L’INFERNO NON è NULLA PARAGONATO ALLA SALERNO-REGGIO CALABRIA. E FA PURE MENO CALDO

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La transumanza mi piace. C’è chi ti guarda, chi accenna un sorriso, chi cerca complicità in un volto, chi dimostra rabbia e rancore, chi ti racconta la propria vita con gli occhi, perché è cosa nota che anche in vacanza la mettiamo in valigia. Ma il più delle volte quello che vedi è una bocca amica, perché in quella fiumana di caldo e di ferie sognate e consumate su un asfalto rovente si ha la bislacca emozione di far parte in fondo di una stessa disavventura, che si racconta e dissipa anche in questi incontri; vissuti tra i riflessi del parabrezza, rubati da uno specchio retrovisore. Che vorrei dire fugaci, ma che trattandosi della Salerno Reggio, sembrano eterni e definitivi.

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L’ESTATE

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L’estate più che una stagione è un’emozione; coincide con la chiusura delle scuole, le città deserte, il rumore degli zoccoli sul catrame. Una volta comportava una pausa lunga dal lavoro, ma i tempi si sono ristretti. Ci accorgiamo dell’estate dal numero di uxoricidi, perché il caldo amplifica le insofferenze domestiche, dai furti in casa, le code sull’autostrada, dai piedi che salutano dai finestrini. La pubblicità progresso che ricorda di non abbandonare i cuccioli all’autogrill e di andare a riprendere nonna alla casa di riposo. Giusto per mettere in valigia qualche rimorso. Totò, la commedia sexy che un moderato eccitamento lo provoca, ma nel modo giusto, gradito dalle signore che si lusingano con qualche inaspettato risveglio; l’abbronzatura rende più belli e una volta che la pelle è color amaranto ci sentiamo insolitamente desiderati. Estate vuol dire palestra, la prova costume, estenuanti sedute dall’estetista che si prende cura delle negligenze, adipe o punti neri. La pancia dentro, aspirata ai limiti del verosimile, perché il confronto coi giovanotti ancora integri nell’anatomia è inevitabile. Le infradito; io le bandirei ma le portano tutti. Costumi sgambati per le donne, che scoprono di essere belle e sempre comunque lo sono, orgogliosamente sfacciate nell’esporre la mercanzia reclusa durante l’anno; pantaloncini per gli uomini con annessa carenza pilifera al polpaccio, che tradisce mesi di fustigazione del pedalino. L’odore della crema, i discorsi da ombrellone, io quella me la farei e io il bagnino me lo sono fatto, la cellulite che pare essere una piaga sociale, le fantasie erotiche mugugnate a bocca stretta mentre le mogli sono distratte da altro. Un libro, le chiacchere con l’amica, il pianto del bambino che strilla il rancore per mamma in una spiaggia affollata. Papà che mette a dura prova il miocardio correndo dietro a una palla, con quel dolore al fianco a ricordargli inesorabile che non ha più l’età. L’estate comporta il sudore, le magliette appiccicate come una seconda pelle, il pesce, l’anguria non più fortunatamente sotterrata ed esumata dalla battigia, le finestre aperte. le zanzare. Quelle sono immancabili ad avvertirci del cambio di stagione. Ma l’estate è soprattutto fantasia, immaginazione, evasione; un sogno e un desiderio non pronunciato. Come un bacio che si dà così, perché ogni tanto è bello rimanere senza fiato.

BREVE DISAMINA SOPRA LA DEPLOREVOLE ABITUDINE A CENSURARE LE COSE DE LO SESSO

Desidero chiudere questo terzo scriptum (Dello mio Manuale) con una lamentela sopra l’abitudine a mettere sotto censura ciò che concerne lo piacere corporale. De lo popolo, perché lo padrone continua a puttaneggiare senza regole né morale:

“Augusto Imperatore, il legislatore moralista et fustigatore degli adulteri, sposò in prime nozze Claudia, in seconde Scribonia, per poi congiungersi con Livia che gli procurava giovani prostitute come cura dell’impotenza. Da Scribonia ebbe una figlia, Giulia, che a quindici anni era già andata a nozze due volte, maritandola una terza con un figlio avuto da Livia in un precedente matrimonio. Tiberio era omosessuale. Cesare, come pure Marco Antonio, bisessuale, tanto che veniva chiamato “la donna di tutti gli uomini e l’uomo di tutte le donne”. Caligola copulava con la sorella Agrippina. Da parte sua Agrippina sposa Claudio e lo avvelena. Claudio, prima di sposare Agrippina, aveva avuto in moglie Messalina, che si dilettava nel puttanesimo (sposò anche in segreto Caio Silvio, assassinato poi da Claudio). Dopo avere avvelenato Claudio, Agrippina fece regnare il figlio Nerone. Quest’ultimo, consigliato da Poppea (maritata dopo aver divorziato da Ottavia et fatta uccidere in esilio; morirà poi per un calcio datole dal marito quando era gravida), ammazza la madre. Vitellio si abbandonava al travestitismo; il lodevole Adriano all’omosessualità”.

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Consigli, amenità e facezie sopra l’esercizio del meretricio e dei lupanari

Et così mentre i signori se la spassano dandosi alle intemperanze sexuali (Guglielmo II si era fatto costruire una specie di monastero del vitio a suo uso et consumo; Carlo VI et Giovanna, regina di Napoli, avevano aperto una propria casa di tolleranza, come pure fecero papa Giulio II, Leone X et Clemente VII; parimenti memorabile è rimasto un pranzo alla corte di Enrico III, servito da cortigiane vestite da uomo o mezze nude; o anche quella nottata dell’ottobre del 1501, quando Alessandro Borgia et figli “danzarono” con cinquanta fallofore fino all’alba), ai disgratiati non rimane che lo piacere de le iustae nuptiae, o lo godimento clandestino, perseguito però dalla legge et condannato da lo clero.

TABULA SINOTTICA

Benché lo tempo nostro sembra affezionatissimo alla censura, essa era in uso già nell’antica Roma (pare infatti che Ovidio fu bandito da Augusto anche a causa de la sua Ars amatoria), dove la parola indicava il magistrato (censor) incaricato di fare lo censimento (il census, la conta) dei cittadini. Fu però  dalla metà dello secolo XVI che si istituì l’index librorum prohibitorum; gratie alla congregazione romana dell’”Indice”, l’organo de lo clero incaricato di selezionare i libri proibiti, et di mettere (appunto) all’indice le opere la cui lectura avrebbe comportato la scomunica papale. Ma l’interferenza de l’autorità ne la divulgazione delle idee non è ovviamente un problema solo nazionale; la Cina ad exempio ha avuto la sua censura, a cominciare con l’imperatore Shih Huang-ti che nel 213 a.C. ordinò la distruzione degli scritti di Confucio. La Francia nondimeno ha sfoggiato i suoi censori di corte, et solo la Rivoluzione soppresse quella sui libri, poi tornata in vigore con la Restaurazione (dal 1819, quando si istituì il reato di oltraggio al buon costume; il 25 gennaio 1940 si organizzò invece una commissione per la famiglia col compito di segnalare alla magistratura le opere licentiose, et una legge del 1949 riconobbe alle poste la facoltà di rifiutare la distribuzione di riviste oscene). Svizzera e Belgio per decenni hanno avuto una giurisprudenza simile a quella francese. In Inghilterra lo primo controllo sui libri fu stabilito sotto Enrico VIII; da allora spetta ai tribunali decidere del carattere criminale degli scritti. Gli Stati Uniti (et lo Giappone) rasentano poi la patologia; eredi del morigeratissimo diritto britannico elaborarono già dal 1873 un Comstock Act, ad opera del segretario della società newyorkese per la soppressione de lo vitio. Grazie al bacchettonismo imperante, solo dopo un lungo processo, una campagna diffamatoria (oltreoceano accanto alla censura di stato existe infatti anche quella privata delle varie associazioni familiari, del Centro Cattolico del Cinema, le varie leghe di condominio), et l’ostracismo da parte de l’autorità che privò l’Istitute for sex research dei fondi necessari alla ricerca, Kinsey vinse la sua battaglia contro l’idiozia. Gli U.S.A. sono uno dei pochi paesi al mondo ad avere istituito un codice morale per i films (ad opera della Motion picture Association of America). Tale codice vieta di mettere in ridicolo matrimonio e famiglia; di presentare l’adulterio come una cosa normale; proscrive altresì i baci a labbra aperte, gli amplessi brutali, la parola aborto, le perversioni sexuali, la nudità totale, l’esibizione della parte interna della coscia et della parte inferiore de lo ventre (vedi Lo Duca, Histoire du cinéma, presses universitaires de France; pag. 43; L’érotisme au cinéma, II, pag. 21, Pauvert ed., Paris 1961).

USI ET COSTUMI NE LO MONDO “CIVILE”

La sodomia è vietata nel Texas, Kansas, Oklahoma; chi la pratica viene arrestato, umiliato et condannato sulla base di una normativa medioevale. Nel New Messico lo sesso in auto è consentito unicamente durante la pausa pranzo et solo se i finestrini sono muniti de le tendine. A Skullbone, Tennessee, le foemine che infastidiscono l’uomo mentre guida vengono punite con 30 giorni di galera. A Tremonton sono vietati i rapporti erotici in ambulanza; la pena prevede oltretutto che lo nome della donna venga pubblicato sullo giornale del posto. Di recente Bush jr. ha sostenuto la divisione per sessi ne le scuole americane, et i legislatori dell’Oklahoma hanno reintrodotto le pene corporali per stupratori e pedofili, passibili di castrazione chimica. L’asportazione dei testicoli, già in vigore in California, Florida, Montana, è prevista anche in Danimarca. L’omosexualità è punita in Armenia et in Romania, mentre è ancora in vigore in Inghilterra un’antica norma che prescrive l’arresto per due uomini che si bacino all’aperto o che facciano sesso in una camera d’albergo. In Francia è stata approvata una legge che condanna a due mesi di carcere chi si rende colpevole di adescamento attivo o passivo (tanto che può bastare anche una scollatura per incriminare una fanciulla). In Italia la Corte di Cassazione, con una sentenza del 2000, ha stabilito che lo sesso in auto è reato quando c’è la luna piena. La stessa ha equiparato la “mano morta” alla violenza sexuale, ma solo se lo sfregamento è rivolto a cosce et seni (ma non la pacca dietro, che non è prevista dallo codice penale; sentenza n° 623 del 2001). Dal giugno del corrente anno la Consulta ha aggiunto curiosamente i polsi tra le zone erogene, confermando la condanna a 14 mesi per un uomo che li aveva sfiorati ad una nobildonna.

CONCLUSIONE

 Alla fine de lo terzo scripto, desidero chiudere la mia disamina con una metafora presa da la scientia, portando lo principio di indeterminatione sul piano de la sexualità. Et con ciò voglio dire che per quanto lo potere si affanni a controllare et reprimere lo godimento corporale, lo piacere trova sempre uno sfogo imprevedibile et inconrollabile. Perché, ma questo l’autorità non può contrastarlo né capirlo, come tutto ciò che riguarda la vita in profondità, lo sesso è prima di ogni altra cosa libertà, fremito, gusto per l’existenza.

 

 

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IL TEMPO DELL’AMORE

Perché l’amore anticipa prima che nella forma emotiva, psicologica, somatica la totalità dinamica del suo essere soggetto desiderante che dilata o restringe spazio e tempo. Analogamente a quanto accade con le parole, che hanno un senso quando svolgono una funzione affettiva prima che rappresentativa.

L’amore non basta mai. Come la lingua subisce un meccanismo equivoco; lo spazio si restringe mentre il tempo sembra dilatare il corpo, l’Io, le emozioni fornendo un campo fisico al discorso. La malinconia è invece un rallentamento e una contrazione, un sentirsi spaesato, fuori luogo. Da cui il senso di vertigine, di vuoto, del buco allo stomaco, del giramento di testa. Ogni cosa gira e sembra non fermarsi mai. Lo spazio diventa insopportabile al malinconico; prevale il senso dell’assenza, lo svuotamento dell’Io e il suo significarsi come mancanza. La percezione del tempo è rallentata, le parole diventano interminabili, segnate da pause, si dileguano come ci fosse una frattura più che una continuità tra l’Io e lo spazio circostante non più colmabile da una parola piena. Afferra le cose che diventano materia per la sua “fissità contemplativa” e “sterile ruminazione” (W.Benjamin); il malinconico è mal collocato, spazialmente e/marginato, decomposto. Parimenti l’innamorato non si colloca in nessun luogo specifico, ma ogni luogo assume una connotazione carica di senso. Ovunque può essere rintracciato. Lo spazio degli innamorati è il loro spazio, accelerato, ristretto, circoscritto. E’ inviolabile, non penetrabile. L’amore è l’impenetrabilità da parte di un altro che non sia l’altro oggettivato dal desiderio. Nessun altro può introdursi o vivere nei luoghi di chi ama.

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Lo stesso concetto di distanza non è quello comunemente percepito; l’Io desiderante sente vicino ciò che per un altro è lontano o assente (“parlo e tu non mi ascolti”, come appunto accade nella distanza nella quale a prevalere è una parola che perde di intensità). Nell’innamoramento scorre un fenomeno inverso a quello della malinconia; lo spazio si contrae fino ad annullare la lontananza. Perché una parola piena di significati è eccedente, invade, raggiunge e si fa sentire; non è il bisbiglio o il sottovoce del malinconico. E’ un sentire l’altro comunque accanto. Anche questo sentire dipende dalla diversa disposizione nel tempo, priva di assenze, senza crepe, un tempo non frammentato come appunto quello che si muove nella lingua. La lingua dell’innamorato è un discorrere ininterrotto, loquace, logorroico, avido, un flusso continuo e lineare che non basta a se stesso. Nell’innamoramento, come nella lingua, il corpo si svuota nel tempo e il tempo e le parole non bastano appunto mai. E’ fame dell’altro che neanche l’altro può soddisfare completamente. L’innamorato dice “non vedo l’ora che arrivi”, misura la distanza spaziale in termini temporali. Il tempo è la misura del corpo e cambia in maniera sostanziale i termini della relazione. Dipende e si regola su quello dell’altro; un’ora di assenza può durare un’eternità. Sensazione insopportabile in cui ricompare il fantasma della perdita o dell’abbandono. L’innamorato sperimenta una specie di riduzione trascendentale, è come organizzato in forme dello spazio tempo non ancora ordinate, determinate, concettualizzate. La riduzione consiste nel passare dai soggetti ordinari, già attuali, costituiti da una concentrazione di emozioni in cui spazio e tempo non sono più quelli del soggetto psicologico. Perché l’amore anticipa prima che nella forma emotiva, psicologica, somatica la totalità dinamica del suo essere soggetto desiderante che dilata o restringe spazio e tempo. Analogamente a quanto accade con le parole, che hanno un senso quando svolgono una funzione affettiva prima che rappresentativa. L’effetto del disorientamento è marginale nell’innamorato ma sostanziale nel malinconico. Il malinconico sperimenta la distanza come una perdita, senza finalità o destinazione, il disorientamento in quanto radicale non riconoscersi in una soggettività integra e appunto integrata. Il malinconico ha un desiderio con/torto, non circoscritto dal significante. L’amore riempie e integra l’Io, lo fa sentire a-posto collocandolo in un luogo affettivo; la malinconia lo disintegra, lo sposta e chi si sposta è appunto uno spostato. Il disorientamento nell’innamorato è strutturale ma marginale; è una sottrazione dell’Io, con la distensione però di ritrovarlo altrove, dove i confini sono definiti dalla presenza temporale dell’altro. Dalla sua perseveranza o continuità, che è la permanenza nel tempo dispiegato nella relazione. Questo ritrovarsi nell’altro dipende dalla continuità discorsiva del corpo disordinato e decomposto nelle forme di spazio e tempo stabilite e delimitate dall’altro innamorato.

adesso (3) (1)  FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO - Giancarlo Buonofiglio

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QUELLO CHE E’ REGALE E’ ANCHE RAZIONALE

Nelle favole i significanti abitano la narrazione, s’impadroniscono e modificano il racconto, identificano e contestualizzano i personaggi, prevalgono sulla scena. Il principe non ha un nome e la principessa è solo temporaneamente imprigionata nel corpo di una fanciulla del popolo. L’atto precede la potenza e Cenerentola era di sangue blu, anche se non lo sapeva. Difficile trovare la regalità in ambienti degradati, ma nelle favole tutto è possibile. Il tutto prevale sulla parte, svilendo però i protagonisti in una metonimia che annulla le identità. L’identità si vanifica nei processi di identificazione superiori fino ad annullarsi. Svuotata la relazione di una reale affettività e privando l’altro di una realtà ontologica, predomina il significante regale che passa da un corpo all’altro, al di là delle diversità. Non c’è alterità, la domanda si restringe in una solitudine priva di desiderio e la richiesta d’amore è mediata da un eccesso che ordina la scena. In un tale campo privo di un (reale appunto) scambio affettivo non è più il piacere, ma il potere, l’idea, il blasone a passare da un corpo all’altro. Quello che è regale è anche razionale: cenere siamo ma Cenerentola diventiamo.

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CARTA, FORBICE, SASSO

La stretta di mano ha un’origine popolare e nasce dal bisogno di rassicurare qualcuno.sulle buone intenzioni. Specie nel Medioevo i viaggiatori portavano grossi coltelli e le aggressioni non mancavano; offrendo la mano si mostrava di non essere armati ma innocui. Come spesso accade, anche questo come altri comportamenti collettivi è diventato un’abitudine, fino a sconfinare nella buona educazione. In Italia sta sparendo, un po’ per le mode che mal sopportano certe formalità desuete, ma soprattutto perché si è attenuato il contratto di fiducia che è alla base del vivere comune. Anche il codice civile riconosceva dignità giuridica al gesto che sanciva un accordo tra le parti. Il contatto fisico è ora ridotto al minimo, le mani stanno sempre più nelle tasche dei pantaloni, ed è sostituito da pacche sulla spalla e da quel lambirsi le dita che ricorda carta-forbice-sasso. Una sfida in cui vince il furbo, quello più abile e pronto a tirare il sasso e a nascondere la mano.
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IL MANUALE DELLA PROSTITUTA (ANTEPRIMA)