LEZIONI DI SESSO (IL SESSO IN CINQUE LEZIONI)

Cover

SINOSSI

“La cura del corpo è una buona regola per quanti decidono di dedicarsi ai piaceri dell’amore. Fate perciò tesoro dei consigli esposti in questo libercolo e nessuno potrà accorgersi che in realtà fate schifo”.

Edizione rivista e corretta.

INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

Data pubblicazione

14 febbraio 2017

ISBN

9788826023335

Lingua

Italian

Protezione

Watermark  

Formati disponibili

Epub, Kindle

Odio quelli che…

uno

aforismi da: Gli italiani il sesso lo fanno poco e male

Ridete della follia, ma è a quella che vi rivolgete per risolvere i problemi prodotti dalla normalità.

I dettagli della personalità sono i sintomi della follia.

L’ansia è il dubbio di non farcela. E quando non ce la fai è quella cosa che ti dà ragione.

Ci conosciamo nel dolore, ma mai così bene come quando proviamo piacere.

Dopo aver letto Jung ho ripreso a fumare sigari; l’idea che non fossero solo sigari a dire il vero mi imbarazzava.

Allo stato attuale la sola differenza che vedo tra uno psichiatra e un matto è la scrivania. E lo psichiatra è seduto dalla parte sbagliata.

Nel piacere ho provato l’angoscia ma ho trovato la libertà.

La rassegnazione è l’odore del cadavere, solo a un corpo decomposto si può chiedere di pazientare o di fregarsene.

Il mio ottimismo si riduce a questo: non dubito del progresso dell’umanità perché sono certo della sua estinzione.

La compassione come la sopportazione è il sentimento spurio dello schiavo educato nella tolleranza.

Il sapone ci ha reso tollerabili più di secoli di cultura della tolleranza.

La scimmia è l’animale più indisciplinato, assai simile all’uomo. Prima che dalla scimmia l’uomo discende dalla sua indisciplina, la civiltà di cui va fiero è solo un passo indietro nella catena evolutiva.

E’ degli uomini pensare alla morte come probabile, ma ci vuole il cattivo gusto di un Dio per concepirla come necessaria.

Quelli che hanno paura di ubriacarsi sono gli stessi che temono di innamorarsi, di difendere un’dea, di farsi carico di una passione. Sono quelli che dicono “solo un dito” quando qualcuno versa loro del vino. Misurano la vita con quel dito e giusto quello assaggiano..

ANTEPRIMA DEL LIBRO

sesso e politica

 

 Il potere non può che invadere ogni aspetto della sessualità, del corpo, dei sentimenti e della società nella quale sono collocati; i rapporti di forza si muovono dal basso per poi diffondersi in tutta quanta l’esperienza sociale senza individuarsi in maniera assoluta.

La sessualità e l’identità sessuale, in quanto discorso fatto sul piacere, si rivelano uno strumento di controllo sui corpi. Foucault ha proposto una diversa articolazione tra sesso e potere: più che di repressione del piacere parla di una sessualità voluta e manipolata dal potere stesso. E’ esperienza comune che i linguaggi della comunicazione più che ad occultare le problematiche sessuali si siano spinti a una loro straordinaria proliferazione. Non è solo qualcosa che appartiene alla modernità; è dal Concilio di Trento, con la confessione che si comincia a sviluppare un discorso sul sesso, piuttosto che a reprimerlo. La scienza medica, la sessuologia, la psicoanalisi, la sociologia hanno poi completato l’opera di informazione facendo fluire tra la popolazione una verità sul sesso e il piacere del corpo e istituendo la sessualità come una componente determinante della società. Più che il frutto della pulsione, sempre per Foucault, il discorso amoroso è creato dal potere stesso istituendo il soggetto come un oggetto del sapere. L’informazione non è un arricchimento del patrimonio cognitivo, ma la forma che la conoscenza viene ad assumere; educa e veicola i comportamenti, forma le convinzioni, è per sua natura qualcosa di convenzionale. Sapere e potere delineano la loro conformità, che detona in ambito scientifico qualsiasi strategia di emancipazione e di concreta liberazione sessuale. La sessualità diventa in questo modo uno degli argomenti fondamentali nella produzione del potere e lo strumento strategico per mantenerlo. Foucault va però oltre: sottolinea la necessità di passare da una concezione negativa del potere (come repressivo) ad una visione positiva, da intendersi come la produzione di discorsi che normalizzano, istituiscono e controllano nell’individuo la comunità. Normalizzzare è controllare, vuol dire contornare con un recinto i limiti strategici di un’azione, contenendone la pulsione. L’attività del potere non è più quella giuridica di reprimere attraverso punizioni e sanzioni, ma di manipolare i corpi con la produzione di un discorso che si delinea come rappresentazione di verità. Il sapere, inteso come organizzazione dell’informazione su ciò che è vero, diventa il luogo nel quale realizzare una verosimiglianza o rappresentazione. La verosimiglianza non ha un rapporto diretto con la verità, si regge sulla credibilità e quest’ultima è un argomento della comunicazione, non ontologico o epistemologico. Per essere credibile un’idea richiede l’autorevolezza di chi la espone e la sua diffusione con l’informazione. Quand’ero bambino le vecchie zie dicevano: è vero perché l’ha detto la televisione; il sistema informativo entrando prepotentemente nelle case ha avuto esattamente il ruolo di svuotarle dalle idee che finora le avevano abitate, sostituendole con feticci, spesso avvalendosi del prestigio dei baronati delle università, sempre con il contributo dei professionisti della parola. Il giornalismo, che in Italia vuol dire manipolazione della verità. Ogni regime è un regime di conoscenza che si fonda sulla credibiltà e in una società scolarizzata non può che essere scientista. (Dall’introduzione)

ANTEPRIMA del libro Gli italiani il sesso lo fanno poco e male

Lo stato e la carta di identità

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Ci ho messo tanto a perdere un’identità. E che fa, me la ritrova un triste funzionario comunale?

 

“Al lassismo intellettuale che ci ha raccontato la necessità della liquidazione della teoria, spacciando l’interesse di parte per nichilismo, Adorno ribatte che è invece necessario pensare i limiti che hanno generato una prassi antisociale e autoritaria. L’identità soprattutto, che prende la forma dell’ideologia, coincide con l’adattamento e la tautologia di uno stato che informa la coscienza e impone di rievocarla ripetendola. Chiedendo a ognuno di identificarsi nell’identità che esso stesso dà. La chiamano carta di identità e con quella carta lo stato risolve le particolarità, i caratteri, la diversità in una verosimiglianza che ripete nel predicato quello che è già detto nel soggetto, imponendo al singolo di individuarsi come soggetto privo di oggetto, l’Io come Io. E’ evidente che dietro il concetto di identità si muova quello più antico di anima e di sostanza, un’ideologia e una metafisica, la mistica dell’Io come incondizionato produttore di se stesso. Per questo è necessario ripensare il principio di identità a partire dalla diversità perché ogni determinazione è un’identificazione. Non è solo un problema legato al pensiero; lo vediamo più che mai nell’epoca moderna, nell’ostracismo populista al nero, al diverso, alla diversità di genere, alla difformità come assoluto antropologico negativo su cui la politica ricama consolidando nei razzismi le strutture del potere. La forza che annienta l’identità è quella dell’identità stessa, del pensiero. La conoscenza del non-identico è dialettica; la sintesi come idea suprema viene bandita perché assolutizzando il principio di identità, il pensiero identificante (quello che assorbe la particolarità nell’universalità) oggettivizza tramite l’identità la logica del concetto. Il suo momento positivo non è nella conciliazione ma nella negazione specifica e individuale. In Adorno la dialettica ha un carattere etico produttivo, resistenza dell’altro contro l’identità. L’individualità non è per sé ma in sé il suo altro, dipende dall’altro. Solamente un sapere che abbia presente anche il contorno storico dell’oggetto nel rapporto con altri è in grado di liberare la storia non nell’idea ma nell’oggetto stesso. Conoscere l’oggetto nelle sue articolazioni vuol dire conoscere il processo che l’ha costituito; negarne l’esistenza significa mettersi dalla parte dell’apparenza. Se si liberasse come soggetto, il soggetto uscirebbe dalla sua oggettività, che dipende proprio da questa emancipazione. Adorno afferma la superiorità dell’oggetto, il soggetto rivela la sua inconsistenza quando pretende non di rappresentare ma di dare una forma assoluta al tutto. L’oggetto può essere pensato solo dall’oggetto ma è costitutivo del soggetto, mentre nell’oggetto non vi è soggetto. Il senso della soggettività è di essere anche oggetto mentre l’oggetto è vincolato alla soggettività solo nell’atto della sua determinazione”. (Dall’introduzione a (Gi italiani il sesso lo fanno poco e male)

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Gli italiani il sesso lo fanno poco e male

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“Chi ha potere non teme la libertà, ma il suo bisogno, la sacralità del sentimento. Gli uomini che comandano hanno trasformato i popoli in adoratori di feticci svilendo l’amore in qualcosa di pornografico. Perché l’amore, che è il più rivoluzionario tra i sentimenti, è un fatto privato e bisognava socializzarlo, renderlo pubblico affinché non desse scandalo. Il potere ha paura dello scandalo, ha dovuto trasformare in scandalosi gli atti più comuni e innocenti” (dall’inroduzione).

La pazienza è torpore misto a sordità. E’ una menomazione, un difetto cognitivo (o percettivo); toglie il gusto di scendere in strada con una mazza da baseball.

D.SOC/2

La rassegnazione è l’odore del cadavere, solo a un corpo decomposto si può chiedere di pazientare o di fregarsene.

D.SOC/3

Il mio ottimismo si riduce a questo: non dubito del progresso dell’umanità perché sono certo della sua estinzione.

D.SOC/7

Il progresso è quella cosa che va dalla ruota alla bomba atomica.

D.SOC/8

La compassione come la sopportazione è il sentimento spurio dello schiavo educato nella tolleranza.

D.SOC/9

Il grande rinnovamento del secolo scorso è stato quello di rendere imperturbabile l’animo e anestetizzare il corpo. L’ordine della società nato dopo la rivoluzione industriale, concentrato massicciamente nella produzione più che nella divisione del lavoro, necessitava dell’insensibilità del popolo e della sua indifferenza.

D.SOC/11

Non può esserci che una politica del corpo, è il corpo ad essere collocato in un ordine giuridico e a portare le istanze del diritto nel campo legislativo. L’anima esula dalle competenze dello stato, la teleologia è materia metafisica e quando è presente nelle istituzioni rimanda alla produzione di un potere assoluto e mai democratico.

D.SOC/12

Il solo cretino sopportabile è quello non demografico.

D.SOC/13

Dubito dell’intelligenza di un uomo sinceramente convinto che la carne nasca nel cellophane, così come non mi fido di una società che rimuove l’agonia che viene da un mattatoio.

D.SOC/14

La sopportazione e l’anosmia sono la misura dell’amore per gli uomini. Ci vuole l’Indifferenza di uno stoico ma anche tanto cattivo olfatto.

D.SOC/15

La mansuetudine in vecchiaia è empietà temperata dall’incontinenza.

D.SOC/16

Allo stato attuale la sola virtù che riesce a piacermi degli uomini, quando c’è, è loro la sterilità.

D.SOC/17

Il sapone ci ha reso tollerabili più di secoli di cultura della tolleranza.

D.SOC/18

L’acume è una forma di diffidenza e ha gli effetti di una cattiva digestione; il cretino ha uno stomaco imperturbabile e non dubita praticamente mai.

D.SOC/19

E’ dentro ai macelli che gli uomini rivelano quello che sono: indifferenti, sordi e quando possono con le mani sporche di sangue.

D.SOC/20

La scimmia è l’animale più indisciplinato, assai simile all’uomo. Prima che dalla scimmia l’uomo discende dalla sua indisciplina, la civiltà di cui va fiero è solo un passo indietro nella catena evolutiva.

D.SOC/26

Da domani il libro è disponibile anche nella versione cartacea. L’ebook alla pagina https://www.amazon.it/dp/B01N4SLX2A

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UOMINI E PROSTITUTE

La parola prostituta priva la donna della sua consistenza umana e giuridica e la mette sul piano delle cose. Allora è facile prevaricare, non sul corpo ma sulla dignità di un altro essere. Il desiderio è appagato e l’uomo per una volta si sente come un Dio.

Cosa compra un uomo quando paga una prostituta? Il piacere o il diritto alla proprietà su un corpo e a trattarlo come una cosa tra le cose? Tra il cliente e la prostituta c’è però un terzo incomodo che disturba il piacere, la coscienza. Ma la pulsione è forte e il desiderio è incontenibile. Si spoglia perciò la donna del nome e nel nome della sua identità politica, morale, sociale. A quel punto non vediamo che la sua funzione o la sua finzione, l’immagine o la sua rappresentazione. Chiamiamo rapporto ciò che è in realtà un’intima relazione. La parola prostituta priva la donna della sua consistenza umana e giuridica e la mette sul piano delle cose. Allora è facile prevaricare, non sul corpo ma sulla dignità di un altro essere, affine prima che difforme. Il desiderio è finalmente appagato e l’uomo per una volta si sente come un Dio; giuridicamente, socialmente e moralmente legittimato dai soldi, che passano da un corpo all’altro, senza nessuna mediazione.

Da IL MANUALE DELLA PROSTITUTA: CONSIGLI, AMENITA’ E FACEZIE SOPRA L’ESERCIZIO DEL MERETRICIO E DEI LUPANARI

https://www.facebook.com/IL-Manuale-Della-Prostituta-1113484422036839/

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