GIURO, NON MI ERA MAI SUCCESSO PRIMA

Esperienza avvilente per l’uomo e frustrante per la donna, il fallimento del rapporto sessuale comporta molto più che un incidente nell’autostima maschile e il non sentirsi desiderato del corpo femminile. Nel Seminario XX  Lacan scrive che “L’amore è ciò che supplisce all’assenza del rapporto sessuale”. Le parole rimarcano una spaccatura tra l’amore e la sessualità; nell’amore domina il segno e non il corpo, nel godimento il corpo e non il segno. Il segno non coincide col piacere e il piacere col segno. Lacan ripropone l’antica dicotomia, poi ripresa dai cartesiani, impropria sul piano antropologico, discutibile su quello psicologico e priva di senso pratico. Viene da chiedersi se lo psicanalista abbia mai avuto un rapporto sessuale. Spinoza, come sottolinea la lettura di Deleuze, era andato decisamente oltre. Se la sostanza è una, unico dovrà essere l’ordine geometrico in cui si articola. Non c’è incrinatura: per quanto gli attributi della sostanza siano infiniti e per quanto ciascun attributo si presenti in un’infinità di modi, la connessione tra i modi, al di là dall’attributo, dipende da quell’unico ordine. Questo significa che se funziona la lingua funziona anche la parola, se il contesto è sano il corpo esprime liberamente la sua fisiologia; ma se Dio o il padre diventano dominanti al’interno della triangolazione sviliscono la sessualità, mortificano il piacere, limitano l’esercizio del corpo e appunto i suoi attributi. Per Spinoza due sono gli attributi e i modi: il pensiero, i cui modi sono le idee e l’estensione i cui modi sono i corpi. Da cui deriva che all’ordine e alla connessione delle idee corrispondano l’ordine e la connessione dei corpi. Lacan sembra non abbia recepito l’organicità e la funzionalità del pensiero di Spinoza. E infatti lo psicanalista insiste sostenendo che se la sessualità femminile sia concentrata nel segno piuttosto che nel corpo, quella maschile si diriga verso il corpo prima che al segno. Posto in questi termini il rapporto sessuale risulta effettivamente impraticabile. Se il godimento è dell’uno, ed è ordinato dal fallo, non può anche essere un godimento dell’Altro. Non c’è la completezza di un rapporto sano, ma frammentato nel particolare anatomico. Per Lacan godiamo del nostro organo, ed è qua l’errore. Non c’è frammentazione tra l’Io e l’organo o il corpo e nessuna radicale alterità tra la sessualità maschile e quella femminile. Meno che mai tra ciò che accade nel simbolico o nell’immaginario e nell’altro reale. La frattura, quando si presenta e impedisce l’erezione, è assoluta e provoca una deviazione del desiderio che porta all’incapacità del rapporto. Posto il problema della sessualità all’interno della triangolazione edipica (con l’ombra del peccato sulla scena) e risolto all’interno dell’Io-corpo (pur mediato dal simbolico o dall’immaginario), ripropone una visione paolina e manichea priva di fondamento, pur legittimata dalla tradizione. Spinoza anche in questo è andato oltre, superando i limiti dell’onanismo tautologico lacaniano. L’erezione dipende dall’Io in maniera marginale e solo nella misura in cui assorbe l’ordine del contesto. Da una parte risolve la questione del rapporto tra le idee e il loro oggetto nel fatto che a ogni idea corrisponda un corpo sul piano dell’estensione. Dall’altra parte il problema della corrispondenza tra mente e corpo si rivela un falso problema: quando ho la volontà (che per Spinoza è un’idea) di muovere un muscolo (che è un corpo), il muscolo si muove in quanto i due esercizi sono modi del pensiero e dell’estensione, che corrispondono al loro ordine di connessione. La mente dell’uomo è un aspetto finito dell’intelletto infinito di Dio. E’ un’idea, un modo dell’attributo del pensiero, conforme al modo dell’estensione del corpo. In questa meccanismo perfettamente funzionante Lacan introduce invece un elemento di disturbo che istituisce un’asimmetria tra i sessi; l’amore muove al segno, il godimento al corpo. La sessualità femminile tende al segno d’amore quale segno della mancanza dell’Altro, mentre la sessualità maschile muove al corpo dell’Altro, concentrandosi in quella parte del corpo femminile che l’immaginario ha connotato come Cosa. Lacan riconosce il godimento e il corpo femminile, ma solo in rapporto a quello maschile e lo racconta per privazione. La mancanza del fallo è il segno del desiderio/invidia, una mutilazione; Paolo di Tarso non mi pare abbia detto nulla di diverso. Anche per Spinoza l’uomo é composto di mente e corpo, ma dal fatto che la mente abbia come referente il corpo non segue che essa conosca il corpo per quello che è (passerebbe altrimenti dall’attributo del pensiero in quello dell’estensione); significa piuttosto che essa sia l’idea stessa del corpo. Più precisamente, assodato che il corpo è a sua volta composto da corpi più piccoli e che è a un tempo circoscritto da altri corpi esterni, la mente conosce il corpo attraverso le idee di questi corpi e dalle affezioni che causano. Queste idee si presentano alla mente non secondo l’ordine necessario ma casuale, così come appaiono all’esperienza. Il disordine ha un ruolo, la molteplicità una dignità, l’assenza prevale sulla presenza. Lacan concepisce la sessualità a partire dalla presenza e dall’identità (del fallo, che estende anche all’erotismo femminile). Ed è in questo l’errore. Parla di due modi specifici di fallire il rapporto sessuale: maschile e femminile. Il modo maschio di fallire per feticismo, nel senso che il desiderio maschile viene assorbito da una parte del corpo dell’Altro, dalla parte fallica della donna, salvando quel corpo mutilato dalla castrazione. Il modo maschio di mancare il rapporto sessuale consiste nel feticizzare (fascistizzandolo) l’oggetto in modo tale che il godimento non sia godimento dell’Altro ma dell’altro piccolo, concentrando il desiderio nella frammentazione del corpo femminile (il seno, la bocca, la vagina). 
Lacan sostiene insomma che l’oggetto piccolo anatomizzato sia l’oggetto del desiderio e sottolinea come il desiderio maschile venga governato dal feticismo. Analogo discorso vale per la bellezza della donna, che considera come ciò che protegge l’Io-maschio dalla castrazione. È il modo con il quale l’Io-maschio copre il fantasma della mutilazione spostando il desiderio nella parte. 
Il fallimento femminile sarebbe invece provocato da un’esasperazione della domanda d’amore che Lacan definiva erotomaniacale. La domanda d’amore non si ferma e si trasforma in una persecuzione. Viene ancora da chiedersi se lo psicanalista abbia mai davvero conosciuto una donna. Il problema è questo e va al di là della differenza sessuale: esiste davvero una psicopatolgia erotica? Nel ritaglio lacaniano della relazione nella triangolazione (Io-l’altro-l’Altro) è evidente che tutto ciò che esuli dal campo ordinato dall’Altro grande, finisca per presentarsi come deviato. Deleuze è stato molto chiaro anche su questo punto. Riproponendo Spinoza, rimarca che ciò che accade nel rapporto sessuale è un concreto scontrarsi dei rapporti di forza all’interno delle dinamiche sociali. Lo stesso corpo individuale, l’identità o il nome tanto caro a Lacan è una costruzione della società, un progetto politico; la sua espressione è improponibile senza la comprensione dei meccanismi produttivi del potere. La repressione diventa perversione, come la repulsione dipende da una pulsione respinta. L’erezione e il desiderio non sono sganciati dal contesto. All’impotenza individuale corrisponde l’impotenza collettiva, allo svilimento delle libertà quello del corpo. Non basta evocare l’immanenza, pur mutuata nell’immaginario o nel simbolico, bisogna produrla. Socialità e razionalità sono costruzioni. Diventare sociali e razionali dipende dagli incontri e gli incontri a loro volta derivano dalle percezioni. Per Spinoza la percezione è un problema politico che esprime il grado di potenza dell’individuo. Una cattiva e inadeguata percezione dei corpi, della società, dell’altro e soprattutto dell’Altro grande (Dio, le idee, la morale, i costumi, le abitudini, la legge) conduce a una cattiva composizione e all’indisposizione di un corpo che si ritrare nelle sue funzioni. Ogni atto mancato -è vero- è un discorso riuscito; ma sembra che Lacan non abbia compreso la portata della sua intuizione. L’etica di Spinoza completa ciò che manca al pensiero dello psicanalista francese. Non è un’etica del dovere ma della potenza, come Deleuze precisa nella settima lezione degli studi dedicati a Spinoza. Ed è molto chiaro: la speranza, il timore, l’ambizione divenute regole di una comunità producono castrazione e impotenza. La speranza è speculare alla paura, non è il rimedio. Dall’Etica al Trattato politico, Spinoza affermava che chi si trascina nella speranza rinuncia a vivere in virtù di un sogno. Vincolarsi a un futuro immaginario è un modo per asservire il corpo e la mente, indurre l’anima a salvarsi piuttosto che predisporla alla vita. I governi della malinconia portano a compensare la privazione con una speranza. Tale speranza ha il volto di un Dio o dei simulacri di cui sono un surrogato e portano a rassegnarsi all’incapacità di costituire liberamente l’Io al di fuori dei processi di alienazione, rinunciando ad autodeterminarsi. Il risultato interno alla produzione sociale della paura, del bisogno porta il corpo a svilire le potenzialità, limitando le sue funzioni. Il corpo subisce l’impotenza e il desiderio viene incanalato nel consumo. Gli uomini di potere stabiliscono sistemi fondati sulla malinconia presentandola come un valore. Il godimento viene assorbito e il corpo risolve le sue funzioni nell’esercizio produttivo. Tutte cose che per Spinoza sono aberranti (Deleuze). Ed è evidente che il desiderio non è immune, il corpo le subisce, la sessualità e l’erotismo ne soffrono al punto da mancare nell’espressione del piacere.

FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO - Giancarlo Buonofiglio

Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, Ibs

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IL MANUALE DELLA PROSTITUTA

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summa prostitutiones

AL REVERENDISSIMO LETTORE ET ALLE

DIGNITOSISSIME LETTRICI

Essendo l’uomo composto corporalmente di un’immoterata carnis petulantia et essendo io medesimo nondimeno da sempre vinto nelle mie azioni dal dulce venenum della lussuria, oggi –24 del mese di luglio dell’anno 2001- mi accingo in confessio fidei e testamentum a lasciare le mie memorie et i miei consigli di libertino ai lettori e alle lettrici che, come me inclini al vitio a alla concupiscentia, vogliano prendere dilectatione di una donna o di un uomo. Fuori dell’ordine morale de lo mondo et esecrato da le genti in gratia di dio, fin già dall’adolescentia ho preso a saziare la fame de lo ventre. La regula di vertute a cui affidai lo corpo animale et lo destino de l’anima sua è stata e anche ora rimane lo peccaminoso piacere. Summo Bono, abominio massimo che costò meco il benevolere celeste e quello de li uomini timorati: tanto deprecato nello pubblico quanto però sommamente venerato nel secreto dei postriboli. Non l’amore: ingegnosa argomentationes per exorcizzare le sante voluttà. Errore platonico, falsitate paolina, astutia agostiniana. Immune allo delirio di onnipotenza non ho difatti mai, io medesimo meco, avuto pretenzione alcuna di essere amato e mai ho in vanitate creduto di avere lo cuore et l’anima di nessuno; in virtute et umiliate christiana mi sono piuttosto contentato di quello che a loro sta vituperato attorno. Della gioia mercenaria che le foemine immonde et abominevoli sanno tuttavia dare. Giunto oramai alla vetusta etate in cui lo vitio si fa morale (e l’azione ahimè ragione), et avendo io –puttaniere indomito e licentioso- trascorso adolescentio, gioventute, senettute e senio de la mia vita mortale ne lo piacere de lo corpo che solo acqueta la sete de l’anima, consegno aldunque alle giovini de lo mondo i secreti nobilissimi de lo amore.

In ultimo, e senza tediare oltre lo reverendissimo lettore et la dignitosissima lettrice, vorrei lasciare in memoria loro che lo scopo et il fine di questo ricettario erotico rimangono essenzialmente le litterae. Dimodoché amendue non abbiano a farsi una convintione immonda de lo sottoscritto; ricordando alle brave genti che lo manuale si rivolge unicamente alle madonne di natura vogliosissima, navigate nelle cose de lo mondo et di già esperte ne lo mestiere de lo sesso, che vogliano però accrescere in sapienza et cognitione le alchimie de l’arte amatoria. Et al moralissimo censore togato la doctrina eccellente di Santo Tommaso specificamente alla distinzione tra ens logico e reale, invitandolo a discernere nominalisticamente le cose eccitanti ma false de lo pensiero e de la parola da quelle mille fiate più noiose della vita.

Mi sia infine concessa una dedica: rivolgo lo mio pensiero a madonna Beatrice, signora di Milano, di nobili natali nonché proprietaria di beni mobili et immobili che sempre mantiene bellimbusti fascinosi ma villani e rozzi, lamentandosi poi meco de l’interesse loro. Ricordandola alla mia lectrice come esecrabile esempio di un puttanismo ignobile et inconcludente, scioccamente dispendioso, fatto più di lussuria che cupidigia.

Arrivando allo termine de la mia disamina, seppure a malincuore rispettosamente mi congedo:

Giancarlo Buonofiglio, signore di niente, figlio de lo popolo et proprietario unicamente di uno cervello.

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