CRONACHE DALL’EPIGASTRIO

DALLA PREFAZIONE

Per il titolo avevo pensato a “Memorie dal sottosuolo”, ma pare che qualcuno l’abbia già usato. Ho ripiegato su “Cronache dall’epigastrio”, anche perché non era mia intenzione discutere di inconscio, pensiero o anima. Il mio sottosuolo si trova nella pancia e il libro racconta appunto le sue cronache. Non amo i totalitarsmi dell’Io e le sue aberrazioni metafisiche. Esiste qualcosa fuori di me e questa cosa la chiamo reale. Mi hanno insegnato che questo altro da me sia la realtà, e mi piace. Mi piace perché mi colloca, mi definisce, mi dimensiona nella cosa. E mi fa sentire vivo. Se esiste qualcosa, la sua esistenza si conferma non in una relazione col mio percepirla, ma indipendentemente da quello che sono. Non ho un Io tautologico, non mi va di delirare in termini idealistici e penso che la verità non necessiti della mia presenza. Sono certo che possa fare a meno della mia ontologia. Non sono un metafisico e la veritas (come) est adaequatio rei et intellectus (la verità come l’adeguatezza o corrispondenza della cosa e dell’intelletto) mi pare una forma di delirio. E così guardo alle cose e per lo più mi piacciono, le spoglio e le scopro ogni giorno. E ogni giorno mi sembrano meravigliose.

 In vetrina da Mondadori  ALLA PAGINA

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Dal  DIARIO DI UN MORTO

Adesso che sono qua ho capito. L’unica verità è che non c’è una verità. Dicono che la morte sia capace di dare una risposta. La verità è che è inutile anche la domanda, quando si muore si muore e basta. Morire senza avere vissuto, questo mi rode: esiste per un uomo una condanna più grande?

L’hanno portata stanotte. E’ incredibilmente bella, non riesco a smettere di guardarla. Ha gli occhi blu, pelle morbida e liscia, bianchissima. Le labbra sono rosse e carnose, abbandonate in un sorriso limpido e quieto. Il volto è disteso, dolce come quello di chi ha vissuto e amato, la morte sembra averlo graffiato appena. Un uomo chissà da qualche parte starà consumandosi nella disperazione. L’hanno vestita di bianco, come una giovane sposa. Non ho potuto fare a meno di lambire la sua bocca. Non era un bacio, molto di più, come quando si intrecciano i rami di una rosa promettendosi qualcosa di eterno. E’ stata sistemata vicino al mio loculo. L’amerò per sempre.

Ho lasciato la mia anima altrove. Devo pur averla un’anima. Credo stia scontando il mio inferno. Lei sta di fianco a me e non posso averla. Non conosco pena più grande, incontrarla proprio adesso che sono morto. Ogni notte mi lacera il desiderio e il giorno è pure peggio. E’ la mia condanna e il mio tormento.

L’ho baciata e ribaciata ancora, sperando che non si svegliasse. Ogni notte mi alzo, lascio il mio loculo e mi inginocchio sulla sua bocca. Appoggio appena la mia, dolcemente sfiorando quelle labbra che sanno di paradiso. La guardo per ore e mi pare di non avere mai visto niente di più bello. Il desiderio di baciarla mi tiene vivo e ogni notte mi sembra una meravigliosa giornata di sole.

Stamattina hanno interrato Giovanna de Angelis, una giovane donna dai tratti delicati, pelle morbida, occhi vivi ma arresi, sfiorita mi pare troppo presto. Sembra sia morta di cirrosi; beveva e come tutti per dimenticare. Chissà cosa poi. L’ho guardata a lungo, portava i segni di una crudeltà vissuta sulla pelle. Tutto quel dolore non era però riuscito a cancellare la nobiltà del volto, aveva anzi conservato serenità e un certo candore. Bella come tutte le donne sanno essere. Aveva sofferto e ho avuto la sensazione che avesse in qualche modo scontato il suo inferno. Pacata più che rassegnata; niente avrebbe più potuto procurarle sofferenza. L”inferno è già qua (pensai alzando le spalle) e rimane una parola vuota quando si è bruciati nel rogo della vita.

Il defunto di fianco mi ha raccontato il paradiso, pare lo abbia visto. Non lo so, ma tutto quel bagliore, quella inamovibile quiete, l’armonia, l’assenza di disperazione e vuoto, tutta quella domestica tranquillità mi ha messo in apprensione. Comincio a temere che il suo paradiso sarà per me un inferno.

Ambrogio De Toma l’hanno appena portato. E’ un ometto minuto, ceruleo, smunto, vinto dalla vita. Ha le mani piccole, doveva fare lavori non manuali, di poco conto. Un impiegato direi, ma di basso livello. Sposato male, porta segni di una radicata infelicità. Se quella con il ghigno è la moglie, la sua dipartita non deve essere stata tanto dolorosa. Sulla sua tomba ha fatto appuntare con una certa rassegnazione: “Qualunque posto, anche questo, è sempre meglio di casa mia”.

Una mattina di maggio non mi svegliai. Il medico non poté che constatare l’insuccesso della sua scienza davanti a un corpo inutilizzabile. Ero oramai una cosa; mi liquidò con un secco “deceduto”. Lo scrisse con disprezzo guardando quello stupido pezzo di carne che sfuggiva alla sua manipolazione. Più di tutto avevo deluso le sue aspettative morendo. Credo abbia anche borbottato “che stronzo” dietro al feretro.

Credo di essere morto appena venuto al mondo, unica cosa degna di nota nella mia biografia. Poi non ho combinato gran che. Il mio necrologio è stato: “Qui riposa, per la seconda volta …”. Appuntato dalla penna di un briccone che mi conosceva bene.

Sono morto il 20 maggio del 1970. Di crepacuore, dicevano. In realtà sono morto d’inedia e di noia. Non mi è dispiaciuto. Morire è stato nulla. Vivere era peggio.

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CRONA 1

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L’AMORE E LA PSICOLOGIA

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Ci sono cose che la psicologia non può spiegare. L’amore non è un fatto psicologico, ma linguistico. Per Barthes si trattava di un discorso ed era frammentato; in questo libro partendo da Lacan e dalle destrutturazioni di Barthes sottolineo la solitudine del fenomeno amoroso, la tautologia della parola. L’amore è un monologo in cui l’altro piccolo si presenta come l’assenza dell’Altro grande. Tra il silenzio e l’attesa si muove il soggetto innamorato, in un soliloquio che ricorda davvero il mormorio di una preghiera. 

FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO

Il libro è in vetrina da Mondadori e si può acquistare online nel formato digitale (ebook) al link digitale 3,68 euro

nel formato cartaceo 9,39 euro (arriva in due giorni)

 

PSICOLOGIA E RELIGIONE

L’Io nella sua formazione, i miti, i riti, le ossessioni, la lingua costitutivi della personalità. Il Male nell’età evolutiva, Dio, il Demoniaco e le strutture spirituali sottostanti: qual è il confine tra psicologia e religione? Tutto in queste ricerche universitarie sulle nevrosi. Non c’è consapevolezza finché l’Io non padroneggia i simboli della cultura di provenienza e non può esserci maturazione. Un viaggio verso il Sé e la sua definitiva liberazione.

DEMONIACO

Disrtibuito nelle librerie Mondadori e acquistabile online al link  nel formato ebook o cartaceo

 

PSICOLOGIA E FILOSOFIA

PSICOLOGIA E FILOSOFIA
Ho un’idea della psicologia poco ortodossa; questo manuale ha come punto di riferimento Heidegger più che Freud o Lacan. Si tratta di spiegare-ripensare la cultura umanistica dall’anima di Aristotele al Sé junghiano, partendo proprio dall’ontologia.
Nelle librerie Mondadori, ordinabile online. 360 pagine, con uno studio critico filosofico dei maggiori temi della psicoanalisi.

Librerie Mondadori

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Prenotalo nello  Store Mondadori

Per me Biancaneve… GRATIS OGGI

Essere recensiti così è tremendamente bello. Grazie, Roberta Gabrielli

(Quando è il libro a fare disonore alla recensione)

“La fiaba è un non luogo d’incanto, sospeso tra il “c’era una volta” e il “vissero felici e contenti”. Un racconto che, attraverso la parola, organizza il desiderio ed ancor più la paura dello stesso, in un misero quadro morale.
Non c’è incanto nella fiaba, non c’è speranza. Tutto ha il suo prezzo, compresa la magia. Un prezzo necessario che l’adulto paga per poter credere che ogni sua pulsione possa essere nobilitata attraverso l’arrivo d’un blasonato assente, a cambiare sorti grame di giovani ambiziose pulzella che, spacciandosi per indifese tutto cuore e poco cervello, arrivano sempre e non senza un sacrificio (prezzo) ad ottenere quel lieto fine che la fiaba lascia immobile, congelato in due uniche parole: “felici e contenti”.
Cosa vi sia oltre non è dato sapere.
Ipotizziamo ancora qualche orco, qualche lesto e nobilitato ladro, qualche anarchico di legno piegato dall’altisonanza della parola bontà o ancora travestiti che ingannano con vecchie scorze di pelle umana o asinina, mentre i lupi continuano a mangiare nonne e insidiare nipoti in un’ebrezza orgiastica che appunto viene mascherata da appetito gastrico.
La fiaba non porta con sé l’intento catartico ma un abile camouflage. Diventa il blando anestetico che dòma il nervo scoperto del bambino curioso. E guai a non saper somministrare la medicina. L’adulto sa che dietro ogni angolo è in agguato il solito pifferaio, così come è determinato a far credere che ogni sogno naturale sia, dopotutto, una scoria di cui bisogna liberarsi per vivere secondo morale.
Ecco allora che, rivisitando chi di sogni si intendeva, possiamo giocare con la parola e convincerci che per certo “i sogni son deleteri, per la felicità”. Di Roberta Gabrielli.

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Attenti al lupo

Un uomo che fa schifo ti fa sentire sporco quando non lo sei, parla della sua miseria e non pensa alla tua, è in torto ma vuole prevalere, caparbio in una ridicola difesa di ragioni che non ci sono. Un uomo schifoso si avvicina col sorriso, ma per portarti via qualcosa. Non si accontenta del danaro, poco o tanto, deve sporcare la tua dignità; la tua coscienza è un affronto alla sua che non ha. Solo così si sente superiore e dà lezioni di morale. E’ il ladro che dice al derubato cos’è giusto e cos’è sbagliato. Un uomo schifoso non ha relazioni profonde, non è capace; vive per il proprio Io, il resto davvero non conta. Se ne va insultando e sbattendo la porta, così giusto per sentirsi grande in un mondo troppo piccolo per il suo ego. Semina debiti e maldicenza, incarognito da una vita a cui chiede tanto senza dare niente. Un uomo così, che lavora a fare quando c’è una quantità di fessi da spennare?

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TUTTO QUELLO CHE NON VI DICONO SULLE FAVOLE

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Sono graditissime due righe su Amazon dopo che lo avete scaricato (belle, brutte, cattive). Grazie, G B.