I POLIMERI DELLA SANTANCHE’

Lo abbiamo visto in questi giorni, le violenze sessuali si sono ripetute; una ha avuto come vittima un’ottantenne, un’altra ha visto coinvolti le divise, un’altra ancora a Rimini ad opera di quattro balordi. Questo è quello che sappiamo dai giornali, ma c’è un sottobosco del quale non siamo informati, silenzioso, nascosto nelle case e nei posti di lavoro, nei ministeri anche (ma quella è un’altra storia). L’orgasmo, sempre e solo quello, cercato in tutti i modi e al di là delle regole minime della civiltà. In politica non è troppo diverso, il Paese è stato lungamente governato da un satiro che ha legittimato comportamenti riprovevoli sul piano umano e inaccettabili su quello giuridico. A Milano c’era il quartiere delle Orgettine (con la R, che si capisce meglio), la Ministra e la fellatio, la minorenne, le transessuali mantenute dalla politica. Ma il potere è anarchico e fa ciò che vuole e lo sappiamo; alla lunga però anche il popolo più mansueto finisce per desiderare l’indesiderabile, convalidando le proprie azioni su quel che è autorizzato dalla diffusione mediatica e adegua i comportamenti facendo della propria vita una pantomima di quella del padrone. Il termine (padrone) non è desueto, chi comanda ha violentato la purezza della carne di un’intera classe sociale, contaminando l’innocenza della sessualità, violentando e deformando i corpi; è così che penetra e si mantiene il potere: rendendo osceno e pornografico l’amore. Qua forse più che altrove.

daniela-santanche

C’è un profondo legame tra il godimento e la politica e il sesso e il potere. Il problema è la natura di quel legame; la parola rapporto mi pare compromettente e richiama a una familiarità impropria nel piacere, che è libero e svincolato dai tegumenti e mette in imbarazzo chi è al comando. E’ vero, la politica è l’arte del compromesso (così almeno dicono e tuttavia rimane un pessimo modo per amministrare la cosa pubblica) ma è difficile pensare che un ministro ambisca a compromettersi, la regola è quella di non dare scandalo. Il termine dialettica, pur vero, è aulico e anacronistico e il popolo non legge e non è istruito, inutile rispolverarlo dagli armadi hegeliani e marxisti. Relazione mi piace, rimanda al passaggio tra la causa e l’effetto, o meglio tra la causa e l’affetto. Perché il politico si innamora del potere al punto da stuprare le leggi per possederlo e conservarlo. E arrivo al punto: quel che il plutocrate fa tra le lenzuola non è che il passaggio verso le perversioni che andrà a compiere all’interno delle istituzioni. Ed è noto: ciò che il Re non fa alla moglie prima a poi lo fa al popolo. Ci sono ricerche autorevoli che confermano le particolarità sessuali degli uomini di governo; vale anche per un ominide asessuato come Andreotti, perché è difficile pensare che quel corpo intorpidito dal potere fosse portato a una naturale espressione delle pulsioni. Naturale vuol dire un godimento non compromesso dalla legge, ma che comunque non la infrange in quel che la rende autorevole, il diritto nella sua imprescindibile consistenza ontologica. Con Berlusconi, è oramai storia, il piacere nella sovrastruttura autoritaria è diventato sfacciatamente pubblico; è accaduto perché c’è stata una forte concentrazione al comando nelle sue mani, che si sono sentite libere di violentare il diritto naturale e le leggi che la comunità si è data. E lo ha fatto come il potere solo può, in maniera anarchica prima che dispotica. Di Renzi è inutile dire, ha un’oralità esasperata e il suo è un appagamento unilaterale; perché le parole non bastano e con quelle siamo tutti bravi, ma a letto bisogna saperci fare. C’è una cosa che non entra in testa al politico italiano, il godimento è una relazione con l’altro, altrimenti non va al di là dell’onanismo o dello stupro. Si chiama democrazia questa cosa, ma è più semplice masturbarsi che affrontare l’impegno di un rapporto sessuale. Infine c’è il sesso del disgraziato, vorrei dire del popolo, ma poi mi accusano di veteromarxismo e allora censuro la parola. Diciamo il disadattato, quello che sfoga il piacere tra le mura domestiche; sano una volta, pur in un patriarcato che ius vitae necisque feriva la donna nell’identità politica, ma praticato con il pudore di rispettare la carne, che in sostanza voleva dire non abusare del corpo femminile già sfiancato dal lavoro e dalle maternità. Nessuna nostalgia per una sessualità familiare che andava profondamente cambiata e inserita sine manu nel contesto delle leggi che tutelano il privato; e tuttavia si trattava di un godimento privo di esasperazione, contornato ma non finalizzato all’esercizio del potere. Perché c’è un piacere sublimato, confuso con il piacere del comando. Da qualche anno, complice la televisione e il rumore della stampa che ha reso legittimo quello che non lo è, la politica ha cominciato a compiacersi apertamente di certe pratiche avulse alle masse popolari (io posso e tu no, anzi: io so’ io e voi non siete un cazzo, come diceva il Marchese del Grillo), prima facendo maturare il voyeurismo nella classe lavoratrice (altro termine obsoleto) e poi il bisogno di assimilarsi al padrone nel suo lato peggiore, quello antistorico e antidialettico, dando il nome di anarchia a quello è nella sostanza un imbruttimento del piacere nella sua radicale espressione culturale.

I corpi manipolati dal potere portano i segni dell’ideologia, sono idee prima che carne, estetica piuttosto che natura, cultura invece che lavoro, pornografia e non intimità. Volti artefatti come quelli della Santanchè, che sanno di plastica e materie sintetiche, che fanno sentire il denaro (e dunque il potere) delle costose manutenzioni di restauro, non sono che l’adeguamento del corpo e della sessualità a un’estetica dell’erotismo elitaria e impopolare. “Io so’ io e voi non siete un cazzo”, in cui il popolo che non legge ma ha erezioni per Balotelli ha finito placidamente per deformarsi: con casalinghe che acquistano il Botox in internet e disperati che si prendono l’orgasmo dove possono e senza il consenso della vittima. Perché è così che fa il padrone; e se lo fa lui perché io no?  

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Autore: Giancarlo Buonofiglio

Manipolatore di paradossi sito web http://giancarlobuonofiglio.weebly.com/

17 pensieri riguardo “I POLIMERI DELLA SANTANCHE’”

  1. OnGiancà è ormai consolidata pratica (per ora ci vedo ancora benissimo, a parte una punta di presbiopia) di leggerti ed essere “completamente d’accordo a metà con il Mister”. Neurunico (l’unico neurone sano nel mio cervello ormai lo chiamo per nome) è tutto contento quando ti leggo perché pensa di avere trovato un neurone-anima-gemella (tranquillo non ha pulsioni sessuali, solo affinità elettiva).
    I miei due centesimi in questo tuo Deposito di Paperon di Paeroni sul ruolo subdolo dei media (sopratutto, quando sono nelle mani di chi governa o vuole governare).
    I reality show, che hanno avuto un’esplosione proprio nel periodo da te indicato, oltre al voyeuerismo (che non mi scandalizza più di tanto perché è l’evoluzione del pettegolezzo nel cortile), insinuano subdolamente il concetto che “se sei un mediocre, una mezza-cartuccia, perfino un consapevole truzzo, non devi cercare di migliorare, non c’è bisogno di smazzare per migliorare…nonsignore, resta pure un mediocre, puoi farcela a diventare “qualcuno!”
    A noi piaci così, genuinamente inutile, ributtante, ignorante più di una zucca, va bene così…altrimenti inizi a pensare, a capire che fai una vita dimmerda e vuoi vedere che poi ti ribelli e mi scateni il Grande Flagello!?! Resta al tuo posto, perché io so io e tu non sei…un Glande fratello.

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    1. L’elogio della mediocrità, del nulla, vorrei dire dell’ignoranza ma mi sembra eccessivo (visto che io e te mettiamo insieme due neuroni scarsi). Il povero Malcom lo diceva: “Se non state attenti i media, vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori”. E qua, Claudio caro, la soglia (o sogliola?) di attenzione è piuttosto bassa e lo sappiamo: tira più un pelo di Balotelli che una pariglia di Severino. In serata vengo a rovistare nel tuo blog,; tra tanta ferraglia sparsa nel web, da te trovo sempre qualcosa che mi va di portare a casa

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      1. Malcolm aveva ragione da vendere ma per via del suo cognome “X” scelto per rifiutare proprio il legame anagrafico con i padroni di un tempo, qualcuno di questi disgraziati oggi lo scambierebbe per uno che ha X-Factor!

        In serata offriamo una trilogia pubblicata tra l’altra settimana, oggi e due anni fa con gente dalle orecchie a punta, piedi pelosi, una supermaggiorata e il solito mentecatto sempre nel mezzo.
        Viandante avvisato.

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  2. la domanda che poni a fine post: “perché lui sì e io no???, non è esattamente l’ultima nata, in ordine cronologico, nella mente del popolo, il dittatore Mussolini aveva una amante ufficiale, donna Rachele, che in qualche modo legittimava i fascisti fedifraghi. Finita la dittatura mezza Italia si è ritrovata comunista, leader della situazione tale Palmiro Togliatti, anche lui, questione morale a parte, aveva un’amante ufficiale, Nilde Iotti, piazzata in pianta stabile in parlamento fino alla Presidenza della Camera. Per logica applicata anche i comunisti si sentirono legittimati a tradire le mogli compagne. Da Togliatti a Berlusconi ne è passata tanta di acqua sotto i ponti ma la vecchia, insana abitudine, soprattutto in democrazia, di coltivare carriere in posizione orizzontale oppure in ginocchio, la stessa posizione dell’eucarestia di un tempo, non è affatto passata. Le suddette carriere orizzontali sono quanto di più trasversale si possa attribuire alla italica politica, tutti i partiti, TUTTI INDISTINTAMENTE, attraverso leader e capi bastone di varia portata, hanno piazzato e continuano a piazzare, non solo amici, amici degli amici, compari e comparielli, bensì anche le immancabili amanti. Un detto Napoletano recita: “comandare è meglio che fottere”, sarà anche vero ma in genere chi comanda fotte più degli altri, in tutti i sensi. L’unica cosa che ancora fatico a capire è la diversificazione delle definizioni, una donna di destra che pratica fellatio è una pompinara, una donna di sinistra che pratica fellatio è una donna che si autodetermina, sarò ignorante ma per me, a prescindere dalla colonna sonora di sottofondo, che sia faccetta nera o bella ciao, sempre di pompino da carriera trattasi.

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    1. ma certo, i pompini non hanno colore politico. Se poi servono a far carriera sono indistintamente deprecabili. Pensavo di essere stato chiaro nell’articolo, ma forse no. Allora lo scrivo qua: i padroni, perché quelli ancora ci sono, sono uguali in ogni longitudine ideologica, le accoliti da destra e sinistra hanno gli stessi rituali. Poi certo, se guardiamo la cronaca nella cerchia del premier di Arcore c’è stato un abuso (numerico e qualche volta di qualità e gusto). Uno o cento però è vero non conta nella vita ordinaria, ma in politica (forse e così penso) magari sì. Grazie per il commento, condivido ogni parola

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      1. è in parte vero che il nano di Arcore abbia sfondato anche il muro di quella che potremmo definire ipocrita pantomima, “atto dovuto” salvafaccia, giusto per usare una espressione inflazionata. Tuttavia credo che il clamore non stia tanto nei numeri (Marrazzo andava a trans quasi tutte le sere da lustri ma la cosa divenne di dominio pubblico dopo lo scandalo) quanto nella teatralità degli eventi, insomma, passami un paragone, negli USA del proibizionismo operavano svariate mafie ma quella Italiana, alla Don Corleone, era a metà tra il grottesco e il pittoresco, infatti la trilogia cinematografica passò alla storia. Ecco, il Berlusconi Italian Stallion sta a metà tra il grottesco e il pittoresco, humus per avversari e mass media.
        Grazie a te per condividere il mio pensiero.

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