#iodenuncioilmiosindacopersequestrodipersona

Oltre al decreto Conte che vi ha messo ai domiciliari, presidenti di regione, sindaci e autorità pubbliche interpretano il decreto del governo alla cazzo di cane: c’è chi impone il coprifuoco nel proprio comune (non si può uscire dopo le 18) e ragazzetti in divisa che impediscono di andare in edicola o passeggiare in solitaria malinconia a tremilamila metri lontano dagli altri.

E non si può fare.

E poi ci siete voi, piccoli questurini col fez, nostalgici dell’ordine e la disciplina, che spiate dai balconi pronti a segnalare all’autorità gli assembramenti di anarchici idealisti (papà e figlia, pericolosi eversivi e untori) che sfidano le regole portando il cane a pisciare.

Questi sono gli eroi veri, i nostri partigiani, la nostra resistenza.

Denunciate i sindaci per sequestro di persona. Se vi è rimasta un poco di dignità.

#iodenuncioilmiosindacopersequestrodipersona

 

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ZONA ROSSA

Pertini: “Questa democrazia l’abbiamo conquistata col sangue e la galera. Non possiamo correre il rischio di perdere la libertà per colpa di chi la usa per rubare.” O per andare all’aperitivo durante un’emergenza sanitaria.
Grazie agli idioti che hanno ignorato gli appelli ad un comportamento prudente oggi nessuno è libero e la democrazia è in quarantena. Tuttavia era un atto dovuto perché questo Paese è pieno di teste di cazzo che non hanno imparato a soffiarsi il naso in un fazzoletto. Misura temporanea e eccezionale. Con un pericoloso precedente che mi preoccupa quanto il virus, ma meno di voi che mi avete privato di due millenni di civiltà giuridica

#zonarossa #decretoconte

“Se citofonando io potessi…”

Sono stato via per un po’. Leggo argute esegesi sulla politica attuale, italiana ovviamente, perché oltre i confini non c’è nulla e la Terra è comunque piatta. Ho scoperto che c’è un partito che fa l’elettroshock ai minori. Di notte Zingaretti e Orfini si svegliano, abbandonano il talamo e entrano nelle camerette dei bambini armati di elettrodi, per convicerli che mamma e papà sono cattivi. Spinti da Soros il palindromo, ovviamente. Tutto può succedere nelle favole 2.0, basta saperle raccontare. Fare l‘elemosina è reato e un crimine è anche salvare un uomo che annega in mare. Dipende però dall’età oltre che dalla nazionalità: se hai compiuto i diciotto anni puoi morire, oppure resti a casa tua. Che poi a Sharm el-Sheikh siamo andati tutti, altro che capanne e fame. Cacciari è sempre arrabbiato, con il Pd perché non fa l’allenza con il partito di una S.R.L. e con il Pd perché va al governo con lo stesso partito. La normale dialettica parlamentare è diventata un maneggio da Palazzo, in una Repubblica Parlamentare i governi li fa il Parlamento, nella politica 2.0 i sondaggi, Twitter e Libero, il quotidiano che ce l’ha con gli omosessuali, i neri, i rom, i sinistri. Tutti finocchi per Feltri. Nilde Iotti no, per Senaldi e il compare Nosferatu, da buon romagnola, era esuberante, che vuol dire pompini. Mi devo informare sui libri di storia, chissà. Lo slogan prima gli italiani si è trasformato in una richiesta di rubli: facciamo pagare il gas agli italiani 100 e 4 li trattiene il partito dei sovranisti. Anzi no, tale Savoini, che nessuno sa come (neanche il Kgb) si trovi ai tavoli con Putin e la delegazione italiana. Parlare di inteligence sembra inopportuno. O meglio di poetica incoerenza per un partito in odore di malaffare che per sentenza ha rubato cinquanta milioni ai connazionali. Nella sinistra estrema militano Grasso, Dalema, Bersani, pericolosi eversivi. Giovani e inesperti facinorosi. La Boldrini li fa entrare ma non li porta a casa sua. Il soggetto non c’è: perché quelli che bussano alle porte non devono avere un volto e un nome, il colore della pelle basta. Altrimenti poi le vedi come persone. Calenda lascia il Pd. E ‘sti cazzi. Mentana è sempre là con le sue maratone, quello di Rignano con il codazzo di yes man minaccia di far cadere il governo, Di Maio parla di coronavairus. Vabbè, ci prova con l’inglese. Il Papa, persino lui, si è rotto il cazzo e schiaffeggia una fan accalorata, Travaglio sventola le manette per gli evasori, Salvini citofona a caccia di spacciatori. L’idea non è male, in uno stato di diritto c’è la presunzione di innocenza, la polizia telefona: “scusi, lei è uno spacciatore?” Se la risposta è affermativa interviene, altrimenti no. Semplice e garantista. Prima gli italiani è il motto dei nazionalisti ruspanti: ci pensa la natura — per fortuna — a selezionare la specie, con la crescita demografica a zero nello Stivale. Il Festival della canzone nazionalpopolare è sempre là. Achille Lauro si è dimenticato il pisello a casa, Benigni ha fatto il suo solito monologo plumbeo, questa volta sul Cantico dei Cantici, il cantico più bello del mondo. Al prossimo referendum dirà che anzichenò, la Sūra 22 è meglio. Rula Jebreal è incredibilmente bella, ma non diteglielo che si offende. La Meloni cresce nei sondaggi ed è naturale: è Giorgia, è una mamma, è cristiana. Ed è fascista. Cos’altro vuoi dalla politica? Le Sardine riempiono le città. I leader sono belli e simpatici. Non mollano le piazze al troglodita, chi si allontana lascia un cartello: tonno subito. Giorgetti si candida alla guida del partito per rassicurare i moderati. Moderati e leghisti, ossimori della politica 2.0. La De Filippi è sempre un bell’uomo, i Cinquestelle arrancano con i voti, strano. Eppure rappresentano milioni di razzisti perbene, malamente raccontati dalla narrazione xenofoba del partito senza la licenza elementare. L’Inghilterra lascia l’Europa, non ci si può fidare di un popolo che guida dalla parte sbagliata, sempre detto. In Cina costruiscono un ospedale in dieci giorni, c’è da augurarsi che i condoni edilizi diventino finalmente leggi dello Stato per accelerare la burocrazia. Intanto il mondo corre, viaggia, impara, studia. Gli italiani no, il 47% soffre di analfabetismo funzionale. Lo dice l’Ocse. Cazzate, non soffrono affatto, anzi. Uno vale uno in democrazia. Il popolo ha sempre ragione, soprattutto quando ha torto. E così la Terra è piatta, il cavernicolo che bacia le caciotte cresce nei sondaggi, i vaccini rendono i bambini stupidi, la Madonna di Međugorje parla a un capo di partito, l’informazione passa per Twitter e Del Debbio, che confermano: la Madonna ha parlato veramente al politico nazionalpopolare che ab uno disce omnis rappresenta pienamente lo spirito del suo popolo. Il 47% appunto. Bel numero funesto.   

FILOSOFIA SOCIALE

Ho seguito quel che è accaduto sulla bacheca della donna di Settimo Torinese; non ho l’indole del guardone, i fatti sono quelli (una madre uccide il figlio) e non li giudico. Giudicare è un mestiere da logico e la logica istituisce relazioni. Ho l’idiosincrasia per le relazioni, ci vuole uno spirito sociale e il carattere da voyeur che non ho. I social seguono una logica matrimoniale e proprio come in certi matrimoni creano sodalizi inossidabili su un’idea piuttosto che nelle cose; le cose o i fatti sono assolutamente marginali, ciò che conta è la comune visione. A sua volta la visione comune necessita di luoghi abituali (appunto comuni) del ragionamento e della parola. In sostanza vuol dire: stesso dizionario, non troppo articolato e identità di pensiero. Ed è logico: se pensiamo diversamente dobbiamo anche essere diversi per antropologia (tertium non datur) e dunque il matrimonio non funziona. Di norma il soggetto asociale viene bannato e bannare significa divorziare, il luogo non è più in comune, la casa è mia e tu vai a rompere i coglioni da un’altra parte. L’identità prevale sulla diversità, funziona così nei social come nella vita e i parenti si mettono davanti alla porta di casa impedendo l’accesso all’escluso. Il terzo escluso appunto, l’incomodo che cerca la relazione con i fatti prima ancora che tra le idee.

Più o meno consapevolmente i membri dei gruppi sociali parlano di filosofia, o meglio sono portatori sani di un pensiero filosofico. Proprio dalla pagina della madre scellerata di Settimo ho estratto un ordine di ragionamento inappuntabile, come ogni pensiero strutturato attorno alla medesima idea: sei una zoccola e devi morire. Difficile confutare. Mi limito a riportare le massime e sentenze più significative, alcune davvero sottili e raffinate; quelle di tale Antonio S. Il mio filosofo preferito dopo Aristotele.

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SULLA DEPRESSIONE
Antonio S.: Ho sentito parlare di depressione, ma è assolutamente non credibile. Una persona depressa non fa sesso, e soprattutto nessuna malattia può giustificare. Io stesso ho sofferto tanto nella vita, e non ho mai fatto male ad una mosca.

– Risposta:

Carlo Z.: La depressione non esiste è una cazzata inventata dalle case farmaceutiche per vendere i farmaci.

– Risposta:

Antonio S. (notate la competenza logico-matematica): No, uno se conosce i propri limiti non si supera.
Io ad esempio ho le idee chiarissime sul fatto che non farò mai figli.
Conosco il preservativo e lo uso, semmai dovessi fare sesso, ma anche quello mi interessa poco.

– (In sostanza: Antonio S. è uno stoico e non scopa; ora dormiamo tranquilli.)

LA TESI

Dario R: Facebook rovina le donne che, anziché prendersi cura dei figli, cazzeggiano su Facebook!

Dario R.: REAL TIME HA FOTTUTO IL CERVELLO A TROPPE GIOVANI.

Federica A. F.: Zozza…quando hai preso il cazzo ti è piaciuto? Grande troia,devi morire…puttana!!!

– (In questo passaggio i filosofi sentenziano che alla madre di Settimo piaccia il sesso e che i social rovinino il cervello)

Maurice M.: DEVI MORIRE MA NON IN CARCERE ..NON PER MANO DI DIO …MA TI AUGURO UNA MALATTIA ..UNA MORTE LENTA E DOLOROSA ….TROIAAAAAAAAA

Francesca V. (introduce un argomento concreto nella discussione) Per mano nostra, datela a noi

Antonio S. interviene dopo lunga assenza: Eccomi (se ne sentiva la mancanza infatti e riporta un canto del poeta Francesco Renga)
Bicchiere tra le dita / E gente sconosciuta intorno a noi… (segue testo completo)

L’ANTITESI

Tale Simone G. irrompe a controbilanciare con buon senso: Che bello che è il nostro paese, il nostro popolo: combattenti dei poveri, delle cause già perse in partenza, quelli che ci mettono un sencondo a lasciare commenti senza cognizione di causa ma che allo stesso tempo subiscono leggi insensate che realmen… Altro…

– Ma il nostro filosofo non demorde:

Antonio S.: per cosa dovremmo combattere, genio?

Simone G.: Antonio S. Hai mai sentito Parlare della Legge fornero? hai mai sentito parlare di intere famiglie che perdono la casa e vengono sfrattate perchè non sono piu’ in grado di pagare l’affitto o alle quali per debiti di poche migliaia di euro con il fisco gli viene pignorato l’immobile anche se prima casa? Hai mai sentito parlare di reddito di inclusione? vivi nel tuo mondo genio e continua a divertirti a leggere o a fare commenti idioti su una tragedia familiare, non sociale.

Antonio S.: Nella mia famiglia queste cose non sono mai esistite e mai esisteranno. Fiero di essere cresciuto in una vera famiglia, nonostante lo schifo di città in cui vivo.

– Nel simposio giunge Luca F., l’antitesi appunto

Luca F: Quali sarebbero le differenze tra voi e i gli islamisti? Nessuna

– Il filosofo ha pronta la risposta:

Antonio S.: Gli islamisti fanno bene ad avere la pena di morte per chi uccide.

Luca F.: Sono estremisti come esattamente tutti voi, a Salem bruciavano le streghe, siamo tornati a quei tempi

Antonio S.: Mi sembra giusto.

Antonio S. Io sono un “estremista della vita”, per me la vita è quanto di più sacro ci possa essere (e infatti la vuole togliere alla madre scellerata, la logica ancora una volta ricompare)

Luca F.: Bene, anche per me, ma essendo una persona COERENTE come potrei augurare la morte di questa donna?

Antonio S.: Io sono talmente coerente che la morte la auguro a tutti quelli che non si meritano un dono così sacro come la Vita.

LA SINTESI

Luca F.: Vabbè, non sono abituato a disquisire con persone simili. Ti lascio coi trogloditi, vi trovate meglio.

______________

Il gruppo a quel punto si ricompone sull’idea comune, e la logica e la filosofia sociale trionfano con gli anapodittici: zoccola, troia, devi morire.

FASCISMI A CINQUE STELLE

Cari neoliberalfascisti Cinquestelle: eravate partiti con la Gabanelli, Rodotà, Zagrebelsky; avete fatto le barricate per il reddito di cittadinanza; eravate per le rinnovabili, per l’ecosostenibilità; con Gino Strada e per la tecnologia al servizio della democrazia; avete riempito le piazze al grido “onestà”; giuravate guerra all’Ilva e al Tav; vi battevate per i diritti civili e per quelli sociali. Ora ci ritroviamo la Rai militarizzata da una destra incivile, la terra da zappare per le coppie fertili, un reddito di sudditanza che fa disonore alla povertà, le spese morali (e poi chi cazzo è Di Maio per dirmi come devo spendere i soldi?), Lino Banfi, la Cuccarini, Rita Pavone, la democrazia diretta (studiate bestie, quella non è più democrazia, ma fascismo), la democrazia al servizio della tecnologia (dell’azienda del vostro capo), la guerra alla Francia, all’Europa, ai rom, agli omosessuali, alle famiglie alternative e troppe ancora ce n’è. Volevate cambiare il mondo e ci avete consegnato un’Italia incarognita, razzista, povera, con più debito, che ha paura e si difende con le pistole, inquinata e corrotta come una puttana di Caracas. Dopo un esercizio trentennale della professione. Questo comunque si sapeva. Ma che ora giochiate al poliziotto buono con Salvini non va bene, cari neoliberalfascisti, non siete credibili. Alle europee risparmiateci la campagna sui diritti civili, quelle sono cose serie. Siate onesti davvero, per una volta, e presentatevi col vostro alleato; che non è diverso da voi, che è come voi, che con voi e come voi sta trascinando il Paese nella merda.

RAZZISMO E FRENASTENIA

Hanno sdoganato tutto in Italia, legittimando il peggio. Ora è il turno della frenastenia e del razzismo. Ma anche della grammatica e della sintassi imbarazzante; perché #Salvini e i fan è così che si esprimono, o meglio ruttano tra una gutturale e l’altra. Nei social come altrove.

Il termine ricorrente è invasione, negro (con la g), rom; segue extracomunitario, meridionale storpiato in merdanale, in leggera flessione Roma ladrona. Una ragione c’è, non si sputa nel piatto nel quale si mangia. Ricorrono i neologismi: sinistrato, cattocomunista (il più delle volte con la k), sinistronzo, sinistrotto, piddino, renzino. L’uso del neologismo ha una funzione particolare, tende a circoscrivere l’individuo in un gruppo e il gruppo in un luogo comune con una lingua incomprensibile fuori dal recinto. Lo stesso accade con le degenerazioni neuronali o psicotiche. Perché di quello si tratta, le mandrie si uniscono attorno al capobranco che promette ordine e qualche benevolenza. La parola ordine ha una natura apotropaica e curativa quando l’Io perde le sue funzioni. Le parolacce la fanno da padrone: caxxo (con la x), rottinculo, checca, negrodimerda, terrone qualche volta. La grammatica latita, ma si tratta di gente laboriosa, non di intellettuali che hanno tempo da perdere con i dettagli. I concetti sono ridotti al minimo: gravitano attorno a poche idee, confuse neanche tanto; la prima attorno alla quale ruotano le altre è la paura per l’uomo nero che ti tiene un anno intero (come nella filastrocca). La medicina che gli accoliti propongono è il rimpatrio, la galera, la frusta a volte per gli indesiderati. La dinamica della discussione è pressoché la stessa: il mentore scalda gli animi con una domanda retorica e l’esercito infuriato parte in battaglia. Non c’è posto per la discussione, la regola è che a casa nostra facciamo come ci pare e se non vi sta bene fora di ball. Il Capitano commenta poco e quando compare sembra un bulletto di periferia che si mette alla guida fomentando la massa inferocita. Non stempera le animosità, istiga piuttosto con un’ironia che a lui sembra sottile, ma che non va al di là della volgarità di certi film anni ’70; la mandria fa muro e tutti insieme si riuniscono a mangiare polenta e osei. I luoghi comuni la fanno da padrone; un luogo comune è un pensiero che fa riferimento a un’abitudine culturale maturata nel sentire popolare. La realtà è un’altra cosa, ma quando c’è un limite cognitivo la comprensione viene filtrata da un’idea tanto diffusa da sembrare verosimile. La verosimiglianza è però lontana dalla verità, come la demagogia e la retorica dalla politica. Non si tratta solo di una disfunzione semantica indotta dalla mancata padronanza del vocabolario, ma di una profonda degenerazione neuroantropologica. Si sente nell’assenza del senso delle parole e appunto nel prevalere dei luoghi comuni. E vengo al punto: la demenza neurolinguistica è caratterizzata dalla perdita del significato e dal deterioramento cognitivo; è una manifestazione clinica della degradazione lobare frontotemporale, associata all’atrofia del giro temporale inferiore e medio.

Le persone affette presentano problemi nella denominazione e nella comprensione di parole, nel riconoscimento dei volti, delle cose, delle situazioni, della realtà; la predominanza del verbale o non verbale (e nel nostro caso delle gutturali che dominano sulle articolazioni mature della lingua) riflette l’accentuazione dell’atrofia cerebrale. Alla distruzione del linguaggio si accompagna quella della personalità e a seguire la dimensione sociale dell’individuo. L’aggressività, la violenza, l’odio sociale verso un fantasma immaginario e minaccioso è uno dei morfemi dello stato paranoico di un poveretto che ha smesso di desiderare in maniera sana e consapevole e ha cominciato a odiare.

#estinguetevi

. Gli ossimori di Salvini

«Donazione di sangue obbligatoria a scuola»

Adoro quest’uomo, come tutti quelli che si trovano nel posto giusto a dire la cosa sbagliata. Mi piace il suo qualunquismo, la demagogia, persino la sua inconsapevolezza ha qualcosa di poetico. Tre idee in testa, sgrammaticate, sostenute però con la caparbietà di chi non padroneggia i contenuti del pensiero e della lingua. Con la pertinacia di difendere l’indifendibile e tuttavia col candore di chi davvero non capisce. Sguardo spento, non tradisce alcuna articolazione, come coloro che si portano dentro un dolore profondo e non traspare che quello. Un’idea fissa, la rigidità di un pensiero che latita; è come prigioniero della propria identità. Vorrei dire della sua storia, ne avrà pure una al di là quella passata nei palazzi del potere. Limitato il tanto che basta per far carriera, riluttante, violento nel modo corretto per fomentare il rancore nel suo elettorato. Razzista, ma pare essere una virtù. Mi piace perché ha la faccia tosta di presentarsi come il nuovo; mi piace quel continuo monito alla legalità urlato dai banchi di un partito che qualche problema con la giustizia pure l’ha avuto. Mi piace per il tono aggressivo che hanno quelli del popolo e mi piace quella rabbia mai sommersa in un uomo che vive delle istituzioni, con quel che ne consegue sul piano dei privilegi. C’è una strana incoerenza in quest’uomo e mi piace. Mi piace il suo linguaggio elementare, minimo, disartrico per inadeguatezza a una lingua più complessa; quello delle case popolari, della provincia, delle borgate. E dei manicomi.