IL PAESE DEI TRONISTI

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La modernità tecnologica ha reso possibile qualcosa che le vecchie generazioni non conoscevano, la popolarità. Se un uomo ordinario acquisiva notorietà normalmente era per un fatto grave di cronaca; la celebrità rimaneva una prerogativa aristocratica e al di là di una discendenza fortunata coincideva con qualche virtù. Essere riconosciuti voleva dire emergere per qualità, impegno, sagacia, attitudine; comportava una dote che altri non avevano. La comunicazione di massa ha appiattito le differenze, omologato i linguaggi, livellato al basso le abilità. Anche l’istruzione di Stato ha contribuito alla spersonalizzazione sulla base di un astratto principio di uguaglianza che ha finito per mortificare la qualità. La popolarità ha dato l’opportunità all’ultimo disperato di affiorare all’interno di una massa di individui senza nome. I linguaggi della comunicazione, conformati quel tanto che basta a raggiungere il maggior numero di persone, tendono a una lingua media e mediocre che deve indurre a consumare prima che a conoscere o raccontare. In economia si dice che la richiesta muove l’offerta e un popolo educato dalla televisione di Stato, dall’istruzione di Stato, dalla lingua dello Stato (di questo Stato) non è in grado di discriminare tra un prodotto che ha valore e l’altro. Emergono i mediocri, i miserabili, i nullafacenti e i nullaesistenti; non meraviglia che politici e imprenditori di dubbio gusto abbiano l’approvazione e un seguito popolare. Personalmente non li distinguo dai tronisti della De Filippi, ma è un problema mio. Se la richiesta è quella, l’offerta non può che compiacerla. La mediocrità dell’informazione e delle derrate culturali, l’inefficienza di chi ha un incarico pubblico dipendono dalla contrazione del livello di coscienza, di erudizione, di lungimiranza di un popolo che ha perso le radici della civiltà inseguendo il sogno della celebrità. Un sogno appunto in cui anche il più inetto tra gli individui possa identificarsi, annullare le alterità e ottenere il successo fino a credersi stocazzo; costringendo a un’emigrazione che l’Italia non conosceva, quella che porta all’espatrio uomini e donne che parlano di cultura, di scienza, di diritto in paesi nei quali essere famosi è magari bello, ma conoscere, elaborare idee, innovazioni, scoperte è comunque meglio. Ci siamo adagiati nella banalità della lingua e siamo contenti così, con quattro soldi tra mani e il desiderio di spenderli nei luoghi del piacere, che sono poi il cimitero della nostra coscienza.

Autore: Giancarlo Buonofiglio

Manipolatore di paradossi sito web http://giancarlobuonofiglio.weebly.com/

39 pensieri riguardo “IL PAESE DEI TRONISTI”

  1. La TV ha alfabetizzato nel dopoguerra la popolazione italiana, oggi la stessa TV (pubblica e privata) stia analfabetizzando la sua popolazione, oggi chiaramente diversa, eppure con molti più strumenti e possibilità di conoscenza e coscienza. Ci sarebbe da fare un’interrogazione parlamentare…se non fosse che i veri tronisti sono seduti al Parlamento e in Senato. Non è qualunquismo e chi dovesse leggerlo come tale evidentemente non capisce che è una esemplificazione e provocazione allo stesso tempo, necessaria perché non è il box di un commento la sede adatta perno disquisire come anche il “qualunquismo” sia stato stuprato nel suo significato.
    Stupri di parola a partire dagli “amici” sugli (a)social network, gli argomenti “divisivi” da evitare, i “ho tanti amici gay” specificando inutilmente l’oreontamenti sessuale come se a qualcuno dovesse interessare se ti piace la Nutella o la crema spalmabile alla nocciola.
    Chiudo perché rischio di scendere a valle come l’acqua di un bacino idroelettrico dopo che ha rotto la diga.
    La mediocrità, non aurea nel senso latino, semmai in senso latRino, è auspicabile per chi deve comandare, per chi deve perseguire i propri interessi economici o mire di potere, senza dovere ricevere nemmeno un “meh” o un emoticon incazzato come riscontro (dovrei scrivere feedback, ma mi fa ribrezzo)
    Sei una mediocre? Non ti dai pace perché ne sei consapevole e un po’ ti potresti vergognare e vivadddio forse tentare di migliorare?Tranquillo, resta mediocre così come sei, non ti sbattere, anzi mostralo con orgoglio perché bisogna essere sinceri (altra parola stuprata). Sii te stesso e magari puoi diventare anche “qualcuno” (per un fulmineo lasso di tempo). Ti dò una dritta: fai anche di peggio, così chi è mediocre come te si potrà sentire migliore di te.Ottieni il loro consenso e così li fotti. Fatti furbo.
    Questo è un paese per italiDioti!

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    1. Checco Zalone: cosa fai, studi? No in Italia non serve a un cazzo. O meglio, come dice il ministrissimo Poletti: il curriculum fatevelo andando a calcetto con quelli che contano. Sarò strano, a me quelli che contano mi danno l’acidità di stomaco, ma le coliche biliari me le provocano quelli che si adattano, che dicono ma sì e magari vanno o sognano di andare dalla De Filippi. Mi viene da dire, ma scendi in piazza pirla a dirgliene quattro al perito agrario Poletti. E l’ho detto, oh. La febbre mi fa male e stasera continuo la tua lettura; quella mi rilassa

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      1. Certo che è così perché invece di darti una mano a prendere a calci in culo quell’1%, i calci preferisce prenderseli con il sorriso sulle labbra. E il 99% vale lo 0,99%.
        Bene che la lettura delle mie facezie ti sia di lenimento allo stato febbrile, ma se dovesse venirti sonno non dare la colpa a me, sono i medicinali che – si sa – inducono sonnolenza;)

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      2. No che anfetamine, quelle ti sderenano le cellule che generano dopamina e addio pure alla gratifica sessuale!
        Piuttosto mangia e fai il pieno di calorie (questo è uno spot vergognoso): c’è anche una mia ricetta ipercalorica di ostie e nocciole caramellate…(Cla, hai rotto erca’).
        Guarisci presto OnGianca’!

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  2. Concordo su tutto, eccetto che sugli strali alla pubblica istruzione.
    Che sia decaduta e da decenni si sforzi di assomigliare alla pubblica istruzione statunitense (=’na merda) è fuori di discussione, ma l’istituzione della pubblica istruzione è esattamente quello che è mancato ai tronisti.
    Più che condannarla bisognerebbe imporla!

    E maledizione a quell’idiota di Andy Warhol e ai situazionisti mancati, che non sapevano cosa avrebbero scatenato, e come avrebbero rovinato la nostra società con le loro idee.

    Perché non ci sono partiti politici di intellettuali? Di gente preparata, capace, con idee forti e la capacità di mediarle e metterle in pratica?
    Perché abbiamo solo movimenti di protesta composti dalle stesse persone contro cui io protesterei?

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    1. Sì Andrea, certo (ho insegnato in tutti i gradi, figurati). Però l’Italia analfabeta del dopoguerra (e vabbè lo sappiamo qualche soldo il buon Marshall l’aveva mandato) a me sembra migliore di questa, che a scuola pure c’è andata. E allora qualcosa davvero non ha funzionato

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      1. Come dicevo è innegabile il decadimento dell’istituzione – il punto è che, almeno all’inizio, funzionava, e bene anche!
        Poi è andato tutto a rotoli e il livello medio è precipitato. Come negli USA le eccellenze ci sono ancora, ma non si estendono alla massa.

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  3. Anestesia di massa! La televisione mi piaceva quando c’erano “Non è mai troppo tardi” e Jole Giannini che cercava di insegnare l’inglese e, perché no? i teleromanzi, così, anche chi se la cavava poco con lettura e scrittura, era messo in condizione di partecipare in qualche modo al nostro patrimonio culturale. Ai tempi dei pionieri della televisione, come Mike Bongiorno, le persone uscivano di casa per vedere i nuovi programmi al bar e, mentre si tiravano fuori dal loro guscio e si bevevano un caffè o mangiavano un gelato, senza accorgersene, evadevano anche dalla chiusura inevitabile del dialetto. (A me i dialetti piacciono, sono le radici, non vorrei essere fraintesa.)

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    1. ma infatti, Silvia, quella era un’altra televisione e un’altra Italia. Pulita nel linguaggio, a modo, artigianale anche. Io poi sono affezionato a quella tv, i romanzi come La Freccianera, Topo Gigio, Carosello, Calindri e poi Sordi, Manfredi… Quella di oggi mi fa davvero orrore, non c’è niente, il vuoto. Con qualche blogger abbiamo fatto un giochino, scrivere un articolo con sei cose impossibili, se ti va di partecipare quando hai tempo leggi il mio ultimo post. Mi piacerebbe tanto, un abbraccio

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