Voglio bene alla Costituzione. La nostra carta dei diritti non regala nulla, chiede però poco. La casa e il lavoro, l’istruzione sono un diritto ma non una strenna; dà una possibilità a tutti, garantisce che il disgraziato possa vivere decorosamente e crescere all’interno dello stato, al figlio dell’operaio l’opportunità di diventare dirigente per merito e non per familiarità. Si chiama ascensore sociale, una volta c’era. Mio padre lavorava con le mani, quattro figli tutti a scuola senza troppi sacrifici, quelli si facevano per altro, l’accesso all’istruzione era qualcosa di scontato, di normale. La Carta sottolinea anche che è suo compito prendersi cura dei malati e assistere agli anziani (art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti … La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”), per principio certo, ma è importante. Pensate all’attuale ministro della salute, Lorenzin e ai tagli che sta facendo alla sanità. Vogliono cambiare la Costituzione, ebbene aggiungano due righe: lo stato si fa carico di coloro che rimangono senza lavoro e contribuisce ad aiutare i giovani che vogliono studiare. Questo no, non lo scrivono. Non lo fanno perché è accaduto qualcosa in questo paese da quando i privati sono entrati nello stato e hanno cominciato a partecipare alle aziende pubbliche; svuotandole, portandole al fallimento e comprandole con quattro soldi. Le scuole, anche in quelle hanno messo le mani. Fateci caso, è cambiato il linguaggio: dagli ospedali alle aziende sanitarie, i pazienti vengono chiamati clienti, i presidi sono diventati dirigenti, gli studenti consumatori di cultura. La cultura in particolare è sempre stata l’ostacolo alle intenzioni di questi signori, un popolo che capisce è difficile da gestire e comandare; l’articolo 33 afferma che:

* “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Senza oneri: il vezzo di un’istruzione paritaria lo paghiamo invece proprio aggirando la Costituzione con soldi pubblici. Negli ospedali è accaduto lo stesso. Se pagate, la visita la fate il giorno stesso, altrimenti aspettate quattro mesi per una tac. I privati utilizzano le macchine delle strutture pubbliche, sottraggono risorse anche umane; costo zero guadagni tanti. Per continuare a fare profitti questi signori hanno dovuto imbruttire la popolazione, renderla docile e mansueta. La televisione, quella di un gentiluomo tesserato nella P2 ha contribuito non poco. Nel 1994 gli italiani lo hanno votato in massa e le conseguenze le paghiamo ancora oggi. Da “mani pulite” in poi, quando un colpetto di stato all’italiana ha spazzato via una classe politica con mille difetti ma infinitamente più sana di quella attuale; sono cresciuti i movimenti populisti, partiti che hanno assorbito e dato voce alla rabbia sociale, innescando una guerra tra poveri; gli italiani sono diventati razzisti, imbroglioni per necessità, ignoranti perché in Italia studiare non serve a niente, bisogna arrangiarsi e fare il danè. Nonostante le pulsioni autoritarie, non c’è stato comunque un regime e le intenzioni al fascismo sono state misurate proprio dalle regole imposte dalla Costituzione, che riconosce dignità democratica e una reale partecipazione alla vita pubblica; i contrappesi che vogliono cancellare hanno impedito la deriva. Il tiranno oggi non ha un volto dichiarato o la camicia nera, non chiude il parlamento; rende debole l’opposizione, concentra il potere nel partito e nell’uomo che lo guida, fa votare il popolo e poi comanda indisturbato. Ottiene la maggioranza in parlamento con il minimo dei voti. Se passa la riforma il partito col 25% del consenso prenderà il 54% dei seggi; non mi sembra democratico che una minoranza vada a fare le leggi per tutto quanto il paese. La costituzione che vogliono far passare persegue gli interessi dei privati, sempre e solo quelli. Ora provano a cancellare l’ultimo ostacolo che ha garantito diritto al lavoro tutelando la dignità della persona. Lavoro e persona, che per mezzo secolo hanno segnato l’incontro delle due anime del paese. Voglio bene alla Costituzione italiana, le voglio bene perché mi riconosce come persona e rispetta il mio lavoro; questa carta tanto vituperata ha fatto di me un uomo libero, mi ha collocato in uno stato di diritto, lo stato (quello che ha conosciuto mio padre), la Carta Costituzionale non è mai stato un nemico. Ogni volta che si è presentato col volto feroce i proiettili venivano da un’altra parte. Se oggi gli italiani si trovano senza casa, se non possono dare un’istruzione ai figli, se hanno difficoltà a curarsi, se il lavoro manca e quando c’è non soddisfa i bisogni è responsabilità di avvoltoi, affaristi e massoni in cerca di soldi e potere. Ma il tiranno è abile e non lo dice; oggi parla con una simpatica flessione toscana che tanto piace. Ha concentrato l’attenzione sulle istituzioni piuttosto che sui cattivi politici, quelli che fanno gli interessi delle banche e dei privati. I tempi sembrano maturi, le pulsioni al peggio sono al ribasso e non si vede la fine della deriva; cose già viste dalla Repubblica di Weimar alla Marcetta su Roma, a “mani pulite” col popolo che applaude la disfatta della democrazia, del diritto, della giustizia sociale.

L’articolo 33 della Costituzione:

* Con questo articolo il presidente della Commissione dei 75, Ruini, sottolineava che fosse necessario rafforzare il concetto di totale e assoluta libertà dell’arte e della scienza. La totale libertà annunciata nella Carta non ha però mai trovato piena applicazione, nonostante le garanzie costituzionali, la censura all’arte e alla scienza è stata determinante. La scienza non è libera, è limitata da principi religiosi, dicono etici ma sono in realtà quelli della morale cattolica. La libertà dell’insegnamento: sottoscritta per evitare il rischio di indottrinamento dei giovani da parte di una fazione politica, una chiesa o un partito. È importante capirne la portata: nessun limite può essere imposto all’insegnamento, se non quello generico del “buoncostume” e del “rispetto della coscienza civile e morale”. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Il comma 2 ed il comma 3 sono le due espressioni della parte laico-socialista e della parte cattolico-conservatrice della Costituente. Il comma 2 assegna alla Repubblica un primato generale, quello di “dettare le norme sull’istruzione” e il compito di costruire organizzare e far funzionare le scuole ad ogni livello. Non è tuttavia un monopolio: il comma 3 riconosce il diritto dei privati di avere e gestire scuole proprie a fianco di quella pubblica.

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Chi sono questi privati che hanno interessi nell’istruzione (e nella sanità). In Italia si tratta quasi esclusivamente della chiesa cattolica. Negli ultimi anni si sono visti crescere le richieste di finanziamento per la scuola privata, ottenendo una pioggia di stanziamenti comunali, provinciali, regionali e statali verso istituti religiosi, collegi e convitti vari. Soldi pubblici che finiscono in collegi il cui impegno è a dir poco indecoroso. Ho insegnato dai salesiani: sono diplomifici per giovani di buona famiglia con poca voglia di studiare; escono col masssimo dei voti e scavalcano la fila dei diplomati nelle scuole pubbliche, con quel che consegue per gli accessi alle università a numero chiuso. La prima legge specifica sul finanziamento delle scuole private risale al 1997, ad opera di un ministro dell’istruzione ex comunista, Luigi Berlinguer. Lo stesso Berlinguer emanò altri provvedimenti per una sistematica e regolare concessione di finanziamenti alle private. Fu poi il governo di D’Alema a deliberare nel 2000 una legge organica di stanziamenti ed interventi economici e fiscali a favore della scuole non statali. La legge 62/2000 sancì una serie di importanti benefici ai privati: l’applicazione del trattamento fiscale riservato agli enti senza fini di lucro; l’istituzione dei buoni scuola statali (300 miliardi di lire a decorrere dal 2001); l’aumento di 60 miliardi dello stanziamento per i contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate. Il governo Berlusconi, a firma del ministro Moratti, con il DM 27/2005 ha apportato alla legge 62/2000 alcune modifiche: non si parla più di “concessione di contributi” ma di “partecipazione alle spese delle scuole secondarie paritarie”; un salto qualitativo importante che ha abbassato la soglia degli alunni per classe per l’accesso ai contributi, innalzandoli a 12.000 euro per la scuola media inferiore e a 18.000 per quella superiore. Negli ultimi anni oltre a confermare i finanziamenti (gli oneri per lo Stato), i governi che si sono succeduti hanno operato decisivi tagli alla scuola pubblica. Il ministro dell’istruzione del II governo Prodi, l’ex DC Giuseppe Fioroni, ha ulteriormente incrementato le sovvenzioni alla scuola privata, confermando i tagli a quella statale. Dalla Gelmini ad oggi è seguito un autentico salasso delle risorse pubbliche. Nulla è cambiato e la “buona scuola” del governo Renzi ha peggiorato la situazione: gli enti religiosi continuano a farsi pagare fior di rette e ricevono contemporaneamente i finanziamenti da parte dei cittadini italiani; godono oltrettutto di una fiscalità di favore e non pagano gli oneri comunali.

Prima di mettere le mani nella Carta dei Diritti avrebbero dovuto applicarla; se avete intenzione di andare a confermare il referendum di Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini pensateci bene: il vostro NO può mandare a casa coloro che vi stanno dissanguando; conservando una Costituzione che altrove ci invidiano, la più bella del mondo.

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