L’ETEROGENESI DEI FINI

L’eterogenesi dei fini è un incidente all’interno di una serie ordinata di eventi. Ad esempio l’ape impollina il fiore, arriva una sferzata di vento e trascina via i gametofiti, oppure passa una mucca e ci lascia sopra le deiezioni. Quello che doveva essere il ciclo riproduttivo dell’angiosperma viene bruscamente interrotto da un fenomeno imprevisto e casuale.Un altro esempio è l’effetto farfalla: uno starnuto in Indonesia provoca la chiusura di un bar a Casalpusterlengo. Sembra strano ma accade. O ancora: mentre sbianchetti le pagine dei documenti secretati del comitato scientifico finisce l’inchiostro, o anche dimentichi di cancellare le informazioni criptate del file pdf che passi ai giornali. Puoi avere il controllo dei funzionari ma può sempre spuntare fuori un hacker o un giudice onesto (non in italia) che ti fa un culo così. La casualità predispone alla diversità ed è una caratterista inalienabile della vita biologica e culturale. Questo per dire che la vita fa sempre e comunque il suo corso. L’ape sa cosa deve fare e assolve ai suoi compiti ma non può controllare il clima o l’intestino del bovino.C’è una cosa che non capisce un dittatore improvvisato: non è un dio anche se pensa di esserlo. L’ordine che può dare a una società è fragile rispetto a quello naturale perché è artificioso. Deve rendere tutti uguali e vigilirare su ogni cosa per scongiurare l’imprevisto. Il potere è sempre paranoico e chi lo esercita anche. L’eterogenesi dei fini insegna che per quanto tu voglia mettere la museruola a una comunità di mosche per renderle identiche come in un solo corpo, ci sarà sempre quella bianca che non riuscirai a dominare. La metafora ci sta tutta. È vero che le mosche mangiano la merda e si adattano agli ambienti ostili, però sono tra gli insetti che più rompono i coglioni.Ecco e per l’appunto la rottura di coglioni fa parte dell’eterogenesi dei fini.Devi metterla in conto. Anzi in Conte, che è pure meglio

Nun ve reggae più

Fontana Gallera

Boldrini che sclera

Conte Giggino

E Casalino

Grillo e Di Maio

Renzi che guaio

Il colpo di stato

Taverna Rosato

Salvini il vaccino

Speranza Caino

Lopalco Burioni

Berlusca Meloni

Il papa affiliato

L’illuminato

Giornali schierati

Son tutti pagati

Boccia il Pd

E DiMartedì

De Luca in Campania

Nello a Catania

Sergio l’assente

La piazza la gente

La Capua e Colao

Il focolaio

La scuola che fa?

Ci imbavaglierà

L’amico il congiunto

L’infetto defunto

Nonviconsento

L’assembramento

La Clorochina

La mascherina

Distanze a gogò

Arriva il kapò

Il Pil la censura

La dittatura

E poi c’è il tampone

Governo massone

La nuova realtà

Eccola qua.

Sono noiose

Le vostre nevrosi:

Lo dico adirato

Ci avete cacato

Intendo il palazzo

E parlo del cazzo

IL GOVERNO DEI MARZIANI

Per me sotto la finta pelle umana questi hanno le squame verdi e le antenne. Siamo stati invasi dai marziani oppure i rettiliani esistono per davvero e si sono impossessati dei loro corpi polimaterici. Solo a esseri arrivati da un altro mondo può venire in mente di:

– censurare Via col vento per razzismo

– togliere dal mercato i dolci moretti per istigazione razziale. Io avrei arrestato il produttore per il retrogusto allo sterco di cammello avariato, non certo per allusione all’uomo di colore

– Calimero è stato nuovamente bandito, sempre perché è piccolo e nero. Doppia beffa per il pulcino degli animati. Ma temo sia solo l’inizio e tante altre ne vedremo. Scalparotto infatti sta preparando la legge (oramai approvata) che fa un crimine dell’omofobia. E andrebbe pure bene ma dovranno mettere in galera preti, suore e catechisti. Registi, attori e letterati che hanno scritto pagine goliardiche sul pederasta grottesco. Il Satyricon di Petronio o quello di Fellini li metteranno al bando e sopravviverà solo la versione sicula/androgina di Ciccio e Franco? A scuola non si studierà più Marziale e sarà proibita la lettura del canto XV dell’Inferno sui sodomiti? A Pompei daranno una tinta di vernice sopra agli affreschi che stigmatizzano i rapporti omoerotici con virile sarcasmo?

Ho una notizia per Scalparotto (l’alieno che è giunto a noi da un altro sistema solare, il piddì): buona parte della nostra storia letteraria, artistica, musicale e anche scientifica ha un carattere omofobo e misogino. Che facciamo, con un colpo di spugna o di stato appunto, decapitiamo i simboli indigesti al nuovo ordine rettiliano? Ci sono cose spregevoli e una di queste è l’omofobia. Ma io non lo voglio un mondo che per legge mi proibisce di pensare male, in maniera deviata se mi pare. È un problema culturale e il nomos non sempre è legittimato a prevaricare sulla natura, in nessun modo sui bisogni individuali. In uno stato di diritto vanno tutelate anche le teste di rapa, non piegate con la forza al ministero extraterrestre della verità. I diritti sono un’altra cosa. Sulle scelte etiche o personali si fa un’opera culturale di seduzione; le idee si formano con l’educazione, non si impongono per legge. Quello è il nazimaoismo, l’ordine statuale degli ominidi con la pelle verde e le antenne in testa. Pensavo fosse uno scherzo ma poi ho sentito nuovamente parlare di genitore uno e genitore due. In piena crisi democratica e economica la rettiliana dei diritti civili alla fine ha sibilato: nella task force non ci sono quote rosa, ha sssbottato la Boltrina. Giusto quello è il vulnus nel pieno di una dittatura megagalattica. Il politicamente corretto diventa follia in mano ai marziani, che tali sono perché nulla condividono con le altre “forme di vita”. Lo diceva Wittgenstein, grande filosofo e grande omosessuale (si può ancora dire?)

Temo che non sia finita qua, la neurodistopia mischiata all’idiozia pedoscientista non ha limiti. L’amaro Negroni non lo troveremo più al bar, Cicciobello nero sarà ricordato come il Mein Kampf e le polluzioni col genere porno black and white saranno fuorilegge. A scacchi non giocherà più prima il bianco e lo slogan del detersivo inviterà ad annerire i tessuti, non a sbiancarli. Non solo. I rettiliani come Scalparotto hanno dichiarato guerra al Dio cristiano che è amore. E ha il difetto di lasciare all’uomo la libertà, anche di odiarlo se vuole. L’imposizione per legge è dei rettili che strisciano sulla bava del potere, non degli uomini emancipati e con una coscienza, sani nei limiti della natura. In virtù di un astrale principio del bene inciso nelle sacre tavole della empioscienza, presto non potremo bere neanche l’Amaro del Frate perché richiama alla devozione religiosa. La bottiglia con il cilicio, che sarà una merda, ma è sempre meglio dell’intruglio che il vostro guro spirituale vuole iniettare nel sangue. Roba verde da ipertecnologia marziana che farà squamare anche la nostra pelle

Una dolce morte che traccia ridendo qualcosa di infinito

Gli innamorati si avvicinano con la parola e il discorso d’amore è concreto in quanto nella parola scorre il desiderio; c’è però un altro fenomeno sempre presente nella scena amorosa, la risata. Lacan ha affrontato marginalmente la questione (rileggendo Marx in relazione all’umorismo del capitalista, collocava il riso tra plusvalore e plusgodere, definendolo con il neologismo Marxlust. La risata come maschera o distrazione rimanda al significato del potere attraverso il meccanismo che preserva la vita privata a detrimento di quella pubblica; provoca un cortocircuito nel senso, un’assenza di significato inteso come rimando al reale) perché le sue intenzioni primarie sono dirette ad ordinare uno scenario che confermi la presenza come fondo sostanziale. Il riso non è il motto di spirito di Freud e non serve solo per una scarica pulsionale; nasce e si risolve piuttosto nella manque-à-être, rimane nelle fenditure del significato dando accesso non tanto all’Altro grande, ma risolvendo l’ordine nella mancanza. Che questa assenza nel discorso sia significativa si vede dal piacere che fluisce a soddisfare un bisogno primario. Il riso porta oltre il campo della relazione in quanto trabocca dal discorso e richiama all’assenza di un fondamento nella parola. Come una traccia che segna in profondità il linguaggio. Bataille ha inquadrato il problema sul piano antropologico.

Descrive la risata come una forma embrionale di sacrificio, qualcosa di sacro in cui le forze distruttrici della dépense sono in azione. Ridendo di qualcuno lo dissacriamo, lo strappiamo all’ordine abituale, lo svuotiamo di senso per consegnarlo al nulla. Lo prendiamo in giro, girandogli appunto intorno senza centrare la verità. La relazione amorosa non è un luogo nel quale trovare la verità, non si tratta di ordinare i termini nella presenza (o nell’identità), pur spostata nel simbolico o nell’immaginario ma nel vuoto dell’essere e nella privazione di un’identità. L’amore disturba, disorganizza, scioglie e non lega l’Io e l’altro col linguaggio dell’Altro, si presenta piuttosto nel sopraggiungere di un elemento perturbante e disorientante. La risata sacrifica l’altro, non lo conferma: “Il riso comune… è indubbiamente la forma insolente di un simile imbroglio; non è chi ride a essere colpito dal riso, ma uno dei suoi simili quantunque senza eccesso di crudeltà. Le forze che lavorano alla nostra distruzione trovano in noi complicità così felici – e talvolta così violente – che non ci è possibile allontanarci da esse semplicemente perché lì ci porta l’interesse… certamente questa parola, sacrificio, significa che alcuni uomini, per loro volontà, fanno entrare alcuni beni in una regione pericolosa, in cui infieriscono forze distruttrici. Così sacrifichiamo colui di cui ridiamo, abbandonandolo senz’angoscia alcuna a una decadenza che ci sembra lieve” (Bataille). Non sempre “dove si parla si gode” (Lacan, Sem..XX). Il piacere amplia e dilata la scena amorosa, la prolunga per conservarla nel tempo. Per Lacan il campo della parola è il campo possibile di ogni relazione, del simbolico, e dipende da ciò che accade nel linguaggio. Il campo del godimento è quello della pulsione, oltresimbolico, eterogeneo a quello della parola. La materia della pulsione non è quella della parola; è fatta di un composto simbolico, mentre la pulsione ha una natura erogena. Il problema della psicoanalisi consiste nel verificare in che modo la funzione simbolica della parola possa modificare l’economia della pulsione. Con una certa autocritica Lacan dice che là dove prima pensava si comunicasse e si muovesse il senso, in realtà si trova il godimento. Il rapporto con il linguaggio è invaso dal godimento: “quando si parla qualcosa gode”. Lacan imbastardisce il rapporto tra la parola e la pulsione come se la pulsione interferisse con la funzione della parola. Non solo si parla per essere ascoltati; la parola necessita di essere riconosciuta e a un tempo fa anche da veicolo per quello strano godimento che è il godimento della parola stessa, il piacere del parlare. E tuttavia la lingua langue, mentre costruisce un flusso di fonemi rimanda a un venir meno, si indebolisce nell’incedere delle parole; non è solo un pieno di voce ma è composta anche da silenzi, pause, modulazioni, assenze. Quando langue non si verifica una stasi nel desiderio che continua comunque a defluire. Tra gli innamorati in particolare, prima si distorce, poi si caratterizza di nonsense, i neologismi si contraggono in monosillabi incomprensibili, infine interviene la risata e in essa il sacrificio di un ordine nella lingua. Non è un fenomeno marginale, il riso che subentra alla lingua serve a riempire connotandolo di un senso il vuoto delle parole. E così quella che era la dépense, ciò che non serve a nulla si presenta come la “parte maledetta per eccellenza” (potlach), qualcosa di sostanziale che serve a dare continuità al discorso. Per quanto l’uomo neghi la natura, essa ricompare comunque in un gesto che non è solo negazione dialettica, perché nella risata i termini non sono superati come nell’Aufhebung hegeliana. Non si tratta di un superamento, ma di una trasformazione. La “parte maledetta” consegna l’altro ad una natura sconosciuta all’indagine concettuale, il piacere è subordinato e consegue. Il riso, se è di difficile integrazione nella teoria psicoanalitica (se non come motto di spirito), lo è ancora di più nell’indagine filosofica. Pone di fronte all’estrema corruzione del linguaggio e del pensiero, va al di là dell’inconscio, trascina nel luogo in cui si apre una ferita che non può rimarginarsi. Apre uno spazio sconosciuto in cui si respira qualcosa di nuovo, il desiderio non dell’Altro, ma di un oltre. La risata è il momento in cui la conoscenza si arresta di fronte all’esperienza di ciò che è essenziale e che Nietzsche ha raccontato come il grido angosciato di una soggettività felice. Bataille ha maturato la consapevolezza di un’incapacità nel dire l’impossibile, l’estremo, connotando positivamente lo svuotamento dell’Io. La “parte maledetta” rivela che nella natura c’è un eccesso di energia non canalizzabile. Sempre secondo Bataille l’uomo è dotato di un’energia eccedente; questa “parte maledetta” deve defluire attraverso la nutrizione, la riproduzione, la morte. La risata consente un primo e attuale sacrificio dell’eccedenza, non come appagamento della libido ma in quanto usura e estraneamento dall’Io, che è una radicale inesorabile erosione della vita. A un tempo si rivela però anche come una specie di riassorbimento, qualcosa che nasce da quanto c’è di indigesto nel linguaggio, rendendolo assimilabile. È una voce che parla dall’infinito prima che dall’inconscio. Più che Freud o Lacan è stato Nietzsche a dare una disincantata spiegazione della risata, in quanto terapia contro la veste restrittiva della moralità logica; una retrocessione innocua dalla ragione così come scorre nel discorso. L’amore – ed è questo il punto – irrompe come una dolce morte che traccia ridendo qualcosa di infinito.

Da Frammenti di un monologo amoroso. G. B.

“ASSEMBRAMENTO”

Un’altra parola è stata sdoganata: ASSEMBRAMENTO. Non si sentiva dall’epoca del Ventennio e ha sostituito termini come relazioni, affetti, famiglia (il blasonato al governo l’ha sovrapposta anche agli ambienti intimi e domestici). Con una connotazione assolutamente negativa rispetto alla socialità promossa e tutelata dalla Costituzione. Assembramenti sono anche le associazioni, le organizzazioni politiche e le libere espressioni di protesta, anch’esse censurate con l’alibi neanche troppo originale di un virus influenzale.

La stampa igienica e la Tv spazzatura la usano con metodo e anche voi con troppa disinvoltura. Attraverso le parole manipolano il vostro pensare, vi fanno assorbire contenuti che non hanno, veicolando una forma di società autoritaria e priva dei caratteri della solidarietà.

A parte la matrice fascista (o nazimaoista) non sottovalutate il lato semantico. Due o più persone non sono un assembramento, mi sembra una sintesi impropria e riduttiva di una realtà più articolata. L’amicizia, il dialogo, la socialità sono un fatto affettivo. Le aggregazioni politiche il bisogno a riunirsi per dare luogo a un corpo sociale. Le orge, pure loro, non le puoi chiamare assembramenti. Hanno qualcosa di poetico, dipende ovviamente da chi hai dietro. La messa e la scuola anche. Non ho mai sentito dire a nessuno: questa sera vieni a casa mia, facciamo un assembramento. La gente normale cena, si incontra, parla. Ci vuole una mente malata per concepire un gruppo di persone come un assembramento.

Fa tanto mandria o gregge, corpo nelle sole funzioni biologiche. Neanche Marx era arrivato a tanto, da quel che so non ha scritto: proletari di tutto il mondo assembratevi. Eppure questa è la neolingua di un dittatoruncolo spuntato chissà come dall’Istituto Luce. Con mille difetti e un solo pregio, quello di non averne nessuno.

Un giorno si dirà del blasonato: quando c’era lui gli assembramenti arrivavano in orario. Anzi no, credere obbedire distanziare. O meglio: È l’aratro che traccia il solco ma è Casalino che lo difende. Ma forse sui libri di storia verrà ricordato con una sola frase lapidaria: visse un giorno da leone e cento li passò a pecora. Perché può anche capitare che quando vai per fottere vieni fottuto

IMPACCHETTAMENTO DEL CORPO DI CRISTO

Gli scienziati hanno risolto il problema dell’eucaristia. L’impacchettamento del corpo di Cristo. “Per consentire ai cattolici italiani di tornare a farla, ma evitando contaminazioni, si sta pensando a una comunione fai da te con ostie take away precedentemente consacrate dal sacerdote, che verrebbero chiuse singolarmente in sacchetti di plastica poggiati in chiesa su dei ripiani”.

E no, non è una bufala. Burioni qualche tempo fa ha bacchettato il Papa: “Dio vuole che si preghi a casa”. E così ha risolto l’antinomia tra scienza e fede. Il laureato in biologia presto potrà dire messa.
La messa è comunione, unione, vita spirituale. Ed è questo che i tecnocrati in delirio divino non possono accettare, perché nel nuovo ordine c’è posto solo per il corpo biologico, asettico, nelle funzioni vitali da purificare con un farmaco. Di un materialismo etico che uniforma i cittadini e li priva dei beni superflui eppure necessari. Dio compreso, sostituito dal verbo della scienza. Anche il parlamento e la democrazia sono un bene superfluo. E infatti li stanno sostituendo con un comitato tecnico-scientifico permanente. Ad ogni forma spirituale, culturale, politica deve essere sovrapposta la mistica dei nuovi sacerdoti in camice bianco.

Josef Mengele, il medico criminale nazista, aveva un progetto simile. Igienizzare il mondo.

Messa, sindacati, organizzazioni politiche o ludiche, familiari o affettive sono unione, solidarietà, corpo sociale, amore per l’altro. L’hanno detto più volte: dobbiamo abituarci a una nuova normalità. Ossia a una norma, che vuol dire regola o legge. Le sacre tavole scritte ascoltando la Parola sul monte Huangshan (黄山)

Ho contato il numero delle volte che nel nuovo (nell’articolo maggio 2020) documento si parla di distanziamento sociale, decine in poche pagine. Perché?
Distanza e distanziamento sociale, parole come assembramento, il divieto alla socialità e di ogni relazione rimandano non a un film di fantascienza, ma all‘economia digitale su scala globale, che è la sola a guadagnare dal fallimento delle nazioni, dalla chiusura delle imprese, dalla povertà, dalla frantumazione della società. Imponendo un nuovo umanesimo (parole del luminosissimo) fatto di vite biologiche prive di spirito e cultura, di corpi isolati senza connessioni affettive ma in costante smart working e telescuola. Un rinnovato materialismo tecnocratico, senza Dio, tracciante e autoritario, privo di diritti e libertà, di privacy e di cristiana solidarietà, con una mistica della salute che ricorda più che le fantasie orwelliane, il progetto allora acerbo di Josef Mengele.

Ricordate cosa diceva Falcone? Follow the money. Fatevela la domanda: stanno crollando le economie che si fondano sul lavoro, chi guadagna dalla digitalizzazione della società?

CACCIA ALL’UOMO

Con il tracciamento del malato (la caccia all’uomo in quanto corpo potenzialmente infettivo) avete aperto una strada pericolosissima. Il concetto di salute è uno dei più ambigui in medicina. Viene identificato per approssimazione come uno stato di benessere psico-fisico o per negazione come assenza di sintomo. La malattia ha invece una connotazione chiara e clinicamente delineata. Il soggetto sano è un’astrazione culturale, un modello clinico e biologico che non esiste in natura. Il corpo ha variabili che sfuggono alla nosografia, è esposto ai virus e batteri, ne contiene milioni, la pretesa di un corpo asettico è più vicina alla mistica che all’episteme, un’aberrazione innaturale, ideologica di una scienza che sconfina nell’etica e nella politica. Non devo spiegarvi quanto questa idea igienista della società fosse presente nell’idea di stato che avevano i nazisti. Tutti siamo portatori di malattie. Se diamo a un governo la possibilità di discriminare i cittadini su una base esclusivamente sanitaria facendo prevalere un astratto principio di salute che vuole normare, non solo facciamo un’operazione innaturale ma politicamente dannosa, mettendo in pericolo i fondamenti stessi della democrazia e della civiltà. La persona (come soggetto giuridico tutelato nella complessità: corpo, spirito, mente, idee, cultura, parola) così come l’intero apparato sociale, non può essere trattata come un corpo clinico in virtù di un generico principio di salute, perché è inserita in un contesto ampio, politico, economico, affettivo, culturale. Se la regola è quella di un corpo sterilizzato e se la politica non mitiga con buon senso i deliri della scienza, allora i vari comitati di tecnocrati possono produrre delle campane di vetro nelle quali mettere sotto spirito ogni singolo individuo. Più realisticamente il rischio concreto è la segregazione degli infetti in moderni campi di concentramento, ghetti o sanatori nei quali, come all’epoca del Reich, segregare i dissidenti politici, le razze, le idee, le sessualità alternative. Questo modello di società che vuole igienizzare il mondo lo abbiamo già vissuto e si chiamava Nazionalsocialismo. E com’è andata a finire lo sapete.

IPOCONDRIACI DI TUTTO IL MONDO: UNITEVI!

Età media dell’ipocondriaco che viaggia in macchina da solo con guanti e mascherina: 25 anni. A quell’età i bisnonni erano sul Piave e combattevano a mani nude per la libertà. Ma vabbè. Ti saluta con un lieve cenno della testa e salta di tremilamila metri all’indietro se c’è una persona nell’altro marciapiede. Attivo e scattante al volante, energico, all’apparenza affatto impaurito. La mascherina gli conferisce un aspetto distonico, lievemente bipolare.

Età media dell’ipocondriaco che gira a piedi con guanti in stoffa invernali e mascherina cucita dalla moglie con le mutande a costine con le quali spolvera la credenza: 60 anni, portati alla grande però. Lo sguardo è per lo più triste e la camminata stanca. A differenza del giovane che guarda solo la Tv, si fa appanicare anche dai giornali. Che difatti ogni mattina esce a comprare. Alle 5, con guanti in stoffa e bandana messa sulla bocca.

Le donne, dal mio osservatorio privato dimostrano se non proprio temerarietà, una maggiore disinvoltura. Sarà perché moriamo praticamente solo noi, ma questo è un altro discorso. In ordine di età le differenze che ho riscontrato sono queste:

A 25 anni si scorticano le mani con l’Amuchina ma a litri. Ora, considerando che l'”emergenza” (chiamiamola così) va avanti da quasi un anno, posso supporre che abbiano comprato centinaia di flaconcini. La prudenza una volta apparteneva alle mamme, le figlie nel dubbio si comprano tutto il reparto farmaceutico. Per il resto conducono una giornata normale, i sorrisi non mancano e sono sereni.

Donna, 60 anni, sposata con marito e nipoti. Non esce neanche per la spesa, manda il consorte a sbrigare le faccende fuori di casa, nonostante sappia che è il soggetto più fragile. O forse proprio per quello. Si premura di cucirgli le mascherine in tinta e gliele stira pure. Non sia mai si dica che non lo tiene in ordine. Esce a viso scoperto, sfrontata con la sapienza di una che la vita l’ha sempre tenuta per le palle.

Gli ottuagenari mi sembrano disincantati, come i bambini. Non prendono quasi mai nessuna precauzione. Sarà perché i vecchi ne hanno viste tante e i bambini ancora nessuna, o forse perché il panico non appartiene a quella fascia d’età.

I bambini sono quelli più disinvolti. Sorridenti, saltano e si divertono senza paranoie. Tanto lo sanno che al limite ereditano la playstation di papà o la macchina del nonno. Non è difficile immaginare che quando vedono gli adulti vestiti come Zorro, pensino che in fondo sia tutto un gioco.

E chest’è

COMUNICATO UFFICIALE AMPAS

Questo il comunicato ufficiale dell’AMPAS 

Ognuno è liberissimo di informarsi sui social e con la tv criminale di Formigli, ma qualcuno dovrà andare in galera.

“l 23/2 come Ampas (la nostra associazione di medici di segnale che conta ad oggi 721 medici) avevamo diffuso un comunicato volto a contenere almeno in parte le scene di panico e di saccheggio dei supermercati a cui stavamo assistendo. Oggi, 7/3, la situazione è in evoluzione e ci sembra giusto aggiornare la nostra posizione per fornire il nostro contributo, ove richiesto.

Riportiamo i dati della protezione civile al 6/3:

I positivi al coronavirus censiti in Italia oggi sono 3916, con una crescita rispetto a 24 ore di fa di 620 casi. Dei positivi 1060 sono in isolamento, 2394 ricoverati con sintomi, 462 in terapia intensiva. Si registrano 109 nuovi guariti (in totale 523). Le vittime, ha aggiunto Borrelli, sono in totale 197: 49 in più rispetto a giovedì. Età delle vittime: da 62 anni a 95 anni, con diverse patologie pregresse. Età media 81 anni.

Riepilogando e arrotondando:

4000 persone positive ai tamponi

200 decessi

(Dato che sicuramente crescerà nelle prossime settimane).

Qualche riflessione, se possibile pacata e serena:

I tamponi fatti non sono a tappeto sulla intera popolazione, ma solo su casi sospetti, entrati a contatto con sintomatici, ecc. Il che significa che, con tutta probabilità il numero di individui che hanno incontrato il virus in una delle sue varianti (ad ora tre identificate), è di gran lunga superiore. Avendo il virus dell’influenza stagionale una diffusione ad oggi stimata in 5.632.000 persone (settima settimana 2020, dati Epicentro/ISS), è pensabile che il Covid-19, che pare avere una contagiosità maggiore, abbia incontrato un numero di gran lunga superiore ai 4000 casi ad oggi riscontrati. Ciò rende la letalità di Covid-19, già bassa, ancora più bassa.
Chiamare chi è positivo al tampone “contagiato” ci pare gratuito allarmismo. Se ciascuno di noi, durante l’incontro quasi inevitabile con il virus influenzale stagionale, fosse marchiato come “contagiato” e contato ogni giorno in diretta TV come probabile condannato a morte, il terrore e il panico si impadronirebbero del paese, ancora più di adesso. Suggeriamo di usare: “entrato in contatto” con il virus. L’80% e più di coloro che “entrano in contatto” con il virus non hanno sintomi rilevanti.
Mortalità (decessi/popolazione) e letalità (decessi/infetti): l’influenza stagionale quanti decessi conta? Qui diverse fonti fanno stime diverse. L’Istat parla di 663 morti DIRETTE per influenza, ma anche di 13.516 da polmonite, e moltissime altre per comorbilità. Antonino Bella, del dipartimento malattie infettive dell’istituto, parla di 8000 casi circa, sommando però azione diretta (i 633) e azione indiretta (comorbilità con polmoniti, cardiopatie, cancri, immunodepressione). Salta agli occhi di chiunque che i 200 decessi ad oggi rilevati per Covid-19 siano praticamente tutti (se si escludono 2-3 casi dubbi) del tipo indiretto, cioè deceduti CON il virus e non PER il virus, con una media di 81 anni di età e spesso numerose comorbilità. Una vita è sempre una vita, e su questo non ci piove. Vogliamo solo rilevare la tremenda sproporzione tra gli 8000 decessi, per i quali nessuno si preoccupa, e i 200 portati senza rispetto in mondovisione. Questa la relazione tra virus influenzale ordinario 2019-2020 e Covid-19: 8000 a 200. Dunque chi contesta coloro che dicono che Covid-19 è solo una normale influenza ha ragione. È molto meno letale (ad oggi) di una normale influenza. Quel che sarà domani lo scopriremo, ma intanto rileviamo che per nessun’altra sindrome similinfluenzale sono mai state messe in campo procedure simili (blocco città, zone rosse, sospensione di ogni attività scolastica o sociale) anche a fronte di contagiosità o letalità molto maggiori.
Contagiosità: Covid-19 si situa su un livello di contagiosità superiore a quello della normale influenza (R0 circa 2,5 contro 1,3 dell’influenza ordinaria) ma su livelli molto più bassi rispetto per esempio al morbillo (R0=15). Un contagio rapido con bassa letalità, come da nozione diffusa in infettivologia, è indice di un basso rischio globale. In altre parole significa che nonostante la veloce diffusione l’organismo è in grado, nella stragrande maggioranza dei casi, di rispondere efficacemente.
Tropismo d’organo: questo e’ un aspetto che si e’ delineato con maggiore nitidezza in questo mese dal momento che la classe medica sta apprendendo sul campo le caratteristiche tipiche del virus stesso; ed occorre, a tal proposito, riconoscere che si tratta di un virus con tropismo d’organo (nella fattispecie polmonare) piu’ profondo rispetto alla consueta influenza. Questo ci mette nella condizione di affermare che l’evoluzione dei dati clinici dimostra che questa virosi, per alcuni soggetti, è più potente (anche se meno letale) di altre virosi precedenti, perché, in caso di complicanza polmonare, richiede posti in rianimazione liberi e non intasati. Questo e’ fondamentale. È un aspetto per il quale in modo pacato e sereno ognuno di noi può fare qualcosa. Non significa averne paura. Significa averne consapevolezza serena. Occorre avere prudenza nello “spalmare” nel tempo nel modo piu’ soft possibile il normalissimo contagio. Le persone da casa, con un comportamento pacato, sereno, e prudente possono fare la loro parte in modo che chi opera in prima linea non abbia problemi nel garantire prestazioni come la ventilazione invasiva e soprattutto permetta un più celere ripristino della fisiologica funzionalità respiratoria ai soggetti in miglioramento. E’ prioritario e utile moderare gli ingressi in ospedale in modo che i guariti aumentino e si riduca nel tempo il contagio di altre persone.
Ospedali: a sentire le singole drammatiche testimonianze sembra che tutti gli ospedali siano in grave crisi. La protezione civile però ieri ci dice, per il tramite del commissario, dott. Angelo Borrelli, che “Non ci sono criticità nei nostri ospedali, compresi quelli della Lombardia che sono oberati di lavoro. È già in atto il piano di potenziamento delle terapie intensive e sub intensive”. In Cina stanno addirittura smantellando gli “ospedali d’emergenza” che avevano messo in piedi in pochi giorni. Il grande affollamento delle terapie intensive, dunque (peraltro frequente anche negli anni scorsi in questo periodo), pare essere dovuto in gran parte ad un “eccesso di prudenza” degli operatori, sotto pressione, che spesso trattengono in ospedale, invece di rimandarli al proprio domicilio, i casi positivi e sintomatici, ma non a rischio. È importante che chi si è ammalato ma non si trovi realmente in gravi condizioni, non vada ad affollare i PS ma sia seguito a casa sotto l’assistenza del proprio medico. Sembra infatti che il fabbisogno di ossigeno per i pazienti che presentano polmonite interstiziale sia più lungo (2-3 settimane) rispetto a quello previsto per le complicanze della normale influenza (1 settimana). Anche questo contribuisce a sottrarre posti-letto. Che impediscono poi l’assistenza normale di tutti quei pazienti, anche gravi, che stanno soffrendo per cause diverse e rischiano di non trovare posto e assistenza. Un grazie di cuore comunque va ai nostri medici che, a rischio infezione e (causa stress e burn-out) spesso non immunutariamente superprotetti, svolgono il loro lavoro in condizioni di affollamento tutt’altro che ideali. Se si pensa a quanto noi medici si sia maltrattati in corsia da pazienti violenti, da cause legali e da turni massacranti, speriamo che questa emergenza possa ridare dignità al lavoro del medico, che non deve essere più visto come un semplice esecutore di linee guida. Ogni singola storia è sempre terribile e drammatica, e non saremo noi a sminuirne la portata. Ci stringiamo ai colleghi in prima linea e ai pazienti che lottano per la vita: siamo (siamo sempre stati) una sola cosa con la loro umana sofferenza.
Altre cause di morte: sempre dal database ISTAT aggiornato al 2017 rileviamo come vi siano OGNI GIORNO questi decessi:
638 per infarti/ictus (232.000/anno)

483 per tumori (di cui 93 solo per cancro polmonare)

96 per Alzheimer e demenze (35.000/anno)

70 per traumatismi o avvelenamenti

64 per malattie dell’apparato digerente

62 per diabete

37 per polmonite

22 per influenza (indiretti+diretti)

11 per suicidio

10 per incidenti stradali (di cui 2 pedoni innocenti investiti)

6 per epatite

0,55 per Covid-19

Come scrive Riccardo Luna su Repubblica: “I dati sono implacabili, ma gli avverbi sono più insidiosi: se dico “già 100 casi di coronavirus” sto dicendo che il virus è più veloce del previsto; se dico “solo 100 casi” sto dicendo il contrario. L’ansia non nasce dai numeri ma dagli avverbi.”

Forse, per rispetto a tutti quei morti dimenticati (sono 1.343 al giorno) per infarto, cancro, diabete, demenza (tutte patologie EVITABILI con un adeguato stile di vita) potremmo evitare di fermare un intero paese, quando per aiutare costoro non abbiamo fatto nulla di nulla: nemmeno una tassa decente sullo zucchero, una riduzione dei fumi inquinanti o dei pesticidi, un divieto più rigido verso chi fuma. Tutte azioni che avrebbero portato migliaia e migliaia di morti in meno, con costi sociali di gran lunga inferiori.

8. Prevenzione: i medici di segnale, pur facendo uso di farmaci quando necessari, lavorano per aiutare le persone a conquistare ogni giorno la propria salute in modo naturale e senza soppressioni farmacologiche. Qualche suggerimento molto semplice per aiutare ed aiutarsi si può trovare al link https://www.dietagift.it/?p=7522 mentre sembra che governo e ministero della salute si concentrino solo sui, pur utilissimi, lavaggi delle mani e sulle “distanze sociali”. Vitamine, minerali e fitoterapici riportati nell’articolo riportano link documentali sulla loro efficacia antivirale. A ciascuno, con il proprio medico, studiare la linea d’approccio più consona.

Detto questo, sperando di avere esposto il nostro pensiero in modo pacato e scevro da polemiche inutili, in un momento in cui serve restare uniti e solidali, ci chiediamo se queste restrizioni sempre maggiori alle libertà individuali, nella illusoria speranza di fermare la diffusione di un virus abbastanza contagioso, ma per fortuna poco letale, non possano provocare al paese più danno di quanto non abbia già prodotto una gestione approssimativa delle prime pubbliche comunicazioni. Tale gestione, invece di dimensionare il problema (che c’è ed esiste, nessuno lo nega) all’interno dei suoi confini, ha trasformato il nostro paese (il primo a fare sistematicamente un alto numero di tamponi, anche ad individui asintomatici) nell’untore mondiale, con enormi disagi per aziende, persone, istituzioni.

Raccomandiamo a chi sta gestendo questa crisi, da medici, una estrema prudenza nell’imporre limiti alla vita e alla circolazione delle persone, con provvedimenti sproporzionati che possono fare ulteriormente crescere panico e timori sia in Italia che all’estero, generando oltre che povertà e recessione, anche, inevitabilmente, malattia.

Noi medici di segnale saremo in questo periodo costantemente in prima linea sia con i tanti nostri operatori oggi impegnati in corsia, sia attraverso una costante attenzione alla prevenzione e agli stili di vita che – a costo zero – potrebbero evitare tanti decessi e tanti lutti con un minimo di partecipazione ai nostri sforzi da parte di chi disponga del potere di legiferare in merito.

Tutti noi, uniti, mandiamo un grande abbraccio a chi sta soffrendo, a chi soffrirà, e a tutti coloro (dalle mamme costrette in casa dalla chiusura delle scuole, alle aziende – turistiche e non – che dovranno presto chiudere e licenziare) che da questa emergenza sono stati danneggiati.

Dovesse mai emergere la responsabilità di qualcuno che ha soffiato sul fuoco al momento giusto per scatenare questa situazione, al fine di ritrarne interessi specifici, saremo in prima linea per restituire giustizia a tutti coloro che oggi devono subire questa situazione senza alcuna colpa.

Restiamo a disposizione del ministero della salute, delle autorità, delle amministrazioni locali, per qualunque tipo di possibile collaborazione.

Il consiglio direttivo AMPAS”

Qualcuno dovrà andare in galera per procurato allarme, per aver distrutto l’economia del Paese, per sequestro di persona di milioni di italiani. Perché ci ha privato dei diritti costituzionali e della dignità.

VIDEO GUARDA VIDEO UFFICIALE

Apprendo che oggi 21 marzo, il video dell’AMPAS è stato oscurato su Youtube.

Terrorizzare – Fatto

Passo 1 rinchiudere – Fatto

passo 2: punire – Fatto

passo 3: censurare – Fatto

passo 4: jus primae noctis – in elaborazione