Questo neoliberismo è una schifezza. Si tratta di un capitalismo becero, che sfrutta e mortifica; si prende non più il futuro ma il presente, la dignità di uomini e donne. E’ odio di classe. L’attuale classe dirigente si è collocata nella dialettica padrone-servo e agisce con una ferocia che non si vedeva da tempo; è il proletariato che fatica a capire. Quella che stiamo vivendo è un’epoca selvaggia; ha incarognito i cittadini mettendoli l’uno contro l’altro. C’è un solo debito pubblico e ha il nome di questa gente e finché continuerà a avvelenare i palazzi del potere pagheremo loro interessi sempre più alti. Ma siamo distratti da altro, chi ha la responsabilità dell’informazione tace, gli intellettuali salgono sul palco dei partiti, la figa e il calcio sono comunque assicurati e allora va bene.

cap

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8 pensieri su “Non chiamatelo capitalismo, è odio di classe

    1. Aggiungi che qua non si parla neanche di capitalismo; gli imprenditori italiani si comportano come sappiamo, soffocando la concorrenza, comprando le aziende statali per quattro soldi (non loro), licenziando e delocalizzando. Il Brasile è nulla, questi ci portano (con i loro amici politici) nel quarto mondo. Buona serata, Fabio

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  1. Forse anche peggio del medioevo: controllano l’emissione di moneta (euro è moneta di nessuno stato in mano al capitalismo finanziario prevalentemente tedesco) e impongono le riforme a totale vantaggio dei padroni che detengono il capitale. I lavoratori-merce verranno poi spinti ad indebitarsi per far pagare allo Stato le speculazioni fatte sulla pelle di tutti, esattamente come accaduto nel 2011. Capitalismo basato sul debito, con gente super precarizzata ed ignorante, foraggiata con smartphone e social, in vite virtuali degne di matrix…possiamo davvero accettare tutto ciò?

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  2. tutto vero, se poi vogliamo dirla tutta il popolino ignorante è anche contento. Il finto imborghesimento (a rate) ha fatto della vita dei lavoratori una pantomima di quella dei padroni. I padroni esistono ancora, ma c’è un po’ di confusione qua. Dal socialismo reale ai social virtuali qualcosa è accaduta in Italia e i lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo

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