LA REGOLA DELLO STUPRO

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E’ successo ieri a Milano: una donna di 81 anni è stata violentata. Questo è un Paese per vecchi, immobilizzato e polveroso. I giovani se ne vanno e anche agli stupratori tocca insomma arrangiarsi. Quando hai fame (giusto per mettersi nella testa del suino) non stai a sottilizzare: non t’importa l’età della gallina, comunque fa buon brodo. Lo stupro come altre forme di violenza sta diventando la regola nel Paese delle eccezioni. Ho provato a delineare un identikit dello stupratore medio e di come agisce. Sembra ci sia un rituale nella scelta della vittima (donna, il più delle volte, qualche trans perché lo stupratore non fa differenze di genere e a volte pure di specie), del luogo (spesso isolato per ovvie ragioni), dei modi (dall’avvicinamento, all’atto, alla fuga). Il canovaccio è sempre lo stesso.

Regola I

Lo stupro è quella curiosa pratica sessuale attraverso la quale prendiamo possesso del corpo dell’altro senza che l’altro lo desideri. Stuprare non è facile, raramente è qualcosa di istintivo; richiede attitudine e sacrificio; il primo dei quali è quello della coscienza: lo stupratore è convinto che l’altro esista unicamente per i suoi vomitevoli passatempi. Non è forse nato apposta?

– Chi è lo stupratore: chi aspira a diventarlo deve essere cinico, violento, erotomane e complessato. Non entro nel merito dell’indagine psicoanalitica, ma ci siamo capiti: ce l’ha piccolo. Se non è tutto questo è meglio che rinunci. Onde evitare brutte figure; onde evitare che l’altro ci stia.

Regola II

– Come si veste lo stupratore: l’abbigliamento sembra fondamentale, curato nei minimi particolari. In testa un passamontagna, spesso forato all’altezza del bocca in modo che consenta il passaggio della lingua. I pantaloni hanno tassativamente la cerniera lampo; sbottonare richiede del tempo e il suddetto non ne ha molto a disposizione.

Regola III

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– Come agisce lo stupratore: scelta la preda (morigerata nei costumi e pura nello spirito, insomma per quanto è possibile illibata: se non lo è, il rischio è che non solo partecipi attiva allo stupro, ma che ci prenda magari gusto), dapprima si comporta con discrezione e gentilezza, onde conquistarsi la fiducia della stessa. Se la vittima sospettasse le vere intenzioni potrebbe non solo dileguarsi, ma decidere o meno di cedere. E il vero stupratore non accetta regali: quello che vuole se lo prende e basta.

Regola IV

– Dove porta le sue vittime lo stupratore: ottenuta la fiducia, la preda potrà seguirlo ovunque. Anche di notte in strade deserte, magari nel suo appartamento. L’essenziale è che fino al momento della rivelazione non si accorga di quello che succederà da lì a poco. L’arma prima di uno stupratore è infatti il terrore, e il terrore non può avere alcuna preparazione. Il virtuoso non opera comunque mai in metropolitana.

Regola V

– Come si rivela lo stupratore: se in macchina, e la vettura è munita di un apparato elettrico, comincia a chiudere gli sportelli automaticamente preparando un eccitante clima di diffidenza. Cosciente di non di non avere possibilità di fuga, è quanto meno probabile che la vittima rimanga terrorizzata facilitando il compito. Ad ogni modo la rivelazione è sempre brutale e inattesa: se finora avrà sospettato, da adesso non dovrà più avere dubbi.

Regola VI

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Che cosa fa uno stupratore: uno stupratore stupra. Affinché si possa però parlare di violenza è necessario che il predestinato non solo non sia consenziente, ma che non ci goda nemmeno. Se gode, come sa ogni giudice chiamato a pronunciarsi sull’ipotetico reato, non c’è violenza ma mutuo consenso. Supposto quindi che la vittima non ci stia, la successione degli eventi è  sequenzialmente impostata:
1) assoggettamento della preda: il rituale porta a mettersi sopra ed impedirle ogni movimento;
2) i vestiti non vengono tolti ma lacerati, le mutande strappate (il rumore del tessuto che va in frantumi suscita un vero stato di panico);
3) il coito è rudemente animale (cosa che rende più imbarazzante e posticipa la denuncia). Per evitare di farsi mordere la lingua lo stupratore evita il bacio in bocca;
4) la regola è quella di insultarla, violentandola anche a parole (come se in fondo le piacesse). L’umiliazione dapprima suscita qualche reazione, poi subentra la rabbia, lo svilimento e infine la resa;
5) ad eiaculazione avvenuta lo stupratore si alza e si allontana con indifferenza, come se nulla fosse accaduto: non lo ha infatti voluto lei? Quante storie, si vedeva che non desiderava altro.

Regola VII

– Come abbandona la sua vittima lo stupratore: completamente nuda e magari malconcia. Lo scopo è di impedirle di correre a chiedere aiuto; se perciò non avrà vestiti addosso e sarà dolorante è evidente che il suino potrà allontanarsi in tranquillità. Perché il carattere dello stupratore è quello: la tranquillità d’animo e la coscienza di avere fatto la cosa giusta.

Da Lezioni di sesso (il sesso in cinque lezioni)

 

QUIZZIAMOCI

Il nostro tempo verrà ricordato come quello dei quiz (o dei test, per dirla in un modo più professionale). Ce n’è di tutti i generi e per le diverse tipologie. Quelli per misurare il QI, la personalità, l’orientamento politico, il Rorschach; ne ho anche trovato uno che valuta la capacità di sopportazione al pecorino e ‘nduja mangiati a Ferragosto. I quiz sono semplici, danno risposte immediate e spesso compiacenti, forniscono qualche conferma e ognuno ha l’illusione di aver capito qualcosa di sé. I più gettonati sono ovviamente quelli di psicologia, sintetici, inconfutabili, veloci e l’oracolo si esprime in pochi minuti più che in anni di autoanalisi. Quelli che affondano nella sessualità sono parimenti ricercati: ti piace il sesso e quanto ti piace, come lo fai e dove lo fai, quante volte e perché. Con chi sembra irrilevante e sul perché il più delle volte tacciono. L’erotismo è indagato con questo insolito strumento che ha il carattere di soppesare la personalità in un contesto più ampio, diffuso, socialmente accettato. Qualcuno dopo i test si adegua alla sentenza, ma i più perseverano nelle abitudini; perché un test è solo un test e si fa più per curiosità che per una reale morbosità o interesse, mentre la vita è pur sempre un’altra cosa.

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Qualche tempo fa mi sono cimentato anche io coi quiz, scrivendone qualcuno. Uno in particolare (dal mio De rerum contronatura) lo riporto qua: sono domande per valutare il grado di omosessualità, latente o meno, nascosta o orgogliosamente palese. A margine ci sono anche le soluzioni.

DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI - giancarlo buonofiglio

DOMANDE

1) Vi trovate in una camera d’albergo con una donna meravigliosa. E’ nuda, distesa sul letto, vi chiama. Cosa pensate?
a) Che cosa vuole da me?
b) Chissà se mi presta lo smalto
c) Certo che l’idraulico è proprio carino

2)Tornate prima dal lavoro. Vostra moglie è a cavalcioni sull’idraulico. Cosa fate?
a) Chiedete all’operaio il numero di telefono
b) Chiedete a vostra moglie chiarimenti sulle lezioni di ippica
c) Chiedete di partecipare

3) Cosa fate prima di un rapporto sessuale?
a) Leggete la biografia su Maria Goretti
b) Telefonate ad un amico e chiedete come comportarvi
c) Telefonate all’idraulico
d) Non avete mai avuto un rapporto sessuale

4) Che cosa fate dopo un rapporto sessuale?
a) Ricominciate
b) Abbracciate la vostra compagna
c) Abbracciate l’idraulico
d) Non avete mai avuto un rapporto sessuale

5) Cos’è l’orgasmo?
a) Un programma di studio universitario (tale Programma Orgasmus); come lo chiamano gli studenti
b) No…n..lo..sa…p……ete!!!
c) E’ quell’intensa sensazione di piacere che provate quando pensate all’idraulico

6) Dove si trova il punto “G”?
a) Di sicuro tra la “f” e la “h”
b) Nella regione periuretrale della parete vaginale anteriore
c) Sul glande
d) Sull’idraulico

7) Quali sono le dimensioni medie del clitoride?
a) 1 mm
b) 1 cm
c) 18 cm (?)

8) Quale parte del corpo vi eccita di più in una donna?
a) Le scarpe
b) Il seno
c) La sacca scrotale (?)

9) Che metodo contraccettivo usate?
a) Il profilattico
b) La pillola (?)
c) Il coito interrotto

10) Quale di questi animali ad ogni singola eiaculazione produce 1 litro di liquido seminale?
a) L’uomo
b) Il maiale (non per caso è chiamato “porco”)
c) L’idraulico (non per caso ci state assieme)

11) Quale delle seguenti disfunzioni è la più frequente nel sesso maschile?
a) Eiaculazione precoce
b) Difficoltà erettiva
c) Difficoltà a distogliere lo sguardo dal televisore
d) Eccessiva lubrificazione vaginale che provoca difficoltà a contenere il pene (?)

12) La fantasia erotica più comune nei maschi è:
a) Andare in giro senza mutande
b) Guardare due femmine che fanno all’amore
c) Leonardo di Caprio

13) Quali sono le vostre zone erogene?
a) Il pene soprattutto
b) La vagina (?) soprattutto
c) In centro, vicino piazza S. Babila

14) I preliminari sono per voi:
a) Un modo sicuro per convincere la vostra compagna a stirarvi le camicie
b) Una scusa per arrivare tardi al lavoro (del tipo: “Mi scusi direttore se ho fatto tardi, ma mia moglie stamattina ha richiesto i preliminari”)
c) Quei 15 minuti a fine partita che precedono i tempi supplementari

15) La pratica più richiesta alle prostitute è:
a) Il sesso orale (da non confondere con il turpiloquio; nel senso che se la fanciulla si limita ad insultarlo il cliente è più che legittimato a non pagare)
b) Il sesso anale (scegliendo con oculatezza la meretrice; nel senso che se la fanciulla è dotata di un clitoride che supera i 18 cm il cliente è più che legittimato a non abbassarsi i pantaloni)
c) Il sesso vaginale (richiedendo alla passeggiatrice serietà e deontologia; nel senso che se la fanciulla vuole farlo accoppiare con una borsa da viaggio -è ad esempio straniera e confonde la parola vagina con valigia- il cliente è più che legittimato a mandarla a cagare)
d) Il sesso manuale (pretendendo una rigida ortodossia; nel senso che se la fanciulla vuole limitarsi ad infilargli le dita negli occhi o a pettinarlo il cliente è più che legittimato a iscriverla a un corso accelerato di sessuologia)
e) Il sesso strano (mettendo da subito un limite alla perversione; nel senso che se la fanciulla pretende non solo di frustarlo ma di cospargerlo di benzina e di dargli fuoco; il cliente è più che legittimato a rivolgersi all’ autorità)

16) Il seno per voi è:
a) Un discutibile ornamento
b) Un utile passatempo
c) Un incubo scolastico (seni e coseni)
d) Peccato che l’idraulico ne sia sprovvisto

17) Il termine bondage indica un tipo di piacere estremo ricercato per la pericolosità; qual è nel sesso la cosa che più vi attrae, ma che ad un tempo temete?
a) Irrompere in un confessionale mimando un rumoroso orgasmo come la protagonista del mitico Hanry, ti presento Sally
b) Vestirsi con una maglietta rosa con su scritto “baciami stupido” ed entrare in un circolo di neonazisti
c) Guidare a fari spenti nella notte, per vedere se è poi tanto difficile morire
d) Indossare l’ampallang, il tubetto di metallo che i nativi del Borneo inseriscono nel glande per migliorare il piacere del partner
e) Comprare le fragole all’uranio che il supermercato svende con l’offerta 3X2 per fare tutte le cose che avete visto in 9 Settimane e mezzo

18) Narra la leggenda di un tale che andato a cercarsi nel deserto si perse. Pregò che qualcuno lo cercasse. Nessuno lo cercò. Scoprì allora che cercarsi è bene, ma essere cercati è comunque meglio. Se voi foste quel tale, da chi vorreste essere cercato?
a) Da un gruppo Balint di signore in cura per ninfomania
b) Da Monica Bellucci
c) Da una guida turistica
d) Dal sottoscritto (parliamone)
e) Dall’idraulico

19) E’ meglio un uovo oggi… che:
a) Un ovulo domani
b) Il cugino Filippo (citazione purtroppo autobiografica) dopodomani

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RISPOSTE

DOMANDE 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10
Prevalenza di risposte A: a voi il sesso non interessa. Ma siete comunque ricambiati. Probabilmente da piccoli al chirurgo che vi praticava il taglio del prepuzio deve essere scappato di mano il bisturi, o l’ostetrica al momento della vostra nascita può avere tirato la parte sbagliata, che ora necroticamente conservate in un barattolo di formaldeide assieme al cordone ombelicare. Magari siete vittima di un errore cromosomico o di una natura matrigna, forse addirittura lo scherzo di un Dio col senso dell’umorismo. Sta di fatto che Heidi rispetto a voi sembra un’erotomane, e se non vi chiudete in convento siete comunque sulla strada per fondare un partito politico. Una curiosità: come avete risposto alla domanda numero 4?

Prevalenza di risposte B: non siete un uomo ma un complesso vivente di contraddizioni; la dimostrazione che non solo Dio c’è, ma che probabilmente ci odia. Oscillate infatti tra l’universo femminile e quello maschile nell’indecisione più completa. Ma non è un problema grave. Forse anzi è addirittura un vantaggio dal momento che il sabato sera avete il doppio delle possibilità di rimorchiare. La cosa che stupisce della vostra personalità è il fatto che non proviate imbarazzo nell’indossare con il gessato blu e la cravatta i tacchi a spillo o le calze a rete. Qualche distonia sarebbe bene correggerla, perché, lo capite anche voi, che uno scaricatore di porto villosiso, con la barba incolta e dei bicipiti che fanno invidia a Mastrolindo, non può parlare con la voce di una soprano, né tanto meno ancheggiare come la Fracci. Insomma, quando vi assentate dal lavoro dovete per forza giustificarvi dicendo che avete le vostre cose?

Prevalenza di risposte C-D: probabilmente non avrete avuto il tempo nemmeno di leggere i risultati del test impegnati come siete a correre dietro all’idraulico. Anche se vi chiamate Umberto, avete moglie e figli e le vostre gonadi continuano a produrre testosterone in quantità industriale. Bravi. Una sola raccomandazione: se alle domande numero 7 e 8 avete risposto C fareste bene ad iscrivervi ad un corso di anatomia.

DOMANDE 11-12-13-14-15-16-17-18-19-20
Prevalenza di risposte A-B: va bene che a voi dell’universo femminile non può fregarne di meno, ma uno sforzo per non passare da deficienti potreste farlo. Ricordatevi che in genere i maschi non hanno problemi di lubrificazione vaginale (risposta D alla domanda numero 11). Sciocchini.

Prevalenza di risposte C-D-E-F: siete rimasto uno spermatozoo, per quanto un po’ cresciuto e alle soglie del quarto decennio. Ma uno spermatozoo molto particolare, l’unico che quando veniva lanciato nel corpo della femmina (ricordate?) invece di dirigersi verso l’ovulo cercava di fecondare gli altri spermatozoi. Tanto tempo è passato da allora, vissuto ai margini di una comunità virile e guerriera che vi ha tenuti a distanza; eppure nonostante tutto parte di quell’istinto primitivo dovete averla conservata. E’ solo cambiato l’oggetto del vostro desiderio; e se una volta correvate dietro ad amorfi animaletti che assomigliano a Claudio Bisio, oggi più pragmaticamente rincorrete quelli che lo ricordano per fenotipo e morfologia.

Risposta G: caro Filippo, è inutile che fai il test sotto falso nome, ti ho riconosciuto. Non hai motivo di vergognarti, tanto più che sono a conoscenza dei tuoi gusti sessuali. Fin da piccolo, ricordi? Quando giocavamo a nascondino e tu candidamente dicevi: “Se mi trovi mi puoi violentare; se non mi trovi sono nell’armadio”.

 

(Ed. Cartacea alla pagina)

NONNA, MA CHE BOCCA GRANDE HAI

Nelle favole avviene qualcosa di simile al sogno; si affievolisce la distanza tra ciò che è buono o cattivo, giusto e sbagliato, la scena si carica di significati radicali e il discorso si svuota di un ordine e del senso. Sono fenomeni complessi dal punto di vista della narrazione. Cappuccetto non è impaurita dal lupo, si lascia anzi avvicinare. Cosa improponibile nel linguaggio quotidiano, ma che sembra essere la norma nella narrazione fiabesca; si fida del lupo cattivo (o del gatto e la volpe, o ancora della matrigna e della strega). Ed è interessante comprendere come una bimba ritenuta responsabile al punto da percorrere in solitudine un tratto nel bosco, possa rivelarsi tanto sprovveduta. Barthes spiega così l’assurdità di questo comportamento. Individua due piani del senso: quello informativo (proprio della comunicazione) e quello simbolico (della significazione). Rinviene però anche un altro senso, la “significanza” che è di difficile integrazione nell’ordine della storia. Scrive che il senso del simbolico è intenzionale, evidente, senza ombre (“senso ovvio”, da “obvius”, ciò che viene incontro), mentre quello della significanza è ostinato, inafferrabile e impronunciabile (“senso ottuso”, da “obtusus”, che significa smussato, arrotondato, liscio e perciò complicato da afferrare). Con questo elemento Barthes intende rivalutare le facoltà delle immagini di rimandare a un senso avulso agli altri sensi esprimibili con le parole. L’ottuso/lupo cattivo non è intenzionale, non ha un significato, non appartiene alla lingua (“Il senso ottuso è un significante senza significato”); non è solo l’oggetto dell’ottusità, ma è l’Io stesso a diventare ottuso. Ed è per questo che il cattivo delle favole non terrorizza da subito le vittime, le avvicina. Il suo modo di raccontare e raffigurare è quello della significanza che non ha l’impudenza della significazione, la sua oscenità. L’ottuso è riservato e discreto, percettibile appena. Si traveste. Esorta a uscire dalla scena, piuttosto che a disturbarla, divora la protagonista; si comporta come il sublime dell’Analitica che invita l’incappucciata a seguirlo altrove. Il cattivo delle favole ha fascino, piace più che terrorizzare.

Biancaneve mangia la mela, Pinocchio segue Lucignolo/Lucifero nelle scorribande e Cappuccetto si lascia ingannare dal lupo. La narrazione che comincia con “c’era una volta” e termina con “e vissero felici e contenti”, sta stretta ai personaggi delle favole; il cattivo smussa appunto gli angoli della storia, la rende digeribile. Le sens obtus è ostinato e sfuggente, calmo ma irritabile; seduce, rapisce, divora. Per figurazione l’ottuso rimanda all’arrotondamento, all’addolcimento della significanza rispetto alla significazione. I cattivi delle favole si travestono, dimostrano una maggiore duttilità a trasformarsi nel contesto della narrazione. Il lupo cattivo è lo smussamento di ciò che è spigoloso, di definito nel racconto, fastidioso tanto è attuale; l’addolcimento di un senso troppo chiaro e troppo presente. Ma è anche ciò che sfugge alla presa. Mette fuori posto, colloca altrove. “Nonna ma che bocca grande che hai”, fa dire l’ostinazione di Cappuccetto; e lo stupore è qualcosa che passa in secondo piano e quasi non si percepisce nella favola dei Grimm. L’arrotondamento comporta la difficoltà di afferrare, come ciò che non si lascia com-prendere; l’angolo ottuso, a differenza di quello retto che richiama alla simmetria e all’identità, può variare, si muove, è instabile, deforme, grottesco. Com’è appunto il lupo vestito con gli abiti della nonna. Sul piano dello scorrimento della storia, comporta che esso esprima quello che non fa parte della linearità del racconto, ma la sua discontinuità e la sua frattura. Il senso ottuso è proprio della significanza che scaturisce dall’identità, dall’integrità della significazione. E’ una specie di sporgenza più che un altro senso (“Nonna ma che piedi grandi, nonna ma che mani grandi, nonna ma che bocca grande che hai”), un contenuto che eccede al senso dell’ovvio. L’ovvio della significazione e l’ordine del discorso vengono frammentati da questa inclinazione al diverso della significanza. Il senso dell’ottuso è improduttivo; come un significante svuotato di significato, rimane sterile. Il lupo divora la scena, accentra l’attenzione del lettore prima ancora che sulla fanciulla o la nonna. Non rappresenta e non comunica niente oltre se stesso. L’ottuso irrompe come qualcosa di innaturale, aberrante, che non ha una finalità. Questo Altro privo di volto sopraggiunge senza nessuna strategia, alterità o intenzionalità. Si presenta nella forma di un grottesco che manca di rimandi, come ciò che ha un senso in sé, che butta l’occhio, rispetto al quale l’Io si pone in una relazione di non-indifferenza. Sta in un angolo, guarda la giovinetta col cesto di focacce, la turba, le prende la mano e se la porta via. Freud vedeva un fenomeno analogo all’ottuso nel disgusto e lo metteva in relazione con l’isteria. Il disgusto è la risposta isterica di fronte al corpo concentrato nel solo piacere, riconoscendo in esso i caratteri che sono propri del fuori scena; una reazione al disordine che nel corpo diventa nausea o vomito bulimico (in quanto eccedenza della significazione). La presenza di un piacere rimosso che non si può soggettivare e che comporta la riduzione del corpo a oggetto. E quando il corpo è ridotto alla sola carne compare il dégout, un malessere che esprime il disagio del soggetto nell’assumersi la responsabilità del piacere nel proprio corpo. Il lupo cattivo vuole il corpo di Cappuccetto, desidera mangiarlo. La fame d’amore, o la sua eccedenza bulimica che si trasforma in rabbia e disgusto, fa dire all’incappucciata: “Che paura ho avuto! Era così buio nella pancia del lupo!” . La pancia appunto, la fame bulimica, perché la funzione del cattivo nella storia è quella di mangiare, e davvero non gli basta mai. Alla fine del racconto l’ottuso/lupo esce di scena, il cacciatore gli squarcia la pancia, eviscera la nonna e la nipotina. In questa fenomenologia il corpo racconta la sua alterità rispetto all’ordine delle cose e del discorso. È il corpo segnato da qualcos’altro (la fame, il desiderio, l’acquolina in bocca) a far implodere l’equilibrio su cui si sostiene. I limiti del corpo sono i limiti del lingua. L’ottusità del quadrupede fa perdere al corpo l’ordine e alla lingua la struttura. Fa perdere la testa a Cappuccetto, al punto da seguire nel bosco il lupo cattivo che sopraggiunge a portarla via.
(Da Per me Biancaneve… – Tutto quello che non vi dicono sulle favole)

 

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Precedente edizione Libreria Mondadori,  Streetlib e Feltrinelli

 

L’AMORE NEL MULINO BIANCO

La pubblicità è una forma di comunicazione persuasiva; attira, corteggia, stimola l’azione e il comportamento. Il messaggio pubblicitario, breve ma ripetitivo, riproposto all’inverosimile lusinga, lambisce il desiderio, non aiuta però a conoscere. Ha una lingua elementare e emotiva, perché se il prodotto è di largo consumo deve arrivare a chiunque. Una valvola mitralica non necessita di essere pubblicizzata. Il tecnico la compra sulla base di informazioni che dettagliano l’oggetto per quello che è. Non sempre il prodotto è buono, è vero, ma a quel punto ci sono le leggi e una valvola difettosa manda il paziente al Creatore, ma il chirurgo diritto in tribunale. Tra ciò che si dice dell’oggetto e l’oggetto deve esserci una corrispondenza o quantomeno l’articolo è tenuto a rispettare i requisiti minimi di sicurezza e funzionalità. Questo per dire che ci sono prodotti che non richiedono la pubblicità perché la qualità e una buona gestione del mercato li fa vendere e altri invece, la maggioranza delle cose, in cui la qualità risulta marginale per la vendita. Ma è cosa nota, un pessimo prodotto si vende comunque, basta saperlo raccontare. Ci sono cose inutili, di cui non abbiamo bisogno, spesso dannose che vendono moltissimo. Altre più modeste nella comunicazione ma con caratteristiche superiori rimangono sullo scaffale del supermercato. La discriminante che stabilisce il successo di un prodotto è proprio la pubblicità, una buona campagna di marketing non racconta l’oggetto, lo rende desiderabile finché crea il bisogno e spesso anche una reale dipendenza. Quante volte avete sentito dire: mio figlio mangia solo i biscotti del Mulino Bianco? Ecco, non è vero; o meglio la mamma fa in modo che lo diventi. Lasciato il bambino in una foresta solo con i biscotti all’olio di palma, li mangia eccome e magari anche la confezione e la commessa che glieli ha venduti. La cui commestibilità peraltro (parlo della commessa) non è mai stata veramente provata.

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Analizziamo come esempio lo spot di Gavino Sanna: il Mulino Bianco ha acquisito credibilità, racconta una storia (il mulino, il prato, le spighe di grano) e la famiglia pur vivendo isolata, in un’abitazione medievale, in mezzo al nulla è felice perché ha tutto ciò di cui ha bisogno, i biscotti che benché riportino l’avvertenza sulla confezione “non contiene olio di palma”, sono stati  (il più delle volte) maneggiati con lardi idrogenati, edulcoranti e altro ancora; che abbiano inquinato la Salerno-Reggio nel trasporto dal mulino a casa vostra, che il grano provenga da Chernobyl passa come un peccato veniale. Le mamme sanno che l’olio di palma fa male e i pubblicitari lo ricordano loro ogni volta che possono. Non ho mai veramente capito perché non ci sia allora la scritta “non contiene uranio o acido arsenioso”. Vabbè. La pubblicità ha istruito le persone prima ancora delle università e conosciamo i danni che provoca l’olio esorcizzato con una competenza pari se non superiore a quella di un medico internista. Ma il Mulino Bianco è un marchio e un marchio dà fiducia e poi l’ha detto la televisione. Abbiamo votato un pubblicitario per vent’anni, non stiamo parlando del nulla. La pubblicità non veicola solo il consumo, in realtà fa qualcosa di più radicale, racconta l’attualità, non guarda al futuro ma al presente. Le interessano i soldi, quelli che abbiamo ora non quelli improbabili di domani. E’ così racconta storie reali più del reale stesso. Guardando Ernesto Calindri che beve il Cynar al tavolo in una strada trafficata, si capisce subito che siamo negli anni ’50 o ’60, oggi se va bene gli automobilisti ti stirano, dopo ovviamente averti fregato il digestivo. Oppure il povero Franco Cerri che ha vissuto un decennio nella lavatrice per convincerci che stare a mollo nel Bio Presto è meglio che tuffarsi nel mare dei Caraibi; oggi sarebbe un comportamento antisindacale. O ancora il gentiluomo che con una flessione sicula dice alla moglie: “Io ce l’ho profumato”, insorgerebbero le donne del mondo civile. Che dicesi civile proprio perché se anche ce l’hai profumato, non puoi comunque dirlo a nessuno e meno che mai a un esponente del sesso femminile. Per non dire di quella signora che confessava alla nipotina che Gennarino (pur gran lavoratore) non aveva il pesce come Santuzzo suo. Qua si configura proprio il reato di molestia a un minore, e non mi pare poco. Una pubblicità del genere sarebbe oggi improponibile. E’ però inutile dilungarsi, ma tanto ci sarebbe da dire, a cominciare dalla famiglia Boccasana. chiudo questo scritto con alcune immagini promozionali, normali una volta e assolutamente inconcepibili nel nostro tempo. Per inciso, mi piacciono più di quelle attuali; hanno dell’ironia e un nobile artigianato della parola che Oliviero Toscani se lo sogna. La pasta Barilla “ditalini” non scioccava nessuno, veniva richiesta con tanta naturalezza quanto ingenuità. Come quel condomino in uno spot degli anni ’90 che sentita la vicina ricciolina e desiderata gridare  con rabbia: “Esco e vado col primo che incontro”, si fermava davanti alla porta dicendole con un sorriso alla Pozzetto/Johnny Depp: “Buonaseraaaa”. Qualunque mora dai capelli increspati e con un Diavolo per boccolo oggi gli risponderebbe: e tu, che cazzo vuoi?

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Il mio preferito rimane comunque lui

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il video alla pagina

Un mio maldestro tentativo di spot pubblicitario (booktrailer)

Renato Pozzetto, i libri, l’omosessualità

LE OMBRE DELLA PERVERSIONE

La parola perversione viene dal latino perversum e richiama a uno stravolgimento non tanto delle regole ma del senso comune o del comune sentire. La società si dà delle norme, anche nel campo sessuale e l’individuo si adegua. L’adeguamento è immediato prima ancora che mediato dalla legge che pure vigila coi suoi apparati medici piuttosto che con quelli giuridici. E tuttavia come si dice fatta la legge trovato l’inganno, perché il piacere è anarchico e dove ci sono le regole il desiderio esplode o implode a seconda dell’educazione che il singolo ha avuto. Quando implode abbiamo tecnicamente una perversione; se il fenomeno diventa sociale il rischio concreto è la rivoluzione. L’apparato medico dello Stato si mette all’opera e diagnostica una perversione di massa. Come ha fatto Massimo Recalcati rinvenendo una nevrosi tra coloro che hanno votato no a una consultazione popolare (19 milioni di degenerati). La politica perversa diagnostica la perversione nel dissenso e tutto finisce a tarallucci e vino. Le cose però cambiano, i costumi pure, l’omosessualità non è più una deviazione neanche per il DSM e quelli che erano atti fuorvianti dalle regole vengono assorbiti dalle regole stesse. Tra le stranezze attuali nel campo sessuale appunto le seguenti, con la speranza e il timore che prima o poi vengano percepite come qualcosa di normale. Anzi di naturale, che suona meglio. L’industria del sesso non da oggi ha dato una risposta a tali bisogni e l’intimo, quella che una volta era l’intimità ha finito per riempire gli scaffali dei supermercati. E non solo. Come si può vedere nel The Sex Machines Museum nella città vecchia di Praga. (E che ho raccolto in dettaglio in Consigli, amenità e facezie sopra l’esercizio del meretricio e dei lupanari.)

Insomma sfogliando l’elenco che segue e la serie di oggetti e libri acquistabili in internet si tratta di normali stranezze o di vere e proprie perversioni?

Formicofilia: il desiderio di essere ricoperto di insetti nelle parti intime. Mysofilia: l’attrazione sessuale verso persone o oggetti sporchi. Infantilismo: il desiderio sessuale nato dal bisogno di indossare pannolini e di essere trattato come un neonato. Acrofilia: eccitazione sessuale in situazioni in cui ci si trova a grandi altezze. Acusticofilia: eccitazione sessuale che deriva dall’ascolto di determinati suoni come mugolii,sospiri, canzoni, frasi o ancora una certa lingua. Agalmatofilia: attrazione sessuale per statue, bambole, manichini e altri oggetti simili. Agorafilia: attrazione per l’atto sessuale consumato in spazi aperti. Altocalcifilia: il feticismo di chi trae piacere dall’osservare o indossare scarpe dai tacchi alti. Coprolalia: devianza che porta un soggetto ad utilizzare continuamente, in modo compulsivo un linguaggio osceno e volgare. Dendrofilia: attrazione sessuale per gli alberi tale da volersi congiungere con essi. Dorafilia: feticismo a causa del quale si prova attrazione e piacere sessuale nel contatto con indumenti in pelle animale e pellicce. Macrofilia: è il desiderio di fare sesso con un gigante. Sitofilia: è il desiderio sessuale che nasce dall’unione del cibo e il sesso. Spectrofilia: è il desiderio sessuale di fare sesso con un fantasma. Parliamo di Botulinonia quando salami, salsicce e wurstel vengono usati come surrogati sessuali. Tripsolagnia: piacere che deriva da un semplice massaggio alla testa. Agonofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla lotta o dall’osservazione di persone che combattono come nel wrestling. Amartofilia: eccitazione sessuale derivata dalla convinzione che le azioni che si stanno compiendo siano fonte di peccato e di perdizione. Anisonogamia: attrazione sessuale verso partner con grande differenza d’età, molto più anziani o molto più giovani. In ambito femminile viene definita gerontofilia l’attrazione per partner maschili significativamente più datati. Chelidolagnia: provare piacere sessuale disprezzando il partner. Aggiungerei all’elenco anche l’attrazione per Barbara D’Urso. quella davvero mi sembra una perversione. Ma tant’è…

 

 

LIBRI CURIOSI (che ho comprato in Rete)

1) Extreme Ironing – Stiratura estrema
di Phil Shaw

2) Pets with Tourette’s – Animali domestici con la sindrome di Tourette

di Mark Leigh

3) Learning to Play With a Lion’s Testicles – Imparare a giocare con i testicoli di un leone
di Melissa Haynes

4) 5 Very Good Reasons to Punch a Dolphin in the Mouth – 5 ottime ragioni per dare un pugno in bocca a un delfino
di Matthew Inman

5) How to Raise Your I.Q. by Eating Gifted Children – Come aumentare il tuo Q.I. mangiando bambini intelligenti
di Lewis B. Frumkes

6) Chi me l’ha fatta in testa?
Edito da Salani

7) Chi ha mangiato la mia fetta di pizza? Giuro su Dio che se le hai mangiate tutte sparo alla tua stupida faccia
di J. Hunter

8)  La posizione del missionario: Madre Teresa in teoria e pratica

9)Giochi che puoi fare con la tua …. L’autore forse però intendeva “pussy” nel senso di gatto

10) Tutto quel che so sulle donne l’ho imparato dal mio trattore

11) Immagini con cui non dovresti masturbarti

12) Fai in casa i tuoi sex toys

13) Il libro tascabile delle erezioni

14) Guida per principianti al sesso nella vita dopo la morte

15) Bare decorate da costruire da soli

16) Castrazione: vantaggi e svantaggi

17) Mangiare le persone è sbagliato

18) Come avere successo negli affari senza un pene

19) Cazzi e canguri (pochissimi i canguri). Aldo Busi

Mi permetto di aggiungere all’elenco due miei testi

20) Diventare gay in dieci lezioni (de rerum contronatura)

21) Non desiderare la donna d’altri. E chi dovrei desiderare, la mia? Ma l’hai vista bene?

 

lib 1lib 2lib 3lib 4lib 5lib 6lib 7lib 8lib 9lib 10lib 11lib 12lib 13DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI - giancarlo buonofiglio

STRANEZZE VARIE acquistabili in internet

– Kit completo per uccidere i vampiri; 4500 dollari. La confezione contiene: una boccia di acqua santa, un paletto di avorio, il Nuovo Testamento e altro ancora

– Un fan di Britney ha visto la diva gettare a terra una gomma masticata e non ha perso tempo: l’ha raccolta, e l’ha messa all’asta su eBay. La reliquia gli ha fruttato 263 dollari

– Anima in vendita su Ebay. Prezzo 2000 dollari

– Il 22 Novembre 1963 a Dallas, Lee Harvey Oswald sparava da una finestra al Presidente degli Stati Uniti John Kennedy. La finestra da cui partì il colpo è stata smontata dall’edificio e rivenduta a 3 milioni di dollari

– Toast alla Francese lasciato da Justin Timberlake
La popstar si trovava in un hotel di New York e prima di un’intervista avanzò dalla colazione un po’ di toast alla Francese. Le due fette erano mezze mordicchiate, qualcuno le ha raccolte e rivendute a 36mila dollari

– NIENTE: un prodotto per chi ha già tutto

– Carne di unicorno

– Corno per trasformare il vostro gatto in un unicorno

– Cucce di lusso per cani: costano 200.000 euro

– Borsetta autobloccante, per impedirvi di spendere troppo

– “Kissenger”, accessorio per smartphone per baciare a distanza

– Lattine di aria inquinata, per i Cinesi che sentono la mancanza di Pechino

– Col “profumo di culo” due imprenditori si sono arricchiti

– Occhiali che simulano le allucinazioni da LSD, senza assumere tuttavia la droga

– Slip con finto pene contro i tentativi di violenze sessuali

– Preservativi per cani e gatti

– Finte mutande sporche per nascondere i soldi in viaggio

– Abito da sposa fatto con i documenti del divorzio

– Armature per criceti in vendita su eBay

 

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SMACK O PCIU’?

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La discussione sui massimi sistemi è stata questa: il bacio nei fumetti fa smack e pciù per onomatopea credo. Ho pure provato in strada mandando baci a vuoto, perché sono testardo e voglio capire; se poi qualcuno guarda male pazienza. Insisto, per me fa pciù. L’animaletto prepubere che camminava con me propendeva per smack. Tu sei vecchio e c’hai (con la c) l’alzheimer, non te le ricordi certe cose (poi dice che uno è favorevole all’aborto). Ora io qualche bacio l’ho dato, prima della piorrea intendo. Pciù sa di morbido, accompagna le labbra sfiorandole appena, è un suono mi pare eufonico. Ma gli adolescenti che rumore fanno? Smack non mi piace, rimanda a uno schiocco pieno, come quando si appoggiano le labbra sulle guance di un altro con effetto ventosa; evoca l’eco di uno schiaffo (e se non ricordo male così lo chiamano gli anglosassoni) stridente come un rimprovero, con l’impronta della mano che traccia il ricordo sulle gote. E poi non mi fido delle ambiguità semantiche, almeno in certe cose se è non può non essere. Insomma fa smack o pciù? La domanda non è superficiale, il problema è il rapporto tra la parola (scritta o parlata) e la cosa. Nei fumetti accade qualcosa di simile alla caricatura, inverosimile e non rappresentativa, la parola evoca un’immagine, una forma per quanto deformata da una lingua concepita per un immaginario ingenuo, scolastico o prescolastico. Eppure in un volto alterato riconosciamo quella e non un’altra persona e ad un suono attribuiamo uno specifico evento, una situazione, un’emozione. Arf è l’abbaiare di un cane, Argh rimanda a un dolore o dispiacere, Boing allude a un rimbalzo, Brr esprime la sensazione del gelo o anche paura, Burp è un rutto e come suono è abbastanza simile alle flatulenze che conosciamo (e si sa che certe gutturali sono puro flatus vocis), Click è il rumore dell’interruttore, Gasp lo stupore, Grunt (o Sgrunt) la rabbia, Mumble mumble il mormorio del pensiero quando rimugina. E troppo ce n’è, basta dare un’occhiata al glossario di fumetti e disegni animati. Ad ogni modo questo linguaggio ha modificato in profondità la struttura della lingua, ci ha abituati a una relazione o inferenza tra i neologismi sulla carta e le cose reali. Alla Marvel parlavano di Fattore (o gene) X, e voleva dire che era avvenuta una mutazione del Dna, una di quelle però che dalla lingua si dilata e coinvolge la comunità educando il gusto della parola che chiamiamo letteratura. Quella dei lettori (di un tempo, non credo che i fumetti li leggano oggi in tanti), con un quotidiano fin troppo banale e il bisogno di ammorbidirlo con un immaginario più articolato di quello offerto dall’uso comune delle parole. Che sempre comuni comunque sono. Pfui e Puff puff dunque, come dire: che noia, andiamo oltre. Lo chiedo al mio amico Snoopy-Redbavon che di fumetti (e di semiotica) se ne intende. Tu che ne pensi, Pciù o Smack?  

 

L’INFERNO NON è NULLA PARAGONATO ALLA SALERNO-REGGIO CALABRIA. E FA PURE MENO CALDO

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La transumanza mi piace. C’è chi ti guarda, chi accenna un sorriso, chi cerca complicità in un volto, chi dimostra rabbia e rancore, chi ti racconta la propria vita con gli occhi, perché è cosa nota che anche in vacanza la mettiamo in valigia. Ma il più delle volte quello che vedi è una bocca amica, perché in quella fiumana di caldo e di ferie sognate e consumate su un asfalto rovente si ha la bislacca emozione di far parte in fondo di una stessa disavventura, che si racconta e dissipa anche in questi incontri; vissuti tra i riflessi del parabrezza, rubati da uno specchio retrovisore. Che vorrei dire fugaci, ma che trattandosi della Salerno Reggio, sembrano eterni e definitivi.

COSA VUOL DIRE CONTRONATURA?

Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia. Ci sono parole che vanno a mordere nella carne piuttosto che nella testa. Sono locuzioni o esortazioni scollate dalla realtà; per quanto vuote fanno leva sulle emozioni e si legittimano nei luoghi comuni. Di norma le persone le assorbono come qualcosa di incontestabile e di vero; le idee prevaricano sulle cose e svuotano la lingua di una relazione col reale. Trovano una corrispondenza nella tradizione, nell’ideologia, nel qualunquismo a volte, spesso nel populismo. Non si tratta di universali, quelli un senso l’hanno, anche ante rem. Le demagogie (che sono oligarchie nascoste) parlano al popolo con retorica, estendendo il campo semantico, con largo uso di figure paradigmatiche, a significare gli oggetti e i modi di essere. La parola contronatura è una di queste; allude a una vaga e non precisata violenza al normale ordine delle cose. Di norma dalla natura ci difendiamo e non l’assecondiamo; assumiamo antibiotici per curare le polmoniti, seguendo l’ordine naturale si muore. Non lo dico all’elettore medio e mediocre italiano, che non capirebbe. Quello è abituato a nascondere la polvere sotto un tappeto di bugie e ha un cattivo gusto morboso, evidente nell’uso che fa della lingua. Ciò che non è reale, come il concetto di contronatura, ha preso per estensione a significare qualcosa che esiste unicamente nella testa di chi la natura la violenta con le parole. Vedendo il male ovunque, immaginando perversioni, eccitandosi quasi per pratiche sessuali avulse da quel piccolo mondo. E’ inutile citare Giovanni Crisostomo e la Quarta Omelia, o anche il Codice Teodosiano e Giustiniano, in merito alla sodomia; perché è di quella che stiamo parlando ed è quella che deve essere giudicata e punita, secondo quel che diceva santo Tommaso nella Somma Teologica (parte seconda II-II questione 154, le specie della lussuria). L’elettore medio e mediocre italiano vede la perversione dove non c’è, il male ovunque, esaspera il sesso di contenuti; è quella la sua maledizione. Non è in grado di concepire l’affettività, la pulizia di un sentimento, la normalità e legittimità di un amore. Non è capace perché si tratta di uomini e donne senza vita, limitati culturalmente, malati nel modo di pensare e di parlare, mutilati nella crescita, imprigionati in una lingua che fa di ogni cosa un peccato. Vivono di parole. E stanno male loro per primi, ma non lo sanno e non lo vogliono sapere. Io non so cosa sia contronatura, lo dico all’elettore medio e mediocre italiano; ma Formigoni e Alfano (che sono fini esegeti della materia e più di altri si ergono a paladini della natura) faccio fatica per estensione concettuale a inserirli nell’ordine naturale delle cose.

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De rerum contronatura

L’ETICA DEL PADRINO

 

 

Da Gli italiani il sesso (la rivoluzione) lo fanno poco e male

 

 

 

 

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L’ORGASMO DI PAPERINO

DAI FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO: L’AMORE TRA L’IMMAGINARIO E IL REALE

Questo video ha la colpa grave di contenere nel titolo la parola “orgasmo” e sembra che non si possa usare. E’ stato biasimato e una mandria inferocita non ha mancato di riempirmi la mail di insulti. Come è accaduto con la mia Biancaneve, il sospetto che fossero libri e discorsi per adulti (non perché pornografici, tutt’altro, ma in quanto necessitano di una comprensione matura) non ha sfiorato i detrattori più ostinati e cafoni. Avessero almeno letto Freud e quella cosa sul perverso polimorfismo. Lo stesso vale per le favole, quelle originarie sono violente e hanno una dichiarata connotazione sessuale. Ma la lettura impegna la mente, lo sappiamo e le storie devono essere così come le ha raccontate Disney, o meglio come si vedono nelle animazioni. C’è una freddura di Checco Zalone sul Codice da Vinci: “Hai letto il libro? No, ho visto il film, così faccio prima”. Ecco, così si fa prima.

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