Lo stato e la carta di identità

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Ci ho messo tanto a perdere un’identità. E che fa, me la ritrova un triste funzionario comunale?

 

“Al lassismo intellettuale che ci ha raccontato la necessità della liquidazione della teoria, spacciando l’interesse di parte per nichilismo, Adorno ribatte che è invece necessario pensare i limiti che hanno generato una prassi antisociale e autoritaria. L’identità soprattutto, che prende la forma dell’ideologia, coincide con l’adattamento e la tautologia di uno stato che informa la coscienza e impone di rievocarla ripetendola. Chiedendo a ognuno di identificarsi nell’identità che esso stesso dà. La chiamano carta di identità e con quella carta lo stato risolve le particolarità, i caratteri, la diversità in una verosimiglianza che ripete nel predicato quello che è già detto nel soggetto, imponendo al singolo di individuarsi come soggetto privo di oggetto, l’Io come Io. E’ evidente che dietro il concetto di identità si muova quello più antico di anima e di sostanza, un’ideologia e una metafisica, la mistica dell’Io come incondizionato produttore di se stesso. Per questo è necessario ripensare il principio di identità a partire dalla diversità perché ogni determinazione è un’identificazione. Non è solo un problema legato al pensiero; lo vediamo più che mai nell’epoca moderna, nell’ostracismo populista al nero, al diverso, alla diversità di genere, alla difformità come assoluto antropologico negativo su cui la politica ricama consolidando nei razzismi le strutture del potere. La forza che annienta l’identità è quella dell’identità stessa, del pensiero. La conoscenza del non-identico è dialettica; la sintesi come idea suprema viene bandita perché assolutizzando il principio di identità, il pensiero identificante (quello che assorbe la particolarità nell’universalità) oggettivizza tramite l’identità la logica del concetto. Il suo momento positivo non è nella conciliazione ma nella negazione specifica e individuale. In Adorno la dialettica ha un carattere etico produttivo, resistenza dell’altro contro l’identità. L’individualità non è per sé ma in sé il suo altro, dipende dall’altro. Solamente un sapere che abbia presente anche il contorno storico dell’oggetto nel rapporto con altri è in grado di liberare la storia non nell’idea ma nell’oggetto stesso. Conoscere l’oggetto nelle sue articolazioni vuol dire conoscere il processo che l’ha costituito; negarne l’esistenza significa mettersi dalla parte dell’apparenza. Se si liberasse come soggetto, il soggetto uscirebbe dalla sua oggettività, che dipende proprio da questa emancipazione. Adorno afferma la superiorità dell’oggetto, il soggetto rivela la sua inconsistenza quando pretende non di rappresentare ma di dare una forma assoluta al tutto. L’oggetto può essere pensato solo dall’oggetto ma è costitutivo del soggetto, mentre nell’oggetto non vi è soggetto. Il senso della soggettività è di essere anche oggetto mentre l’oggetto è vincolato alla soggettività solo nell’atto della sua determinazione”. (Dall’introduzione a (Gi italiani il sesso lo fanno poco e male)

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Gli italiani il sesso lo fanno poco e male

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La mediocrità ha il nome dell’indifferenza, del conformismo, del razzismo e della religiosità nascosta nelle cose. Questa indole spuria è oggi trasversale, ha contaminato l’ingenuità delle classi sociali povere, promettendo loro il facile consumo come risarcimento. Quella che una volta era la coscienza popolare ha finito per distorcersi in un torvo qualunquismo che è nella sostanza torpore ideologico. Non stupisce che questi uomini e donne si ubriachino col Tavernello, spacciando per gusto ciò che in realtà è una sonnolenza di massa.

LIBRO ALLE PAGINE

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Gli italiani il sesso lo fanno poco e male

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“Chi ha potere non teme la libertà, ma il suo bisogno, la sacralità del sentimento. Gli uomini che comandano hanno trasformato i popoli in adoratori di feticci svilendo l’amore in qualcosa di pornografico. Perché l’amore, che è il più rivoluzionario tra i sentimenti, è un fatto privato e bisognava socializzarlo, renderlo pubblico affinché non desse scandalo. Il potere ha paura dello scandalo, ha dovuto trasformare in scandalosi gli atti più comuni e innocenti” (dall’inroduzione).

La pazienza è torpore misto a sordità. E’ una menomazione, un difetto cognitivo (o percettivo); toglie il gusto di scendere in strada con una mazza da baseball.

D.SOC/2

La rassegnazione è l’odore del cadavere, solo a un corpo decomposto si può chiedere di pazientare o di fregarsene.

D.SOC/3

Il mio ottimismo si riduce a questo: non dubito del progresso dell’umanità perché sono certo della sua estinzione.

D.SOC/7

Il progresso è quella cosa che va dalla ruota alla bomba atomica.

D.SOC/8

La compassione come la sopportazione è il sentimento spurio dello schiavo educato nella tolleranza.

D.SOC/9

Il grande rinnovamento del secolo scorso è stato quello di rendere imperturbabile l’animo e anestetizzare il corpo. L’ordine della società nato dopo la rivoluzione industriale, concentrato massicciamente nella produzione più che nella divisione del lavoro, necessitava dell’insensibilità del popolo e della sua indifferenza.

D.SOC/11

Non può esserci che una politica del corpo, è il corpo ad essere collocato in un ordine giuridico e a portare le istanze del diritto nel campo legislativo. L’anima esula dalle competenze dello stato, la teleologia è materia metafisica e quando è presente nelle istituzioni rimanda alla produzione di un potere assoluto e mai democratico.

D.SOC/12

Il solo cretino sopportabile è quello non demografico.

D.SOC/13

Dubito dell’intelligenza di un uomo sinceramente convinto che la carne nasca nel cellophane, così come non mi fido di una società che rimuove l’agonia che viene da un mattatoio.

D.SOC/14

La sopportazione e l’anosmia sono la misura dell’amore per gli uomini. Ci vuole l’Indifferenza di uno stoico ma anche tanto cattivo olfatto.

D.SOC/15

La mansuetudine in vecchiaia è empietà temperata dall’incontinenza.

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Allo stato attuale la sola virtù che riesce a piacermi degli uomini, quando c’è, è loro la sterilità.

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Il sapone ci ha reso tollerabili più di secoli di cultura della tolleranza.

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L’acume è una forma di diffidenza e ha gli effetti di una cattiva digestione; il cretino ha uno stomaco imperturbabile e non dubita praticamente mai.

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E’ dentro ai macelli che gli uomini rivelano quello che sono: indifferenti, sordi e quando possono con le mani sporche di sangue.

D.SOC/20

La scimmia è l’animale più indisciplinato, assai simile all’uomo. Prima che dalla scimmia l’uomo discende dalla sua indisciplina, la civiltà di cui va fiero è solo un passo indietro nella catena evolutiva.

D.SOC/26

Da domani il libro è disponibile anche nella versione cartacea. L’ebook alla pagina https://www.amazon.it/dp/B01N4SLX2A

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RIGURGITI ROMANESCHI (E ‘STI CAZZI NON CE LO METTI?) ANTEPRIMA DEL LIBRO

LA BELLEZZA DE LE DONNE
‘Na donna è bella quanno ride ma pure quanno piagne, è bella quando s’arrabbia, quanno c’ha le cose sue, quanno nun te rivorge la parola o te bacia, in compagnia o da sola, quanno se dà e pure quando se ritrae. E quant’è bella appena arzata, e specie quanno è senza trucco je poi leggere sur viso il bene che te vole. E’ bella ‘na donna quanno te guarda. Te dà emozioni, attenzioni. Quarche vorta preoccupazioni. Ma è bella pure quanno te rompe li cojoni.

PER ME BIANCANEVE GLIELA DAVA AI SETTE NANI (ANTEPRIMA)

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GLI ITAGLIANI (ANTEPRIMA)

IL MANUALE DELLA PROSTITUTA (ANTEPRIMA)