BUGIARDI PATOLOGICI

Esempio di quando la vita si svolga in un’altra scena è il bugiardo patologico. Si tratta di persone disturbate e disturbanti che per poter mettere in atto una recita portano la verità all’interno dell’immaginario e della finzione.
Le persone affette dal disturbo narcisistico della personalità non hanno piena consapevolezza della loro malattia, convinte come sono che mentire sia un atto per salvaguardare l’ego, vissuto con un carattere superficiale, al punto da danneggiare il proprio spazio affettivo con comportamenti manipolatori e sadici.
Nella tassonomia dei disturbi psichiatrici i narcisisti-bugiardi vengono poco prima degli psicopatici, o comunque di quelle personalità che oltre a praticare violenza morale commettono atti di crudeltà fisica.
I bugiardi patologici narcisisti limitano però l’aggressività; ma con l’infantilismo del “senso dell’altro”, segnato da atteggiamenti e comportamenti ingannevoli, possono generare sofferenze e drammi importanti. Con uno strano piacere a volte. Come se la vita fosse da un’altra parte, e niente avesse senso oltre il proprio ego. Si tratta di un disturbo grave della personalità, che resta strisciante per anni e poi esplode conducendo a infelicità sul piano relazionale e a diversi disordini psichici, quando non a forme di scissione.
I narcisisti amano troppo se stessi per riuscire ad amare gli altri (al limite si fermano a una falsa autosvalutazione, non supportata però dai fatti). Per il “narciso”, l’amore è un gioco in cui dominare, anche a costo di mentire, tradire e umiliare.

*L’autostima non è narcisismo. Si concilia benissimo con la capacità di amare, mentre il narcisismo implica lo sfruttamento e l’umiliazione dell’oggetto relazionale. Spesso i narcisisti sono apparentemente sensibili e affettivi, ma alla prova del cuore rivelano gradualmente la loro natura: sono egoisti, manipolatori, prepotenti, ipocriti (il sostantivo “ipocrita” deriva dal greco “attore”)*.

Il manipolatore relazionale è un divoratore psico-affettivo che si nutre dei sentimenti degli altri. E’ un simulatore, anche di se stesso. Critica, giudica, colpevolizza (o si critica, si giudica, si colpevolizza). Per avere ciò che desidera ricorre a raggiri, ragionamenti pseudo-logici che capovolgono le situazioni a proprio vantaggio. Non si cura di ferire. Se ha una meta la persegue con atteggiamenti anche spietati.
La comunicazione con questi soggetti è spesso paradossale, come in un teatro dell’assurdo: messaggi opposti a cui è impossibile rispondere senza contraddirsi; deforma il significato del discorso; non ha presenza né padronanza scenica. Soprattutto a guardare i tempi delle dinamiche di relazione. Si auto-commisera, si deresponsabilizza, non formula richieste esplicite e chiare. Ma non tollera i rifiuti, vuol sempre avere l’ultima parola per trarre le conclusioni. Muta opinioni e decisioni. Mente, insinua sospetti, riferisce malintesi. Simula somatizzazioni, ma dimostra sostanzialmente disinteresse affettivo (mal simulato da un’affezione esagerata) verso gli altri.

Il DSM IV prevede che il disturbo debba manifestarsi in una varietà di contesti con la presenza di almeno cinque dei sintomi che seguono:
-la persona è a disagio in situazioni (soprattutto col partner, in cui è la regola) nelle quali non è al centro dell’attenzione
-l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da comportamento sessualmente seduttivo o provocante
-manifesta un’espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale
-utilizza l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé
-lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli
-mostra autodrammatizzazione, teatralità, ed espressione esagerata delle emozioni
-è suggestionabile, facilmente influenzato dagli altri e dalle circostanze
-considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente.

La nozione di disturbo narcisistico di personalità è stata formulata da Heinz Kohut nel 1971. Il quadro clinico che descrive è una forma di disturbo del narcisismo. Ciò che distingue questi pazienti è una sorta di “Falso Io” o “Falso Sé”, che conserva alcune delle caratteristiche dell’Io infantile, un’immagine interiore eccessivamente idealizzata ed “onnipotente” che l’individuo percepisce come il vero “Io”. I soggetti affetti sono spesso caratterizzati da un bisogno specifico, quello di essere ammirati, in misura superiore al normale o che appare inappropriato ai contesti. Tuttavia non è un sintomo che compare necessariamente. Anche l’autosvalutazione e l’autocommiserazione (accompagnata da malesseri teatrali) esasperata hanno il carattere di un narcisismo simulato.

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