amore?”
1) Sacrificio: per Fedro l’amore è il più grande di tutti gli dèi. Il sacrificio è un segno d’amore e Fedro porta come esempio Alcesti.
2) Intelligenza: Pausania ribatte che c’è amore buono e amore cattivo. Secondo Pausania occorre scegliere bene la persona da amare. Bisogna che sia intelligente. Quindi che abbia del merito e talento. E poi l’educazione e il sapere. Lacan dice che questa sarebbe la psicologia del ricco, cioè che se qualcosa ha un valore vale la pena, se non ha un valore non vale la pena. Racconta di un signore ricchissimo che aveva investito con la macchina una donna. Non era ricca come lui. Le aveva detto: “La invito a cena per scusarmi”. Lei: “No, no, grazie”. Allora lui aveva pensato: Questa vale! Mi dice di no! Allora insiste. Fa quindi tutto quello che un ricco può fare: collane, brillanti… Lei sempre no. E allora si convince che è una donna che vale proprio tanto, perché resiste alle sue richieste, finendo per sposarla. Ma lei se ne va presto con un ingegnere, molto meno ricco. Morale: entrambi sono rimasti delusi perché nessuno dei due è riuscito a dare all’altro quello che voleva. È un esempio di quando l’amore è un investimento.
3) “Pulizia”: Erissimaco parla da medico e dice: c’è l’amore sano e l’amore malato. Non è l’oggetto dell’amore che è giusto o sbagliato. La sanità è l’armonia, l’armonia è un concetto che deriva dalla medicina, dall’igiene, anche morale.
4) Perfezione: Aristofane racconta una storia. Una volta non eravamo uomini, ma delle sfere, con quattro braccia, quattro gambe. Queste sfere potevano essere o maschi, o sfere femmine, o sfere maschio e femmina insieme. Un giorno Zeus le segò in due, così le due semisfere vagarono cercando la propria metà. Questo è l’amore. Nelle sfere maschio, un maschio cerca un altro maschio, nelle sfere femmina, una femmina cerca un’altra femmina e nelle sfere maschio e femmina, un maschio cerca una femmina e viceversa. Aristofane racconta un mito che è il mito dell’amore perfetto, basta che la semisfera ritrovi la sua metà. Dopo Aristofane parla Agatone, segnalando l’amore come temperanza, comportamento corretto che è alla base delle leggi della città. Concludendo che l’amore è desiderio, bisogno e ricerca del bello.
5) Desiderio: di che cosa manca colui che ama. Arriva Socrate esordendo: “Che significa l’amore del bello? Che non ce l’ho e allora lo voglio? Posso avere qualcosa e desiderarla lo stesso? Di che cosa manca colui che ama?”. Poi si blocca. Cioè introduce una mancanza nel discorso e lascia la parola all’unica donna che parlerà in questo Simposio, Diotima, che racconterà del mito di Poros e Poenia.
6) Mancanza: l’amore è dare qualcosa che non si ha a chi non sa. Poenia è povera, non ha nulla, dà qualcosa che non ha, a chi non sa, perché lui non sa, Poros dormiva ubriaco, non sa quello che sta ricevendo. Tuttavia gli si concede facendosi ingravidare.
7) Amalgama: Alcibiade adula Socrate dicendo che “Ha dentro l’agalma”.
L’agalma era per i greci una cosa preziosa, di nessun valore e importanza, ma di un grande interesse simbolico. Lacan fa riferimento al feticcio di una tribù del Niger: “È qualcosa d’innominabile e informe, su cui possono riversarsi all’occorrenza enormi quantità di liquidi di diversa origine, più o meno appiccicosi e immondi, che vanno dal sangue alla merda, la cui accumulazione a strati costituisce il segno che c’è lì qualcosa intorno a cui succede qualcosa”. Si tratta di quello che gli analisti chiamano oggetto parziale. C’è una cosa molto importante da rimarcare: Alcibiade vuole l’agalma che c’è in Socrate, dice di volere Socrate e vuole che sia suo. Introduce un aspetto che finora nessuno ha messo in gioco. Tutti al banchetto parlano di un ideale: l’amore che muove la temperanza, l’amore è dio, l’amore che vale; l’amore ammalato e l’amore sano, ma c’è anche qualcos’altro, Alcibiade dice candidamente che vuole quella persona e che acconsenta a essere l’oggetto del suo amore.
8) Ideale: i tre oggetti dell’innamoramento: questo oggetto, l’ideale dell’Io e l’Io ideale. A questo punto, dice Lacan, si aprono due strade: da una parte c’è l’amore che è un’ascesa verso l’assoluto, un ideale, un dio, il valore dell’amato, l’armonia. Cioè un amore che comunque aspira a un bene supremo. E d’altra parte c’è invece un aspetto legato al desiderio, al possesso dell’altro. Proprio quello che Alcibiade introduce nella sua sfuriata. È per questo che Lacan sostiene che non ci si può fermare a prima dell’irruzione degli ubriachi sulla scena, perché nell’irruzione è già presente un’immagine determinante del discorso: volere l’amato per sé. E il pensare che dentro l’amato ci sia l’amalgama:”il fatto che il soggetto con il quale, tra tutti, abbiamo un legame d’amore sia anche l’oggetto del nostro desiderio”. Da una parte quindi l’amore genitale, perfetto, dall’altra un legame d’amore che coinvolge un altro soggetto, ma che resta comunque un oggetto parziale. Il campo dell’oggetto parziale, dice Lacan, è il campo del desiderio, escluso dalla filosofia perché inaccessibile alla dialettica.

CONCLUSIONI:

A) Nell’innamoramento sono in gioco tre elementi: l’oggetto, l’ideale dell’Io e l’Io ideale. Chiariamo il rapporto tra l’innamoramento e l’ideale: l’oggetto del nostro desiderio deve rispondere alle esigenze dell’ideale. Se l’innamoramento è un’interazione tra l’ideale dell’Io (Io ideale e oggetto del desiderio) devono essere presenti tutti gli elementi, quindi non deve essere solo l’oggetto del desiderio, ma anche l’ideale, ossia bellezza, sensualità, appetibilità. L’errore che si commette (molto diffuso peraltro) è quello di scendere dall’ideale al reale, provocando un cortocircuito e una stasi nel desiderio. Il desiderio crolla quando il soggetto si pone nella posizione di oggetto. Lacan rimarca che anche Socrate è uno di questi; sta là ad interrogare. Desidera che Alcibiade gli dica. Ma tu veramente come mi ami? Che sono io per te? “Ma quanto mi ami?”. Allora io donna innamorata (ad esempio) che sto interrogando sono in una trappola, sono anche io a rischiare, perché voglio che lui mi dica qualcosa sull’oggetto agalmatico, che imputo stia dentro l’oggetto del mio desiderio. Voglio che mi dica qualcosa di me, quello che non sono, quello che non so. Il segreto è non ridursi a oggetto per amore e non andare a interrogare l’oggetto del desiderio nell’altro. Come in Amore e Psiche.

B) Quindi condizioni dell’amore sono: 1) sacrificio, 2) intelligenza, 3) pulizia, 4) perfezione, 5) desiderio, 6) mancanza, 7) amalgama, 8) ideale. Quando questi fenomeni si incistano, e avviene un cortocircuito nella relazione immaginaria l’innamoramento finisce. Soprattutto se si consegna l’immaginario nelle mani dell’altro, e l’uomo (o la donna) si presenta nudo col proprio cuore. Finisce l’innamoramento a quel punto. Magari uno dei due rimane col cuore ancora pieno. Ma che si fa di un cuore troppo pieno? Si svuota…

strada

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