LA PRINCIPESSA SUL PISELLO

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LA PRINCIPESSA SUL PISELLO
C’era una volta un principe che voleva sposare una principessa, ma ne voleva una vera, di sangue blu. Comincia così la favola di Andersen; non mi pare che l’autore intendesse suscitare niente di morboso con l’immagine del pisello, eppure la storia ha acquisito una buona popolarità grazie al titolo, ed è oramai un luogo comune quello che dice: “sei come la principessa sulla leguminosa”. Per un certo riguardo che si porta alle fanciulle, che sempre ecomunque vivono in una fiaba, al limite esercitano una pressione sul baccello; sono i principi a stare sul cazzo. Ma va bene così. La regina per verificare che la ragazza sia davvero di sangue blu, che fa? La fa dormire su venti materassi in fondo ai quali ha sistemato il legume; e si sa che le la fanciulle di nobili natali, abituate come sono a mille comodità, giammai dormirebbero con un fastidio simile. Al mattino la ragazza si alza dolorante e assonnata, lamentando di non avere chiuso occhio. Il principe è quindi sicuro del blasone e tutti vissero felici e contenti. Tirando le somme: i principi cercano sempre delle principesse, ma non mi pare di vedere in giro tutti questi blasonati. Ma funziona così, ed è per questo che le favole piacciono tanto: uno sciagurato può assimilarsi all’erede delle fiabe e parimenti le ragazze del popolo desiderano almeno un giorno da favola. La vita è però un’altra cosa; il principe rivela le origini popolari e presto la principessa sul pisello comincia a stargli sul cazzo.
(Da Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)

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IL NASO DI PINOCCHIO

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IL NASO DI PINOCCHIO
La bugia deforma non solo il discorso o le parole, ma il corpo. Non tocca i invece pensieri o la mente (parola che infatti vuol dire menzogna): le bugie nascono nella testa, il corpo non mente mai. La fatina si accorge delle balle di Pinocchio dalle dimensioni del naso; nella favola di Collodi il protagonista è una testa di legno e come tutti i bambini non distingue la verità dalla menzogna. Non si accorge della mostruosità della “nappa”, sono gli altri a percepirla. La sproporzione segna il limite tra ciò che è giusto e quello che è sbagliato: più che una proposizione, la bugia è una sproposizione; e infatti si dice che uno parla a sproposito, che vaneggia ed è fuori dalle regole. La verità ha la sua grammatica e nessuno deve ficcarci il naso. Pinocchio evade invece dalla narrazione (è nota l’attitudine del Burattino alle fughe). Il senso della giustizia è all’interno della favola, la bugia è la fuga; tanto che arrivano i gendarmi a riportare l’ordine nel racconto. I gendarmi sono qualcosa di esterno proprio perché sono già dentro la storia; si sentono in ogni pagina e li vediamo inseguire il fuggitivo, come fanno i bambini che leggendo seguono col dito le parole. La giustizia insegue sempre qualcuno, mette il dito nella fiaba. Qualcuno ha detto che seguire una regola è ubbidire a un comando; non importa che quella sia la regola giusta, che abbia i capelli turchini o la severità del maestro, il suo valore è nella parola ubbidienza, e chi contravviene finisce appunto in udienza (dal giudice). La parola bugia viene dal latino medievale bulgarus, bulgaro. In Bulgaria era diffusa l’eresia patarina, e così il bulgaro fu assimilato all’eretico, all’usuraio e al sodomita. Col significato di ingannare e truffare la parola bugia rimanda a un’immagine sinonimica volgare. E infatti se a qualcuno capitava di farsi truffare, era chiaro che lo avevano buggerato. Perché magari la bugia disturba e qualche volta ti fotte, ma arriva pur sempre la giustizia a mettere le cose a posto. Ed è noto che le verità sono ipotesi e supposizioni e Pinocchio (come tutti i burattini) diffida delle supposte.
(Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)

LA PRINCIPESSA SUL PISELLO

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LA PRINCIPESSA SUL PISELLO
C’era una volta un principe che voleva sposare una principessa, ma ne voleva una vera, di sangue blu. Comincia così la favola di Andersen; non mi pare che l’autore intendesse suscitare niente di morboso con l’immagine del pisello, eppure la storia ha acquisito una buona popolarità grazie al titolo, ed è oramai un luogo comune quello che dice: “sei come la principessa sulla leguminosa”. Per un certo riguardo che si porta alle fanciulle, che sempre e comunque vivono in una fiaba, al limite esercitano una pressione sul baccello; sono i principi a stare sul cazzo. Ma va bene così. La regina per verificare che la ragazza sia davvero di sangue blu, che fa? La fa dormire su venti materassi in fondo ai quali ha sistemato il legume; e si sa che le la fanciulle di nobili natali, abituate come sono a mille comodità, giammai dormirebbero con un fastidio simile. Al mattino la ragazza si alza dolorante e assonnata, lamentando di non avere chiuso occhio. Il principe è quindi sicuro del blasone e tutti vissero felici e contenti. Tirando le somme: i principi cercano sempre delle principesse, ma non mi pare di vedere in giro tutti questi blasonati. Ma funziona così, ed è per questo che le favole piacciono tanto: uno sciagurato può assimilarsi all’erede delle fiabe e parimenti le ragazze del popolo desiderano almeno un giorno da favola. La vita è però un’altra cosa; il principe rivela le origini popolari e presto la principessa sul pisello comincia a stargli sul cazzo.
(Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)