I DPCM non possono violare i diritti costituzionali

Il Tribunale di Roma, con la sentenza del 16 dicembre 2020 – causa civile n. r.g. 4598672020, ha di fatto reso incostituzionali tutti i Dpcm.

Il Tribunale di Roma, chiamato a esprimersi su un contenzioso di un esercizio commerciale ha concluso che i Dpcm “sono viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità“. Pertanto, in quanto tali, risultano essere “caducabili”. Ovvero non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, sono da annullare. I decreti con cui è intervenuto il governo non sono “di natura normativa” ma hanno “natura amministrativa”. Quindi dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente.

Il tribunale civile di Roma spiega che non vi è alcuna legge ordinaria “che attribuisce il potere al Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario”. Dunque i Dpcm sono incostituzionali: “hanno imposto una rinnovazione della limitazione dei diritti di libertà“. Invece avrebbero richiesto “un ulteriore passaggio in Parlamento diverso” rispetto a quello che si è avuto per la conversione del decreto Io resto a casa e del Cura Italia. “Si tratta pertanto di provvedimenti che contrastano gli articoli che vanno dal 13 al 22 della Costituzione e con la disciplina dell’art 77 Cost., come rilevato da autorevole dottrina costituzionale”.

Il Dpcm resta un atto amministrativo che non può restringere le libertà fondamentali. Il giudice condivide “l’autorevole dottrina costituzionale” secondo cui è contrario alla Costituzione prevedere norme che limitano i diritti fondamentali della persona mediante decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri. Come riportato da Italia Oggi, il primo decreto legge che ha “legittimato” il Dpcm si limitava a contenere un’elencazione a titolo d’esempio e consentiva così l’adozione di atti innominati, non stabilendo però alcuna modalità di esercizio dei poteri.

Sezione 6° Civile, nella ord. n. 45986/2020 R.G. del 16 dicembre 2020

Fonte Giornale.it 

REGIMETTO ALL’ITALIANA

L’orientamento sessuale diventa un partito, ambientalista, ecologista, liberale. C’è qualcosa di pruriginoso nello statuare ambiente ecologia e libertà in un contesto omoerotico. In particolare la parola libertà: il sesso alternato o alternativo ha a che fare con i diritti, non con la libertà l’ambiente l’ecologia. Ma il messaggio è chiaro e poi si sa, gli etero non fanno la differenziata, mangiano carne e comprano plastica, hanno pulsioni autoritarie e se ne sbattono degli altri. Gli elleni avevano rispetto per l’amore omoerotico ma l’orientamento sessuale non era una virtù politica, l’etica non richiedeva questa particolare funzione del corpo o dell’affettività, qualche volta era un capriccio filosofico. La volgarità di accostare la politica all’omosessualità è tutta moderna di questa società erotizzata istruita dai media, un po’ ecologica e un po’ colorata, che è un po’ tutto senza essere niente, con una cultura media gestita dai media, mediamente mediocre e mediata. Eterodiretta ammesso che si possa ancora usare la parola senza urtare la sensibilità omoideologica.

Questi colpetti di stato hanno in comune l’isterismo imbarazzante dei vari capetti di governo. Più che regimi o regimetti sono reggipetti: minacce, paternali, rimproveri, se non vi comportate bene vi graffiamo. Sembrano fatti da uomini con il menarca, piagnucoloni e nevrotici che si nascondono dietro la gonna dei potenti. Con il broncio e battendo i piedi. Rimpiango i bei tempi, quando i golpisti avevano gli attributi e non i tacchi a spillo. Perché era tutto più chiaro. Un golpe fatto da Cavallino e Scaldarrosto, progesteronico e con un fondo di mascara perché bisogna pur essere in ordine. In giacca e cravatta e sotto niente, neanche un perizoma di ideologia. Nulla a parte un isterismo di obbedienza agli ordini che arrivano dall’alto. Mi pare grottesco e ridicolo questo esasperato machismo nei confronti del popolo, tirando pugni sul tavolo con la prudenza però di non graffiarsi lo smalto. Virilità e fondotinta. Un golpe fatto da uomini con il mestruo e le unghie pittate. Tempo fa (fine anni ’80) in Paraguay un gruppo di militari gay ha fatto uno dei tanti colpi di stato. Le cronache raccontano che uno di loro girava tra le truppe con il fucile in spalla, la mimetica e i tacchi a spillo. Si faceva chiamare “la colonnella”. E chissà perché questa storia mi ha fatto pensare al nostro governicchio golpista. In doppiopetto, nel senso del sospensorio e con il ciuffo in ordine. Perché nel nuovo mondo anche i colpi di stato si fanno con il trucco, l’ombretto e un fondo d mascara che non guasta mai

TEX PIRLER

Sono commoventi gli sceriffi dei centri commerciali che all’ingresso puntano la pistola giocattolo sulla fronte per prendere la temperatura. Forse si aspettano che qualcuno alzi le braccia dicendo: mi arrendo! Oppure che estragga l’arma dalla fondina per cimentarsi in un duello alla Clint Eastwood. Manca solo la musica di Morricone, spaghetti western all’italiana, mentre si battono con le manette al silicone e il revolver ad acqua. Sono simpatici. Deficienti ma simpatici. Al principio appena si avvicinavano con l’indice puntato e il pollice in alto facevo bang, sono pur sempre il fuorigregge più veloce del West. Poi ho imparato: mai confrontarsi con un uomo che ha la pistola ad acqua, gente. Ho sempre tifato per i siux e capisco il perché. La vita è troppo breve per discutere con un cowboy della Conad che si veste come Tex Pirler