QUIZZIAMOCI

Il nostro tempo verrà ricordato come quello dei quiz (o dei test, per dirla in un modo più professionale). Ce n’è di tutti i generi e per le diverse tipologie. Quelli per misurare il QI, la personalità, l’orientamento politico, il Rorschach; ne ho anche trovato uno che valuta la capacità di sopportazione al pecorino e ‘nduja mangiati a Ferragosto. I quiz sono semplici, danno risposte immediate e spesso compiacenti, forniscono qualche conferma e ognuno ha l’illusione di aver capito qualcosa di sé. I più gettonati sono ovviamente quelli di psicologia, sintetici, inconfutabili, veloci e l’oracolo si esprime in pochi minuti più che in anni di autoanalisi. Quelli che affondano nella sessualità sono parimenti ricercati: ti piace il sesso e quanto ti piace, come lo fai e dove lo fai, quante volte e perché. Con chi sembra irrilevante e sul perché il più delle volte tacciono. L’erotismo è indagato con questo insolito strumento che ha il carattere di soppesare la personalità in un contesto più ampio, diffuso, socialmente accettato. Qualcuno dopo i test si adegua alla sentenza, ma i più perseverano nelle abitudini; perché un test è solo un test e si fa più per curiosità che per una reale morbosità o interesse, mentre la vita è pur sempre un’altra cosa.

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Qualche tempo fa mi sono cimentato anche io coi quiz, scrivendone qualcuno. Uno in particolare (dal mio De rerum contronatura) lo riporto qua: sono domande per valutare il grado di omosessualità, latente o meno, nascosta o orgogliosamente palese. A margine ci sono anche le soluzioni.

DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI - giancarlo buonofiglio

DOMANDE

1) Vi trovate in una camera d’albergo con una donna meravigliosa. E’ nuda, distesa sul letto, vi chiama. Cosa pensate?
a) Che cosa vuole da me?
b) Chissà se mi presta lo smalto
c) Certo che l’idraulico è proprio carino

2)Tornate prima dal lavoro. Vostra moglie è a cavalcioni sull’idraulico. Cosa fate?
a) Chiedete all’operaio il numero di telefono
b) Chiedete a vostra moglie chiarimenti sulle lezioni di ippica
c) Chiedete di partecipare

3) Cosa fate prima di un rapporto sessuale?
a) Leggete la biografia su Maria Goretti
b) Telefonate ad un amico e chiedete come comportarvi
c) Telefonate all’idraulico
d) Non avete mai avuto un rapporto sessuale

4) Che cosa fate dopo un rapporto sessuale?
a) Ricominciate
b) Abbracciate la vostra compagna
c) Abbracciate l’idraulico
d) Non avete mai avuto un rapporto sessuale

5) Cos’è l’orgasmo?
a) Un programma di studio universitario (tale Programma Orgasmus); come lo chiamano gli studenti
b) No…n..lo..sa…p……ete!!!
c) E’ quell’intensa sensazione di piacere che provate quando pensate all’idraulico

6) Dove si trova il punto “G”?
a) Di sicuro tra la “f” e la “h”
b) Nella regione periuretrale della parete vaginale anteriore
c) Sul glande
d) Sull’idraulico

7) Quali sono le dimensioni medie del clitoride?
a) 1 mm
b) 1 cm
c) 18 cm (?)

8) Quale parte del corpo vi eccita di più in una donna?
a) Le scarpe
b) Il seno
c) La sacca scrotale (?)

9) Che metodo contraccettivo usate?
a) Il profilattico
b) La pillola (?)
c) Il coito interrotto

10) Quale di questi animali ad ogni singola eiaculazione produce 1 litro di liquido seminale?
a) L’uomo
b) Il maiale (non per caso è chiamato “porco”)
c) L’idraulico (non per caso ci state assieme)

11) Quale delle seguenti disfunzioni è la più frequente nel sesso maschile?
a) Eiaculazione precoce
b) Difficoltà erettiva
c) Difficoltà a distogliere lo sguardo dal televisore
d) Eccessiva lubrificazione vaginale che provoca difficoltà a contenere il pene (?)

12) La fantasia erotica più comune nei maschi è:
a) Andare in giro senza mutande
b) Guardare due femmine che fanno all’amore
c) Leonardo di Caprio

13) Quali sono le vostre zone erogene?
a) Il pene soprattutto
b) La vagina (?) soprattutto
c) In centro, vicino piazza S. Babila

14) I preliminari sono per voi:
a) Un modo sicuro per convincere la vostra compagna a stirarvi le camicie
b) Una scusa per arrivare tardi al lavoro (del tipo: “Mi scusi direttore se ho fatto tardi, ma mia moglie stamattina ha richiesto i preliminari”)
c) Quei 15 minuti a fine partita che precedono i tempi supplementari

15) La pratica più richiesta alle prostitute è:
a) Il sesso orale (da non confondere con il turpiloquio; nel senso che se la fanciulla si limita ad insultarlo il cliente è più che legittimato a non pagare)
b) Il sesso anale (scegliendo con oculatezza la meretrice; nel senso che se la fanciulla è dotata di un clitoride che supera i 18 cm il cliente è più che legittimato a non abbassarsi i pantaloni)
c) Il sesso vaginale (richiedendo alla passeggiatrice serietà e deontologia; nel senso che se la fanciulla vuole farlo accoppiare con una borsa da viaggio -è ad esempio straniera e confonde la parola vagina con valigia- il cliente è più che legittimato a mandarla a cagare)
d) Il sesso manuale (pretendendo una rigida ortodossia; nel senso che se la fanciulla vuole limitarsi ad infilargli le dita negli occhi o a pettinarlo il cliente è più che legittimato a iscriverla a un corso accelerato di sessuologia)
e) Il sesso strano (mettendo da subito un limite alla perversione; nel senso che se la fanciulla pretende non solo di frustarlo ma di cospargerlo di benzina e di dargli fuoco; il cliente è più che legittimato a rivolgersi all’ autorità)

16) Il seno per voi è:
a) Un discutibile ornamento
b) Un utile passatempo
c) Un incubo scolastico (seni e coseni)
d) Peccato che l’idraulico ne sia sprovvisto

17) Il termine bondage indica un tipo di piacere estremo ricercato per la pericolosità; qual è nel sesso la cosa che più vi attrae, ma che ad un tempo temete?
a) Irrompere in un confessionale mimando un rumoroso orgasmo come la protagonista del mitico Hanry, ti presento Sally
b) Vestirsi con una maglietta rosa con su scritto “baciami stupido” ed entrare in un circolo di neonazisti
c) Guidare a fari spenti nella notte, per vedere se è poi tanto difficile morire
d) Indossare l’ampallang, il tubetto di metallo che i nativi del Borneo inseriscono nel glande per migliorare il piacere del partner
e) Comprare le fragole all’uranio che il supermercato svende con l’offerta 3X2 per fare tutte le cose che avete visto in 9 Settimane e mezzo

18) Narra la leggenda di un tale che andato a cercarsi nel deserto si perse. Pregò che qualcuno lo cercasse. Nessuno lo cercò. Scoprì allora che cercarsi è bene, ma essere cercati è comunque meglio. Se voi foste quel tale, da chi vorreste essere cercato?
a) Da un gruppo Balint di signore in cura per ninfomania
b) Da Monica Bellucci
c) Da una guida turistica
d) Dal sottoscritto (parliamone)
e) Dall’idraulico

19) E’ meglio un uovo oggi… che:
a) Un ovulo domani
b) Il cugino Filippo (citazione purtroppo autobiografica) dopodomani

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RISPOSTE

DOMANDE 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10
Prevalenza di risposte A: a voi il sesso non interessa. Ma siete comunque ricambiati. Probabilmente da piccoli al chirurgo che vi praticava il taglio del prepuzio deve essere scappato di mano il bisturi, o l’ostetrica al momento della vostra nascita può avere tirato la parte sbagliata, che ora necroticamente conservate in un barattolo di formaldeide assieme al cordone ombelicare. Magari siete vittima di un errore cromosomico o di una natura matrigna, forse addirittura lo scherzo di un Dio col senso dell’umorismo. Sta di fatto che Heidi rispetto a voi sembra un’erotomane, e se non vi chiudete in convento siete comunque sulla strada per fondare un partito politico. Una curiosità: come avete risposto alla domanda numero 4?

Prevalenza di risposte B: non siete un uomo ma un complesso vivente di contraddizioni; la dimostrazione che non solo Dio c’è, ma che probabilmente ci odia. Oscillate infatti tra l’universo femminile e quello maschile nell’indecisione più completa. Ma non è un problema grave. Forse anzi è addirittura un vantaggio dal momento che il sabato sera avete il doppio delle possibilità di rimorchiare. La cosa che stupisce della vostra personalità è il fatto che non proviate imbarazzo nell’indossare con il gessato blu e la cravatta i tacchi a spillo o le calze a rete. Qualche distonia sarebbe bene correggerla, perché, lo capite anche voi, che uno scaricatore di porto villosiso, con la barba incolta e dei bicipiti che fanno invidia a Mastrolindo, non può parlare con la voce di una soprano, né tanto meno ancheggiare come la Fracci. Insomma, quando vi assentate dal lavoro dovete per forza giustificarvi dicendo che avete le vostre cose?

Prevalenza di risposte C-D: probabilmente non avrete avuto il tempo nemmeno di leggere i risultati del test impegnati come siete a correre dietro all’idraulico. Anche se vi chiamate Umberto, avete moglie e figli e le vostre gonadi continuano a produrre testosterone in quantità industriale. Bravi. Una sola raccomandazione: se alle domande numero 7 e 8 avete risposto C fareste bene ad iscrivervi ad un corso di anatomia.

DOMANDE 11-12-13-14-15-16-17-18-19-20
Prevalenza di risposte A-B: va bene che a voi dell’universo femminile non può fregarne di meno, ma uno sforzo per non passare da deficienti potreste farlo. Ricordatevi che in genere i maschi non hanno problemi di lubrificazione vaginale (risposta D alla domanda numero 11). Sciocchini.

Prevalenza di risposte C-D-E-F: siete rimasto uno spermatozoo, per quanto un po’ cresciuto e alle soglie del quarto decennio. Ma uno spermatozoo molto particolare, l’unico che quando veniva lanciato nel corpo della femmina (ricordate?) invece di dirigersi verso l’ovulo cercava di fecondare gli altri spermatozoi. Tanto tempo è passato da allora, vissuto ai margini di una comunità virile e guerriera che vi ha tenuti a distanza; eppure nonostante tutto parte di quell’istinto primitivo dovete averla conservata. E’ solo cambiato l’oggetto del vostro desiderio; e se una volta correvate dietro ad amorfi animaletti che assomigliano a Claudio Bisio, oggi più pragmaticamente rincorrete quelli che lo ricordano per fenotipo e morfologia.

Risposta G: caro Filippo, è inutile che fai il test sotto falso nome, ti ho riconosciuto. Non hai motivo di vergognarti, tanto più che sono a conoscenza dei tuoi gusti sessuali. Fin da piccolo, ricordi? Quando giocavamo a nascondino e tu candidamente dicevi: “Se mi trovi mi puoi violentare; se non mi trovi sono nell’armadio”.

 

(Ed. Cartacea alla pagina)

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AMORE SOTTO L’OMBRELLONE

L’estate è la stagione dell’amore, del sorriso, del sogno. D’estate partiamo e lasciamo a casa i pensieri in cerca di un po’ di sollievo. E così sopportiamo le file in autostrada, le valigie, il caldo, il rimorso per la nonna alla casa di riposo. L’odore della crema, i discorsi da ombrellone, io quella me la farei e io il bagnino me lo sono fatto, la cellulite, le smanie erotiche mugugnate a bocca stretta. Un libro, le chiacchere, il pianto del bambino, papà che mette a dura prova il miocardio correndo dietro a una palla. Il sudore, il pesce, l’anguria non più fortunatamente esumata dalla battigia, le finestre aperte. le zanzare. Quelle sono immancabili ad avvertirci del cambio di stagione. Ma l’estate è soprattutto immaginazione, evasione; un sogno e un desiderio non pronunciato. Come un bacio che si dà così, perché è bello rimanere senza fiato.

sombrero

L’estate è anche il tempo dell’incoscienza, dei libri giocosi, delle letture corrive, delle fantasie sfrenate. Morbose a volte. Queste pagine sono per voi, una lettura leggera e spero gradevole da fare sotto l’ombrellone. Naturalmente sul sesso e i modi di procurarselo.

LECTIO PRIMA

dell’arte del costume e del portamento

La cura del corpo è una buona regola per quanti decidono di dedicarsi all’amore. Fate tesoro dei consigli esposti in questo capitolo e nessuno potrà accorgersi che in realtà fate schifo.

1) Nettarsi è d’obbligo. La persona che emana vapori insaporiti da giorni di sudata attività risulta antipatica e scortese. Peggio ancora se tali vapori vengono avvertiti con curiosa veggenza, sopravvivendo agli assalti della metropolitana e dei bagni pubblici. In ordine di importanza, la pulizia dell’epidermide andrà così eseguita:

– ascelle: evitare di coprirne i fumi con deodoranti e balsami il cui impiego risulta tra l’altro anche laborioso. Meglio è denudarsi dalla cintola in su (con discrezione se vi trovate in un posto affollato) e ricorrere al sempre ottimo sapone. Pratica igienica che preserva da battute, spesso offerte da simpatici colleghi d’ufficio, del tipo: “ecco il solito troglodita che invece di lavarsi copre il sudore col deodorante”. Ricordatevi che potrebbero anche incriminarvi, magari con la complicità del codice penale;

– capelli: la persona costumata li tiene in ordine. Cercare di far passare l’unto accumulatosi in settimane di negligenza per l’ultimo ritrovato dei gel è dimolto inurbano. Capire se è arrivato il momento per lavarli non è difficile: ci arriverete quando appoggiandovi sulla camicetta del direttore del marketing avrete lasciato le prove inconfutabili del vostro passaggio. Per quanto riguarda invece la forfora il problema probabilmente neanche lo sentite: a quest’ora i vostri capelli saranno infatti completamente bianchi e voi potrete spacciarvi per un accattivante cinquantenne;

– barba e peli superflui. Una precisazione è d’obbligo: si intende con la poco simpatica locuzione “pelo superfluo” tutto quel groviglio di arbusti che prolifera su gambe e volto e che da sempre attenta alla sensualità delle fanciulle in fiore. Se la fanciulla non è in fiore il pelo non è invece più superfluo ma congenito alla triste condizione cui natura matrigna volle imprigionare la stessa. Per quanto riguarda la barba il problema è presto risolto: basta radersi;

– denti: vanno puliti dopo ogni pasto. E’ buona cosa passare, dopo il lavaggio con lo spazzolino, anche il filo interdentale (così detto per non confonderlo con quello da cucito). L’operazione richiede una certa pratica; la cosa fondamentale rimane il destino del suddetto: ricordarsi sempre di gettarlo dopo l’uso e di non riciclarlo per attaccare i bottoni di giacche e pantaloni;

– igiene intima: dicesi igiene intima l’attività di pulizia che si attua nei confronti di quella parte del vostro corpo di cui voi vi vergognate (ed è scorretto perché essa non si vergogna affatto di voi). Va messa in pratica ad evacuazione avvenuta (mai durante) e ogni qual volta l’organo si esprime in tutto il suo rancore per il mondo. Le lavande in commercio sono per lo più buone ed evitano i fastidiosi pruriti a cui sottoponevano i detersivi granulari delle vostre nonne. Quanto all’oggetto uscito dal postero (la cui biodegradabilità non è mai stata veramente provata) andrà a riporsi nel luogo a lui preposto se in appartamento, o abilmente occultato se in luogo aperto, onde evitare all’altrui persona la rivelazione traumatica della vostra intimità. E’ comunque sempre sconsigliato l’uso del pubblico bagno (treno, pizzeria, bar), che dicesi pubblico proprio in quanto partecipa gli utenti della flora batterica che lo caratterizza, suscitando dai tempi antichi la curiosità della scienza e della virologia. Non scordarsi, in ultimo e in luogo della igienica invenzione, mai gli indispensabili clinex che evitano lo spiacevole inconveniente della carta da giornale, la cui incompatibilità con il carattere del tergo è da tutti conosciuta;

– piedi: lavarli è più di una buona educazione, un vero e proprio dovere sociale. Sappiate che finché continueranno ad imporre la loro imbarazzante presenza i vostri rapporti con il prossimo rimarranno seriamente compromessi (se il vostro prossimo non vi è simpatico il problema ovviamente non si pone). 

– unghie: è severamente vietato mangiarle. Soprattutto quelle dei piedi (e non solo per un fatto igienico). Non andranno mai trascurate e si curerà in particolare di rimuovere la patina color seppia che sembra ostinarsi sotto le medesime, intonando l’espressività dei colori coi fumi della Cappella Sistina;

– naso e orecchie: tenete a mente che il materiale che in essi si trova non è affatto commestibile, e che la cui ingestione può anche provocare nel prossimo un più che giustificato ribrezzo. Quanto all’oggetto delle mistiche introspezioni andrà sempre depositato in appositi tovagliolini di carta che saranno a loro volta riutilizzati nel riciclaggio dei rifiuti. Fatto questo potrete finalmente ritenervi soddisfatti: anche voi avrete contribuito alle campagne ecologiche contro l’inquinamento, fornendo preziosa materia prima da convertire in oggetti di largo consumo.

– brufoli e punti neri: ricordarsi di non schiacciarli mai in pubblico, attività deplorevole a cui sembrano affezionati molti giovani. Nonostante la diffusione rimane una pratica inurbana e come tale va evitata. Sempre;

– seguono quindi in successione: volto (guance, collo), gambe (ginocchia, stinchi, polpacci), torace, braccia, schiena, su cui è però inutile dilungarsi.

2) Vestirsi con gusto è sempre imperocché inevitabile. I trasandati, gli stropicciati, i macchiati, i trascurati vengono guardati con ragionevole sospetto e naturale diffidenza. 

– Intimi: dicesi intimi tutti quegli indumenti che coprono le oscenità. Dopo scrupolosa pulizia degli stessi il cambio, sempre quotidiano, andrà così eseguito: mutande (che dal latino furono non a caso dette mutate mutandis in luogo della giornaliera transustanzazione) almeno una volta al giorno (le fanciulle costumate anche due o tre, a seconda del mentale bisogno), ed è comunque disdicevole attendere che acquistino i colori degli umori. Cavernicola è anche la pratica tuttora in uso di odorare le stesse interrogandosi se sia il caso di continuare ad indossarle: le grandi decisioni si prendono di petto e voi dovrete essere forti nel separarvi da un indumento con cui avrete diviso le più intime aspirazioni; per le calze (collant, pedalini, ma anche magliette, body, guêpiere) valgono le succitate regole, fermo restando che una persona a modo non attende che irrigidiscano prima di riporle in lavatrice, e che alle voragini che si aprono innanzi ai pollicioni si dovrà porre rimedio, evitando l’imbarazzante effetto “buco” di scarsa chissà come mai attrattiva sessuale; il reggiseno (che curiosamente portano oggi anche alcuni folcloristici e simpatici uomini) si avrà cura di consegnarlo alla saponetta prima che acquisti quella curiosa tonalità ramarro che più di moda non è;

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– camicia: non dovrà aspettare di assumere ai bordi (colletto e polsini) i colori della vostra sudatissima giornata. Ottima abitudine è quella di stirarla prima di indossarla, durante l’operazione si dimostra invece complicata e non priva di difficoltà;

– pantaloni, gonne, giacche: dovranno essere di un colore prevalentemente scuro (tutti sanno quanto sia faticoso il lavaggio e l’asciugatura dei medesimi) che sia in grado di coprire le negligenze dell’educazione datavi da fanciulli, e che ora non vi permette di gustarvi serenamente una pizza o un piatto di spaghetti al sugo;

– scarpe: due o tre paia almeno sono indispensabili. Nella società dell’immagine cambiarsi è un obbligo, e voi non potete sottrarvi al sacro dovere. Capire quando è ora di sostituirle non è difficile: se camminando sotto la pioggia vi sembrerà di sprofondare in una laguna melmosa allora il momento sarà arrivato. Se no il momento allora non è. 

3) Dato che su quel corpo ripugnante che vi ritrovate proprio non potete contare, fare dei buoni ragionamenti è un dovere al quale non potete sottrarvi. Se proprio volete rinunciare ad istruirvi e intendete comunque fare colpo col vostro encefalo (ammesso che ne abbiate uno) i trucchi che seguono potranno esservi di grande aiuto. Gli altri, come sapete, vi amano per quello che non siete e non sarete mai: se diverrete perciò abili nel mettere in pratica le semplici regole sottostanti, potrete anche farvi passare per un intellettuale malinconico alle prese con i problemi dell’essere, e nessuno si accorgerà mai che siete semplicemente un imbecille.

a) Discorsi da evitare:

– gioco del calcio (se siete uomini e l’oggetto del vostro desiderio è una donna), detersivi e prodotti per la casa (se siete donne e la vostra preda è un uomo). E’ infatti poco piacevole sentirsi abbordare per strada con frasi del tipo: “signorina, lei è più entusiasmante della finale di coppa delle coppe”, “ragazzone mio, tu sì che hai dei muscolacci possenti, non come quel rammollito di Mastro Lindo”;

– lavoro: non parlate mai di lavoro; a meno che naturalmente non facciate gli avvocati o i dentisti, se uomini, e se femmine le infermiere (gli uomini sembrano apprezzare particolarmente siffatte fanciulle, retaggio onirico di infantili polluzioni adolescenziali). Ai commercialisti, ai ragionieri, agli impiegati è comunque assolutamente sempre e in ogni caso vietato. Se poi fate i becchini, è buona regola anche quella di non portarsi mai il lavoro a casa;

– malattie e disgrazie varie: sbaglia chi crede di usare la carta della compassione per indurre l’altro a concedere le grazie. I tempi sono difficili e non c’è più pazienza per ascoltare le sciagure di chicchessia. Oltre al non trascurabile motivo che è sempre cosa saggia non rompere i cosiddetti. In luogo dei deprimenti aggiornamenti gastro-intestinali, circa le abitudini deplorevoli del vostro intestino (di cui non frega a nessuno), è meglio ripiegare sul classico repertorio: “bella giornata, vero? Ma lo sa che ha degli occhi splendidi?”, che evitano approcci catastrofici: “signorina, permette che la erudisca sull’attività peristaltica del mio intestino? (e magari con dimostrazione pratica del vostro singolare meteorismo)”. Piuttosto tacete;

– banalità: non è una regola questa; ma se intendete davvero fare colpo col vostro acume dovete rinunciarvi. Preferite perciò ad elucubrazioni del tipo “che bella luna, brilla come il mio amore”, le più ardite “e pensare che si è dovuti arrivare a Galilei (le date sono facoltative) per comprendere che l’universo tolemaico era una fesseria; io l’ho capito in un attimo guardando (ricordarsi a questo punto di assumere un’espressione teatralmente estatica) i tuoi occhi: tutto sembra ruotare attorno alle tue piccole orbite, amore mio”. Passerete per ruffiani di prima categoria, ma i ruffiani adulatori piacciono, oh se piacciono; e voi in questo diverrete maestri;

– cultura: non esagerate mai. A nessuno piace sentirsi denigrato, e meno che mai attraverso la sicumera dei libri. Adulare facendo avvertire un interesse filosofico per l’altro è una cosa che lusinga, schiacciarlo con il peso di un’autocelebrazione provoca solo un forte senso di rabbia e di competizione. Esercitatevi perciò a lungo prima di intraprendere questa strada (ma forse queste raccomandazioni sono inutili perché esagerare voi non lo potreste giammai);

– televisione: già è deprimente di suo, se poi vi ci mettete anche voi. Ad ogni modo fate sempre attenzione acché la vostra preda non si accorga che siete un teledipendente accessoriato occasionalmente di un encefalo. Bisogna arrendersi all’evidenza: un individuo siffatto che si trastulla in pantofole davanti ad un elettrodomestico non risulta affascinante;

– riunione del condominio: non aggiornate mai l’altro sulle eccitanti novità che si preparano nel vostro abitat, comunque non invitatelo mai ad assistere alle performance con cui di trimestre in trimestre vi battete eroicamente per difendere le vostre idee;

– sesso: alle donne, si sa, il sesso piace farlo ma non parlarne. Gli uomini invece ne fanno poco e ne parlano molto. Evitate comunque dal principio apprezzamenti troppo arditi (“bella maiala vorrei assaggiarti tutta leccandoti come un cono al pistacchio”) e commenti esageratamente espliciti (“ma lo sa, signorina, che il suo magnifico postero non manca di tormentare i miei pensieri?”);

– bollette del telefono: dovete sforzarvi di cambiare la brutta abitudine di angosciare i vostri simili con siffatti ragionamenti. Reprimete pertanto tali bestiali istinti, e rassegnatevi: non frega un cavolo a nessuno della diligenza con cui assolvete agli impegni quotidiani;

b) Discorsi concessi:

– poesia e filosofia: al prossimo piace sentirsi partecipe e oggetto dei buoni ragionamenti. Imparare a farli non è complicato a patto che vi armiate di un poco di pazienza facendo vostre alcune piccole astuzie. Innanzitutto, dato il vostro disinteresse per la materia (non state infatti studiando per diventare dei perfetti maiali?) e dato pure che dell’altrui vi interessa solo quella parte compresa tra l’ombelico e il coccige, non è assolutamente necessario che diventiate un’enciclopedia, basterà che impariate a memoria alcuni semplici passi delle opere maggiormente conosciute, curando di ripeterle con la drammaturgia con cui si legge l’involucro dei cioccolatini (del tipo: “il bacio è un apostrofo rosa posto …”). Più complesso è muoversi alla ricerca degli autori giusti: Platone è sempre apprezzato, Spinoza mai. Evitate gli scrittori medievali (Bonaventura, Anselmo mancano di quella morbosità o è comunque occultata dai buoni ragionamenti che state disperatamente cercando di stimolare), e rivolgetevi invece al sempre attuale Leopardi (“Tornami a mente il dì che”, “Dolcissimo possente dominator”). Petrarca non è mai completamente intelligibile, meglio è ripiegare su Alberoni, Recalcati e compagnia: anzi proprio su quest’ultimo e farete un figurone;

– denaro (solo se ne avete molto): l’argomento denaro ha indubbiamente un suo fascino. Non è però necessario che mostriate al primo incontro il vostro conto in banca (il successo sarebbe assicurato, ma voi siete dei cacciatori ortodossi e non volete essere amati per i vostri soldi), basterà che invitiate la preda ad un romantico fine settimana sul vostro panfilo, facendo delicatamente intendere dove lo tenete ancorato (Portofino), e portando magari il discorso sui dipendenti (diciotto) che lo accudiscono;

– cinema, mostre, teatro: le persone normali amano divertirsi, e voi questo lo sapete. Se i mezzi non vi mancano vedete allora di darvi da fare. Al cinema evitate i films volgarotti (del tipo “Lecca lecca al cioccolato per mia moglie”, “Cappuccetto Grosso”) e sempre comunque quelli che mostrano all’insegna un inequivocabile “vietato ai minori di anni diciotto”, ripiegando piuttosto sulla commedia americo-italiana. Trascinate quindi l’oggetto dei vostri desideri di esposizione in esposizione (dai fiamminghi agli artisti concettuali) facendo intendere di saperla lunga in fatto di arti figurative. A teatro mostratevi appassionati (anche quando avvertite che i vostri cosiddetti scivolano dall’orlo dei pantaloni), e ai concerti sempre entusiasti;

– sentimenti: alle femmine in particolare piace sentirsi apprezzate per le doti spirituali che suppongono di avere. Non deludetele. Anche loro non desiderano che l’amplesso, solo che non amano chi glielo ricorda. E’ infatti molto più pratico rivolgersi a una fanciulla dicendo “amore mio, sei meravigliosa”, piuttosto che apostrofarla con un diretto “bella manza, mi tiri un casino”. E’ insomma importante che rinunciate al vostro rude primitivismo: le donne, mettetevelo bene in testa, a differenza di voi sono esseri delicati e sensibili. Basta però imparare il trucco e sostituire al brutale “scopiamo?”, un meno indigesto “ti amo”. Un po’ di tatto, e che cavolo!;

– galateo e buona educazione: le buone maniere sono sempre un comodo viatico verso l’amore. Semplici regole come cedere il passo o versare il vino in tavola non mancano a tutt’oggi di suscitare apprezzamenti e una sincera ammirazione. Fate attenzione però a non tradire mai la vostra vera natura animale, basterà che una sola volta apostrofiate la signorina che vi vende le rose con tali imprecazioni: “fuori dalle balle prima che ti prenda a calci”, per vanificare gli sforzi compiuti. Sarà chiaro infatti che avrete soltanto recitato e che in fondo non siete altro che un essere schifoso e ripugnante;

– progetti e amenità varie: mentire è una buona condizione dello spirito. Soprattutto se nelle menzogne si è tanto abili da includere l’oggetto del desiderio. Perciò sparatele grosse: matrimonio, figli, mutuo e non fatevi prendere dagli scrupoli. Avete infatti come unico comandamento il vostro piacere e la sua soddisfazione, e voi siete solo dei luridi individui che stanno studiando il modo per peggiorarsi.

4) Istruirsi non è obbligatorio. Sappiate però che il potere (e con esso il fascino) cresce in proporzione a quello della conoscenza. Non c’è bisogno che vi pieghiate sui libri per anni interi, basta un piccolo sforzo. Non solo potrete continuare nelle vostre turpitudini, ma sarete addirittura apprezzati. La vostra ora di studio andrà pertanto così organizzata:

– dieci minuti di storia: accontentatevi degli eventi più importanti dell’umanità. E’ inutile sfoggiare nozioni di epoche noiose e lontane, è meglio concentrarsi sull’ultima guerra e con enfasi sui pericoli imminenti di un nuovo conflitto;

– dieci minuti di filosofia: è sempre di grande effetto citare questo o quel filosofo, questa o quella teoria. Gli autori consigliati sono: Platone (già il nome incute rispetto), Kant e Heidegger (tanto non dovete mica leggerli, basterà che diciate del primo che era un ossessivo abitudinario e dell’ultimo che era un ontologo;

– dieci minuti di letteratura: di Dante bastano i versi “Amor, che a nullo amato amar perdona” e “Amor condusse noi ad una morte”. L’impatto drammaturgico sulla vanità dell’altrui è garantito. Ottimo è anche Lorenzo il Magnifico e il Werter di Goethe (anzi proprio quest’ultimo andrà memorizzato e citato con un tono teatrale). La regola rimane però quella di non strafare;

– dieci minuti di scienza (la matematica non ha importanza, nessuno mai vi chiederà di risolvere un’equazione di ottavo grado): basterà che dimostriate di sapere che esistono gli atomi, e che non confondiate il fegato con l’osso dell’avambraccio;

– dieci minuti di psicologia: le donne soprattutto apprezzano particolarmente chi dà prova di poter leggerle nell’animo. E’ voi leggetele. Piuttosto che di Freud, servitevi però di Jung, Adler e (se lo capite) Lacan: la reazione, vedrete, sarà sconvolgente;

– dieci minuti di teologia: sono indispensabili. E’ l’unico modo per convincere la vostra dubbiosa e religiosa preda che anche a Dio piace il sesso (vedi il Cantico dei Cantici).

5) Prodigarsi per guadagnare molto denaro è un’ottima cosa. Anche coloro che si dicono indifferenti in fondo lo adorano, anzi sono proprio questi i peggiori, quelli che non possono farne a meno. Leciti o illeciti che siano tutti i mezzi sono buoni. Non importa se dovrete rovinare un amico o se vi renderete responsabili di orribili delitti: l’importante è raggiungere lo scopo. Solo questo conta. In fondo voi non desiderate altro che diventare un porco e col denaro potrete finalmente realizzarvi:

– acquistando molti libri e con essi stupire la più tenace nonteladò delle vittime;

– vestendovi con un minimo di decenza. Agghindati con abiti di lusso ben stirati e lavati riuscirete forse a nascondere che in realtà siete repellenti;

– accumulando altro denaro e poi con questo altro ancora, riuscirete sempre più con le vostre squisite doti umane ad affascinare l’ingenuo e disinteressato oggetto dei vostri sogni;

6) imparare come si comportano gli individui civili è oltremodo necessario. Ma voi siete esseri vomitevoli e volete naturalmente continuare a rimanerlo. Non vi sarà richiesto di imparare l’intera arte del galateo, basterà che assumiate nei vostri quadrupedi comportamenti quelle basilari regole di decenza che vi consentiranno di stare al tavolo con le persone normali senza suscitare in esse un viscerale e più che giustificato disprezzo. A questo scopo dovrete in pubblico fare attenzione a:

– non tagliarvi le unghie al cospetto di chicchessia, e giammai quelle dei piedi. Le convenzioni sociali sono spesso esasperanti e questa forse le supera tutte in fatto di formalità. Pazienza, l’amena e gradevolissima pratica potrete comunque sempre esercitarla in privato;

– non cavarvi il cerume dalle orecchie o estrarre dal vostro organo olfattivo le severe considerazioni che elucubrate sul mondo. Quanto all’oggetto della ricerca (se proprio non siete riusciti a contenere il fisiologico bisogno), che altri chiamano chissà perché pallina, non andrà appiccicato sul bavero del prossimo, e meno che mai introdotto nuovamente per il canale nutritivo con il pur umanitario scopo di non disperdere parti tanto importanti del vostro Io;

– non sputare, né ruminare in faccia dell’altrui, scatarrando minacciosamente a destra e a sinistra il materiale purulento che vi ammorba i polmoni, dando così l’errata e preconcetta impressione al vostro prossimo di non essere poi tanto gradito;

– non togliervi in luogo affollato lo scarpone da montagna, ravanando poi nel pedalino per estrarre dai digitali interstizi il bendidio che madre natura ha posto in essi con sudata attività. 

– a tavola con l’altrui, non intestardirsi mai nella propria bocca inserendo con caparbietà la mano fino al polsino (non tanto per la di voi bocca, quanto per l’altrui persona), estraendone curiosi rimasugli di pasto;

– non offrire mai ad alcuno il proprio stuzzicadenti usato, benché nettato e ripulito con scienza certosina;

– non dare mai pubblica prova del singolare meteorismo di cui andate giustamente fieri, e della flatulenza che caratterizza da sempre il vostro simpatico carattere: non tutti sono in grado di comprendere siffatte piacevoli manifestazioni dell’Io;

– evitate di vomitare in pubblico le sette pizze divorate la sera prima e ancora pressoché intatte, raccogliendole magari in un sacchetto così da rigustarle nella solitudine del vostro primitivo abitat. Dovete rendervi conto che vivete nell’era del consumo, e pochi davvero sono in grado di apprezzare il puntiglio di una tale economica attività.

Se avrete messo in pratica le semplici regole di questa prima lezione (i perfezionisti la arricchiscano con la seconda, gli altri passino direttamente alla terza) siete a buon punto per diventare quello che desiderate. Ricordatevi che imparare ad essere ripugnanti è un’arte, e come tutte le arti richiede dedizione e sacrificio: continuate e si apriranno anche a voi le porte degli inferi (o se preferite quelle del paradiso).

Seguono:

LECTIO SECONDA (dell’arte dell’approccio e della sensuale ricercatezza estetica)

LECTIO TERZA (dell’ineguagliabile arte della menzogna)

LECTIO QUARTA (dell’amplesso – l’arte di fare l’amore)

LECTIO QUINTA (dell’arte dell’abbandono)

Tratto da Lezioni di sesso (il sesso in cinque lezioni)

NONNA, MA CHE BOCCA GRANDE HAI

Nelle favole avviene qualcosa di simile al sogno; si affievolisce la distanza tra ciò che è buono o cattivo, giusto e sbagliato, la scena si carica di significati radicali e il discorso si svuota di un ordine e del senso. Sono fenomeni complessi dal punto di vista della narrazione. Cappuccetto non è impaurita dal lupo, si lascia anzi avvicinare. Cosa improponibile nel linguaggio quotidiano, ma che sembra essere la norma nella narrazione fiabesca; si fida del lupo cattivo (o del gatto e la volpe, o ancora della matrigna e della strega). Ed è interessante comprendere come una bimba ritenuta responsabile al punto da percorrere in solitudine un tratto nel bosco, possa rivelarsi tanto sprovveduta. Barthes spiega così l’assurdità di questo comportamento. Individua due piani del senso: quello informativo (proprio della comunicazione) e quello simbolico (della significazione). Rinviene però anche un altro senso, la “significanza” che è di difficile integrazione nell’ordine della storia. Scrive che il senso del simbolico è intenzionale, evidente, senza ombre (“senso ovvio”, da “obvius”, ciò che viene incontro), mentre quello della significanza è ostinato, inafferrabile e impronunciabile (“senso ottuso”, da “obtusus”, che significa smussato, arrotondato, liscio e perciò complicato da afferrare). Con questo elemento Barthes intende rivalutare le facoltà delle immagini di rimandare a un senso avulso agli altri sensi esprimibili con le parole. L’ottuso/lupo cattivo non è intenzionale, non ha un significato, non appartiene alla lingua (“Il senso ottuso è un significante senza significato”); non è solo l’oggetto dell’ottusità, ma è l’Io stesso a diventare ottuso. Ed è per questo che il cattivo delle favole non terrorizza da subito le vittime, le avvicina. Il suo modo di raccontare e raffigurare è quello della significanza che non ha l’impudenza della significazione, la sua oscenità. L’ottuso è riservato e discreto, percettibile appena. Si traveste. Esorta a uscire dalla scena, piuttosto che a disturbarla, divora la protagonista; si comporta come il sublime dell’Analitica che invita l’incappucciata a seguirlo altrove. Il cattivo delle favole ha fascino, piace più che terrorizzare.

Biancaneve mangia la mela, Pinocchio segue Lucignolo/Lucifero nelle scorribande e Cappuccetto si lascia ingannare dal lupo. La narrazione che comincia con “c’era una volta” e termina con “e vissero felici e contenti”, sta stretta ai personaggi delle favole; il cattivo smussa appunto gli angoli della storia, la rende digeribile. Le sens obtus è ostinato e sfuggente, calmo ma irritabile; seduce, rapisce, divora. Per figurazione l’ottuso rimanda all’arrotondamento, all’addolcimento della significanza rispetto alla significazione. I cattivi delle favole si travestono, dimostrano una maggiore duttilità a trasformarsi nel contesto della narrazione. Il lupo cattivo è lo smussamento di ciò che è spigoloso, di definito nel racconto, fastidioso tanto è attuale; l’addolcimento di un senso troppo chiaro e troppo presente. Ma è anche ciò che sfugge alla presa. Mette fuori posto, colloca altrove. “Nonna ma che bocca grande che hai”, fa dire l’ostinazione di Cappuccetto; e lo stupore è qualcosa che passa in secondo piano e quasi non si percepisce nella favola dei Grimm. L’arrotondamento comporta la difficoltà di afferrare, come ciò che non si lascia com-prendere; l’angolo ottuso, a differenza di quello retto che richiama alla simmetria e all’identità, può variare, si muove, è instabile, deforme, grottesco. Com’è appunto il lupo vestito con gli abiti della nonna. Sul piano dello scorrimento della storia, comporta che esso esprima quello che non fa parte della linearità del racconto, ma la sua discontinuità e la sua frattura. Il senso ottuso è proprio della significanza che scaturisce dall’identità, dall’integrità della significazione. E’ una specie di sporgenza più che un altro senso (“Nonna ma che piedi grandi, nonna ma che mani grandi, nonna ma che bocca grande che hai”), un contenuto che eccede al senso dell’ovvio. L’ovvio della significazione e l’ordine del discorso vengono frammentati da questa inclinazione al diverso della significanza. Il senso dell’ottuso è improduttivo; come un significante svuotato di significato, rimane sterile. Il lupo divora la scena, accentra l’attenzione del lettore prima ancora che sulla fanciulla o la nonna. Non rappresenta e non comunica niente oltre se stesso. L’ottuso irrompe come qualcosa di innaturale, aberrante, che non ha una finalità. Questo Altro privo di volto sopraggiunge senza nessuna strategia, alterità o intenzionalità. Si presenta nella forma di un grottesco che manca di rimandi, come ciò che ha un senso in sé, che butta l’occhio, rispetto al quale l’Io si pone in una relazione di non-indifferenza. Sta in un angolo, guarda la giovinetta col cesto di focacce, la turba, le prende la mano e se la porta via. Freud vedeva un fenomeno analogo all’ottuso nel disgusto e lo metteva in relazione con l’isteria. Il disgusto è la risposta isterica di fronte al corpo concentrato nel solo piacere, riconoscendo in esso i caratteri che sono propri del fuori scena; una reazione al disordine che nel corpo diventa nausea o vomito bulimico (in quanto eccedenza della significazione). La presenza di un piacere rimosso che non si può soggettivare e che comporta la riduzione del corpo a oggetto. E quando il corpo è ridotto alla sola carne compare il dégout, un malessere che esprime il disagio del soggetto nell’assumersi la responsabilità del piacere nel proprio corpo. Il lupo cattivo vuole il corpo di Cappuccetto, desidera mangiarlo. La fame d’amore, o la sua eccedenza bulimica che si trasforma in rabbia e disgusto, fa dire all’incappucciata: “Che paura ho avuto! Era così buio nella pancia del lupo!” . La pancia appunto, la fame bulimica, perché la funzione del cattivo nella storia è quella di mangiare, e davvero non gli basta mai. Alla fine del racconto l’ottuso/lupo esce di scena, il cacciatore gli squarcia la pancia, eviscera la nonna e la nipotina. In questa fenomenologia il corpo racconta la sua alterità rispetto all’ordine delle cose e del discorso. È il corpo segnato da qualcos’altro (la fame, il desiderio, l’acquolina in bocca) a far implodere l’equilibrio su cui si sostiene. I limiti del corpo sono i limiti del lingua. L’ottusità del quadrupede fa perdere al corpo l’ordine e alla lingua la struttura. Fa perdere la testa a Cappuccetto, al punto da seguire nel bosco il lupo cattivo che sopraggiunge a portarla via.
(Da Per me Biancaneve… – Tutto quello che non vi dicono sulle favole)

 

Nuova edizione SU AMAZON libri ebook e cartaceo

Precedente edizione Libreria Mondadori,  Streetlib e Feltrinelli

 

L’AMORE NEL MULINO BIANCO

La pubblicità è una forma di comunicazione persuasiva; attira, corteggia, stimola l’azione e il comportamento. Il messaggio pubblicitario, breve ma ripetitivo, riproposto all’inverosimile lusinga, lambisce il desiderio, non aiuta però a conoscere. Ha una lingua elementare e emotiva, perché se il prodotto è di largo consumo deve arrivare a chiunque. Una valvola mitralica non necessita di essere pubblicizzata. Il tecnico la compra sulla base di informazioni che dettagliano l’oggetto per quello che è. Non sempre il prodotto è buono, è vero, ma a quel punto ci sono le leggi e una valvola difettosa manda il paziente al Creatore, ma il chirurgo diritto in tribunale. Tra ciò che si dice dell’oggetto e l’oggetto deve esserci una corrispondenza o quantomeno l’articolo è tenuto a rispettare i requisiti minimi di sicurezza e funzionalità. Questo per dire che ci sono prodotti che non richiedono la pubblicità perché la qualità e una buona gestione del mercato li fa vendere e altri invece, la maggioranza delle cose, in cui la qualità risulta marginale per la vendita. Ma è cosa nota, un pessimo prodotto si vende comunque, basta saperlo raccontare. Ci sono cose inutili, di cui non abbiamo bisogno, spesso dannose che vendono moltissimo. Altre più modeste nella comunicazione ma con caratteristiche superiori rimangono sullo scaffale del supermercato. La discriminante che stabilisce il successo di un prodotto è proprio la pubblicità, una buona campagna di marketing non racconta l’oggetto, lo rende desiderabile finché crea il bisogno e spesso anche una reale dipendenza. Quante volte avete sentito dire: mio figlio mangia solo i biscotti del Mulino Bianco? Ecco, non è vero; o meglio la mamma fa in modo che lo diventi. Lasciato il bambino in una foresta solo con i biscotti all’olio di palma, li mangia eccome e magari anche la confezione e la commessa che glieli ha venduti. La cui commestibilità peraltro (parlo della commessa) non è mai stata veramente provata.

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Analizziamo come esempio lo spot di Gavino Sanna: il Mulino Bianco ha acquisito credibilità, racconta una storia (il mulino, il prato, le spighe di grano) e la famiglia pur vivendo isolata, in un’abitazione medievale, in mezzo al nulla è felice perché ha tutto ciò di cui ha bisogno, i biscotti che benché riportino l’avvertenza sulla confezione “non contiene olio di palma”, sono stati  (il più delle volte) maneggiati con lardi idrogenati, edulcoranti e altro ancora; che abbiano inquinato la Salerno-Reggio nel trasporto dal mulino a casa vostra, che il grano provenga da Chernobyl passa come un peccato veniale. Le mamme sanno che l’olio di palma fa male e i pubblicitari lo ricordano loro ogni volta che possono. Non ho mai veramente capito perché non ci sia allora la scritta “non contiene uranio o acido arsenioso”. Vabbè. La pubblicità ha istruito le persone prima ancora delle università e conosciamo i danni che provoca l’olio esorcizzato con una competenza pari se non superiore a quella di un medico internista. Ma il Mulino Bianco è un marchio e un marchio dà fiducia e poi l’ha detto la televisione. Abbiamo votato un pubblicitario per vent’anni, non stiamo parlando del nulla. La pubblicità non veicola solo il consumo, in realtà fa qualcosa di più radicale, racconta l’attualità, non guarda al futuro ma al presente. Le interessano i soldi, quelli che abbiamo ora non quelli improbabili di domani. E’ così racconta storie reali più del reale stesso. Guardando Ernesto Calindri che beve il Cynar al tavolo in una strada trafficata, si capisce subito che siamo negli anni ’50 o ’60, oggi se va bene gli automobilisti ti stirano, dopo ovviamente averti fregato il digestivo. Oppure il povero Franco Cerri che ha vissuto un decennio nella lavatrice per convincerci che stare a mollo nel Bio Presto è meglio che tuffarsi nel mare dei Caraibi; oggi sarebbe un comportamento antisindacale. O ancora il gentiluomo che con una flessione sicula dice alla moglie: “Io ce l’ho profumato”, insorgerebbero le donne del mondo civile. Che dicesi civile proprio perché se anche ce l’hai profumato, non puoi comunque dirlo a nessuno e meno che mai a un esponente del sesso femminile. Per non dire di quella signora che confessava alla nipotina che Gennarino (pur gran lavoratore) non aveva il pesce come Santuzzo suo. Qua si configura proprio il reato di molestia a un minore, e non mi pare poco. Una pubblicità del genere sarebbe oggi improponibile. E’ però inutile dilungarsi, ma tanto ci sarebbe da dire, a cominciare dalla famiglia Boccasana. chiudo questo scritto con alcune immagini promozionali, normali una volta e assolutamente inconcepibili nel nostro tempo. Per inciso, mi piacciono più di quelle attuali; hanno dell’ironia e un nobile artigianato della parola che Oliviero Toscani se lo sogna. La pasta Barilla “ditalini” non scioccava nessuno, veniva richiesta con tanta naturalezza quanto ingenuità. Come quel condomino in uno spot degli anni ’90 che sentita la vicina ricciolina e desiderata gridare  con rabbia: “Esco e vado col primo che incontro”, si fermava davanti alla porta dicendole con un sorriso alla Pozzetto/Johnny Depp: “Buonaseraaaa”. Qualunque mora dai capelli increspati e con un Diavolo per boccolo oggi gli risponderebbe: e tu, che cazzo vuoi?

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Il mio preferito rimane comunque lui

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il video alla pagina

Un mio maldestro tentativo di spot pubblicitario (booktrailer)

Renato Pozzetto, i libri, l’omosessualità

LE OMBRE DELLA PERVERSIONE

La parola perversione viene dal latino perversum e richiama a uno stravolgimento non tanto delle regole ma del senso comune o del comune sentire. La società si dà delle norme, anche nel campo sessuale e l’individuo si adegua. L’adeguamento è immediato prima ancora che mediato dalla legge che pure vigila coi suoi apparati medici piuttosto che con quelli giuridici. E tuttavia come si dice fatta la legge trovato l’inganno, perché il piacere è anarchico e dove ci sono le regole il desiderio esplode o implode a seconda dell’educazione che il singolo ha avuto. Quando implode abbiamo tecnicamente una perversione; se il fenomeno diventa sociale il rischio concreto è la rivoluzione. L’apparato medico dello Stato si mette all’opera e diagnostica una perversione di massa. Come ha fatto Massimo Recalcati rinvenendo una nevrosi tra coloro che hanno votato no a una consultazione popolare (19 milioni di degenerati). La politica perversa diagnostica la perversione nel dissenso e tutto finisce a tarallucci e vino. Le cose però cambiano, i costumi pure, l’omosessualità non è più una deviazione neanche per il DSM e quelli che erano atti fuorvianti dalle regole vengono assorbiti dalle regole stesse. Tra le stranezze attuali nel campo sessuale appunto le seguenti, con la speranza e il timore che prima o poi vengano percepite come qualcosa di normale. Anzi di naturale, che suona meglio. L’industria del sesso non da oggi ha dato una risposta a tali bisogni e l’intimo, quella che una volta era l’intimità ha finito per riempire gli scaffali dei supermercati. E non solo. Come si può vedere nel The Sex Machines Museum nella città vecchia di Praga. (E che ho raccolto in dettaglio in Consigli, amenità e facezie sopra l’esercizio del meretricio e dei lupanari.)

Insomma sfogliando l’elenco che segue e la serie di oggetti e libri acquistabili in internet si tratta di normali stranezze o di vere e proprie perversioni?

Formicofilia: il desiderio di essere ricoperto di insetti nelle parti intime. Mysofilia: l’attrazione sessuale verso persone o oggetti sporchi. Infantilismo: il desiderio sessuale nato dal bisogno di indossare pannolini e di essere trattato come un neonato. Acrofilia: eccitazione sessuale in situazioni in cui ci si trova a grandi altezze. Acusticofilia: eccitazione sessuale che deriva dall’ascolto di determinati suoni come mugolii,sospiri, canzoni, frasi o ancora una certa lingua. Agalmatofilia: attrazione sessuale per statue, bambole, manichini e altri oggetti simili. Agorafilia: attrazione per l’atto sessuale consumato in spazi aperti. Altocalcifilia: il feticismo di chi trae piacere dall’osservare o indossare scarpe dai tacchi alti. Coprolalia: devianza che porta un soggetto ad utilizzare continuamente, in modo compulsivo un linguaggio osceno e volgare. Dendrofilia: attrazione sessuale per gli alberi tale da volersi congiungere con essi. Dorafilia: feticismo a causa del quale si prova attrazione e piacere sessuale nel contatto con indumenti in pelle animale e pellicce. Macrofilia: è il desiderio di fare sesso con un gigante. Sitofilia: è il desiderio sessuale che nasce dall’unione del cibo e il sesso. Spectrofilia: è il desiderio sessuale di fare sesso con un fantasma. Parliamo di Botulinonia quando salami, salsicce e wurstel vengono usati come surrogati sessuali. Tripsolagnia: piacere che deriva da un semplice massaggio alla testa. Agonofilia: eccitazione sessuale che deriva dalla lotta o dall’osservazione di persone che combattono come nel wrestling. Amartofilia: eccitazione sessuale derivata dalla convinzione che le azioni che si stanno compiendo siano fonte di peccato e di perdizione. Anisonogamia: attrazione sessuale verso partner con grande differenza d’età, molto più anziani o molto più giovani. In ambito femminile viene definita gerontofilia l’attrazione per partner maschili significativamente più datati. Chelidolagnia: provare piacere sessuale disprezzando il partner. Aggiungerei all’elenco anche l’attrazione per Barbara D’Urso. quella davvero mi sembra una perversione. Ma tant’è…

 

 

LIBRI CURIOSI (che ho comprato in Rete)

1) Extreme Ironing – Stiratura estrema
di Phil Shaw

2) Pets with Tourette’s – Animali domestici con la sindrome di Tourette

di Mark Leigh

3) Learning to Play With a Lion’s Testicles – Imparare a giocare con i testicoli di un leone
di Melissa Haynes

4) 5 Very Good Reasons to Punch a Dolphin in the Mouth – 5 ottime ragioni per dare un pugno in bocca a un delfino
di Matthew Inman

5) How to Raise Your I.Q. by Eating Gifted Children – Come aumentare il tuo Q.I. mangiando bambini intelligenti
di Lewis B. Frumkes

6) Chi me l’ha fatta in testa?
Edito da Salani

7) Chi ha mangiato la mia fetta di pizza? Giuro su Dio che se le hai mangiate tutte sparo alla tua stupida faccia
di J. Hunter

8)  La posizione del missionario: Madre Teresa in teoria e pratica

9)Giochi che puoi fare con la tua …. L’autore forse però intendeva “pussy” nel senso di gatto

10) Tutto quel che so sulle donne l’ho imparato dal mio trattore

11) Immagini con cui non dovresti masturbarti

12) Fai in casa i tuoi sex toys

13) Il libro tascabile delle erezioni

14) Guida per principianti al sesso nella vita dopo la morte

15) Bare decorate da costruire da soli

16) Castrazione: vantaggi e svantaggi

17) Mangiare le persone è sbagliato

18) Come avere successo negli affari senza un pene

19) Cazzi e canguri (pochissimi i canguri). Aldo Busi

Mi permetto di aggiungere all’elenco due miei testi

20) Diventare gay in dieci lezioni (de rerum contronatura)

21) Non desiderare la donna d’altri. E chi dovrei desiderare, la mia? Ma l’hai vista bene?

 

lib 1lib 2lib 3lib 4lib 5lib 6lib 7lib 8lib 9lib 10lib 11lib 12lib 13DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI - giancarlo buonofiglio

STRANEZZE VARIE acquistabili in internet

– Kit completo per uccidere i vampiri; 4500 dollari. La confezione contiene: una boccia di acqua santa, un paletto di avorio, il Nuovo Testamento e altro ancora

– Un fan di Britney ha visto la diva gettare a terra una gomma masticata e non ha perso tempo: l’ha raccolta, e l’ha messa all’asta su eBay. La reliquia gli ha fruttato 263 dollari

– Anima in vendita su Ebay. Prezzo 2000 dollari

– Il 22 Novembre 1963 a Dallas, Lee Harvey Oswald sparava da una finestra al Presidente degli Stati Uniti John Kennedy. La finestra da cui partì il colpo è stata smontata dall’edificio e rivenduta a 3 milioni di dollari

– Toast alla Francese lasciato da Justin Timberlake
La popstar si trovava in un hotel di New York e prima di un’intervista avanzò dalla colazione un po’ di toast alla Francese. Le due fette erano mezze mordicchiate, qualcuno le ha raccolte e rivendute a 36mila dollari

– NIENTE: un prodotto per chi ha già tutto

– Carne di unicorno

– Corno per trasformare il vostro gatto in un unicorno

– Cucce di lusso per cani: costano 200.000 euro

– Borsetta autobloccante, per impedirvi di spendere troppo

– “Kissenger”, accessorio per smartphone per baciare a distanza

– Lattine di aria inquinata, per i Cinesi che sentono la mancanza di Pechino

– Col “profumo di culo” due imprenditori si sono arricchiti

– Occhiali che simulano le allucinazioni da LSD, senza assumere tuttavia la droga

– Slip con finto pene contro i tentativi di violenze sessuali

– Preservativi per cani e gatti

– Finte mutande sporche per nascondere i soldi in viaggio

– Abito da sposa fatto con i documenti del divorzio

– Armature per criceti in vendita su eBay

 

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L’ESTATE

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L’estate più che una stagione è un’emozione; coincide con la chiusura delle scuole, le città deserte, il rumore degli zoccoli sul catrame. Una volta comportava una pausa lunga dal lavoro, ma i tempi si sono ristretti. Ci accorgiamo dell’estate dal numero di uxoricidi, perché il caldo amplifica le insofferenze domestiche, dai furti in casa, le code sull’autostrada, dai piedi che salutano dai finestrini. La pubblicità progresso che ricorda di non abbandonare i cuccioli all’autogrill e di andare a riprendere nonna alla casa di riposo. Giusto per mettere in valigia qualche rimorso. Totò, la commedia sexy che un moderato eccitamento lo provoca, ma nel modo giusto, gradito dalle signore che si lusingano con qualche inaspettato risveglio; l’abbronzatura rende più belli e una volta che la pelle è color amaranto ci sentiamo insolitamente desiderati. Estate vuol dire palestra, la prova costume, estenuanti sedute dall’estetista che si prende cura delle negligenze, adipe o punti neri. La pancia dentro, aspirata ai limiti del verosimile, perché il confronto coi giovanotti ancora integri nell’anatomia è inevitabile. Le infradito; io le bandirei ma le portano tutti. Costumi sgambati per le donne, che scoprono di essere belle e sempre comunque lo sono, orgogliosamente sfacciate nell’esporre la mercanzia reclusa durante l’anno; pantaloncini per gli uomini con annessa carenza pilifera al polpaccio, che tradisce mesi di fustigazione del pedalino. L’odore della crema, i discorsi da ombrellone, io quella me la farei e io il bagnino me lo sono fatto, la cellulite che pare essere una piaga sociale, le fantasie erotiche mugugnate a bocca stretta mentre le mogli sono distratte da altro. Un libro, le chiacchere con l’amica, il pianto del bambino che strilla il rancore per mamma in una spiaggia affollata. Papà che mette a dura prova il miocardio correndo dietro a una palla, con quel dolore al fianco a ricordargli inesorabile che non ha più l’età. L’estate comporta il sudore, le magliette appiccicate come una seconda pelle, il pesce, l’anguria non più fortunatamente sotterrata ed esumata dalla battigia, le finestre aperte. le zanzare. Quelle sono immancabili ad avvertirci del cambio di stagione. Ma l’estate è soprattutto fantasia, immaginazione, evasione; un sogno e un desiderio non pronunciato. Come un bacio che si dà così, perché ogni tanto è bello rimanere senza fiato.

L’AMORE E’ UNA GRAVE MALATTIA MENTALE (Platone)

ti amo

Nei suoi percorsi l’amore finisce per diventare il sentimento degli oppressi e diventa oppressione nei soggetti più deboli. Svincolate dal contesto le pulsioni vengono convogliate nell’altro e questo altro finisce per assorbire emozioni, desideri, fantasie che non sono collocabili altrove. Si tratta in sostanza di una concentrazione di bisogni primari che hanno altra natura oltre a quella banalmente fisiologica della riproduzione e del piacere; qualche volta si mantengono su binari adeguati, altre diventano ossessioni. Le ossessioni ancora una volta sono concentrazioni, raggruppamenti emotivi che rendono il campo affettivo instabile e conducono all’implosione. La causa è storica e sociale, ma fare i conti con qualcosa di così esteso non è semplice e la psicoanalisi non viene in aiuto, si dimostra a volte di ostacolo accentrando l’attenzione sul soggetto piuttosto che sulle dinamiche che lo temprano. Platone scriveva che l’amore è una grave malattia mentale; là dove dovrebbe rompere le catene e rendere quel che chiama anima leggera, diventa un carico che appesantisce l’oggetto, invade soffocandolo il soggetto, stravolge la relazione irrompendo con un sovraccarico emotivo che non le appartiene. Perché l’amore non può essere un peso e deve passare fluidamente da un corpo all’altro; la regola kantiana rimane fondamentale, trattare l’altro come un fine e mai come un mezzo. Non può esserci nulla di intenzionale, l’amore non ha nessuna finalità e non può essere una compensazione. Se è un bisogno rimane inappagato, quando è una domanda non trova risposta. Riporre in un altro individuo la conferma a attese mortificate, porta alla deflagrazione del rapporto, non risolve i bisogni del soggetto, provoca nell’oggetto repulsione e fuga. A quel punto chiamiamo amore quella che è in realtà una ritorsione, rivelandosi per quello che è: concentrazione e violenza sull’altro. L’ultima perversione concessa da uno stato che fa detonare tra le mura domestiche impulsi che hanno spesso un carattere economico, storico e sociale.

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