Nelle favole i significanti abitano la narrazione, s’impadroniscono e modificano il racconto, identificano e contestualizzano i personaggi, prevalgono sulla scena. Il principe non ha un nome e la principessa è solo temporaneamente imprigionata nel corpo di una fanciulla del popolo. L’atto precede la potenza e Cenerentola era di sangue blu, anche se non lo sapeva. Difficile trovare la regalità in ambienti degradati, ma nelle favole tutto è possibile. Il tutto prevale sulla parte, svilendo però i protagonisti in una metonimia che annulla le identità. L’identità si vanifica nei processi di identificazione superiori fino ad annullarsi. Svuotata la relazione di una reale affettività e privando l’altro di una realtà ontologica, predomina il significante regale che passa da un corpo all’altro, al di là delle diversità. Non c’è alterità, la domanda si restringe in una solitudine priva di desiderio e la richiesta d’amore è mediata da un eccesso che ordina la scena. In un tale campo privo di un (reale appunto) scambio affettivo non è più il piacere, ma il potere, l’idea, il blasone a passare da un corpo all’altro. Quello che è regale è anche razionale: cenere siamo ma Cenerentola diventiamo.

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13 pensieri su “QUELLO CHE E’ REGALE E’ ANCHE RAZIONALE

      1. penso, ma è un’idea personale, che anche il desiderio dipenda dalla lingua. La lingua lo modifica, lo ordina, gli dà una struttura e una narrazione. Come quando sfogliamo le pagine di un libro, il dito sfoglia il corpo, quasi mai lo spoglia

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      2. Quanto sostieni è esplosivo…
        Ed è perfino eversivo.
        Non mi convince del tutto, però.
        Per me il desiderio è energia e per quanto la lingua voglia intervenire e mediare, vagliare non so fino a che punto possa avere mano “libera”.
        E’ come convogliare la lava.
        Lasciamelo dire solo perchè mi additano come un vulcano
        😀

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      3. fino a due anni fa non conoscevo la rete, Marzia, ho davvero altro da fare. Lo vedi anche tu che c’è il nulla, ed è un peccato perché è uno strumento potentissimo. Poi ci sono persone come te e alla fine la frequento senza pregiudizi. Mi diverto anche, gli stupidi certo non mancano (non ti dico cosa mi scrivono per quel mio Per me Biancaneve gliela dava… avessero letto Freud capirebbero). Ma si va avanti…

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      4. Forse ti ho già detto, scusa se mi ripeto, che per scelta di vita con mio marito son tornata nel paese d’origine dei miei suoceri, un territorio buono solo per il trekking.
        I corrieri quando prenoto i libri li devo guidare io, pensa te.
        Se non avessi il blog e i montaggi sarei perduta, mi mancherebbero gli stimoli intellettuali che per me son ossigeno.
        Poi sta a noi fare una cernita, Giancarlo.
        🙂
        Son contenta di averti incrociato!

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  1. Io credo di intuire quello che tu dici. C’è stato un tempo in cui mi sono “scritta” la vita. Non nel senso di scrivere una biografia che non sarebbe di interesse per alcuno, ma proprio nel senso di “costruirmela” a partire dalla parola, dalle parole. E’ stata un’operazione straniante e devastante che ha coinvolto altre persone, oltre me e ha avuto conseguenze. Mi fermo qui perchè sarebbe un po’ complicato nello spazio di un commento.

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