MI PADRE

dai RIGURGITI ROMANESCHI

RIGURGITI ROMANESCHI

NUN ME ROMPE ER CA.

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NUN ME ROMPE ER CA

Nun me rompe er ca non è un’espressione vorgare. A uno mica je poi dì: me stai a frantumà er riproduttivo. Je devi fa’ capì che nun te dà sollazzo, ma che appunto te sta rompenno er ca. Pe’ fallo ce vole convinzione, la faccia tosta, ‘na certa padronanza pe’ risponnere alla malacreanza. Ma soprattutto lo stile un po’ sottile di quelli che nun s’accontennano de darti der cojone, ma a te e la tua famija pe’ ‘na generazione. Perché quella è ‘na cosa che passa da padre in fijo, come la talassemia: e apperciò rompi er cazzo tu, tua madre e tua zia. Quannno uno fa parte d’una famija, capita che quarche ‘nsurto se lo pija. Nun se tratta d’insurtare, ma de farse rispettare; e nun lo poi fare co’ l’italiano forbito, je devi proprio mostrare er dito.

Dai RIGURGITI ROMANESCHI

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IL LUPO E LE FOCACCE

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IL LUPO E LE FOCACCE
Non abbiamo che una versione condita delle favole, come certi piatti delle mamme che insaporiscono le verdure per renderle appetibili ai bambini. Quelle originali hanno altri contenuti e la narrazione non è proprio da minori. il lupo mangia la nonna e non c’è il lieto fine nei racconti più antichi. Le favole, pur nascendo in contesti popolari venivano scritte da signori aristocratici ed erano rivolte al popolo ignorante per farlo fantasticare. A mia mamma quando lamentava la fame, la nonna non dava il pane (che era conservato per la cena), raccontava una storia. Il racconto forse non saziava, ma rendeva sopportabile l’attesa. Come si dice: focacce et circenses. Nella versione di Charles Perrault la bimba viene mangiata dal lupo e la storia finisce così. Il lieto fine era una cosa da signori; i protagonisti magari vissero felici e contenti, ma da principi e nel palazzo. Nelle edizioni più antiche il lupo-nonna offre a Cappuccetto Rosso un piatto a base dei resti dell’ottuagenaria; in altre ancora a contenuto equivoco, il lupo chiede alla bimba di spogliarsi e di mettersi a letto con lui. Nelle favole come nella vita il cattivo cucina sempre la verità e la cottura aiuta a digerire quello che non è commestibile. Un amico che faceva il cuoco nelle osterie ammetteva che più il cibo era scadente (come certa carne decomposta che viene speziata per coprire gli odori) più passava il tempo sulla fiamma. Non per niente Gualtiero Marchesi (che di cucina qualcosa capisce) ama dire: “Avete presente quante vite può avere un arrosto? Basta un profumo a cambiarne la sorte”. Personalmente metterei una scritta sui libri delle fiabe, come sui pacchetti di sigarette: CUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE.
(Da Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)

MANUALE DELL’ANTIPSICHIATRIA (in Cronache dall’epigastrio)

CRONACHE DALL’EPIGASTRIO

Quante piccole improbabili identità. L’identità presuppone un Io sempre uguale a se stesso. Ma io non sono sempre uguale, io divengo.

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I TRE PORCELLINI

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I TRE PORCELLINI

E’ una delle favole a contenuto morale. Non tutte hanno questa finalità, le più belle rimangono le storie senza senso. Truffaut diceva che i film non servono a mandare messaggi, e aveva ragione; se ho un messaggio invio un telegramma. La struttura della favola dei maialini è banale, e la banalità penalizza il racconto. Tre fratelli, di cui due sfaticati e un lupo. Il lupo non manca mai, nella sintassi morale è necessario a dare corposità alla narrazione. La cosa ricorda Kant, che non credeva in dio, ma doveva pur supporlo per darsi una ragione dei fenomeni morali. Era un paralogismo, ma quanto ci piacciono i paralogismi e appunto le favole. I due perditempo alla fine si ravvedono; viene premiato l’impegno del maialino laborioso, che ha saputo costruire la casa coi mattoni piuttosto che con la paglia. Vorrei vedere la faccia di Jimmy quando riceverà la notifica di Equitalia. Perché la morale notifica sempre qualcosa ai porcellini laboriosi, gli altri non ne hanno bisogno. E’ una storia che manca di stupore (io per esempio mi ci sono sempre annoiato), per quanto nel fondo abbia in comune con le altre storie l’abreazione del piccolo lettore, che impara a controllare l’angoscia facendo bruciare il culo al canide. E non è bello e mi pare immorale.
(DA Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)

HAI SCRITTO IL MANUALE DELLA PROSTITUTA?

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