FACEBOOK censura le idee e spilla soldi con la pubblicità

“Io rivendico la mia libertà di scelta, oltre che di espressione. Io rivendico come utente della Rete la libertà che Internet ha nel suo DNA.” RedBavon

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L’articolo censurato (foto di RedBavon)

Di Giancarlo Buonofiglio

FACEBOOK, la cloaca del pensiero che latita, dell’insulto con rutto libero, della morale delle mutande madide di polluzioni, il coacervo del razzismo e del fascismo de noartri, il social che oscura i seni ma non rimuove post omofobi e minacce di morte l’ha fatto ancora. Questa volta ha censurato l’articolo scritto con RedBavon e Cuoreruotante sulla Commedia Sexy perché “contiene evidenti contenuti pornografici”. Avevo pubblicato il documento su Morelli e anche quello è stato cancellato per le medesime inemendabili ragioni. Ora tutto si può imputare allo psichiatra, ma non che abbia la faccia da culo. Quel social è un’accozzaglia di rigurgiti intestinali, tollerati fino a quando non esprimono un’idea; le fotografie sono la sottana dietro alla quale si nasconde una censura che non ha il coraggio per dichiararsi tale. Perché di quello si tratta. E per quanto riguarda il nudo: non ho mai capito il criterio col quale la comunità dei neuroassenti discrimini le immagini. L’esposizione della carne non manca, pur ritagliata in alcune parti. Il seno è tollerato, il capezzolo no. Il fondoschiena si può esporre; a quanto pare non ha una definizione oscena e non disturba il comune sentire. E’ interessante questa attenzione al ritaglio da macelleria; per metonimia la parte prende a significare il tutto e il corpo sezionato si presenta come il simulacro di significati che non ha. A vederla così sembra che l’interesse pornografico vesta il corpo piuttosto che spogliarlo con un abito di contenuti che ha la consistenza e la realtà dei fantasmi che affollano una mente malata.

Non c’è che un modo per ricostruire un minimo di diritto e se non li tocchi nel portafoglio questi non capiscono: EVITARE DI PAGARE LE INSERZIONI A FACEBOOK. (Che oltrettutto servono quanto una scatola di preservativi in un ospizio di centenari*.) L’azienda americana non è un social, ma un contenitore di avventori a cui il ZuckerMastrota della comunicazione propone tra i ciaone e le foto dell’amatriciana pentole e coperchi. Se gli articoli vengono generosamente ricondivisi, Facebook al di là dei contenuti li cancella perché a quel punto bisogna pagare (ti condividono? Dacce e sordi, che si capisce meglio); se i post (li chiama così con un neologismo di dubbio gusto) sono al di là della media intellettuale bovina blocca l’account. Di calcio puoi parlare, un’idea non la devi proporre (altrimenti è appunto pòrne.) Non ho mai postato un nudo e mi contestano infatti la pornografia. Questa volta è toccata a me, ma è una cosa che riguarda tutti; e se oggi censurano il mio pensiero domani toccherà al vostro.

[*A breve il mio articolo sull’inutilità delle inserzioni a pagamento su Facebook]

Seguono i commenti di Redbavon e Cuoreruotante.

Santissimo Zuckerberg! Scusa la volgarità!

“Scusa la volgarità? E perché? “
“Quello ogni cosa è peccato! È capace, vede il punto esclamativo … cos’è ‘sta cosa; l’uomo con il puntino sotto, è peccato, noi ci mettiamo con le spalle al sicuro. Scusa le volgarità…”
(cit. dalla lettera a Savonarola di Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”)

di RedBavon

La censura di Facebook si è abbattuta sulla bacheca di Giancarlo e ha eliminato il post che indirizzava all’insano contenuto pubblicato in terra di WordPress, frutto della spremitura di tastiere di Cuoreruotante, Giancarlo e me. Motivazione: “contenuto pornografico”.

La motivazione fa ridere per almeno tre ragioni:

  1. Non è un articolo ma un link al post su WordPress e le righe di presentazione scritte da Giancarlo sono tutto fuorché “pornografiche”. Abbiamo le prove: l’immagine del post di Giancarlo è sopravvissuta nella mia bacheca. (NdA: Giancà due sono le cose: hai una “reputation” sotto lo sporco delle suole delle scarpe oppure, come direbbe il Marchese del Grillo, io non sono “un cazzo”.).
  2. La commedia sexy all’italiana è classificata come sotto-genere della commedia all’italiana e non nel genere “hardcore” o “XXX. Solo per adulti”.
  3. Non è necessario nemmeno scomodare il gotha della critica cinematografica, ma è sufficiente avere visto qualche film per capire che qualche tetta e culo al vento non fanno “pornografia”: basta fare una passeggiata sulla battigia d’estate, assistere in TV a un qualsiasi show di varietà o passare davanti a un cartellone pubblicitario.

Dall’autorevole Treccani la definizione di “pornografia”: trattazione o rappresentazione (attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli, video ecc.) di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore.

Se ne desume che lo scultorio posteriore della Cassini o il giunonico seno della Fenech siano ritenuti dai moderatori di Facebook come “osceni” e che lo scopo del nostro articolo fosse di “stimolare eroticamente il lettore.”.

Chiunque abbia letto anche solo le righe di Cuoreruotante, che apre il trittico di contributi, può comprendere che il moderatore, fan di Tomas de Torquemada, è fuori come una fioriera sul balcone  del decimo piano oppure ha molti più problemi di noi tre con la lingua di Dante.

Gli altri due contributi sono scritti da due autori maschi e, dato il tema, il moderatore potrebbe attendersi, come minimo sindacale, almeno della “pruderie”: a parte un lessico più libertino e qualche fotogramma che esalta le decantate doti delle attrici, si tratta di un tributo a un genere che ha fatto storia nel nostro cinema e, stilisticamente, è un divertissement (il mio) e un piccolo saggio (quello di Giancarlo).

Con i suoi due miliardi di utenti (fonte Ansa.it 28 giugno 2017), è chiaro che Facebook  è di fronte a una sfida senza precedenti e, comunque, di portata titanica. La società di Mark Zuckerberg, quasi senza accorgersene e nonostante una folta schiera di detrattori e concorrenti, è diventata tra i messa media l’organizzazione più grande e a più ampia diffusione nel mondo.

Due miliardi di individui compresi nell’ampio spettro di varia umanità anche avariata con le loro capacità di intrattenere, informare, emozionare, meravigliare, rattristare, disgustare, annoiare, terrorizzare.

Si stima che il Community Operations Team, la squadra di moderatori di Facebook, forte di 4.500 operatori, per lo più sotto pagati (leggi Underpaid and overburdened: the life of a Facebook moderator – The Guardian, 25 maggio 2017), deve prendere visione di oltre 100 milioni di contenuti ogni mese; ciò significa che ogni moderatore ha mediamente un carico giornaliero di 741 post e, calcolando 8 ore lavorative, ha meno di un minuto per singolo contenuto. In questo minuto scarso deve farsi un’idea e sentenziare sulla conformità ai “Community Standards”, ovvero le regole auto-definite dalla società.

Mark Zuckerberg ha dichiarato che intende rafforzare il Community Operations Team con altre 3.000 risorse; applicando lo stesso calcolo a un numero di contenuti costante (in realtà sono in aumento vista la tendenza alla crescita di nuovi iscritti), il moderatore avrebbe finalmente poco più di minuto per esaminare un singolo contenuto. A leggere certe esternazioni di politici italiani in un minuto io ho problemi a capirli nel loro italiano, che quando va bene è in “politichese”. Di sicuro non ho le caratteristiche adatte per candidarmi a uno dei tremila nuovi posti di lavoro per il Community Operations Team.

La prima reazione quando Giancarlo mi ha comunicato della censura del nostro post non è stata esattamente compita, mi sono lasciato andare a strali dall‘educato “bacchettoni” al – Parental advisory. Explicit Content – “cazzoni“. Interloquire con chi ha deciso di censurare è impossibile perché la piattaforma è “social” fino a un certo punto; diventa “asociale” se vuoi rivolgerti alla società che la amministra. Mi sovviene nuovamente la famosa frase del Marchese del Grillo: “Ah… mi dispiace. Ma io so’ io… e voi non siete un cazzo!“.

Facebook non ha politiche trasparenti, sopratutto nell’applicazione. La prova è nei numerosi e grossolani errori in sono incorsi.

Gli abbagli clamorosi nell’applicazione della censura per i soli contenuti “sessualmente espliciti” si sprecano.

Lo scorso marzo Facebook blocca una pubblicità. Se il moderatore avesse avuto un po‘ più di tempo si sarebbe accorto che la pubblicità era una collezione di opere d’arte e che l’immagine ritenuta offensiva fosse il dipinto “Women Lovers” di Charles Blackman. Giudicate voi l‘”oscenità”:

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Women Lovers

A settembre dell’anno scorso la toppa più clamorosa:

una delle foto più iconiche mai scattate, nota come “Napalm girl”, che valse il premio Pulitzer al fotografo, Nick Ut, cade sotto la sciagurata mannaia della censura Facebook. Kim Phuk, la bimba all’epoca ritratta nella foto, fece sapere che era rattristata da tale notizia. La foto viene ripristinata dopo la prevedibile e legittima gogna mediatica. Una figura barbina per Facebook tanto che Zuckerberg cita tale macroscopico errore nel suo discorso-manifesto “Building Global Community” pubblicato a febbraio, ne trae spunto per dedicare un capitolo intero e circa un migliaio di parole sul tema “Inclusive Community”.

Zuckerberg è ancora lì sul suo dorato piedistallo, il post citato nel momento in cui scrivo “piace” a 100.597 utenti, ha 14.940 condivisioni e conta 7.000 commenti.

Ho i miei dubbi che il moderatore che ha censurato “Napalm girl” lavori ancora per Facebook.

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Napalm girl

Secondo Zuckerberg, Facebook sarà un social network con sempre maggiore enfasi sui rapporti umani, promuovendone le interconnessioni. Tale dichiarazione è stridente, se non contraddittoria, con quanto invece succede ogni giorno sulla piattaforma: linguaggio violento, discriminatorio, cyber-bullismo, un campionario male assortito di crudeltà, frustrazione e miseria (dis)umana.

Al di là del linguaggio violento (il pistolotto sull’ “Online Disinhibition Effect” ve lo tiro un’altra volta), la vera questione è se gli utenti siano in sintonia con l’”ambiente” in cui interagiscono, se si sentano a proprio agio nel perimetro fissato dalle regole auto-definite dalla società, dichiarate in modo generico e applicate, come da esempi riportati decisamente più famosi del nostro, con una buona dose di arbitrarietà.

I sacrosanti e tanto cari principi di libertà di pensiero ed espressione su cui Internet è fondata vengono lanciati fuori dalla finestra quando non coincidono con gli interessi del “business”.

La censura è già un’espressione di controllo su una società che è reputata non in grado di auto-selezionare i contenuti adatti e pertanto ha bisogno di un organo di controllo super partes. E sappiamo quanto “super partes” sia vuoto di significato quando vi sono altissimi interessi economici e politici in gioco. Ogni riferimento all'”idolatria del denaro”(cit. Papa Francesco) del capitalismo selvaggio nonché alla censura fascista, nazista, comunista e di qualsiasi regime totalitario odierno è puramente voluto.

Nella fattispecie, i rischi di una censura applicata da un controllo privato ad opera di una società multinazionale sono già sotto gli occhi del cittadino, anche non utente social network: si pensi a quanto è stato riportato sull’influenza delle “fake news” durante la recente campagna elettorale statunitense e delle cosiddette “filter bubble”, cioè il tracciamento del comportamento online dell’utente con lo scopo di offrire contenuti coerenti con le sue preferenze.

Nessuno conosce gli algoritmi e le esatte politiche di Facebook (ma neanche di Google): non temo il rischio d’imbattermi in un contenuto non adatto se non addirittura “osceno”, perché così – fattane esperienza – la prossima volta saprò evitarlo. Ciò che temo è che non saprò mai ciò che è stato cancellato arbitrariamente da Facebook o da Google e considerato “non adatto” per me.

Io rivendico la mia libertà di scelta, oltre che di espressione. Io rivendico come utente della Rete la libertà che Internet ha nel suo DNA.

Se i moderatori di Facebook continuano in questa applicazione arbitraria di regole auto-definite dalla multinazionale di cui sono dipendenti, il rischio è che diventino dei moderni inquisitori.

È inutile negarlo: “Facebook is the king of the social media” (cit. Forbes, 23 marzo 2017). Facebook deve perciò ammettere che gioca un ruolo importantissimo per come decine di milioni di persone vedono il mondo intorno, per come comunicano. Pertanto, è responsabilità di Facebook attuare politiche sempre più trasparenti, con l’obiettivo di specificare il “perché” e il “come” prendono le decisioni se un contenuto è da cancellare e non deve essere visto da altre persone.

L’attuazione di linee guida dettagliate e trasparenti è anche un modo per l’utente per capire il proprio “perimetro” e dove ha sbagliato se il suo contenuto è stato eliminato. Nel nostro piccolo caso, l’evidenza è che la commedia sexy all’italiana e ciò che abbiamo scritto non è un contenuto né “sessualmente offensivo” né tantomeno “osceno”. Perché allora è stato eliminato?

È anche vero che se l’utente conoscesse nel dettaglio le “regole del gioco” potrebbe decidere di non essere più parte di quella “comunità” perché non le condivide e non si sente a proprio agio. Ciò chiaramente stride contro la carta-obiettivo che Zuckerberg ha estratto dal mazzo: “Conquista le due Americhe, Africa, Asia, Europa e un quinto continente a tua scelta”

Firmato:

Tre persone, tre personcine, noi siamo tre personcine per bene che non farebbero male nemmeno a una mosca…

Caro Facebook …

Di Cuoreruotante

Sono Cuoreruotante. L’articolo che avete ingiustamente censurato porta anche la mia firma. Mi metto per un attimo nei panni di una persona ignorante, leggasi “colei che ignora”, e, cerco, sforzandomi, anche da ignorante, di estrapolare qualcosa di pornografico nell’articolo che abbiamo scritto. Non ci riesco. Abbasso l’asticella delle mie pretese, ancora nulla di vagamente pornografico. Mi ricordo di essere ignorante, allora vado a cercare il significato della parola “pornografia”. Da Wikipedia: La pornografia (dal greco πόρνη, porne, “prostituta” e γραφή, graphè, “disegno” e “scritto, documento” e quindi letteralmente “scrivere riguardo” o “disegnare” prostitute) è la raffigurazione esplicita di soggetti erotici e sessuali in genere ritenuti osceni ed effettuata in diverse forme: letteraria, pittorica, cinematografica e fotografica. Bene, ho capito e rileggo. Niente, non abbiamo scritto di prostitute o prostituzione, di atti osceni o indecenti.
Abbiamo dato risalto, con parole semplici e forbite, ad un genere di film prettamente comico, ma ad alto contenuto culturale. Non ci sono termini volgari, immorali o, vagamente, riconducibili ad essi.
Esistono gruppi su Facebook che inneggiano realmente alla prostituzione, che offendono (eufemismo) donne, bambini e chi non la pensa come loro. Trovo ingiustificato il vostro comportamento con la censura dell’articolo e il blocco dell’account di Giancarlo Buonofiglio. Vi invito a spiegarmelo, vi ricordo che io sono ignorante. Grazie

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Autore: Giancarlo Buonofiglio

Manipolatore di paradossi sito web http://giancarlobuonofiglio.weebly.com/

123 pensieri riguardo “FACEBOOK censura le idee e spilla soldi con la pubblicità”

      1. devo dire che le mie esperienze su FB si limitano a due settimane un paio di anni fa… non so quale botta in testa mi abbia fatto pensare di iscrivermi…
        mi sono iscritta prima di Natale, il 2 gennaio mi ero cancellata… fortuna sono rinsavita in fretta 😂

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  1. Nulla da aggiungere (e vorrei vedere dopo la spataffiata di parole che ho partorito) se non che tutta la mia solidarietà a Giancarlo indipendentemente dal fatto che sono coinvolto. Ci provano sempre a imbavagliare la Rete ma a noi ci piace la libertà. Vedi tu che viziaccio abbiamo!

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  2. Standing ovation al post.E sempre più convinto ed orgoglioso di aver abbandonato a suo tempo quel pseudo social di cui, in tempi non sospetti avevo avvertito il non essere in sintonia con una società matura e democratica.Sono da sempre contro ogni censura, senza se e senza ma, convinto che, in un mondo sanno, a nessuno spetti il diritto di decidere cosa io possa o non possa vedere.Chiudo con un fanculo a nuvoloso ed a tutto ciò che rappresenta, a cominciare da un pruriginoso bigottismo intriso di falso moralismo che sta intossicando le menti di milioni di individui…poi però, per carità, se facevate un bel post sulle armi allora andava benissimo…

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      1. Si, diciamo che è sempre stato così ed è per questo che vivo da sempre nella mia personale bolla utopica.Per lo scrivere insieme lo farei volentieri anche se in questo momento non ho molto tempo e anche il mio blog lo sto un po’ trascurando.Insomma…mi perdoni se non prometto nulla?

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  3. Sono sempre più felice di essere stato bannato da facebook: da quando non sono più in quella cloaca massima, respiro molto meglio!
    Avete già detto tutto ciò che c’era da dire sull’istituzione, io però aggiungerei una parola sulle persone che vi bazzicano: perché il male inizia sempre da chi vuole combatterlo. Proprio perché è pieno di genitori indignati che quando ogni sera escono e lasciano il figlio davanti alla TV temono possa vedere cose inadatte, facebook e YouTube hanno adottato la tolleranza zero: chiunque può segnalare un video e alla cieca ha ragione. Nessuno controlla, nessuno indaga né chiede. YouTube cancella tutto e subito, facebook censura tutto e subito. Non c’è processo.
    Sarebbe bello avere un potere che dall’alto censura, perché vorrebbe dire che c’è una differenza fra “noi” e “lui”: purtroppo è dal basso, dal moralismo di facciata, dal finto bacchetonismo che nasce dal basso. Come cantava il mitico Frankie HI NRG dei tempi d’oro, “mani che fan cose che non si raccontano, altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano, mani che poi firma petizioni per lo sgombero, mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli, che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli”. Facebook dà solo voce a “quelli che benpensano”, quindi è il mostro peggiore che poteva nascere…

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      1. ahahah ti ringrazio per l’apprezzamento e la frase finale andrebbe stampata su magliette, poi le indossiamo, le fotografiamo e le postiamo su facebook 😀
        Fai ciò che vuoi con le mie parole: le ho donate al mondo 😛

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  4. L’ho ri-postato nella mia webbettola e con l’occasione ho scomodato William Wallace nella epica interpretazione di Mel Gibson in Braveheart. Suoniamo la carica e speriamo di non fare la fine della cavalleria inglese a Balaklava 😉

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    1. tutti uguali, con un lessico che fa disonore a un audioleso al grido di ciaone. Con la loro piccola morale dalle mutande sporche, inneggiando al razzismo, al fascismo, all’omofobia. Come si permette il filosofo ad uscire dalla caverna per rientrarci dicendo agli schiavi (che si credono liberi) che sono incatenati come un’attrice porno in un film bondage?

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      1. L’ho scritto di là da Red: facciabuco non è altro che lo specchio della morale distorta dell’essere umano moderno, pronto ad arrabbiarsi per le cimici ma non per i suoi simili, che bestemmia il ladro solo per invidia… pessimo :/

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      1. Darsi un tono così scrocco una cena in un posto chic. Conoscendo qua il tipo, mi porta in una bettolaccia dove “fanno una pasta, faCioli e cotiche che risveija i morti”. Sono una brunetta di classe ao’!

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  5. Come ho scritto a Cuore a me non vedranno mai! Anche perché essendo spudoratamente di Destra sarei censurata all’istante. In questo mondo di buonisti ipocriti omologati all’unico pensiero,rosso,se osi pensare con la tua testa e uscire dal gregge guai!

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  6. Nella mia bacheca il vostro post a sei mani c’è ancora. E a questo punto, da implacabile nemico di ogni forma di censura, non mi resta che condividere anche questo. E devo aggiungere che il commento di Lucius da solo è già un post capolavoro!

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    1. era stato pubblicato in più gruppi, da alcuni di quelli è scomparso. Fb monitora soprattutto dove c’è una segnalazione. In mattinata il social mi manda due righe: contenuto rimosso per pornografia e il suo account è bloccato. E poi mi mostra la foto di Morelli (altro post) chiedendomi: può confermare che in questa immagine non ci sia del nudo? Nudo no, qualcosa di osceno forse. (Inutile continuare, sembra l’asilo detta così.) Altro messaggio: utente bloccato fino a un tempo non precisato, rinvenuta pornografia nell’articolo su Morelli. Questo è, giusto per la cronaca. Ha fatto bene a precisare, Ivano, mi ha dato modo di spiegare

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  7. Credo che tu abbia già letto il mio pensiero da cuore e da red, quindi non mi ripeterò. Ti dico soltanto che anch’io ho provato qualcosa di analogo, quando hanno preteso da me la rassicurazione che i miei link non fossero spam, bensì poesia: come non fossero nemmeno capaci di leggere e distinguere la poesia dalla pubblicità. Infatti: preventivamente, per ben due volte mi hanno inflitto ben cinque giorni di bannatura, ovvero di impossibilità nel pubblicare o condividere nei gruppi di poesia. E, per dirla tutta: sono anche un po’fessi, dal momento che, chi non vuole pagarli per produrre la propria pubblicità, lo fa e benissimo. Spesso sono costretto a cancellare post e messaggi di chi, in modo strisciante e senza attirare la loro attenzione, si produce con larvata retorica, in offerte di marketing decisamente fastidiose. Ma, la cosa che più offende , è ricevere un link con fotografia di una macchina delle forze dell’ordine, dove un titolo recita:” marocchino stupra bimba di sette anni, il padre gli taglia le palle e gliele fa ingoiare”. A parte che, seguendo il link si arriva in una discarica di altri titoli falsi per notizie fantasma; dunque segnalandolo, dovrebbero porsi il problema di come viaggi certa pornografica informazione falsa sulle loro pagine. Invece, nulla di tutto questo avviene. In definitiva: lavori inteligenti come il vostro li oscurano, mentre permettono a questi individui loschi di perseguitare con condivisioni e link a dir poco osceni e devianti…

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    1. Non è mica la prima volta, ogni volta che pubblico o pubblichiamo qualcosa che va al di là della minima comprensione animale dei frequentatori del social il risultato è quello. Vanno dalla maestra a dire che rubiamo le mele, e siccome la maestra è brutta e cattiva boccia senza controllare. Preferisce una classe di ebeti che scrivono ciaone a cinquantanni e assorbono la pubblicità, i disturbatori dell’ordine vanno messi in castigo fuori dalla classe

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  8. Intorno al 2009, alcuni amici volevano che mi iscrivessi su Fb: “è divertente”, “certe cose che si fanno (eventi) le scopri solo lì perché ci sono tutti e postano solo lì” etc.
    Ho evitato, ai tempi potevo collegarmi circa un’ora al giorno da un internet point comunale e gratuito: avevo da leggere i forum sui giochi di ruolo – e i blog – non potevo stare dietro a ogni sciocchezza di stato. E poi, visto che veniva idolatrato come “ti trova gli amici persi di vista meglio del Mossad coi nazisti”, l’idea di ritrovarmi a riallacciare i rapporti con qualche compagno di scuola odiato e perso tra le pieghe del tempo… beh, mi faceva schifo come prospettiva!

    Con gli anni vedo un aumento costante di qualità che non mi piacciono, su quel social, e mi chiedo se il suo sistema economico di visibilità in cambio di privacy, che un tempo poteva dare qualche guadagno di “reputazione” su cui provare a costruire un lavoro, sia ancora vagamente efficace, visto che vuole soldini anche per condividere certi contenuti…
    Che poi, quella piattaforma è nata anche per condividere facilmente, se ora non fa nemmeno quello come si deve…

    E poi, la caccia alle streghe della Borghesotta Inquisizione. Beh, quella l’hanno sempre fatta, ci sono troppi utenti da far controllare a poche persone. È solo peggiorata.

    Credo che la mia scelta di non farmi l’account mi abbia ripagato non in denaro, ma in serenità: ci sono già abbastanza chiodi sulla mia bara, mi manca solo quello dei falsi amici su Fb 😛

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    1. hai detto tutto, posso solo aggiungere che il posto è quello che è, ma chi lo frequenta ci mette del suo per imbruttirlo. E a occhio e croce (non pensavo mai di poterlo dire al blasonato della Transilvania e allora approfitto) un paletto di frassino nel cuore te lo pianterebbero. Là sopra sembra tutto legittimo; caccia alle strega e ai vampiri compresi

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      1. a parte il razzismo (è inutile segnalare i commenti come negradimerda perché rispondono che rispettano le regole della comunità), le minacce di morte e istigazione al suicidio non si contano. E anche quelle rispettano le norme della comunità. Ecco, che razza di comunità è?

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  9. Quante belle sberlone che hai saputo tirare motivando il tutto molto bene!!!! Come sono contenta di non aver mai voluto avere un profilo Facebook. P.s. i riferimenti a Non ci resta che piangere : molto apprezzati! E in perfetta sintonia con le sberlone.

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  10. Evviva la libertà dei blog. A me FB aveva cancellato la famosa foto di Kim Phuk, la bimba vietmanita che corre nuda per la pelle bruciata ritenendola pedopornografica! Per la precisione, questa foto non appare neppure su wikipedia che, almeno nell’edizione italiana, è un’accozzaglia di banalità e di falsità.

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    1. la lista è infinita ahah figurati, da Courbet a Michelangelo. I simboli fascisti e nazisti, il nero con la didascalia bruciamolo vivo, quelli rispettano le regole della comunità (come rispondono con severità notarile alle segnalazioni). Rimane a questo punto da chiedersi: ma che razza di comunità è questa? Di Wikipedia non sapevo, andiamo davvero al ribasso

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  11. Come mai non mi stupisco di questi episodi?
    In compenso fb consente mi giungano richieste di amicizia piuttosto ambigue.
    Personalmente sono iscritto ad alcuni social, ma li utilizzo pochissimo; l’unica utilità di fb sta nel consentire di formare gruppi di discussione più o meno chiusi o privati. In ogni caso limito al minimo la mia frequentazione: se posso preferisco usare app di messaggistica tipo telegram o viber piuttosto che whatsapp (acquistata da zuckerberg).
    Sto sui social per dare risonanza ai post che pubblico su wp, su blog che inizialmente era nato come strumento di comunicazione prevalentemente professionale.

    Ciao ragazzi … buon proseguimento 🙂

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  12. Sono iscritta a diversi social ma FB, no.
    In verità m’iscrissi nel 2009 e mi cancellai nel 2012.
    Era un bellissimo mondo. Sceglievo poeti scrittori sconosciuti ma anche persone qui piaceva la pittura, la scultura, la musica.
    È stata una bella esperienza.
    Dopo di che sono iniziate le condivisioni in massa di spazzatura; iniziavano ad usare linguaggi violenti.
    Fine, me ne sono andata. Dispiaciuta ma anche molto sollevata.
    Non devo star lì a rompermi l’anima su un social. Già la vita è quella che è…pure su un social mi devo adirare?
    Non credo proprio…

    Cerco e ricerco di stare serena nel quotidiano ma che io vada ad intrufolarmi in un vespaio proprio no.

    Mi spiace naturalmente per quel che ti è vi succede su FB …ma ne vale la pena restare?

    Buon fine settimana

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  13. trattazione o rappresentazione (attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli, video ecc.) di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore.
    Io non mi sono eccitata neanche un po’ (e non per colpa della menopausa, che col piffero che porta la pace dei sensi).

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      1. ma volesse il cielo, con tutte le libertà che l’età ti consente. Perdona il trivio, ma quello è: fare le puzze (all’anziano si perdonano), l’enuresi liberamente espressa, i parenti dei quali non ricordiamo mome e volto, e il piacere sessuale che sublima nella pasta e fagioli…

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      2. No adesso bisogna che ti spieghi. Dunque c’è un tale che gira per blog; in realtà ne avrebbe anche uno suo ma quanto a traffico il Sahara in confronto pare il centro di Manhattan, sicché per fare due chiacchiere gli tocca andare in quelli degli altri. Ora, questo tizio mi odia a morte perché sono pro Israele ed è convinto che io lo detesti perché lui invece vorrebbe vederlo sprofondare nell’ultimo girone dell’inferno, e invece no: semplicemente non lo sopporto perché è un cretino integrale. Vabbè. Ad un certo momento questo tizio ha preso a riferirsi a me unicamente come all’attempato troione, al che io naturalmente mi sono precipitata a vantarmene su tutte le piazze perché, dico, se a sessant’anni suonati (molto suonati) posso ancora permettermi di essere un troione, ma ve lo immaginate che razza di gnocca che devo essere? Lui poverino ci è rimasto malissimo, e visto che non è riuscito a farmi piangere con troione ha provato a rilanciare con puttanone, baldraccone… Poi capita che se ne esce a dire “ma lei non si deve sentire offesa, Madame Barbarà”, cioè, capisci, questo qua è convinto che io passi le notti a piangere e disperarmi e strapparmi tutti i miei quattordici capelli e mezzo. Comunque, tornando a bomba, tu capisci che con una fama del genere io devo mantenermi all’altezza del mio nome. E meno male che gli ormoni, come dicevasi sopra, si mantengono vispi.

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      3. ahahahahah ok allora vada per il mignottone. E grazie al tuo spasimante col mestruo (lui ce l’ha e si sente) per averci deliziato con un repertorio di parolacce che non sentivo dai tempi del liceo. Pensa davvero che ti strappi i quattordici capelli e mezzo? Se è così lo accogliamo con un sonoro pernacchione

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  14. E’ la solita vecchia storia del coltello, che si può usare per tagliare una rorta o per assassinare il vicino.
    Io ho letto l’articolo, e non mi sono affatto scandalizzata, anzi, mi ha fatto divertire, ho imparato qualcosa, ho trovato conferme a miei pensieri. E ne ringrazio gli autori.

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  15. tutto quello che hai scritto è da condividere al mille per cento – si può dire così? 😀 – Infatti evito con cura FB e non me ne frega una minchia se potrebbe darmi delle buone opportunità. Io voglio ragionare con la mia testa e non accodarmi al gregge belante che bazzica FB – non avertene a male ma non sopporto che qualcuno controlli quello che scrivo e quello che faccio. Se infrango la legge ne pago di persona.
    Comunque i tuoi conti sono giusti ma i controlli “puntuali” da parte degli umani sono impossibili senza l’aiuto della AI – ovvero intelligenza artificiale che sarà bella ma è anche scema. In effetti è un modo subdolo per tenere sotto una campana di vetro la gente che beandosi tra MI PIACE e condivido non capisce nemmeno quello che legge.

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