Reich, l’orgasmo, la violenza sessuale

Altre due vittime, questa volta a Roma. Due donne stuprate (al di là dei tecnicismi giuridici tra tentata violenza e la violenza acclarata) e una responsabilità certa, certissima, anzi probabile; i colpevoli ci sono e hanno un nome. Altri però ne verranno perché è un fenomeno anomalo che si va anomalamente normalizzando; le leggi si fanno sempre più incisive (che per il nostro ordinamento vuol dire inasprimento della pena), ma non basta. Perché il mostro, l’Ombra, l’Altro non arriva da luoghi geograficamente improbabili e tuttavia fa comodo pensarlo. Per rimozione, proiezione e spostamento. Il mostro lo abbiamo in casa e lo nascondiamo al giudizio morale.

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Per Reich (che ha anticipato il discorso sulle sessuopatie) il criterio della buona salute è il libero fluire dell’eccitazione nel corpo; un corpo erotizzato e non sublimato nelle forme culturali. Ravvisava nelle tensioni muscolari un orgasmo inespresso, contenuto, vincolato più alla morale che alle reali esigenze della carne. Le tensioni croniche sono abitudini inveterate, il sintomo del disagio di una civiltà che ha censurato la natura umana nelle pulsioni e genuinamente predisposta al piacere. Come Marcuse, Reich rifiuta l’impianto teoretico freudiano di un impulso originario distruttivo; la nevrosi dipende piuttosto dal decentramento politico del corpo e del suo condizionamento sociale. Il discorso di Freud sul disagio è alterato da un concetto destoricizzato della civiltà, il sacrificio della pulsione non è necessario all’ordine che una comunità si dà, ma funzionale a un genere particolare di società, che per Reich è quello borghese capitalistico. E’ discutibile anche il principio di realtà (tanto caro a Freud) e parimenti indefinibile come quello di normalità; è in questo che la psicoanalisi dimostra una matrice metafisica o ideologica, utilizzando categorie ontologiche (o meglio mitologiche) e non antropologiche. Il concetto di sublimazione, in quanto risolutivo del conflitto libido/civiltà, è una mistificazione per una fascia sociale disorientata in quel che conta e che tuttavia cerca un equilibrio nei meccanismi del consumo e del capitale, rinvenendo non più nella dialettica con l’altro (e con l’Altro) la propria identità. La teoria dell’origine sessuale delle nevrosi porta nella pratica terapeutica alla sostituzione della rimozione inconscia delle pulsioni con la rinuncia consapevole alle pulsioni stesse. Per Reich si tratta non più di uno spostamento culturale sul piano scientifico di idee politicamente conservatrici. Il disagio attuale individuale e sociale dipende invece dal mancato appagamento sessuale, dall'”imptenza orgastica” responsabile nel singolo del disturbo nevrotico e delle degenerazioni etiche e sociali della comunità. L’energia sessuale non liberata provoca un ingorgo nell’organismo, una stasi sessuale che alimenta il sintomo e la malattia. La repressione sociale della sessualità, la miseria sessuale delle masse vincolata a una monogamia innaturale non è che il riflesso della reale miseria sociale e culturale nella quale il popolo si trova a vivere. Il discorso-potere sul sesso, la famiglia, l’ordine economico della società, le istituzioni sono la mano del potere capitalistico che, attraverso le forme della deviazione nevrotica, impongono il dominio materiale e economico dell’ideologia borghese. L’introiezione in massa della prassi sessuofobica come luogo morale, produce individui socialmente pericolosi, stimola gli istinti peggiori, favorisce l’edonismo e l’egoismo, fomenta le degenerazioni antropologiche, mutila il carattere politico, solletica il populismo, annulla le resistenze al potere vincolando gli oppressi all’oppressore. La repressione matura nella depressione, qualche volta nella perversione e diventando la regola della comunità ne altera l’etica, i costumi, le leggi. La famiglia patriarcale in particolare il più delle volte mostra il carattere repressivo, il baluardo del capitale all’interno della classe oppressa, impedendo già dalle mura domestiche ai giovani di sviluppare un’energia realmente rivoluzionaria.

Marcuse è andato anche oltre. L’azione del capitalista consiste nel produrre l’autonomia dell’ideologia borghese, come qualcosa di separato dai piaceri materiali e svincolato dalla realtà esistente. La felicità collocata al di là della vita quotidiana e finalizzata a liberare dalla realtà sensibile e dalla sessualità, diventa un meccanismo per disciplinare le masse insoddisfatte, potenzialmente eversive. Il disagio individuale e sociale è la conseguenza all’ordine contraddittorio della società. La mancanza di felicità, la malinconia o la depressione come carattere precipuo del popolo è banalmente il risultato di un’organizzazione sociale irrazionale. L’analisi di Marcuse non si ferma a questo: sottolinea l’incompatibilità della felicità con il lavoro, come testimonia l’esistenza miserabile a cui è ridotto il proletariato (nelle nuove denominazioni). Il piacere individuale, inconcepibile in un mondo rurale che l’aveva socializzato, non è in grado di tradursi in un progetto di reale trasformazione sociale; è necessaria una prassi per fare dei bisogni primari una profonda rivoluzione del reale in quel che c’è di razionale. Al progresso tecnologico e all’evoluzione economica (lo vediamo ogni giorno) non corrisponde necessariamente l’emancipazione umana, come pure al socialismo non è seguita la dissoluzione del capitalismo. La violenza, a cominciare da quella sessuale, è il punto più alto di un ordinamento sociale che reprime non la sessualità e il piacere, ma la loro diffusione all’interno di una strategia storica e dialettica. Ma questa davvero è un’altra vicenda, politica prima ancora che psichiatrica e penale.

Da Gli italiani…

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Autore: Giancarlo Buonofiglio

Manipolatore di paradossi sito web http://giancarlobuonofiglio.weebly.com/

19 pensieri riguardo “Reich, l’orgasmo, la violenza sessuale”

  1. Il passaggio su “L’introiezione in massa della prassi sessuofobica come luogo morale” e tutto ciò che ne consegue straccia il velo del tempio del Capitalismo (ormai selvaggio, come quello che stiamo vivendo) e della società, borghese o altro che sia, a mio parere. Laddove ci siano dei totalitarismi – anche non dichiarati – laddove vi sia un’esigua minoranza che riesce ad avere il controllo delle risorse altrimenti da distribuire per il benessere della collettività, il luogo morale di ognuno rischia di essere stuprato ripetutamente come accaduto a queste donne. L’inasprimento delle pene può servire come deterrente, anche se a poco vale in un Paese in cui il principio della certezza della pena rientra ormai nella miologie e leggende come l’Iliade e l’Odissea. Come mio solito modo di pensare, però è dal basso che deve diffondersi l’idea che un atto del genere è gravissimo almeno quanto un omicidio.

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    1. guardo a questi fenomeni come a quelli della fisica, perché le leggi fisiche sono più antiche di quelle culturali. Uno stato può darsi delle regole, ma sono appunto regole e non principi della materia. Siamo anche al di là della storia e della dialettica, si tratta di qualcosa di più selvaggio e non mi pare che il nostro ordinamento sappia come intervenire. Se comprimi un corpo, la reazione è sempre la stessa e lo stesso è per un corpo sociale

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      1. Ottimo punto di vista. Hai fatto bene a farmelo notare perché viene fuori prepotentemente dalle tue righe, se disboschi da Freud, Reich, Marchse (citazioni eccellenti ma ai non addetti come me creano un po’ di effetto “felci in foresta tropicale”).
        Sposo l’approccio ma ha un limite: è lontano da chi è deputato a trovare delle soluzioni o un avvicinamento a una soluzione progressiva. Arrivano puntualmente in ritardo ed agiscono ex-post. Non vanno alle fonti e cercano di sbarcare il lunario per il tempo necessario a restare sul trono (per costoro l’unico trono per me è quello in porcellana sanitaria nelle loro ricche case)

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      2. ahaha i funzionari statali siedono sulla porcellana, è vero, non sulle poltrone. Capisco bene Claudio, le regole sono necessarie; il problema è che quando si tratta di pulsione la legge può far poco e si limita infatti a sanzionare. Il modello del mio Stato è quello di Russell; ma solo perché profondamente laico e aderente alla vita per quello che è e non per come vorremmo che fosse. Quello è lo Stato idealista, quello che comprime il corpo stimolando l’aumento della pressione nel corpo stesso. Fisica appunto e non ideologia

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      3. Siamo animali sociali, diceva un quasi omonimo del tuo ispiratore (guarda tu le coincidenze). Ma abbiamo deciso – più o meno consapevolmente – di allontanarci dalla nostra anima animale, forse perché siamo così più liberi di distruggerla, stuprarla, usarla a nostro abuso e consum(ism)o. Ma la Natura ce la portiamo dentro, cosa che ho sperimentato nel mio viaggio in Botswana: il problema è che quando lo capiamo, comprendiamo che siamo piccoli piccoli, pulci su una groppa di un cane randagio.

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      4. proprio quello, conoscere questa parte e non esorcizzarla. Due conti dobbiamo pure farceli. Quando c’è un accumulo d’energia da qualche parte deve defluire. Il problema è che quando si tratta del corpo sociale quella cosa fa paura ai signori assettati sulla Richard Ginori. E insomma, cca nissun è fiss, ma fa comodo pensarlo somministrando dosi massicce di benzocalciofigadiazepine al popolo gretto e ignorante (come ignobilmente pensano che sia)

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      5. E fanno di tutto perché ci rimanga. E diciamolo pure: sono bravi in questo, sempre più sottilmente subdoli. Pare si adattino, proprio come gli animali in Natura. Fosse una maledizione di Madre Natura?!? 😉

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      6. Qualche anno fa c’era la pubblicità del WcNet (o qualcosa del genere); la nuora diceva alla suocera: sai mamma ho un amico. E la vetusta preoccupata: e Carlo?. Ecco, dalla nostra vita è stato cancellato il terzo incomodo (che è quello che muove la coscienza e nello specifico delle due donne l’elemento che mantiene serena la casa). Risultato: la gente si odia (e si stupra quando può) e nelle famiglie aleggia uno spirito sanguinario. Onore insomma al terzo escluso, quello che non ha volto né nome, ma che sessualmente parlando teneva pulita la casa più del WcNet

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      1. Giocar male non avrebbe senso. È un po’ come con i FONZIES, che se non ti lecchi le dita godi solo a metà. Le parole si assaggiano e, quando scritte con maestria, hanno un sapore piacevole. Le tue sono speziate. Sempre una gran lettura! Ciao, a presto 👋🏻

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