VACCINO DI STATO

Ci hanno spiegato che abbiamo devianze, che siamo soggetti a malattie e lo stato si prende cura della salute dei cittadini. In sostanza ci dicono cos’è giusto e cos’è normale. Giustizia e normalità pare abbiano lo stesso significato. Quando sento la parola normalità mi vengono però i brividi, uno stato che norma sta già giudicando, non prende atto ma dà una regola. Lo stato epistemologico entra nel corpo e con la scienza disciplina la natura dei comportamenti individuali, che dilatandosi si trasformano in sociali. La regola diventa normativa e poi legge. Il problema non si pone quando l’istituzione stabilisce i confini che determinano il nostro agire all’interno di un ordine giuridico; il pericolo reale è il suo intervento all’interno dell’intimità. Il rischio è quello di invadere il diritto privato: il vaccino di stato, che passa da quattro a dodici inoculazioni a bambino (e la perdita della potestà da parte dei genitori che si rifiutano) va in quella direzione. Il limite è quello e storicamente il tribunale dei minori, istituito da Mussolini e che non ha nessun paese civile al mondo (lo aveva il Cile di Pinochet, costituito per esercitare pressioni politiche nelle famiglie e sulle donne in particolare) è un istituto giuridico che entra a gamba tesa dove lo stato non può. La scienza tende a sconfinare dove la morale di stato per legge è costretta a fermarsi. La malattia convalida però l’invadenza, il corpo subisce non la violenza ma la manipolazione di stato; la scienza legittima l’istituzione e l’istituzione legittima la scienza. Entrambe sono ratificate dalla morale, ancora una volta di stato.
lorenzin
Foucault era stato molto chiaro: al lassismo e alla finta libertà prodotta dal discorso potere, la classe dominante avrebbe presto fatto seguire l’azione coercitiva; sottolineava la necessità quindi di passare da una concezione negativa del potere (come repressivo) ad una visione positiva, da intendersi come la produzione di discorsi che normalizzano, istituiscono e controllano nell’individuo la comunità. Normalizzzare è controllare, vuol dire contornare i limiti strategici di un’azione. L’attività del potere non è più quella giuridica di reprimere attraverso punizioni e sanzioni, ma di manipolare i corpi con la produzione di un discorso scientifico che si delinea come rappresentazione di verità. Il sapere, inteso come organizzazione dell’informazione su ciò che è vero, diventa il luogo nel quale realizzare una verosimiglianza o rappresentazione. La verosimiglianza non ha un rapporto diretto con la verità, si regge sulla credibilità e quest’ultima è un argomento della comunicazione, non ontologico o epistemologico. Per essere credibile un’idea richiede l’autorevolezza di chi la espone e la sua diffusione con l’informazione. Il sistema informativo entrando prepotentemente nelle case ha avuto esattamente il ruolo di svuotarle dalle idee che finora le avevano abitate, sostituendole con feticci, spesso avvalendosi del prestigio dei baronati delle università, sempre con il contributo dei professionisti della parola. Il giornalismo, che in Italia vuol dire manipolazione della verità. Ogni regime è un regime di sapere che si fonda sulla credibilità e in una società scolarizzata non può che essere scientista.
Il potere non agisce dall’esterno sulle strutture della società limitandosi a evocare il proprio discorso e ad esercitarsi nei parlamenti o nei tribunali o ancora imponendo dall’alto un’ideologia; il potere-discorso non è sopra la società, ma dentro, produce le strutture che partecipano alle istituzioni (famiglia, luogo di lavoro, scuola, catechismo, consultori, assistenti sociali; soprattutto gli ultimi che hanno funzioni incontrollate in Italia), contorna il campo, definisce i ruoli circoscrivendo il perimetro dell’azione. Il potere non è una sovrastruttura che opera sugli elementi sociali da fuori; le relazioni di potere coesistono con le relazioni sociali,  mediche, economiche e hanno un ruolo attivo, conformante. Si comporta come certe categorie mentali che presiedono dando una forma alla intelligibilità della cosa. Il potere è articolato e tende a sedimentare; Foucault scriveva che gli elementi del corpo sociale sono contemporaneamente coinvolti da più relazioni di potere. Sapere e potere insieme rivelano la loro intenzione, che è quella di operare nei diversi campi della scienza una verità assoluta sul corpo, la quale diventa lo strumento principale su cui il potere definisce le strategie di controllo. Si tratta di un potere che specifica la propria autorità nelle istituzioni: la famiglia e l’educazione; la psichiatria, sessuologia, sociologia, pedagogia, che dall’infanzia passano all’individuo un’idea di normalità approvata socialmente e dunque giusta, a cui contrappongono quella di anormalità. Normalità e giustizia vengono amministrate in maniera sinonimica dai diversi apparati dello stato, potere medico e potere giudiziario, alla cui origine si suppone una sola e identica verità. È all’interno dell’identità sapere-potere che si legittima l’azione della repressione sociale sulla base del concetto di anormalità e di malattia. La demarcazione tra razionale e irrazionale, normale e anormale, a cui si aggiunge la volontà di dare luogo a un discorso sul soggetto, ha istituito il legame tra potere disciplinare e sapere istituzionale. Il corpo diventa un oggetto di analisi e può essere manipolato; la scienza crea una frattura tra soggetto e corpo, che viene così oggettivato dal potere stesso. La dicotomia come si vede ricalca quella tra anima e corpo, dove l’etica dell’anima (intesa aristotelicamente come perfezione, sostanza non corruttibile, ossia naturalmente predisposta alla salute) storicamente è servita a limitare il campo di azione del corpo; entrando nell’aspetto legislativo e dando luogo a una politica ideale piuttosto che reale, metafisica prima ancora che della natura o delle cose. Non può esserci azione politica se non riferita al corpo, l’anima e la teleologia esulano dalla giurisprudenza dello stato; ed è per questo che il potere promuove una condotta alta e idealistica dando alle istituzioni il compito di promuovere uno stato nascostamente etico. A cominciare dalla nozione di natura e contronatura, salute-malattia dimenticando che non diversamente dagli altri contenuti del pensiero anche la natura è un concetto e dunque qualcosa di culturale e non ontologico; in quanto tale sottoponibile alle leggi che ne regolano le funzioni. Per questo Foucault parlava di bio-potere, indicando col neologismo l’esercizio di controllo sul corpo e sulla comunità, arrivando a definire le relazioni sociali del soggetto un “prodotto dei dispositivi in cui è inserito”. Ora i piccoli funzionari italiani come il ministro Lorenzin, impiegati della peggiore borghesia europea, stanno sempre più rivelando l’aspetto repressivo e violento della nostra classe economica e politica. Il vaccino di stato, con quella modalità giuridica (in altri Paesi europei rimane una scelta consapevole e consapevolmente di norma e a ragione i genitori vaccinano i figli) e soprattutto sanzionatoria, non è altro che un limite alla libertà dei cittadini e nelle forme con le quali è espresso rimanda alle pratiche eugenetiche che istituirono 200 “Corti per la salute ereditaria” (Erbgesundheitsgerichten), preposte alla sterilizzazione coatta di oltre 400.000 persone. Altrove la gente quando sente odore di regime scende in piazza, ma qua (fortuna loro) è mansueta o abituata al peggio. E al peggio a quanto pare non c’è limite.
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Autore: Giancarlo Buonofiglio

Manipolatore di paradossi sito web http://giancarlobuonofiglio.weebly.com/

5 thoughts on “VACCINO DI STATO”

  1. Non so bene cosa controbattere perché l’articolo è lungo dettagliato e anche un po’ farraginoso per i miei standard.
    Voglio lasciare fuori la questione della prevaricazione o no della politica (ma poi è stato prevaricatore nell’imporre la scuola d’obbligo e più recentemente le cinture di sicurezza in macchina o il casco? Non tocco perché non è l’argomento il discorso delle entrare a gamba tesa nelle decisioni individuali del come perché ci si senta di porre fine alla propria vita quando questa non la si ritenga più nostra..)
    A mio avviso alcuni vaccini sono indispensabile come quello della poliomelite in primis.

    Mio figlio le malattie infettive proprie dei bambini se l’è fatte tutte: c’è stato qualche problema serio per il padre quando gli attacco gli orecchioni.

    Adesso ti chiedo scusa se mi dilungo ancora un momento ma vorrei porti una domanda di carattere etico se mi passi il termine.
    Abbiamo il diritto di esprimere ed stendere le nostre libertà quando queste vanno a limitare e a incidere su quelle altrui?

    Ho lavorato 10 anni con Giovanni Berlinguer e per World Health Organization e collaborato come osservatorio Italia alla stesura di un rapporto Report on social determinants on health messo poi in rete sul sito del WHO e anche la questione dei vaccini e delle zone in cui viene o non viene applicata la norma e come questo incida sulla salute della popolazione.

    Scusa, scusa ancora se sono stata prolissa e niente affatto esaustiva sono temi talmente interessanti che bisognerebbe trovarsi intorno a un tavolino.

    Sherabientot

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    1. ma grazie invece e pensa che condivido ogni cosa. Non metto sotto accusa i vaccini, affatto, e non mi pare di averlo scritto. Lo stato etico però non mi piace e ancor meno l’etica di stato. Si tratta di una politica autoritaria, intellettualmente volgare, con scelte immotivate anche sul piano medico. Guarda piuttosto alla Germania. E’ un precedente pericoloso. Sherabbraccio

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