PSICHIATRIA E FELLATIO

Raffaele_Morelli_1

Se rinasco voglio essere lui. Voglio indossare il dolcevita sotto la giacca, fare le pose come un divo degli anni ’50, andare da Costanzo a profondere sapienza. Solo a Raffaele Morelli è permesso di dichiarare che in ogni donna ci sia una prostituta senza subire il linciaggio dell’ideologia femminista (nevroticamente per il Jungdenoartri) intollerante a certe anapodittiche verità. La tesi dello pissichiatra non è nuova, Mussolini ne aveva una simile: in tutte le donne (tutte: anche mamma e sorella, i tambù sono cose da popolino zotico e ignorante) c’è una prostituta e l’uomo di potere è un dominatore fisiologicamente predisposto all’esercizio della potestà. Quest’uomo è credibile, sta in televisione, scrive cose nobili e profondissime (“Sono frequenti i casi in cui l’impotenza si risolve nell’attimo magico dell’incontro con una nuova partner; infatti è spesso un episodio trasgressivo, è il magnetismo a cui non ci si può sottrarre, che trascinano un uomo e una donna in un letto senza sapere perché e senza preoccuparsi del dopo”, minchia, roba da Uccelli di Rovo). Anche chiudendo un occhio (anzi due) e assumendo una bella dose di Malox su una storia millenaria del diritto che ha dato ai ruoli sociali prima che sessuali una connotazione più equilibrata, la parola prostituire è radicale e inadeguata se contestualizzata ad minchiam in uno scenario nel quale il numero dei dominatori (o maiali) cresce a detrimento dei diritti del lavoro e della dignità delle donne. Non c’è un concorso di colpa quando è presente una tale disparità di forza, per quanto inconscia o inconsapevole: si chiama abuso, di potere appunto. Almeno nel nostro Ordinamento, ma l’etimo non è cosa da pissichiatri rizosomatici. Nella realizzazione del Sé c’è insomma anche questo per Morelli. Risultato: Marì, si ‘na zoccol. E chi lo dice? Chiddu, u prufissuri. Dice che u pumpino mu po fari; tra trent’anni ti riconcili con il tuo Sé e diventi più forte, una donna realizzata. In sostanza: se suchi ti realizzi, tesi affascinante.

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I SECRETI AMOROSI DI ISABELLA CORTESE

consigli, amenità e facezie sopra l’esercizio del meretricio e dei lupanari

CONSIGLI IGIENICO-SANITARI SOPRA I MODI DI PRENDERE MAGGIORE DILETTO NELLE COSE AMOROSE ET SALVAGUARDARE LA SALUTE DE LO CORPO

I presenti secreti venerei sono tratti dal mirabilissimo prontuario di donna Isabella Cortese (“I secreti della signora I. C.”), maestra impareggiabile
ne la scientia de lo membro, pubblicato a Venezia nel 1584 (A); con l’aggiunta di qualche consiglio medicamentoso preso da “I segreti dell’arte profumatoria” (Venezia 1555), di Giovanni Ventura Roseto (B).
A)
ALLI PORRI SOPRA LA VERGA (cap. XVI)
Piglia orpimento del più bello, e quello si triti sottilmente, e mettilo in una piccola boccetta, tenendola sopra i carboni accesi, e l’orpimento si verrà a liquefare, dove il tenerai tanto, che in tutto non sia desiccato, e che non si abbrucci, e che sia in color di rubino, e condotto a tal modo, ne pigliarai quella quantità che vorrai, per bisogni, e tritalo sottilmente, poi habbi acqua d’alume di rocca e di quella bagnerai i porri, e lavati gli infalarai di questa polvere, e lassagli, così farai due volte al dì, et in tre giorni sarai libero.
ALLE CRESTE E MORICI, SANARLE IN TRE DI’ (cap. XII)
Piglia euforbio, cinabrio, olio de mastici, ana incorpora e suffumiga con le dette cose, e guarirà.
PILLOLE CONTRA IL MAL FRANCIOSO (cap. XVIII)
Piglia elleboro nero, turbiti eletti, ana, gengiovo, bistorta, terebintina, dittamo bianco, diagridio, rubarbaro eletto…
ALLI CALLI DELLE MANI PEL MAL FRANCESE (cap. XXIV)
Malva, viola,caoli, semola, grasso di castrato… Ogni cosa fai bollire con lisivaccio marcio, poi ricevi quel fumo nelle mani, e ciò farai due volte al dì.
A FAR DRIZZAR LO MEMBRO (cap. LXIII)
Testicoli di quaglie, olio benzui, di storace, sambucino ana, formiche maggiori con le ali, muschio, ambra di levante… mistica ogni cosa insieme, et adopra al bisogno.
CONSERVA DA DENTI (cap. XLVIII)
Prendi sangue di drago, alume di rocca bruciato, incenso, mastici, sale, peli delle cimatura di grani ana, e siano tutti ben pesti e setacciati, e mistificati col zuccaro rosato, o col miele.
A FAR STAR LA CARNE SODA (cap. CCXX)
Piglia acqua quanto vuoi et mettila in una inchistara, poi mettici lume di rocca brugiata, et fior di osmarino, et falla star al sole per otto giorni, et sarà fatta.
A MANDAR VIA PORRI E CALLI FRA LE DITA (CCXXI)
Habbi orecchina del muro, cioè sopranina maggiore, e levavi quella prima pellicina sottile di sopra, et metti detta herba sopra i calli fra le dita, et concela in modo che vi stia suso, e questo fa per sei, o diece volte, mattina e sera, et presto anderanno via.
B)
BELLETTO DELLE DONNE
Pigliate litrigerio d’oro di oncie una, boraso in pietra, lume gemini anna oncie meza, canfora dragme tre, oglio di tasso oncie due, ponete ogni cosa insieme, con acqua rosa oncie sei, e poneteli a dissolvere, e solute che saranno mettetevi a distillare, e come vorrete far l’opera pigliate una parte di questa acqua, e una parte di aceto distillato, e mescolate assieme, e ponete detta compositione sopra le palme delle mani, et adoperatela.
A FAR BIANCHE LE MANI
Pigliate trementina oncie due lavata otto fiate con acqua rosa, butiro fiate, biacca oncie una, canfora dragma mezza, pestate et incorporate sottilmente, et ongetevi le mani, e questo fate quando andarete a dormire, e portate li guanti in mano, accioché l’onto s’incorpori nelle mani.
A LEVAR LE CRESPE DAL VISO
Plinio dice che lo latte d’asina ha quella virtù, che a lavarsi la faccia con quella scaccia le crespe, et è provato.
A CACCIAR LE LENTIGGINI DAL VISO
Pigliate fele di becco, e mescolatelo con l’oglio di solfere vivo, espongia arsa, e fatela in forma d’unguento, e mettetela sopra il fuoco che vorrete operare sopra ‘l viso, o petto o spalle, e vedrete.
A FAR LI DENTI BIANCHI
Pigliate salnitrio, e abbrugiatelo, e pigliate quella gomma, e fregate li denti, e veniranno bianchissimi.
A CACCIAR OGNI MACCHIA DALLA FACCIA
Pigliate orina d’asino, e di quella che finisce d’orinare, e laverete la faccia, che sarà opera bella.
A CACCIAR LE RAPPE DALLA FACCIA
Pigliate colla di pesce, e fatela bollire quattro hore in acqua commune, dipoi pestatela, e distemperatela, e rimanetela fino che la torna liquida come melle, e così preparata salvatela in un vaso di vetro novo, e quando la volete usare pigliate quattro dragme e due dragme di schiante over limature d’argento.
Fai come è indicato in queste pagine, dilettissima fanciulla, et se ti riuscirà di trovare gli ingredienti loro cerca almeno di non intossicarti.

DA IL MANUALE DELLA PROSTITUTA

(consigli, amenità e facezie sopra l’esercizio del meretricio e dei lupanari)

sito web http://ilmanualedellaprostituta.weebly.com/

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