. Gli ossimori di Salvini

«Donazione di sangue obbligatoria a scuola»

Adoro quest’uomo, come tutti quelli che si trovano nel posto giusto a dire la cosa sbagliata. Mi piace il suo qualunquismo, la demagogia, persino la sua inconsapevolezza ha qualcosa di poetico. Tre idee in testa, sgrammaticate, sostenute però con la caparbietà di chi non padroneggia i contenuti del pensiero e della lingua. Con la pertinacia di difendere l’indifendibile e tuttavia col candore di chi davvero non capisce. Sguardo spento, non tradisce alcuna articolazione, come coloro che si portano dentro un dolore profondo e non traspare che quello. Un’idea fissa, la rigidità di un pensiero che latita; è come prigioniero della propria identità. Vorrei dire della sua storia, ne avrà pure una al di là quella passata nei palazzi del potere. Limitato il tanto che basta per far carriera, riluttante, violento nel modo corretto per fomentare il rancore nel suo elettorato. Razzista, ma pare essere una virtù. Mi piace perché ha la faccia tosta di presentarsi come il nuovo; mi piace quel continuo monito alla legalità urlato dai banchi di un partito che qualche problema con la giustizia pure l’ha avuto. Mi piace per il tono aggressivo che hanno quelli del popolo e mi piace quella rabbia mai sommersa in un uomo che vive delle istituzioni, con quel che ne consegue sul piano dei privilegi. C’è una strana incoerenza in quest’uomo e mi piace. Mi piace il suo linguaggio elementare, minimo, disartrico per inadeguatezza a una lingua più complessa; quello delle case popolari, della provincia, delle borgate. E dei manicomi.

DALLA POLITICA CHE FA SPERARE A QUELLA CHE FA SPARARE

Legittima difesa: gli italiani vogliono sparare. Ai disperati però, il delinquente dominicale è sacro, il padrone non si tocca. Se non possiamo istituire il delitto come una regola o una legge, potremmo almeno annoverarlo tra le belle arti, alla maniera di Quincey. Non un omicidio d’impeto o per banali motivi legati al quotidiano. Il delitto non può avere il conformismo del dilettante, ammazzare è una cosa seria. Anche da parte dello Stato; dove è presente la pena di morte dovrebbero ricordare come venne giustiziato il filosofo Zenone, pestato in un enorme mortaio. L’assassino non ispirato dal gusto dà vita agli incubi, dà loro una faccia con cui confrontarsi, identifica un responsabile e punendolo fa in modo che ognuno si riconcili con i propri demoni. Siamo tutti assassini potenziali, non perché ammazziamo le zanzare, ma per quell’insolito piacere che proviamo quando sulla ciabatta vediamo il sangue dell’insetto. Cioran scriveva che appena usciamo per strada, alla vista della gente, sterminio è la prima parola che viene in mente. Celine è andato anche oltre: ha trovato il modo di limitare la disoccupazione, sopprimendo i disoccupati. Sparare a un ladro che entra in casa è al di là di tutto inelegante, esecrabile sul piano etico e esteticamente riprovevole. L’assassinio così com’è concepito da Quincey ha un’altra natura, deve essere un gesto individuale e non un eccidio di massa, senza acredine razziale e privo di ideologia; è una ribellione alla morale, alle regole, alla civiltà e per gli esteti dell’apostasia persino a Dio. Pensate al manager dell’opificio, legalizzato l’omicidio ci penserebbe due volte prima di licenziare, frodare la comunità, delocalizzare, vessare il lavoratore. Il discorso è naturalmente paradossale; doveste avere intenzione di far fuori qualcuno evitate di coinvolgermi. Nascondere i bisogni più intimi e radicali dietro alle idee altrui non ha niente di raffinato, se ammazzate fatelo con dignità. Buon assassinio insomma, dei disperati ovviamente. Quando muore il padrone lo incensate invece con l’elogio funebre. Sui social e nella vita reale.

P. S. Gli italiani vogliono sparare? Depenalizziamo l’omicidio e cominciamo a contarci, quello che sopravvive lo mandiamo al governo. (Poco ci manca.)

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Gli italiani il sesso (la rivoluzione) lo fanno poco e male

VIA ALMIGRANTE

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Delle elezioni non ho capito molto. Poi ho anagrammato i nomi e le parole più comuni della tornata elettorale e qualche dubbio è sparito.

Repubblica Italiana
INABITABILE CRAPULA

Consiglio dei ministri
MONGOLICI DISINSERITI
RINCOGLIONITI DIMESSI

Prima gli italiani
PIGLIARMI LITANIA

Camera senatori
ASINATE CAMORRE
AMENITÀ CORSARE

Camera deputati
PATTUMIERA CADE
PATETICA RADUME

Pensioni d’oro
INSEDIO PORNO

Pòrtateli a casa tua
PARACULATA TAOISTE

Paolo Gentiloni
TOPA LONGILINEO

Carlo Calenda
DON CACARELLA

Renato Brunetta
RUTTO TRE BANANE

Giorgia Meloni
OLIO RIMANEGGI

Ministero Economia
MANICOMIO INTESERO

Veto di Mattarella
TALVOLTA MEDITARE

Salvini Di Maio
SALIAMO DIVINI

Contratto di governo
DROGATI CONTROVENTO

Nazionalista
NAZISTA INALO

Salvini chiude i porti
INSELVATICHI RIPUDIO
INCHIODARSI PULITEVI

È finita la pacchia
FATICAI PALANCHI (soldi, in milanese)

Reddito di cittadinanza
CANDIDATA RIDI ZITTENDO

Diritti omosessuali
IDEALISMI, STO IRSUTO

Si chiamava Piersanti!
ESAMINAVA PSICHIATRI
RICHIAMAVATE SINAPSI

Vincoli europei
NOCIVE POLIURIE

Ministro Fontana 
FANTASMI INTORNO
INFAMANTI NOSTRO

Aprire case chiuse
ESASPERERÀ, CIUCHI
SPAURACCHI ERESIE

Massimo D’Alema
DIMESSO AMMALA

Ministro dell’interno
RENDIMENTO STRILLINO

Partito Democratico
COMICA PRODITTATORE

Espulsione clandestini
PENNELLATE DISCUSSIONI

Chiusura frontiere
TRASFERIRÒ EUNUCHI

Salvini al Viminale
AVALLAVI LENINISMI

Giuramento Salvini
STERMINAVANO LUIGI
GALANTUOMINI SERVI
SEMINAVA INTRUGLIO
STREMAVANO LUIGINI
REMAVANO LINGUISTI
MALVAGI INTRUSIONE
LANGUIVANO MISTERI
LANGUIVA STERMINIO
INVOGLIARE TSUNAMI
GENITALI SOVRUMANI
AVULSIONE MIGRANTI

Trombarsi la Isoardi
MOSTRARSI ADORABILI

Salvini presidente
VENTILARE DISPENSI

Bongiorno alla Giustizia
INGARBUGLIONA ILOZOISTA

Ministero della famiglia
MANGIASOLDI METALLIFERI

No ai diritti civili
IDIOTA RINCIVILITI

Famiglia tradizionale
MALGRADITA FILIAZIONE
RIMEDIATA FIGLIOLANZA

Debora Serracchiani
BANCARIA, CHE RODERSI

Giuseppe Conte 
CIPPO SEGUENTE

Opposizione
OPEN OSPIZIO

Matteo Salvini
LESINAVA MOTTI

Toninelli
LITI NEL NO

Alessandro Di Battista
TARTASSANDOLA SDEBITI

Giorgio Napolitano 
ARTIGIANO IPNOLOGO

Matteo Renzi
MENARE ZITTO

PD diciannove per cento
PICCONANDO PRETENDEVI
INTOPPANDO VENDERECCI

Salvini Di Maio Renzi 
NAZIONALISMI RIVIDE
DARVINISMO INIZIALE

Espulsione clandestini
SPINELLANDOSI UTICENSE

Governo del cambiamento
COMMENDABILE GOVERNATO

Silvio Berlusconi
RISIBILE CONVULSO
BORSELLINI USCIVO
ROSSOBLU INCIVILE

Fiducia al governo
ARCIDIAVOLO FUNGE
GLORIFICAVANO DUE
GUADAVO NECROFILI

Isoardi stira camicie
ACARICIDI RESISTIAMO

Bilancio dello Stato
OBLATI SOLLECITANDO

Vincoli europei
NOCIVE POLIURIE

Pòrtateli a casa tua
LAUREATA COSTIPATA

Giornalisti italiani
ALLIGATORI INASINITI

Giornalismo italiano
MALARIOLOGI ONANISTI
LITANIA SOMIGLIARONO

Elisa Isoardi
DOSERAI ASILI
———————————–
* Polemiche sulla via di Roma
VIA ALMIGRANTE

VERSI PER VERSI

I lettori sono personaggi immaginari creati dalla fantasia degli scrittori.
Achille Campanile

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LE FLATULENZE DI NONNA

Ieri ho ribloggato sbadatamente l’articolo di GengisJokerBaneKhan. Sbadatamente perché non era voluto; per sopraggiunti limiti di età non posso più discutere di sesso orale. L’argomento mi affascina, intendiamoci, sul piano ovviamente filosofico. Parlare di sesso in maniera autobiografica è una cosa da giovani virgulti e qua quel poco che è sopravvissuto lo dobbiamo oramai al Sildenafil; il rischio è di passare per un adolescente di ritorno, o un vecchio satiro che non si rassegna all’entropia della carne. Ci ho però pensato sopra e ho scritto questa cosa; l’articolo è diviso in tre parti: cose che non puoi più fare in età geriatrica; perché è bello essere anziani; le flatulenze quali ultima sublimazione della sessualità.

vecchio

COSE CHE NON PUOI FARE IN ETA’ GERIATRICA

Gli ostacoli sono di ordine psicologico e somatico; morali no, gli anziani sono infinitamente più licenziosi dei ragazzi. Il Diavolo non li vuole più e allora non rimane che pontificare. Non puoi guardare con interesse una fanciulla o approcciarla come farebbe un giovane, il rischio è che la stessa inveisca contro il vegliardo laido e sporcaccione, esponendolo al diniego e alla riprovazione dei passanti. Vecchio porco, ricoglionito, ha un piede nella fossa ma vuole esumare la mummia dal pannolone, se Renzi non gli dava gli 80 euro era meglio (congiuntivi a parte il senso non cambia). Insomma ci siamo capiti e non è bello. L’anziano non può rincorrere una giovane per strada, l’osteoporosi, l’artrosi, la sciatalgia e spesso l’enuresi non glielo consentono. Qualcuno poi ha l’enfisema, difficile starle al passo. Il bacio diventa complicato con la protesi dentaria e sa anche di Kukindent; le mani causa artrite si serrano ai fianchi come tagliole e ci vuole molta fantasia per assimilarle alle carezze; l’epidermide a pelle di daino non scivola su quella levigata; le resurrezioni sono rare e si fanno sempre più insoddisfacenti, il vecchio prima che a una disfatta si espone al ridicolo: non sa neanche lui se quello che sente nel cuore è amore o uno scompenso atriale. Se è un anziano a dire: mi fai morire, ebbene è meglio prenderlo in parola.

PERCHE’ E’ BELLO (TUTTO SOMMATO) ESSERE ANZIANI

Una ragione si deve pur trovarla per andare avanti, perché ai vecchi rode proprio il culo. Quando qualche neurone sopravvive ancora, vedono bene che mentre loro fanno briscola al circolo degli ottuagenari, i nipoti si accompagnano con ninfette che provocano le rigidità a tutti note. Alla fine il risentimento è abbastanza naturale; vero è che la natura sia diventata impietosa e consente loro di perpetuare il rancore oltre ai limiti fisiologici. Una volta la fine sopraggiungeva prima ancora del deterioramento organico e mentale; le cose sono però cambiate. Malauguratamente o per fortuna, fate voi. L’anziano gioca a bocce o a poppe (come ho sentito dire), dal filosofo Karl Poppe; è un epistemologo per erotica assonanza. Non esce la sera ed è libero di farlo, nessuno gli chiederà mai se sta male, se la ragazza lo ha lasciato, se ha problemi a socializzare. I vecchi stanno a casa e si sa. Guardare i cantieri è uno sport eccitante e travolgente, gli sbarbati non possono capire. Il gusto di dare buoni consigli arriva con l’età e il giudizio (lapidario ed è il caso di dirlo) stimola un rigurgito di piacere: ai miei tempi ! Con quel che lascia intendere la sentenza: non come voi debosciati e drogati; finocchi qualche volta (perché tanto i giovani sono sempre e comunque attratti dalle aberrazioni: e per il vetusto vuol dire tanta droga e poca figa). La pensione, vabbè lasciamo stare, con quella non ci campano e non infierisco. Il privilegio della badante qualcuno però ce l’ha e l’amore al catetere è un’esperienza unica e irripetibile (anagraficamente parlando). Rutto libero e flatulenze varie, il corpo che si decompone espelle tossine aeriformi; rispetto ai giovani gli anziani possono concedersi qualche disinvoltura lasciandosi andare ai piccoli legittimi godimenti del corpo in decadenza. Ma questo è appunto il prossimo argomento, che è anche un caro dolce ricordo di nonna Cecilia. Sorda come una campana, che rombava tranquillamente per casa le commoventi esternazioni. Inconsapevole del fatto che i parenti ci sentivano invece benissimo.

LE FLATULENZE DI NONNA

Nonna scoreggiava. Nella vita o ti scoraggi o scoreggi; c’è un filo diretto tra la visione del mondo e quel che avviene nell’epigastrio; al di là delle diverse profondità che vanno dal pensiero (più in superficie) alle emozioni (che si radicano piuttosto nella paleocorteccia) quello che conta viene concentrato nella pancia. C’è chi trattiene, gli idealisti e i metafisici per intenderci che pongono una barriera intellettuale tra le cose, e chi come nonna (che era fenomenologa prima ancora che materialista) le avvicina senza sovrastrutture linguistiche o formali. Le cose si possono pensare o vivere, nonna di più a quanto pare le fagocitava. Di per sé già la parola comprensione rimanda alle mani e al corpo che afferrando qualcosa conosce; nella fagocitazione c’è qualcosa di ancora più profondo, la masticazione del pensiero che diventa appunto una ruminazione, con quel che ne consegue sul piano fisiologico. Perché nonna ruttava, seppure arrossendo al momento dell’emissione di quella gutturale il cui suono è pur sempre sgradevole. Faceva brup e qualcosa di simile al raglio di un asino, poi si metteva la mano davanti alla bocca (poi, perché le mani non erano sincronizzate e i movimenti si facevano lenti con gli anni) quasi a scusarsi per essersi lasciata andare ai bisogni ineluttabili. Ed è proprio questo il punto, si lasciava andare verso le cose come se Platone (o Agostino) non fosse esistito. Le idee sono pur sempre portate da intellettuali e il suo era uno stomaco contadino abituato al poco in tavola; l’ho vista inorridire davanti a antipasti raffinati ma non sostanziosi. Le idee appunto che mettono fame e non saziano mai. Nonna non aveva quella forma di analità intellettuale, non tratteneva; si limitava alla sospensione del giudizio quando poteva e se proprio non riusciva evocava dall’intimità ciò che aveva assorbito. Anche i pensieri, che non per niente sono fatti di aria. Non c’è più nonna, era un’altra epoché la sua; con poche certezze, nessuna verità, ma capace di avvicinare le cose nella loro superficiale e sensuale profondità.

MA ANNATECE

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DERIVA SOCIAL-ISTA

Se il Paese si è impoverito (il consumo pro capite è appena sopra la Bulgaria e la Romania), se lavoratori, donne, anziani si sono visti strappare i diritti dalle mani, se nella classifica sulla felicità l’italia si colloca al cinquantesimo posto (dietro al Nicaragua e l’Uzbekistan)

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Dunque: su alcuni gruppi nei Social (anche dai nomi impegnativi e che richiamano all’etica, la politica, la filosofia) bisogna pubblicare gattini e cagnolini, i cuoricini sono graditi, le frasi degli adolescenti sull’amore sono fortemente promosse, il ciaone ha un altissimo indice di gradimento. Poi gli stessi gruppi specificano con gravità notarile: è severamente vietato parlare di politica (e tradotto vuol dire esprimere un’idea), includere link pubblicitari a margine (ergo i libri non ci interessano), di Dio e la morale non si può scrivere, i post che raccontano qualcosa della vita vengono motteggiati o schifati (a seconda dell’educazione di chi commenta) e gli autori bannati. Quanto ci piace bannare. Ma si sa non c’è il tasto “non mi piace” e allora davanti a un pensiero che non si capisce, che va al di là, che disturba i morti di sonno (e di figa perché quella va alla grande) i membri (si chiamano proprio così tra loro ed è una cosa che stupisce: a me l’idea d’essere considerato un membro con una testa, o una testa di membro non fa impazzire) ripiegano su neologismi raffinati come nonciromperelaminchia. E sono i migliori, i censori acculturati (o meglio i membri con la laurea) che si cimentano armati di una dotta oratoria allo scopo di prevalere nella disputa risultano francamente noiosi oltre la narcolessia. Alla fine la dialettica è: sono piùi intelligente io gne gne e tu sei una testa di cazzo. Nei gruppi c’è anche una misteriosa figura antropologica, l’amministratore (altrove si chiama admin e anche quel termine non è bello, vuol dire ad minchiam) che ricopre il ruolo di leader maximo e pare compiacersi nelle palingenesi approvando o censurando, iscrivendo o bannando. Se non puoi essere Dio in questo Paese un posto da amministratore comunque lo trovi.

Intanto:

i Paesi che leggono di più al mondo sono l’India (10 ore e 42 minuti settimanali) e la Cina. Per una strana coincidenza sono anche le economie che corrono (7,5% crescita del pil indiano nel 2015 e 7,3% quello cinese). Sembra ci sia un rapporto tra la latitanza italiana in termini di lettura e l’economia che annaspa, Neghiamo però l’evidenza e diciamo che non c’è una relazione nei fatti. Se il Paese si è impoverito (il consumo pro capite è appena sopra la Bulgaria e la Romania), se lavoratori, donne, anziani si sono visti strappare i diritti dalle mani, se nella classifica sulla felicità l’italia si colloca al cinquantesimo posto (dietro al Nicaragua e l’Uzbekistan) la colpa è ovviamente della politica; solo quella. Noi non siamo responsabili, da sempre andiamo a letto con la coscienza pulita. Dopo naturalmente aver condiviso un ciaone e cercando tra le foto dell’amatriciana almeno un po’ di figa (che non guasta mai).